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HELLAS VERONA / Accadde Oggi

VERONA - MILAN

Sfide in campo neutro

Apro la rubrica sfruttando l’assist del maestro Carlo che mi segnala, nella storia di Verona – Milan in serie A, una curiosità, ovvero uno score di quasi assoluta parità. Nei 24 incontri sin qui disputati in casa del Verona, 8 vittorie per parte e 8 pareggi, 33 reti fatte e 34 subite. Chi ha voglia di consultare l’archivio avversarie di Hellastory noterà che in realtà, nella sezione “in casa”, sono riportate solo 7 sconfitte. Questo perché, ad essere rigorosi, la sconfitta per 1-3 del 6 ottobre 1968 avvenne in campo neutro, a Brescia. Era la seconda giornata di serie A 1968-69, e il Verona dovette scontare l’ultimo turno di squalifica del campo per il lancio della bottiglia durante Verona – Lecco della stagione precedente, episodio che costò la perdita di un occhio al terzino lombardo Facca. Vinse il Milan per 3-1 con le reti di Rivera, Prati (uno che col Verona sembrava avere un conto aperto) e Sormani; la rete gialloblu fu invece firmata da Maddè.

VERONA - MILAN

Se all’epoca non ero ancora nato (il 6 ottobre 1968 è proprio la data di nozze dei miei genitori), l’altra gara in campo neutro ho potuto invece vederla allo stadio. Per l’indisponibilità del Bentegodi, il primo turno di Coppa Italia 1981-82 fu giocato a Mantova, il 23 agosto 1981, e il Verona vinse 2-0 con una doppietta di uno scatenato Penzo. Nel finale Garella parò (per ben due volte) un rigore a Maldera. Essendo la mia famiglia di origini mantovane, mio padre, quando ero bambino, mi portava ogni tanto al Martelli. Il Mantova militava in serie C e le prime 3 partite che mi portò a vedere del Mantova finirono tutte 0-0. Non fosse stato per la doppietta di Penzo, avrei creduto che il calcio fosse uno sport in cui non si doveva offendere l’avversario. Ovvio che i ricordi di quella sera di oltre 33 anni fa non siano così lucidi, però ne uscii con alcune domande del tipo: com’è possibile che Penzo giochi in serie B e Jordan sia un centravanti di fama mondiale? D’accordo, all’epoca non ero così abile con i congiuntivi, ma il senso era quello. Le cronache di alcuni giornali dell’epoca riferiscono di un Jordan migliore in campo in assoluto. Ne deduco che non capivo niente di calcio a 8 anni, e col tempo non sono affatto migliorato. Joe Jordan, dopo un paio di stagioni non esattamente esaltanti in rossonero, si trasferì proprio a Verona, dove fece da comprimario a Iorio e Galderisi.

L’estate romanzesca di Donà

VERONA - MILAN

In quella partita di Coppa Italia dell’estate 1981, nelle fila del Milan militava anche un giovane Dario Donà, destinato a diventare uno degli eroi dello scudetto gialloblu.
Originario di Cismon del Grappa, Donà nella stagione 1980-81 gioca in B nel Varese, con cui disputa una gran partita contro il Milan. Logico che i rossoneri lo mettano sotto contratto l’anno successivo, quando la squadra passa da Giacomini a Radice. Strano destino, quello di Giacomini, “silurato” a campionato ancora in corso sebbene avesse centrato l’obiettivo di riportare subito il Milan nella massima serie.

