Dossier 2008/09 parte 1 parte 2 parte 3 parte 4 parte 5

parte 5 - METABOLISMO LENTO
di Massimo

L'immagine che mi sono fatto di questa stagione è quella di una cena, oppure di un ricevimento curato nei minimi dettagli e dalle grandi aspettative che risulta alla fine meno riuscito del previsto. La conversazione langue, qualcuno si apparta con i propri pensieri, qualcun altro non vede l'ora di tornarsene a casa. Forse la combinazione degli ospiti non è pienamente riuscita. Oppure è colpa delle pietanze che sono state proposte. Oppure è semplicemente colpa mia che non sono riuscito ad essere un bravo padrone di casa. Fatto sta che gran parte della fatica fatta non è stata compensata e il saluto degli ospiti è vissuto da tutti con senso di sollievo. Me compreso.

Il Verona ha un metabolismo lento. Lentissimo. L'anno scorso ha impiegato 9 mesi (da luglio a marzo) per rendersi conto che era retrocesso in C e che per poco stava finendo in C2. Quest'anno ha impiegato 4 mesi per elaborare l'idea di un passaggio di proprietà (incidente di Arvedi a parte) e altrettanti per accettarlo. Ancora oggi scontiamo debiti mai digeriti che risalgono a 4/5 anni fa. Il passato ci frena e ci limita continuamente. Non riusciamo proprio a uscirne fuori.

Il fatto è che altrove non è mica così. Ci sono ovunque realtà più reattive di noi. Più veloci. Più affamate. A parte la Pro Patria che, fallita quanto ci pare e resa incolume dall'ingiustizia sportiva, è passata in pochi mesi dalla C2 alla possibile B, c'è la Reggiana che è un reale esempio di virtù, anche lei dalla C2 alla speranza della B; oppure il Cesena che ha impiegato solo 10 mesi per riprendersela; oppure il Ravenna che si è impegnato alla morte per recuperare la retrocessione subita; oppure la Spal che ha lottato 34 domeniche di fila. Oppure il Padova, che non molla mai. Ma questo non vale solo per il girone settentrionale: il Foggia ha scavalcato all'ultima giornata la Cavese; Crotone ed Arezzo ci sono sempre state nonostante i loro pesanti problemi economici.

Noi no. Noi ci muoviamo indolenti come pachidermi, sottomessi agli obiettivi aziendali, incuranti della natura circostante e delle occasioni che questa offre. Pensiamo che sia sufficiente la mole che abbiamo - la storia, i lustri di uno scudetto e di un mucchio di stagioni trascorse in A, la diffusione e il calore del tifo - per andare avanti. Il fatto è che all'Hellas, col passare degli anni, sono cadute le zanne, si è spaccata la corazza per via dell'ingombro, si sono afflosciati i muscoli. Si è trasformato in un innocuo erbivoro.

Ripenso ancora al Padova e mi prende lo sconforto. A 6 giornate dal termine avevamo 40 punti e loro ci seguivano a 38. Peccato che da allora abbiamo fatto solo 8 punti, sprecando gli scontri diretti con Novara, Pro Patria e Cesena ed esaltandoci in maniera sguaiata con il derelitto Legnano cadavere di se stesso, mentre loro ne hanno conquistati esattamente il doppio recuperando meritamente il treno dei playoff. Teoricamente dunque, il Verona è stato in corsa fino all'ultimo. Teoricamente. Se solo la squadra lo avesse voluto, se solo Remondina fosse stato in grado di farci vincere qualche partita importante, se solo la dirigenza si fosse fatta sentire in maniera più efficace.

Solo i tifosi e i media hanno spinto sull'acceleratore fino all'ultimo, ma la distanza tra l'Hellas e i playoff era mentalmente irraggiungibile. Noi avevamo fame e sete, mentre la squadra e la società erano sazi di loro oppure non avevano ancora digerito gli eccessi del passaggio di proprietà.

Diciamolo francamente, Martinelli ha sprecato una grossa occasione. Non dico per arrivare subito in serie B, quanto meno per raggiungere i playoff e poi giocarsela fino all'ultimo. Eppure ha fatto di tutto pur di ottenere la società entro la chiusura del mercato. C'era una classifica da salvaguardare e la possibilità di dare subito una svolta alla storia. Alcuni giornalisti gli hanno persino attribuito il merito di aver evitato il fallimento della gestione di Arvedi: ma il vero rischio lo stava correndo lui stesso se fosse andato incontro ad un'asta fallimentare senza avere la certezza poi di aggiudicarsi il titolo sportivo. Al Verona, come è accaduto in precedenza a Triestina, Lanciano e Pescara non sarebbe accaduto assolutamente nulla durante il campionato. E neppure dopo, forse. Tutto era perfettamente in ballo a fine gennaio. Bisognava solo avere la forza di smuovere il dinosauro.

