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IL VERONA RILANCIA. SPERIAMO


IL VERONA RILANCIA. SPERIAMO

Ammettiamolo pure, questa stagione di mercato è stata quasi rilassante per noi. L'Hellas ha contribuito in maniera determinante pianificando sin subito le varie operazioni di modo che non venissimo poi essere sorpresi da shock emotivi e, per la nostra ipersensibilità, immotivati. Via dunque Rrahmani (Napoli), Amrabat (Fiorentina) e Kumbulla (da definire al migliore offerente) ma con calma, a partire da giugno. Per una piccola società che sta ottenendo risultati oltre le aspettative chiudere la stagione senza smontare i meccanismi è già un successo. Per una volta tanto i nostri sentimenti hanno coinciso con gli obiettivi aziendali. Il Verona, infatti, non solo ha difeso il gruppo di Juric, ma in questo mese ha anche avviato consapevolmente un'asta tra chi sarebbe stato disposto a spendere di più (emblematico Amrabat conteso prima dall'Inter, poi dal Napoli e infine dalla Fiorentina) conoscendo in questo modo in anticipo quanti soldi sarebbero entrati così da poter pianificare con calma e a mercato chiuso il budget da investire per il prossimo campionato. Oltre a questo, ha fatto un po' di spazio in panchina (via Tupta, Henderson, Crescenzi, Vitale, Di Gaudio, Wesley, Bessa). Lato entrate, che dire: già il recupero fisico di Badu potrebbe essere un'ottima notizia, lui che fino a Ferragosto era considerato titolare inamovibile del nuovo Verona. Poi è arrivata gente tosta come Borini (fino a giugno) e Dimarco (prestito con diritto di riscatto) che hanno tutto l'interesse di dare un senso alla loro stagione. Così come Eysseric, prestito secco, e il promettente Lovato, di cui si parla bene. Senza dover riportare in questa sede i complessi calcoli che ha fatto il nostro affidabile Francesco (che tiene nei suoi files la contabilità gialloblù al centesimo, ratei compresi) pare che il Verona ne esca con un saldo netto positivo di circa una dozzina di milioni. Kumbulla a parte. Non male, se pensiamo che questa somma rappresenta circa il 25% del valore complessivo della squadra a inizio campionato.

Ma poiché il tifoso si sostiene di ansie (ansia del prepartita, ansia durante la partita, ansia a causa del vuoto infrasettimanale, ansia di mercato, ansia dell'ansia ...) occorre subito affrontare la prossima. Tanto per sentirci con la coscienza a posto.

Non credo affatto che questo Verona possa incorrere nuovamente nell'incubo «Malesani stagione 2001/2» quando conquistò ben 25 punti (su 17 gare) alla fine del girone di andata (settimi in classifica) e poi crollò in quello di ritorno (soli 14 punti) fino all'abisso della retrocessione in B. Anche se quel Verona era pieno di valore (Oddo, Cannavaro, Dainelli, Camoranesi, Italiano, Colucci, Adailton, Gilardino, Mutu ! mi chiedo ancora come fu possibile?) non ha né la disciplina e neppure la compattezza della formazione di Juric. Giocava sempre spensierato. Troppo. E quando realizzò che stava precipitando fu preso dal panico. Adesso il panico lo mettiamo noi agli avversari con battaglie feroci che si concludono solo al fischio finale.

Più consistente invece è l'incubo «Mandorlini stagione 2013/4». Squadra neopromossa anche quella, altrettanto piena di talento (Toni, Iturbe, Jorginho, Romulo), calcio spettacolo e via discorrendo. Grande girone di andata (32 punti, quinti in classifica), grande gioia. Peccato che, pezzo dopo pezzo, quel Verona fu rapidamente smontato lasciando un mesto ricordo di tutto. Ah, la fugacità della vita scriverebbe il poeta. L'ebbrezza di quella stagione ci consentì di galleggiare in un più modesto campionato l'anno successivo, merito esclusivo di Toni, ma il declino era dietro l'angolo e così la successiva retrocessione senza difesa fu inevitabile. Quanto valore sprecato in così poco tempo!

