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HELLAS VERONA

 
Hellas Verona english presentation

HELLAS VERONA / Assolo

TUTTI QUEI MOSTRI INTORNO A NOI

CARROZZA 18 di seconda classe, posto 62, lato finestrino. A me piace viaggiare in treno, mescolarmi tra la gente, lasciarmi portare via, neutralizzarmi. Il posto indicato dal biglietto non lo pulivano da alcune settimane o da migliaia di chilometri, ma per un paio di ore poteva andare bene lo stesso: era questo il supplemento da pagare. La doccia serale avrebbe compensato il senso di varia umanità depositato sopra.

Dopo qualche minuto arriva un ragazzotto, mi saluta col capo e carica sopra di noi tutto il suo mondo, compresso in un borsone di tela blu. Si accomoda al mio fianco e inizia a diffondere cenni di sé con il suo cellulare. «SONO ARRIVATO A MILANO – SALUTAMI VERONICA – MI MANCHI TANTO – SONO UN Po'…» Nel momento esatto in cui entro nel mio isolamento e il ragazzo nella sua intimità, il vagone viene preso d'assalto da 3 Grazie, sobborgo scadente del grande universo femminile: una Iena Ridens, un Topo e una Faccia da Luna Piena. Iena e Topo, facendo un gran baccano, si sistemano proprio di fronte a noi, al posto numero 63 e 65; Faccia, leggermente attardata a causa della sua mole impegnativa, rimane in piedi perché qualcuno…in quel momento sta occupando il suo posto: è il ragazzo. Lei inizia ad odiarlo con tutta se stessa. Qui finisce male, ne sono certo.

Tutte insieme, le 3 Grazie emanano la stessa sessualità della carogna di un muflone: davanti a loro, un maschio disperato si pone seriamente il dubbio se sia più confacente per lui una qualunque versione di omosessualità o l'astinenza totale di natura evangelica. Iena è magra scheletrica, curva intorno alle proprie ossa e si accompagna al rumore sgradevole della propria voce; Topo è piccola, ha denti appuntiti e occhi cattivi; ma la peggiore di tutte è Faccia, capelli a spazzola arancione, viso rotondo e brufoloso, maglietta color verde cirrosi epatica e jeans aderenti a incartare un culone planetario. «Io ho il 64!» fa minacciosa e acida alle sue amiche, ma non aggredisce più di tanto e rimane in attesa che il mio compagno si muova d'iniziativa. Ha in sé la frustrazione cosmica di ogni zitella: vorrebbe violentare l'usurpatore, strappargli il cuore e divorarlo, sedersi compiaciuta in un mare di sangue maschile di fronte alle sue splendide amiche. Ma non ha il coraggio di chiedere o fare niente. Per il momento. Lui però, sente i suoi occhi addosso e – cosa peggiore - anche il suo alito. Allora il ragazzo prende il suo biglietto, lo apre e lo richiude. Preoccupato per il mio futuro a venire, sbircio un attimo.

Le 3 Grazie cominciano una feroce discussione intorno a una fantomatica Rossella, esce veleno dalle loro bocche animalesche perché questa sciagurata si è comportata male e merita di pagarla cara. Non parlano in verità: Topo squittisce, Faccia ruggisce, Iena ulula e ride felice sulle ferite aperte nel corpo straziato della colpevole Rossella. Nel frattempo si è sistemata in un posto vuoto subito dietro di loro, il numero 68. Ora tutti subiamo la loro invadenza. Un vagone intero è entrato in paranoia.

Qualche attimo prima della partenza arriva l'Angelo del Giudizio: è uno sfigato in giacca e cravatta, completamente sudato per il ritardo e in perenne conflitto con se stesso. Ha gli occhi spiritati di chi non trova il suo 68, abusivamente occupato dal mostro con i capelli arancioni. Dopo aver ripassato mentalmente la tabellina del 2 e gli esercizi di logistica ferroviaria, l'Angelo trova finalmente il suo posto: Faccia educatamente si alza, fa un cenno di scusa col capo e si accosta a noi. Rossella vola in Purgatorio a scontare per l'eternità i suoi peccati, siamo arrivati alla resa dei conti.