Adesso, che si sta rendendo conto delle difficoltà che ha ereditato, forse si è anche pentito di alcune scelte fatte. Ad esempio, ha dichiarato guerra al campionato nel miglior momento possibile affidandosi però a Ficcadenti, Terracciano e Bovo per combatterlo. Eppure era scontato che senza Previdi e Prisciantelli (o gente di pari spessore) non saremmo finiti da alcuna parte. Loro avevano costruito la squadra e loro conoscevano i metodi per tenere sulla corda fino all'ultimo giocatori e tecnico. Poi ci sono state le distrazioni economico-politiche relative alla fusione con il Chievo, durate più del previsto. Evitabilissime e gestite male. E non sono stati neppure presi provvedimenti sulla guida tecnica per dare una svolta al campionato: se Remondina sarà l'allenatore del prossimo campionato, andava confermato subito dopo Pasqua e certe sue scelte sarebbero state sicuramente più incisive per la squadra. Se si voleva dare una sferzata allo spogliatoio e non lo si ritiene meritevole di conferma, allora andava cambiato dopo uno qualunque dei numerosi  pareggi conquistati. Il Brescia e la Juventus insegnano che le scosse alla squadra si fanno in qualunque momento della stagione. E magari danno pure l'impressione ai tifosi di crederci fino all'ultimo...

Siamo lenti anche a decidere a Verona. Terribilmente lenti. Scarichiamo le responsabilità dall'allenatore in scadenza, ai giocatori appagati, al presidente inesperto a seconda di chi preferiamo difendere o colpire. Nel frattempo però gli altri cambiano in corsa la strategia e scappano via.

Oggi però Martinelli è più forte di 4 mesi fa. Ha acquisito nuove consapevolezze e ha deciso di non proseguire ulteriormente su quella strada: affiderà la prossima stagione a dirigenti veri, ha iniziato un programma di recupero della veronesità perduta (il ritiro si farà in provincia), è diventato molto più sensibile agli umori della piazza.

Dei suoi vecchi generali, in un modo o nell'altro, nessuno farà più parte dello scacchiere. Ficcadenti, dopo 2 esoneri consecutivi, era tornato a Verona per restarci a lungo e con intenzioni dirigenziali. Si era dato anche molto da fare portando Pugliese e Rantier e qualche sponsorizzazione. Ma l'accoglienza che ha ricevuto è stata piuttosto fredda, visti gli strascichi che ha lasciato. Inoltre qualcosa non ha funzionato neppure dal punto di vista relazionale visto che non ha mai ricevuto l'ambita promozione ed è rimasto parcheggiato tutto il tempo al semplice ruolo di consigliere. Tornerà a fare panchina da qualche altra parte con la speranza anche di riuscire a dimostrare, una volta per tutte, il suo valore.

A Terracciano verrà affidata la responsabilità del settore giovanile, che è un accantonamento vero e proprio. Certo, in linea di principio è un ruolo delicato, ma al Verona (per come è messo e per la categoria che occupa) rappresenta davvero poca cosa. Il suo successo è destinato ad essere riconosciuto molto in là nel tempo e dipenderà essenzialmente dalle risorse economiche che avrà a disposizione, dalla capacità dei tecnici di far crescere i ragazzi e dalla disponibilità dell'allenatore della prima squadra di lanciarli al momento opportuno. Per anni i vari Tavellin, Maddè e Gibellini hanno ricoperto questo ruolo esclusivamente come riconoscimento della società per ciò che hanno dato in passato, nell' impossibilità di attribuir loro responsabilità più importanti. Un po' come accade per Franco Baresi nel Milan. Sono crudele lo so, ma è così che funziona. Tra l'altro, vista la penuria di talenti Terracciano ha anche l'obbligo di ottenere risultati in fretta: in serie C i giovani che valgono qualcosa sono titolari fissi già a 21 anni. Quelli che hanno un futuro, anche prima.

Di Bovo, infine, non abbiamo più notizie.

Per fortuna, Martinelli è un imprenditore. Quindi una persona pratica e flessibile al tempo stesso. E' partito con il piede sbagliato ma gli sono bastati pochi mesi per capire cosa non ha funzionato. Adesso sta cercando gente di qualità e alleanze economiche tra gli imprenditori veronesi. Sa che deve costruire in fretta un futuro e smaltire definitivamente l'oppressione (debitoria) del passato.

Ha imparato che per vincere deve affidarsi a chi ha già vinto. A chi ha fame, e non cerca fama. A predatori, e non prede. Per vincere sa adesso che deve essere veloce. Nel pensiero e nell'azione.
Andrea Perazzani 2003-2019 Hellastory è ottimizzato per una risoluzione dello schermo di 800x600 pixel. Per una corretta visione si consiglia l'uso del browser Microsoft Internet Explorer versione 5 o successiva con Javascript, Popup e Cookies abilitati. Ogni contenuto è liberamente riproducibile con l'obbligo di citare la fonte. Per qualunque informazione contattateci. []