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GENNAIO TRA IL BUIO DI IERI E LE INCERTEZZE DI DOMANI


GENNAIO TRA  IL BUIO DI IERI E LE INCERTEZZE DI DOMANI

Gennaio è sempre stato un mese di svolta, quello del cambiamento, perché da qui tutto comincia. E' dedicato al dio romano Giano Bifronte, custode delle porte e dei ponti, che guarda al passato da una parte e al futuro dall'altra. Gennaio è dunque un mese carico di aspettative e promesse. Ma parte esattamente da dove ha lasciato Dicembre. Non è mai un salto. Dopo il recupero degli infortunati durante la pausa natalizia, per il Verona c'è stato il mercato invernale, gli scontri diretti casalinghi con Palermo e Genoa e le trasferte impossibili con Juventus e Roma. Cosa porta e cosa lascia?

Il volto che guarda alle spalle vede una situazione compromessa. L'arrivo di Delneri non ha portato i risultati attesi, probabilmente perché tardiva. 5 punti in 8 gare, proiettati dall'inizio del campionato, non consentirebbero di avere una posizione di classifica migliore. Questo significa, probabilmente, che la stagione è nata male. A partire dalla creazione della rosa in estate. Troppe aspettative in un Toni che, infortuni a parte, sta mostrando la sua umana età nella pesantezza e lentezza dei movimenti, e in Pazzini, giocatore poco adatto ad una squadra in lotta per non retrocedere. Troppi infortuni. Troppe scommesse. Tutto il Verona (da Setti in giù) non era preparato ad essere coinvolto nella lotta per non retrocedere, si è imborghesito. Oggi la squadra tiene dignitosamente il campo, il terzo pareggio consecutivo e le buone prove lo testimoniano. Ma non basta. In merito alla precedente gestione poi cominciano a circolare spifferi circa allenamenti rilassati, titolari tranquilli per il posto assicurato e riserve trasparenti. Nemmeno durante la partita ci potevano essere svolte, i cambi partivano dal 75'. Delneri ha dovuto metter mano ad una condizione fisica penosa, alla mancanza di gioco e ad una difesa trascurata da sempre, tutti peccati originali di Mandorlini. Oggi almeno il Verona rimane in partita anche senza Toni e Viviani (i suoi ultimi alibi), e la difesa è passata miracolosamente da una media di 1,71 gol a partita (perfettamente in linea con 1,79 del 2013/14 e 1,71 dell'anno scorso) a 1,13. Tenendo conto anche che si è risparmiato le trasferte con Milan, Juventus e Roma. Eppure i difensori sono esattamente gli stessi. Tutto questo va bene a discapito però dell'attacco: nella miseria dei gol realizzati, con Mandorlini si segnava un po' di più. Una coperta comunque troppo corta.

La sconfitta (immeritata) con il Palermo ha segnato definitivamente il corso della stagione. In definitiva, la reazione c'è stata ma, a differenza del Carpi, non ha prodotto i risultati sperati. Quasi che il destino abbia segnato in partenza la sorte gialloblu. La fine di un ciclo. C'è dell'innaturale in questa negazione di fatto.

