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HELLAS VERONA / Canone Inverso

FINALMENTE... SETTI


FINALMENTE... SETTI

La storia, con la sua analisi non emotiva, un giorno ci dirà se Setti verrà ricordato dai tifosi per essere riuscito a portare il Verona in serie A e averci fatto conoscere Luca Toni, il più grande attaccante gialloblu di sempre, oppure per aver allestito – e mal difeso - la peggiore squadra di sempre. Capace di battere tutti i record negativi ed entrare in competizione con le più scarse meteore del calcio. Personalmente ritengo che questa macchia sia destinata ad allargarsi in relazione al tempo necessario per riprendere la corsa e riportare l'Hellas in serie A. Una statistica recente ha stabilito che, per il 70% delle volte, una tra le formazioni appena retrocessa festeggia il pronto ritorno in A. Al Verona l'impresa è riuscita solo due volte su sette, nel 1975 e nel 1991.Per riuscirci occorre quindi un profondo ringiovanimento della rosa, avvalersi di dirigenti capaci e tecnici motivati in grado di cancellare tutta la negatività che avvolge l'ambiente. Ci vogliono insomma le persone giuste, ma anche i soldi. Setti è in grado di fornire tutto ciò?

La conferenza stampa, avvenuta in un momento sbagliato, con la squadra abbandonata al suo destino e nell'impossibilità di fare un mercato di svolta, ha avuto essenzialmente l'obiettivo di difendere il proprio operato e rincuorare un po' i tifosi. Per questo provo ad andare oltre.

Esistono essenzialmente due categorie di presidente: il tifoso e quello che investe nel calcio per interesse. La differenza sta essenzialmente nei tempi che si danno e per come gestiscono le difficoltà. Il tifoso rimane nel tempo, può commettere errori di valutazione legati alla passione, non accetta consigli da nessuno (la giusta presunzione di chi ci mette i soldi) ma non molla mai. Se incappa in una stagione sbagliata sente la frustrazione addosso e la colmerà solo quando potrà perdonarsela con nuovi risultati positivi. Il presidente tifoso non ha bisogno di cercare simpatie perché la sua gratificazione maggiore è avere una squadra vincente, vuole la coscienza a posto con se stesso. Il resto viene da sè.

I presidenti alla Setti generalmente sono ottimi comunicatori (i colori dell'Hellas ce li ho tatuati sul corpo), scelgono collaboratori esperti, non si lasciano coinvolgere troppo. Per loro una stagione sbagliata è una perdita economica e d'immagine. Hellas, Bologna o Mantova cambia poco: sono solo occasioni di successo personale, un modo come un altro per far girare i soldi e ricevere visibilità.

Il presidente tifoso nella situazione di difficoltà fatica a rilasciare conferenze stampa. Si commuoverebbe per la rabbia e la frustrazione. Piuttosto si intestardisce e cerca di capire come recuperare. Quello non tifoso tiene alla forma, ma nel frattempo prepara una via d'uscita cercando di rimetterci il meno possibile.

Ovviamente a gennaio, a campionato in corso, Setti non può dirci che non crede più nella salvezza e in un futuro migliore, per questo si sbilancia rassicurando che si andrà avanti insieme. Con questo gruppo, essere perdenti in A non significa affatto diventare vincenti in B. Nel frattempo ci sono da gestire cinque lunghissimi mesi e c'è spazio per almeno un altro paio di conferenze stampa (mia previsione: dopo Pasqua e a maggio). D'altra parte, però, i numeri di bilancio non aiutano a pensare ad un pronto rilancio del Verona, pur con i benefici che derivano dal paracadute retrocessione e dalla riduzione degli ingaggi. La rosa è piuttosto vecchia, quanti titolari attuali sarebbero in grado di reggere un campionato tirato e di vertice? Pazzini? Hallfredsson? Romulo? Credo che Sala e Viviani finanzieranno il mercato gialloblu a giugno.

