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HELLAS VERONA / Canone Inverso

IL VERONA NON SI RICONOSCE PIU'


IL VERONA NON SI RICONOSCE PIU'

Ma che fine ha fatto il Verona? E' un agglomerato di professionisti presuntuosi e narcisi, oppure semplicemente sopravvalutati e mal guidati? Più passa il tempo e meno certezze abbiamo. Lo avevamo lasciato, a fine anno, esultante e sicuro di sé dopo il 3 a 0 sul Cesena, avevamo visto sui social media le foto spensierate dei giocatori festanti in villeggiatura, abbiamo assistito ad un mercato più volto al futuro (la riscoperta di Zuculini Bruno e l'investimento Brosco) che a rinforzare la difesa e le fasce, abbiamo scoperto una squadra in penoso ritardo fisico e mentale a Latina. E poi sempre in difficoltà. All'inizio ho giustificato il tutto con un'ipotesi di preparazione scientemente graduale dopo la sosta per non avere scompensi di tenuta nel finale di stagione. Visto anche il calendario. I crolli ad aprile e maggio sono pericolosi e irrecuperabili, come ci ha insegnato il buon Remondina. Tuttavia, la cattiva gestione della gara interna col Benevento, recuperata solo nel finale tra mille difficoltà e la sconcertante trasferta di Avellino aprono a interrogativi molto più ampi. La squadra ha ripreso a correre, è vero, ma corre male: sempre in ritardo sui lanci e molle nei contrasti. Non ha gioco, né idee. Concede troppo. Ma si allenano? E come si allenano? Ho l'impressione oggi che la situazione sia sfuggita di mano a Pecchia e non riesco a capire come possa uscirne fuori visto il cocciuto reiterarsi degli stessi errori di sempre. Se non sono stati fatti passi avanti da Vicenza in poi in trasferta come si può guardare al futuro con fiducia? Se in casa ce la giochiamo solo grazie a giocate individuali e ci troviamo spesso a dover recuperare errori difensivi come possiamo mantenere questa posizione di classifica?

Per la carità, non è facile giocare ad Avellino senza Pazzini e Romulo, gli unici in grado di fare la differenza. Però loro sembravano il Real Madrid. E noi non abbiamo reagito quando siamo andati in svantaggio.

La cosa sconcertante è che metà dei gol che abbiamo preso finora viene da ingenuità, scarsa concentrazione, errori di piazzamento insomma sviste facilmente evitabili. Anche sabato abbiamo subito l'ennesimo tradimento del reparto difensivo. La società dovrebbe porsi qualche interrogativo in più sui propri errori di valutazione quando ha deciso di basare le speranze di risalita su giocatori così scadenti sia a livello individuale che tattico. Parliamoci chiaro, abbiamo un portiere che non dà sicurezza e continua a prendere gol assurdi, e difensori mediocri come Caracciolo (Ardemagni, rigore a parte, ha fatto quello che ha voluto) o che non maturano mai come Pisano, Souprayen e Bianchetti (inguardabili col Benevento), confermati anche se reduci da 70 gol sulle spalle l'anno precedente in serie A. Perché il Verona ha preso Cherubin? Per avere un minimo di alternativa e aggiungere qualità. E allora perché, a causa di quel maledetto infortunio, è stato sostituito da un ragazzino come Ferrari? Ci voleva un centrale serio, affidabile e in grado di dare serenità rendendo facili certe giocate che oggi mettono il panico. Se i nostri dirigenti hanno pensato, evidentemente sottovalutando il problema, che la debacle di Cittadella (episodio emblematico per un leader di classifica) potesse esser considerata casuale e circoscritta, i 2 gol presi a Latina e col Benevento e infine ad Avellino spero abbiano aperto gli occhi sul futuro dell'intero reparto a prescindere da come finirà il campionato. Non si va da nessuna parte con questi qui. Se poi, alla scarsa qualità dei singoli, aggiungi l'incapacità tattica di Pecchia di proteggerli si ha un quadro completo della nostra fragilità attuale.