In merito al mercato Setti ha smentito se stesso. Come prevedile. La storiella del tutti insieme appassionatamente non poteva reggere e non era credibile. Ha mandato via qualche giocatore inutile (Matuzalem e Rafa Marquez) l'impresentabile Rafael e monetizzato un po' di argenteria (Sala e Hallfredsson). Dal punto di vista degli investimenti fatti, in entrata abbiamo ottenuto l'intero cartellino di Wszolek e l'incognita Furman (prestito con diritto di riscatto), in uscita Zaccagno è andato a farsi le ossa a Cittadella, squadra di vertice di Lega Pro. Poi sono arrivati diversi prestiti che molto probabilmente non seguiranno il Verona in B (Marcone, Marrone, Rebic, Samir, e Gilberto). A mio avviso sono pochi gli investimenti fatti per la prossima stagione. Se la cessione di Sala ha un senso logico, visto il recupero di Romulo, l'islandese lo avrei fatto partire a fine stagione contando sulla vetrina internazionale dell'Europeo. Certo che con Delneri aveva perso alcuni privilegi, giocava in un ruolo diverso e stava diventando nervoso. Tenendo conto che a giugno se ne andranno Pazzini, Romulo, Ionita (Napoli?) e Viviani e che ci sarà un buon paracadute retrocessione, di soldi ne dovrebbero entrare, per questo qualche cosa in più me lo aspettavo. Vista anche la miseria dei prestiti che abbiamo in giro (i ragazzini ex primavera sono tutti relegati in panchina, Nicolas ha perso il posto da titolare, Torregrossa passa da un infortunio all'altro e Valoti ha dovuto cambiare squadra per sperare di giocare). A differenza di Cagliari e Cesena dell'anno scorso, non abbiamo l'ossatura adatta per giocare in B. Non eravamo preparati per salvarci, non ci stiamo preparando per fare un campionato di riscossa in una categoria difficile e che non ammette errori. Attenzione: al campionato cadetto non interessa più il blasone. Bari, Brescia, Perugia, Avellino, Vicenza, Ascoli e Livorno hanno avuto tutte un passato nella massima serie, ma oggi vincono il campionato Carpi, Frosinone (e forse Crotone).

La situazione è complicata. Si vocifera che Gardini sia in procinto di lasciare Verona e credo che anche Bigon a fine stagione chiederà di andarsene per rilanciare la sua carriera precipitata troppo rapidamente dalle ambizioni di Napoli alla realizzazione del peggior Hellas della storia. Non credo neppure che Delneri sia il tecnico giusto per rilanciarci in B: non ha prodotto i miracoli sperati, ha solo ricucito i brandelli lasciati da Mandorlini. Adesso, e non lo scorso 13 gennaio a mercato aperto, sarebbe necessario un confronto con Setti, basato però su argomenti concreti, senza la retorica dei tatuaggi e delle pagine di ringraziamento. I giocatori più accreditati, e inadatti alla B, verranno ceduti per ripianare i debiti societari o per ricostruire la squadra? E quanti rischi comporta il dover cambiare 6/7 titolari insieme?

Cosa vede Giano davanti a sé? proprio per i motivi di cui sopra, eviterei di andare troppo in là con le previsioni. A giugno vedremo con i fatti se il declino iniziato due stagioni fa (8 punti in meno tra il primo e il secondo anno) e proseguito con la drammatica retrocessione in B è destinato a fermarsi o proseguirà. Per questo mi preoccupano molto di più i prossimi quattro mesi e lo strascico che lascerà ai tifosi e all'interno dello spogliatoio. Non c'è dubbio che Delneri abbia spinto finora puntando sull'orgoglio e contando sugli ultimi scontri diretti, ma col passare del tempo i suoi richiami saranno sempre più inascoltati, dispersi nel vento della frustrazione e dalla mancanza di stimoli. Esattamente l'opposto dell'anno scorso quando tutto il gruppo si compattò per mettere in condizione Toni di vincere la classifica dei cannonieri. Riuscendoci alla grande.

Quale può essere l'obiettivo concreto dei prossimi mesi? Non finire ultimi? Fare meglio dell'andata? D'altra parte, non posso nemmeno credere che non riusciremo a vincerne una fino a fine anno, qualche avversario ci prenderà sottogamba, al Bentegodi verranno Frosinone e Carpi, ma sarà la mancanza di stimoli a limitare le prestazioni dei giocatori e ad aumentare lo scoramento tra i tifosi. Certo, sono tutti professionisti seri, giocheranno anche per loro stessi. Ma francamente cercare di tenere sempre dignitosamente il campo sarà sempre più impegnativo. Andremo incontro a mesi difficili, pieni di disillusione e rancore, avvilimento e malinconia. Per questo, prima di farci un'idea sulle reali possibilità di una veloce rivincita, al di là della strategia societaria, è bene verificare in quali condizioni emotive atterriamo.

Massimo

Colonna sonora: Chambre avec vue, Henri Salvador



Hellastory, 02/02/2016
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