Hellas Verona english presentation

HELLAS VERONA / Canone Inverso

GENNAIO DECISIVO


GENNAIO DECISIVO

Proprio durante la pausa natalizia comincia ad affiorare tra i tifosi gialloblu un po' di ansia. Per la prima volta guardiamo la classifica con maggiore attenzione e consideriamo la situazione preoccupante. Non ancora grave, ma comunque seria. Chievo e Atalanta, che ci seguono di 1 e 2 punti, hanno dimostrato di essere in ripresa e sono pienamente consapevoli che, con la rosa a disposizione, questo è il loro campionato. Lotteranno fino alla fine. Due vantaggi non da poco visto che, al di là delle dichiarazioni di facciata, pare che non sia ancora stato pienamente metabolizzato da tecnico e giocatori il concetto che “dobbiamo salvarci in fretta”. Il Cagliari gira 5 punti sotto, avrà lo scontro diretto in casa, ed è squadra in grado di perdere ma anche vincere con chiunque. Con il recupero di Sau e l'arrivo di Zola (e Casiraghi) al posto di Zeman punterà tutto sull'orgoglio e potrà ancora dire la sua essendoci 22 partite da giocare. Almeno fino a marzo/aprile la tensione dei sardi sarà altissima. Sulla carta invece Cesena e Parma sembrano lontane e condannate. Dispiace considerare la trasferta di Cesena un'occasione persa (del resto, con Nenè al centro dell'attacco ...) mentre col Parma dobbiamo ancora giocare e quindi abbiamo tutto da perdere.

Il mese di gennaio diventa decisivo in campo e fuori: con i prossimi avversari Empoli, Parma e Atalanta (intervallati dalla doppia sfida di campionato e coppa con la Juventus) saranno dunque scontri diretti che valgono il doppio. E il Verona che scende in campo non può essere quello inconsistente dell'ultimo mese e mezzo. Inoltre tra breve si apre il mercato, occasione d'oro per rimettere in ordine una rosa sconclusionata, senza capo né coda. Basti pensare al contributo che hanno dato finora Rafa Marquez e Saviola, pateticamente rappresentati insieme fino a pochi fa come uomini immagine nella home page del sito ufficiale gialloblu ! Di conseguenza, gennaio sarà il mese decisivo anche per Mandorlini e Sogliano, gli unici deputati a tirarci fuori da questa situazione. Loro hanno tutte le capacità professionali per riuscirci, ma certo devono evitare il ripetere degli errori degli ultimi mesi.

MANDORLINI Il tecnico vive una situazione strana: da una parte c'è l'immensa gratitudine del popolo gialloblu per le due promozioni e per l'aver dato un senso compiuto ad una squadra e una società alla deriva. Dall'altra però c'è la consapevolezza delle difficoltà che non riesce a superare. Rispetto e simpatia da una parte, imbarazzo a scoprire dei limiti dall'altra. C'è chi pensa che, visti i successi in B e Lega Pro, il mister sia in grado di superare ogni tipo di complicazione. A prescindere. Anche vincere la Champions League, se ci fosse l'occasione (addirittura sono stati fatti confronti tra lui e Bagnoli ...). Non gli si concepiscono barriere di alcun genere. Questo porta ad avere nei suoi confronti un atteggiamento sempre piuttosto riguardoso, che non porta reali benefici né a lui, né al Verona.

Il fatto è che, nell'anno del salto di qualità, il Verona plana pericolosamente in una situazione di classifica che proprio non ci si aspettava. Non solo per colpa sua, s'intende. Ma anche a voler dividere le responsabilità, ce ne sono un paio di inequivocabili alle quali solo lui deve porre rimedio. In parole povere: anche Mandorlini deve saper fare il salto di qualità.

L'obiettivo primario del mister in estate era sistemare la difesa. I 68 gol subiti la scorsa stagione hanno in qualche modo limitato la classifica. Sono arrivati diversi difensori e centrocampisti, sono stati alternati assetti a 3, a 4 e perfino a 5, ma il risultato non è cambiato. Le 27 reti finora subite, a 3 giornate dalla fine, sono sorelle delle 30 del girone di andata dello scorso campionato. Anzi, ancora più pesanti se rapportate al fatto che oggi il Verona segna con il contagocce (18 contro 27). Tutte le credenziali e la benevolenza a favore del tecnico non lo esonerano dall'essere responsabile di non esser riuscito a dare consistenza al reparto arretrato. E non credo proprio che Chievo, Sassuolo, Atalanta, Torino, Empoli abbiano giocatori migliori di noi dietro.

Il disagio della difesa (che crea fragilità a tutta la squadra) è evidenziato in maniera emblematica da Rafa Marquez. Come possiamo pensare che questo giocatore, così acclamato in tutto il mondo per la sua capacità ed esperienza, sia diventato un brocco all'improvviso (3 giornate di squalifica, 2 rigori causati e almeno 6/7 gol incassati nei quali lui è coinvolto)? A mio avviso non è un problema di uomini, ma di preparazione durante gli allenamenti. E questo è compito specifico dell'allenatore.