Faccia punta il ragazzo con occhi indemoniati, le sue amiche tacciono per non perdersi la scena. Ho l'impressione che qualche mamma chiuda gli occhi dei bambini presenti per lo strazio. Mentre il treno lascia la Stazione di Milano, comincia l'attacco aereo: «Mi spiace» non è vero «il posto 64 è prenotato. E' mio!» ruggisce lei. Il mostro in verde e jeans si gonfia all'inverosimile, lei è pronta a schiacciare il ragazzo con tutta l'atrocità e la frustrazione che ha dentro sè: ci sono almeno 30 anni di rifiuti maschili da rivendicare in questa occasione. Lui, senza scomporsi, risponde con leggero accento meridionale: «Anch'io».

Il mostro sta per avere una crisi isterica, sta per esplodere, eppure riesce a trattenersi ancora qualche istante perché vuole sbattergli in faccia la prova inoppugnabile del suo biglietto. La tensione paralizza tutti i viaggiatori. «Ma di quale carrozza?» urla l'indemoniata «La18» risponde sicuro di sè il mio nuovo amico. «Forse lei ha sbagliato vagone, magari avrà il posto 64 della carrozza 19… ma questa è il 18» intervengo io con il tatto spregevole di uno scorpione calato dentro la maglietta. Topo ha un sussulto, come in preda al panico; Iena è soffocata dalle proprie corde vocali stonate, Faccia sbarra gli occhi e si sgonfia all'istante. Controlla impietosamente il suo biglietto e quello delle sue amiche e sul punto di mettersi a piangere si lascia andare a un penoso «ci deve essere stato un errore ragazze… hanno commesso un errore…noi viaggeremo separate…io devo andare alla carrozza 19…oh povera me…» L'intero vagone emette un sospiro di sollievo.

Ora è tornato un silenzio che sa di liberazione, calore, ordine. Le 2 Grazie, isolate nel loro dolore, non hanno più motivo per nuocere; il mio compagno riprende a spargere traccia di sè al mondo intero con i suoi SMS; io recupero rapidamente il mio rilassamento. Il genere umano è salvo: il treno viaggia in orario, il paesaggio scorre via rassicurante, ciascuno ne approfitta per cercare la sana compagnia di se stesso.

QUANTO COSTA UN CAPRIOLO? Il Bosco di Vanzago, Oasi WWF, è famoso in tutta la Lombardia per i suoi caprioli che scorazzano felici all'interno di 200 ettari di faggi e betulle e 4 laghetti artificiali. Quando superano il numero di 50, per preservare il bioequilibrio naturale del parco, gli animali eccedenti vengono trasferiti in altre riserve naturali. C'è cura e attenzione a tutto, in queste parti. Uno spettacolo di verde, profumato dalla grande quantità di mughetto che cresce tra i cespugli e vivacizzato dal gran numero di volatili che popolano l'area.

In occasione di una visita guidata, 30/40 animali umani si muovono in branco al seguito di una guida paziente, sapiente ed educata. Ogni cosa è magnifica nella sua semplicità: i colori, gli odori, l'atmosfera. Giunti all'ultima sosta, leggermente provati dalla lunga strada fatta e dal dispiacere di lasciare questo paradiso, un sessantenne abbronzato di lampada esce dal gruppo ad alta voce. Indossa un Moncler Cerimon, jeans firmati, braccialetto d'oro, l'orologio dei nostri sogni.