Oddio, non è che altrove siamo messi meglio se dobbiamo affidarci ad un eterno incompiuto come Siligardi (perché poi ha sostituito lui Romulo? Di fatto ha indebolito il centrocampo senza fornire alcun contributo offensivo fallendo anzi l'ennesima conclusione davanti al portiere). E Juanito? Ricordo appannato di un giocatore al tramonto. Che fine ha fatto infine il Fossati lucido e leader indiscusso del centrocampo che abbiamo lasciato nel 2016? Lui è l'esempio emblematico del declino gialloblu.

A questo punto si apre tutto un altro argomento. Data una rosa oggettivamente modesta in difesa e corta negli altri reparti (Valoti e Ganz ko sono assenze pesanti) mi gioco tutto sulla qualità dell'allenatore. E qui vedo il povero Pecchia confrontarsi con un signor Marino che a Frosinone è reduce da 3 vittorie consecutive senza prendere gol, un signor Semplici che ha vinto a Ferrara un campionato e una supercoppa, un signor Baroni che ha portato a Benevento esperienza e razionalità. Pecchia cosa mette sul piatto? Lo hanno chiamato a guidare in un ambiente ambizioso che pretende giustamente la serie A, ma sta fornendo una squadra che continua ad alternare prestazioni, umori ed evidenzia limiti caratteriali. Abbiamo probabilmente il migliore potenziale a disposizione (ripeto, esclusivamente grazie a Pazzini e Romulo) ma manchiamo completamente di compattezza e, fatto ancora più grave, non abbiamo ancora un'identità. Non riusciamo ad esprimerci con continuità, soffriamo squadrette mediocri in lotta per non retrocedere solo perché corrono più di noi e arrivano prima sul pallone, fatichiamo ad esprimerci in trasferta, ogni tiro che prendiamo va in gol. Al contrario, quanti tiri in porta abbiamo fatto all'Avellino?

Adesso, che abbiamo perso il primato, ci troviamo difronte a due gare cruciali con Spal e Frosinone. Siamo costretti a dover dimostrare di valere la promozione diretta contro avversari in crescita e in piena consapevolezza dei propri mezzi. E lo facciamo con giocatori fuori condizione, esposti alle loro carenze tecniche, impauriti e guidati da chi si trova per la prima volta a dover gestire tutti questi problemi. Nel giro di due mesi potremmo precipitare dalla possibile fuga solitaria alla zona playoff, con ripercussioni incerte anche per il proseguo della stagione.

Non ci resta che aspettare e sperare. E' opportuno però che Fusco e Setti valutino con attenzione le reali capacità di Pecchia di portarci fuori da questa palude. Ha ancora lo spogliatoio in mano? Non è proprio uno specchio d'acqua trasparente quello dove stiamo cercando di identificare la nostra immagine. Il rischio di buttare via tutto per una semplice scommessa (sul tecnico) oppure prendere nuovamente decisioni in ritardo (che l'anno scorso, forse, ci sono costate la retrocessione in B) proprio non ce le possiamo permettere.

Inutile negarlo: tra quindici giorni capiremo metà del nostro destino. Stiamo rischiando il crollo e la zona playoff è a -1. Ha ragione il mister quando ammette che questo è il momento più delicato da quando è a Verona. Difatti non si vede niente del suo lavoro. Eppure le motivazioni sono tante e la voglia di riscatto non manca. A volte però gare così impegnative possono dare quella scossa di cui c'è bisogno. I prossimi scontri diretti saranno insomma così carichi di tensione che potrebbero farci uscire dal tunnel facendoci recuperare concentrazione e fiducia. Ma non possiamo più sbagliare. Non possiamo permettercelo. Devono cambiare molte cose rispetto Avellino. Tutto direi, e definitivamente.

Massimo

Nota: solidarietà mia personale e di tutto lo staff di Hellastory ai dirigenti gialloblu per l'aggressione subita. Situazioni di questo genere fanno pensare che il medioevo, infondo, non è poi così lontano. Purtroppo. Ma è così difficile capire che il calcio è un'altra cosa?

Colonna sonora: Lust and Lies, The Ramona flowers



Hellastory, 13/02/2017
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