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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

IL VERONA DI SETTI: SE LE IDEE CONTANO PIU' DEI SOLDI (CON QUALCHE RISCHIO)

Hellastory: Le Ultimissime

IL VERONA DI SETTI: SE LE IDEE CONTANO PIU' DEI SOLDI (CON QUALCHE RISCHIO)
IL VERONA DI SETTI: SE LE IDEE CONTANO PIU' DEI SOLDI (CON QUALCHE RISCHIO)

UN BUON INIZIO. Era il 23 giugno quando Maurizio Setti, imprenditore carpigiano attivo nel settore dell'abbigliamento poco conosciuto negli ambienti veronesi, annunciava ufficialmente l'acquisizione del controllo (80% delle quote) dell'Hellas Verona, assumendone la carica di presidente. Da allora sono passati quasi due mesi: un lasso di tempo decisamente modesto per fare anche solo un primo bilancio della sua gestione, ma quantomeno utile per capirne e valutarne le principali modalità di azione. In questo senso, il nuovo presidente gialloblu ha dimostrato sin da subito idee molto chiare e grande dinamicità, avviando nel giro di poche settimana una profonda ristrutturazione della società scaligera:

  • Per quanto riguarda il MERCATO, e quindi l'allestimento della squadra che affronterà il prossimo campionato (il core business di una società di calcio), Setti ha ingaggiato uno dei direttori sportivi maggiormente apprezzati dagli addetti ai lavori, quel Sean Sogliano che per venire a Verona ha rifiutato incarichi da società della massima serie (Siena su tutte). Il nuovo ds, in perfetta sintonia con il presidente, ha quindi dato vita ad una campagna acquisti molto vivace, portando a Verona diversi calciatori provenienti dalla Serie A (Bacinovic, Crespo, Moras, Pesoli, Grossi, Carrozza, Fatic) e mettendo a disposizione di Mandorlini all'inizio del ritiro una rosa già quasi al completo (salvo il ruolo della punta centrale, cui si sono poi aggiunti i “buchi” in difesa dovuti alla squalifica di Pesoli e l'infortunio di Pugliese) con due alternative di qualità per ogni ruolo. Tre cose insieme che a Verona non si vedevano da anni. Sogliano ha poi gestito discretamente la cessione degli elementi in sovrannumero, sebbene qualche operazione sia ancora da finalizzare (vedi i casi Bjelanovic, Berrettoni e Mancini).
  • Setti ha inoltre completato e rinnovato l'ORGANIGRAMMA SOCIETARIO inserendo dirigenti esperti nei vari ruoli e prevedendo nuove mansioni potenzialmente strategiche per la creazione di una società completa ed ambiziosa. Sono stati così nominati Giovanni Gardini come direttore generale (proveniente dal Livorno ma con esperienze passate a Padova, Treviso e Lazio) e Massimiliano Di Brogni come segretario generale (uomo di fiducia di Sogliano, con lui sia a Varese che a Palermo e con un passato presso l'ufficio indagini, ossia la Procura Generale, in Federcalcio).
  • Un profondo rinnovamento è stato messo in atto anche nella gestione delle GIOVANILI, settore ritenuto strategico dalla nuova proprietà. In questa direzione va visto l'ingaggio di un nuovo responsabile (Roberto Gemmi, in passato al Varese ed al Palermo), di un nuovo allenatore (Roberto Lorenzini, lo scorso anno allenatore degli allievi regionali del Milan, l'arrivo a Verona di numerosi giovani interessanti (Calandra dalla Pro Patria, Arzamendia, Verdun e De Vita dal Palermo, Huston dal Le Mans), ma anche l'implementazione di iniziative come quella dell'Hellas Camp a Verona o della giornata dedicata ai ragazzini nel corso del ritiro di Santa Cristina che hanno come obiettivo quello di incrementare l'appeal del settore giovanile helladino, sovrastato negli ultimi anni da quello dei cugini clivensi.
  • Infine, sono stati avviati interventi di ristrutturazione dello STADIO con l'inserimento di un ristorante per il buffet, in zona autorità, la creazione di due skybox (salottini riservati) in tribuna vip e la sistemazione degli spogliatoi. Si tratta di variazioni marginali e già previste da progetti passati ma comunque importanti in un periodo in cui, a causa della crisi, è divenuto momentaneamente impossibile portare avanti l'ipotesi della costruzione di un nuovo stadio per mancanza di finanziatori interessati
.