«Scusi, ma dove sono sti caprioli? Voglio dire: io ho portato qui la mia nipotina per fargli vedere questi animali scorazzare liberi e lei non ce li ha fatti vedere!» La guida sbarra gli occhi, io sono mortificato per lui. Dopo qualche secondo si riprende dallo choc e gli risponde che se vuole vedere i caprioli deve portare sua nipotina al giardino zoologico, perché qui - in una riserva naturale - difficilmente gli animali selvatici restano in zona quando ci sono in giro 40 esseri umani. «Poche storie: io voglio vedere la tana dei caprioli, ha capito? Avranno pure una casa sti animali? Avanti quanto costa andarci?» La guida, offesa, gira i tacchi e se ne va seguito da tutti noi.

Io lo guardo disgustato e gli faccio: «Guardi, forse non incontreremo nessun capriolo oggi, ma vede questi pallini scuri per terra? Forse lei sta pestando la loro cacca!» Ferito nell'orgoglio, il pallone gonfiato fa un salto per aria, si guarda le sue Prada da 250 euro, tira un moccolo spropositato come lui e, presa per mano la nipotina si allontana puntando direttamente l'uscita, borbottando: «Che giornata di merda…»

PARADIGMI Quando devo indicare ad un amico il modo più semplice per venirmi a trovare a casa, gli dico di fermarsi esattamente davanti al palazzo dove trova un balcone rigoglioso di piante e fiori al piano terra, di tipico stile inglese. Oppure dove sente suonare un pianoforte, soprattutto verso sera.

In questo appartamento vivono due persone anziane, vecchi amici non sposati, un cane e una gatta. A dire il vero, uno dei vecchietti ha lasciato l'altro solo un triste giorno dello scorso mese di marzo, costretto da un brutto male a percorrere strade lontane da qui, molto più serene e meno dolorose.

Ogni sera e ogni mattina presto, incontro il sopravvissuto a passeggio per i marciapiedi intorno con il suo cagnolino al guinzaglio e la gatta pochi metri dietro di loro. Sono uno spettacolo: lui, incurvato dagli anni e dai reumatismi, guida una piccola processione dove essere umano ed animale si confondono nella loro esclusiva compagnia reciproca. Il nostro amico, oltre a curare i suoi coinquilini, le piante e i fiori, suona anche il piano. Nato nel Norwichshire, lo fatto per 30 anni nei locali londinesi di Chelsea, dopo essere venuto in Italia a insegnare la lingua inglese.

Ma cosa c'è di mostruoso in tutto ciò?

Tutto: la solitudine, la vecchiaia, l'idea che un cane e una gattina possano vivere insieme e innamorarsi l'uno dell'altra (dormono perfino nella stessa cuccia). Tutti paradigmi grotteschi che condizionano il nostro giudizio scontato sulle persone e le cose. Questa volta i mostri non sono persone arroganti e maleducate, ma il valore morale di come dovrebbe essere una vita corretta e scontata, secondo i nostri principi. Assoluti, quindi stupidi.

Non so se Jack sia sereno o meno, quanto gli manchi il suo compagno di vecchiaia e quanto i fiori e la musica compensino il tempo che gli rimane, però mi basta vederlo tutti i giorni trascinarsi faticosamente e parlare in inglese a un pupazzetto di otto zampe che gli trotterella intorno per capire che esistono anche dei mostri buoni. Sono quelli che non capiamo subito, ma che ci fanno sentire contenti di averli accanto a noi. La loro diversità è il loro regalo più bello.

Massimo

NOTA In genere, il pianoforte e il violino sono suonati come solisti. Quando capita però che qualcuno decida di combinarli insieme, non c'è competizione tra loro ma solo orizzonti che si aprono. Merito certo della partitura, ma anche del fatto che nessuno strumento è capace di imporsi all'altro nel nome della musica.

Una settimana fa, ho conosciuto la Sonata in sol maggiore K 379 per violino e piano di Mozart. Mi domando come ho fatto a rimanerne senza per tutto questo tempo.

E' proprio vero: l'ignoranza è il nostro mostro peggiore.



Hellastory, 29/05/2006
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