Non so cosa rispondere. Setti ha dato negli anni sempre l'impressione di essere un capo distante. Ho apprezzato molto questo atteggiamento quando le cose andavano bene, meno quando c'erano problemi. Quest'anno è emblematico. Come ha potuto farsi sfuggire di mano la situazione in una maniera simile? Ha ammesso lui stesso di non essere intervenuto tempestivamente sull'esonero di Mandorlini, eppure il tracollo di Genova con la Sampdoria era un messaggio inequivocabile. Come puoi consentire di giocarti i successivi scontri diretti senza prendere provvedimenti? Anche per tutelare l'immagine dello stesso Mandorlini, abbandonato al suo destino. Persino la gestione di Sogliano ha lasciato perplessi, passato nella sua considerazione nel giro di pochi mesi, dalle stelle alle stalle. Cosa è accaduto nel frattempo?

Torniamo alla stagione in corso. Ammettiamo purtroppo che ci siano i presupposti perché il tracollo prosegua. La nostra quindi non sarà una retrocessione combattuta, sfortunata per colpa di qualche infortunio di troppo o qualche errore arbitrale decisivo. Il Verona che dopo 19 partite ha conquistato solo 8 punti è un'umiliazione. Ma dove è stato tutto questo tempo? non parlo tanto (o solo) del mercato di cui fino a pochi mesi fa andava fiero, ma anche e soprattutto di come non ha gestito il quotidiano. Fatico a credere che un Preziosi o uno Zamparini (due presidenti non tifosi presi a caso, i più vicini a noi in classifica) sarebbero rimasti così distanti in una situazione simile. Avrebbero scatenato un putiferio sia a livello di spogliatoio che mediatico, sconfitta dopo sconfitta. Noi tifosi non ci siamo sentiti tutelati. A parte Mandorlini, che provvedimenti aveva preso nei riguardi dei preparatori e dello staff medico? Come mai tanti infortuni muscolari anche per chi non gioca? E certi atteggiamenti di Rafa Marquez (un mio errore, ha però ammesso) come potevano essere tollerati?

L'impressione è che Setti si sia sempre nascosto dietro i propri collaboratori e che, alla fine, la situazione gli sia sfuggita di mano. I silenzi di Gardini, le risposte imbarazzare di Bigon. Ma questo è gravissimo.

Adesso stravede per Delneri, una seconda scelta. Ricorda lo stesso innamoramento che pochi mesi fa gli fece prolungare il contratto a Mandorlini. Che senso ha oggi anticipare che lo confermerà anche in caso di retrocessione? Dipende da come ci arriviamo: un conto è dare una risposta positiva in campo, girare nel ritorno a 25 punti. Ma se dovessimo raddoppiare gli 8 attuali? avremmo accumulato un tale stato di stress che sarà invece un errore gravissimo prolungare con lui. Lo stesso errore, per inciso, che fece Pastorello con Malesani non avendo soldi a disposizione da poter investire. Dopo una retrocessione è giusto cambiare: in B ci vuole un tecnico da B, giovane ed ambizioso. Aria nuova, gente nuova.

Indubbiamente qualcosa di inspiegabile è successo in questi ultimi mesi: come può una rosa (il 70% dei titolari è sempre lo stesso) che per due anni ha fatto 100 punti in serie A finire allo sbando in così poco tempo? Siamo proprio sicuri che questa rosa valga la metà di quella del Palermo e del Genoa? Per me è stata abbandonata al suo destino, protetta da alibi eccessivi, affrontata con superficialità.

Sono un tifoso depresso. Lo so. Sto vivendo come un incubo questo campionato perché ho sempre d'avanti agli occhi la sofferenza che ho dovuto patire per rivedere la serie A. Dieci anni eterni, intervallati dalla vergognosa caduta in C. Ecco perché sentir parlare oggi del futuro quando non si è in grado di controllare il presente quasi mi disturba. In questo momento neppure mi interessa sapere se la società è ben organizzata e il settore giovanile rivitalizzato. Il tifoso vive solo il presente e, quando non ha altro a cui aggrapparsi, i successi del passato. In questo momento forse è meglio tacere, predicare umiltà, lasciar parlare i risultati. Per fortuna c'è tutto il tempo per pianificare la riscossa. A volte dalle macerie si esce più forti di prima. Solo a volte però.

Massimo

Colonna sonora: I miss you, Malia



Hellastory, 14/01/2016
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