Dario Donà, nell’estate del 1981, diventa bersaglio della stampa per la vicenda della sua “romanzesca” fuga dal ritiro milanista, una storia che sembrava uscire da una sceneggiatura di un film di Pietro Germi. Lo riporta indietro Giuseppe Marotta, allora DS del Varese, visto che non aveva ancora firmato il contratto e non era il caso di vedere sfumare l’affare. Oggi che anche la Gazzetta dello Sport vive di gossip e oroscopi “suini”, chissà come sarebbe stato trattato un caso alla Donà. Fortunatamente per lui, erano altri tempi, ma ciò non impedì al Guerin Sportivo, in presentazione del campionato del Milan, di scrivere: “Donà, ovvero una favola che ha fatto il giro d’Italia. E’ diventato famoso senza volerlo, questo soldatino innamorato di nemmeno vent’anni (li compirà a settembre) che aveva paura di Milano e del Milan, nostalgia di casa, della ragazza, degli amici del bar, della mamma. Radice l’ha trattato con severità alternata a ironia: dicono che valga parecchio, come mediano. ” Se e quanto valesse davvero, il Milan non poté scoprirlo: Donà chiese di essere ceduto e, dopo aver fatto 2 apparizioni in Coppa Italia, fra cui quella con il Verona, si trasferì a Vicenza. Due stagioni in biancorosso, poi a Bologna, dove lo allena Cadè. Intervistato da Roberto Perrone, anni dopo, Donà avrà ottime parole per il tecnico bergamasco: “È la persona che, del calcio, ricordo con più affetto: semplice, squisito, colto”. Dev’essere lui a parlar bene di Donà al Verona e così, nel 1984-85, quello che era sbeffeggiato come “il soldatino innamorato” si prende la sua grande rivincita vincendo lo scudetto in riva all’Adige. Non trovò molto spazio, ma collezionò comunque 12 presenze, giocando 2 volte per 90 minuti, contro Milan e Inter.

L’exploit di Spinozzi

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Il miglior marcatore gialloblu in assoluto nella sfide contro il Milan è Domenico Penzo, grazie alle 4 reti messe a segno tutte in Coppa Italia: oltre alla doppietta di Mantova, il bomber gialloblu ha segnato 2 volte nel doppio confronto dei quarti di finale della Coppa Italia 1982-83. Memorabile il 3-3 del ritorno a San Siro, deciso proprio dalla rete finale di Penzo.
La storia delle partite contro i rossoneri è anche fatta di veri e propri marcatori d’eccezione. E’ il caso di Victor Hugo Sotomayor, che il 22 aprile 1990 aprì la strada alla rimonta gialloblu destinata a consolidare il mito della fatal Verona. Il difensore argentino giocò 21 partite in serie A con il Verona, andando a segno solo in quella gara contro il Milan, con un colpo di testa telecomandato all’incrocio.
Un altro che con il gol aveva scarsa dimestichezza era Roberto Bacci, 182 presenze in serie A e due sole reti messe a segno: una il 19 marzo 1995, con la maglia della Lazio, e una con la maglia del Verona, il 26 gennaio 1997, nel 3-1 sul Milan: destro secco di controbalzo su cross da sinistra dello scatenato Orlandini.
L’exploit di una vita spetta però ad Arcadio Spinozzi: 101 partite in serie A con la maglie di Verona, Bologna e Lazio, e una sola rete. Naturalmente contro il Milan: nella sconfitta interna per 3-1 del 17 dicembre 1978, mise a segno la rete del momentaneo 1-1, pareggiando il vantaggio milanista siglato da Novellino. La rete del difensore gialloblu fu realizzata su assist d’autore di Gianni Rivera che, nel tentativo di alleggerire all’indietro per fermare un’incursione di Musiello, smarcò Spinozzi solo in area milanista, nel corso di un’insolita avanzata: controllo di destro, tiro di sinistro non pulitissimo ma efficace e palla in rete alle spalle di Albertosi.

***

Massimo, nel suo Canone settimanale, ha anticipato i temi principali di questa partita. Verona – Milan rappresenta per la squadra di Mandorlini un banco di prova sul quale testare le proprie ambizioni. Lo scorso anno fu la partita di Luca Toni che, al suo esordio in campionato con la maglia dell’Hellas, ribaltò con una doppietta la rete iniziale di Poli. Quest’anno il centravanti gialloblu è andato a segno finora soltanto su rigore contro il Palermo. Ma come abbiamo visto nel caso di Spinozzi, il Milan sa risvegliare istinti al gol ben più sopiti di quelli di Toni. Con queste premesse, non mi sorprenderei se segnasse Agostini. No, non mi sorprenderei, ma festeggerei con una bottiglia di quelle tenute in serbo per le grandi occasioni.

Paolo



Hellastory, 16/10/2014
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