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parte 5 - I Butei i Gà Fame!
di Zigogol

Innanzitutto devo dire una cosa: per me il calcio non è una cosa seria. Proprio per questo motivo ho scelto come nickname quello di un grande giocatore del passato, forse il più grande genio che abbia mai vestito la maglietta gialloblu. Zigoni aveva così tanto di quel talento nelle gambe e nei piedi e così poca sostanza e buonsenso in testa, che non è riuscito a rendere quanto valesse veramente. Proprio come me. Per questo motivo, dalla Juventus è passato prima alla Roma e poi al Verona. Non so se lui abbia considerato tutto questo come un passo indietro nella sua carriera di calciatore (forse non gliene è mai fregato niente), ma qui da noi ha trascorso il suo periodo migliore: con gli anni la testa si è un po’ calmata e le gambe hanno fatto quello che hanno sempre saputo fare. Quel lì, l’è mato come sento cavai, ma quando el zuga, l’è un campion!

Mi capita poche volte di andare al Bentegodi, per tanti motivi. Ma ogni volta che entro nel Tempio, faccio sempre lo stesso pensiero: sti butei i gà fame! I tifosi dell’Hellas, così fedeli e appassionati, meritano altro. Altro che Verona – Crotone 0 a 0. Lo dico con lo stesso dispiacere che ho nel cuore quando non posso comperare un regalo ai miei figli perché costa troppo. Soffro e mi sento in colpa, ma capisco anche che non dipende solo da me.

Il periodo che stiamo vivendo mi ricorda tanto quello del Verona dopo che Garonzi lasciò la società. Anche Zigoni non c’era più, perché era finito in prepensionamento al Brescia. Non c’era una società e non c’era nemmeno una squadra allora, nessun presente e nessun futuro. Però poi accadde una cosa strana: all’improvviso qualcuno mise in ordine tutte le cose e chiamò in panchina l’uomo dei miracoli, Osvaldo Bagnoli. E così, butei, il Verona ebbe finalmente un presente e un grande futuro.

Ma la storia non si ripete mai. Scordatevelo. Non ci sono più quelle condizioni e nemmeno quegli uomini. E poi i miracoli, se ci sono, devono servire per cose più serie del calcio. Però adesso viviamo la stessa pena e lo stesso disordine mentale di allora. Alcuni, come il sottoscritto, hanno deciso di prendere in giro il calcio prima che sia il calcio stesso a prenderci in giro, altri sperano nelle cose impossibili, altri infine si disperano e basta. Perché i è tutti butei che gà fame di serie A, di grandi sfide e di pendere dalle labbra di un comandante coraggioso che li sazi almeno un po’.

Cosa posso dire a questo punto? Che i tifosi del Genoa hanno impiegato 10 anni prima di rivedere la serie A, quelli del Cagliari pure, non parliamo poi di quelli del Palermo. Eppure Genoa, Cagliari e Palermo hanno grandi e appassionate tifoserie come la nostra e sono società prestigiose con una dignità e una storia importante alle spalle. Anche loro meritano, come noi, di ritornare ad essere grandi e ci sono riusciti dopo molta fatica. Ma ho forse consolato qualcuno dicendo questo?

La fame è fame, ed è una gran brutta roba. Non ci resta che continuare a illuderci nei prossimi giocatori sconosciuti che arriveranno da fuori e sperare nel loro carattere e nella loro voglia di emergere. Prima o poi qualcuno si accorgerà della nostra mancanza nel Paradiso del calcio e deciderà di porvi rimedio.

Ricordiamoci tutti però una cosa importante: se è vero che non meritiamo questa povertà di dirigenti e calciatori, è anche vero che non meritiamo nemmeno di soffrire così tanto. Anche perché il prezzo da pagare non dipende da noi, e non possiamo cambiare la testa a nessuno. E allora, date retta a un vecio: prendiamo le cose come vengono, alla maniera giusta, applaudendo una parata di Pegolo o una punizione di Adailton. Il Verona, il nostro Verona, adesso è questo qui. La fame magari non passerà, ma almeno occuperà solo una parte di noi.

Parola di Zigogol

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