Ora Setti si trova in una condizione simile. E' vero, non ha avuto bisogno di privarsi subito di Jorginho (Napoli) come accadde allora, ma tutto è rinviato a giugno. Allora come ora. A pensarci bene, ci sono oggi forse un paio di vantaggi: una base patrimoniale più solida da una parte e una partnership Juric – D'Amico in grado di creare valore a prescindere dal curriculum dei giocatori. Ma basteranno? Già si cominciano a sussurrare sirene (vere o presunte non importa, bastano comunque per accendere nuova ansia) sul futuro del nostro grande allenatore. E poi, in ogni caso, a giugno ci sarà comunque da rifare la squadra: la difesa perderà Rrahmani e Kumbulla, il centrocampo Amrabat e Pessina (in prestito con riscatto e contro riscatto) l'attacco infine avrà Pazzini e Borini in scadenza e Salcedo (in prestito secco) di ritorno all'Inter.

La domanda è: sono cambiate le intenzioni di Setti?

I risultati in corso stanno dando ragione al Presidente e questo conferma la teoria secondo cui il rapporto di fiducia tra società e piazza segue pari passo le prestazioni della squadra. A pensarci bene, questa situazione ricorda più o meno quello che è successo nella Lazio alcune stagioni fa. Lotito, tanti debiti ereditati e poco capitale da investire, aveva tutta la piazza contro. Poi, per fortuna o bravura (non ci interessa) è riuscito a comporre una coppia spettacolare Tare – Inzaghi che, con acume e costanza, è riuscita a riconciliare i tifosi conquistando 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe. La Lazio è, dopo la Juventus, la società italiana più vincente degli ultimi 5 anni. Se il modello sportivo a cui tende Juric è l'Atalanta di Gasperini, a livello societario suggerisco veramente Setti di guardare la conduzione Lotito e C.: le combinazioni magicamente vincenti si difendono. Alla morte.

Mai come questa volta il destino del Verona è infatti nelle mani del Presidente. Se il grosso timore è quello di perdere tutto, il grande sogno è la sostenibilità e la crescita. Il sacrificio di Rrahmani, Amrabat e Kumbulla, che si giustificano logicamente nel bisogno immediato di razionalizzare i costi, necessita però anche di un'ambizione che vada oltre la singola stagione. Altrimenti risulterebbe un nuovo ridimensionamento che ricorda le stagioni con Mandorlini in panchina. Parliamoci chiaro, quest'anno in molti non credevano nel Verona. Eppure, qualcuno è stato disposto ora a spendere per Rrahmani e Amrabat 6 o 7 volte il loro valore di acquisto. Una rivalutazione pazzesca, dopo soli 5 mesi di campionato. Questo significa che si è lavorato bene in estate quando non c'erano soldi a disposizione perché ci sono state idee in grado di aprire percorsi alternativi. Ora però si deve fare ancora meglio con il tesoretto maturato.

Sarebbe davvero un peccato Presidente non cogliere questa nuova opportunità e disperdere nuovamente tutto. Per questo, occorre prima di tutto convincere Juric con i fatti mettendolo in condizione di lavorare come vuole lui, aggiungendo tassello dopo tassello e sostenendo la sua e la nostra volontà di rimanere alla ribalta. Come dice Jovanotti «le distanze esistono per essere percorse, è chiaro, se non c'è distanza non c'è desiderio, se non c'è desiderio non c'è avventura, se non c'è avventura non c'è un bel niente per cui valga la pena di vivere.» Questo Verona, per come sta venendo fuori, non può permettersi di fermarsi.

Massimo

Colonna sonora: tutto Jovanotti.



Foto Andrea Staccioli - Insidefoto



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