Il secondo aspetto che lascia perplessi è la gestione del gruppo. Infortuni a parte, Mandorlini mostra pochissima disponibilità ad adattarsi alle situazioni e a sfruttare quello che ha a disposizione. Anche quando cambia il modulo perché i giocatori non gli consentono di replicare il suo amato 4/3/3 lo fa in maniera scolastica, in quanto obbligato. Ne scaturisce una squadra sempre piuttosto bloccata, prigioniera della tattica, priva di idee e capacità di improvvisazione. Nemmeno lui è troppo convinto del nuovo modulo e questo lo trasmette. I cambi poi sono rigorosamente fatti a partire dal 75', indipendentemente dal risultato (clamoroso contro la Samp: ha lasciato la squadra a farsi spompare fisicamente in inferiorità numerica effettuando tutti 3 i cambi a risultato ormai acquisito, anziché difendere l'1 a 1 e sostenerla sin all'inizio della ripresa). Questa rigidità lo espone ad attacchi che, francamente, potrebbe facilmente evitare con un po' di furbizia: con la squadra in caduta libera perché non schierare sin dall'inizio El Conejo invece di Nenè? se è così scarso come crede, schierandolo mostra a tutti la sua incapacità trasferendo automaticamente la responsabilità a Sogliano che lo ha preso e mettendo a tacere una volta per tutte la piazza che proprio non capisce.

L'incapacità di risolvere la fragilità difensiva e di saper sfruttare a pieno le risorse a disposizione mi preoccupano molto di più della sua oggettiva bravura. Mandorlini è un grande tecnico da B, ma deve ancora dimostrare di essere in grado di reggere le difficoltà che presenta la massima categoria. Non è vero che se sei bravo a conquistare promozioni, sei in grado automaticamente anche di salvarti e occupare stabilmente il lato sinistro della classifica in A. Il calcio (inteso come livello degli avversari) è diverso e anche i giocatori a disposizione sono differenti.

SOGLIANO Anche lui deve assumersi le sue responsabilità. Siamo consapevoli del fatto che, ogni estate, il 20% dei giocatori che porta sono pacchi e bufale. Giocatori inutili che fanno comodo a lui, più che al Verona. L'impressione è che, proprio nell'anno del salto di qualità, la quota sia almeno raddoppiata. Qui bisognerebbe capire se, e fino che punto, certi elementi sono arrivati con il consenso di Mandorlini. Nenè e Tachtsidis sono un paio questi, e lo scagionano. Il prossimo gialloblu Leandro Greco, giocatore che a 27 anni deve ancora realizzarsi compiutamente, fa davvero la differenza? Che fine faranno Rafa Marquez e Saviola? certo, il Verona in estate puntava su Bonaventura e, in subordine, Papu Gomez. Ma considerare Saviola alla stessa stregua di Valoti mi pare eccessivo. Questo, inoltre, fa emergere dubbi anche sulla relazione con il mister. Ma i due si parlano? Vista dal di fuori, il mancato impiego dell'attaccante argentino sembra più una ripicca personale che una scelta tecnica ponderata. Oddio, che Sogliano voglia avere a disposizione un tecnico che non gli crei problemi con rigidità tattiche è scontato. Come è scontato che anche Mandorlini vorrebbe un direttore sportivo che gli fornisca solo un certo tipo di giocatori. E allora? Ci può rimettere il Verona?

La rosa attuale ha comunque troppi doppioni, non ha cambi sugli esterni e neppure alternative davanti. È stata alzata l'età media a tutto svantaggio dell'entusiasmo. Insomma, abbiamo la netta impressione che i soldi ricavati dalle cessioni di Jorginho, Iturbe e Romulo siano stati spesi male.

Setti, nel dubbio e nel momento più critico della stagione, dovendo prendere una decisione forte, non avrà dubbio di mollare Mandorlini e tenersi Sogliano. Un allenatore lo trova sempre. Questi sono pensieri antipatici, lo so, ma che la situazione di classifica (prima ancora: di gioco e risultati) fa emergere naturalmente.

Torniamo al mese che ci aspetta. La sosta serve per recuperare serenità, ma entrambi devono chiarirsi le idee. Mandorlini deve capire che se non sistema una volta per tutte la difesa il Verona non va da nessuna parte. Anche perché Toni, davanti, è solo e marcabile. Non riuscendo a concepire soluzioni che privilegiano velocità e fantasia (abbiamo visto solo per un quarto d'ora contro l'Inter Nico Lopez e Saviola insieme e ci siamo resi conto del potenziale che potrebbero esprimere insieme), è urgente dare consistenza dietro. Sogliano deve portare solo giocatori utili sui quali è possibile puntare anche per il futuro. I giornali si stanno scatenando questi giorni e mettono in uscita una mezza dozzina di giocatori e altrettanti in arrivo. Anche se adesso costano cari e quelli buoni scarseggiano. Sean non conta il numero, conta che siano buoni e che il tuo amico in panchina li sappia usare. Anche perché gli avversari non concederanno alcun credito al Verona e, come hanno fatto Chievo e Sassuolo, approfitteranno di ogni nostra debolezza. Se ce ne rendiamo conto da subito e mettiamo da parte orgoglio, narcisismo e presunzione abbiamo tutto il tempo per uscirne fuori con dignità. Insomma, dipende solo da noi.

Massimo

Colonna sonora: Body, Niia



Hellastory, 29/12/2014
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