Una tale quantità e qualità di iniziative concentrate in pochissime settimane di lavoro, è stata finora ampiamente apprezzata dal pubblico gialloblu, che ha ripagato gli sforzi della nuova società vincendo lo scetticismo iniziale e partecipando numerosamente alla campagna abbonamenti (a metà agosto il numero di tessere sottoscritte ha già eguagliato quello totale dello scorso anno, anche se la corsa agli abbonamenti ha subìto un significativo rallentamento a seguito dell'esaurimento delle tessere della Curva); parlar male di Setti appare ad oggi davvero difficile, e anche se vi sono ancora alcuni aspetti poco conosciuti del patron gialloblu, l'ottimismo sembra l'opzione più ragionevole.


POCHI SOLDI MA TANTE IDEE: STORIA DI UN SELF-MADE MAN. Ma chi è Maurizio Setti? Di lui, qualcosa già si è letto sui giornali. La sua è la storia di un self-made man cresciuto nell'ambito del distretto della maglieria carpigiano degli anni Novanta, di un magazziniere ventiseienne che nel 1989 decide di mettersi in proprio, dimostrando nel tempo un ottimo fiuto imprenditoriale e grande capacità di rinnovarsi. Iniziata l'attività come terzista, Setti ha reagito alla crisi del settore di metà anni Novanta puntando sul primo marchio proprio, EGò ed andando a proporlo alle catene come Camaieux e Promod; quindi, ottenendo da questo business una marginalità troppo bassa, ha acquisito la collezione Manila Grace da un'altra azienda in difficoltà ed ha concentrato tutti gli sforzi sullo sviluppo del marchio. Da quel momento Setti ha spiccato il volo creando due aziende: una con Alessia Santi, la Manila Grace, per la distribuzione dei prodotti con marchio omonimo e l'altra, la Antress Industry, con Sonia De Nisco, produttrice e distributrice degli altri marchi (con tessitura interna). Le due aziende sono state quindi fuse nel corso del 2011, dando vita ad un'unica grande società (la Antress) che ha accentrato il core business del gruppo (Setti nel frattempo ha investito anche lungo tutta la filiera). Buona parte del successo del gruppo è dovuta alla distribuzione capillare prevalentemente sul mercato italiano di prodotti con target femminile giovane appena sotto le griffe e con prezzi relativamente contenuti, ma per il futuro l'azienda sta puntando sull'internazionalizzazione (soprattutto Cina, Europa e Russia) e sulla diversificazione, potenziando il settore degli accessori.

Di Setti si conosce inoltre la passione per lo sport: nel 2007 ha legato il marchio E-gò alla pallavolo femminile carpigiana portandola fino in serie A2 nell'estate del 2009. Anno in cui è sbocciato l'amore per il calcio con l'ingresso nel Carpi FC, condotto in qualità di socio alla promozione in C2 prima di passare la mano per il grande salto: la serie A. Da febbraio 2011, Setti è infatti stato il vicepresidente del Bologna FC, dove ha partecipato ad un progetto di «azionariato imprenditoriale» sulla stregua di quello che aveva già vissuto nel Carpi, fino ad arrivare al giugno 2012, quando per lui si è concretizzata la possibilità di rilevare la maggioranza dell'Hellas Verona e di diventarne così il presidente (sbarazzandosi ovviamente delle quote del club emiliano).

Queste in breve le notizie rintracciabili su Internet relativamente al nuovo patron gialloblu, frutto probabilmente di fonti giornalistiche disinteressate ma sempre sospette dello zampino di qualche ufficio stampa compiacente. Per avere delle informazioni di prima mano, ed ottenere così degli elementi in più al fine di valutare le reali potenzialità economiche di Setti, abbiamo però deciso di fare una nostra indagine, scaricando direttamente dalla camera di commercio l'elenco degli incarichi da amministratore rivestiti da Setti e ricostruendo quindi la struttura delle società di sua proprietà.


Tabella 1. Gli incarichi di Setti (da visura del luglio 2012):

Società Settore di operatività Incarico
MOULIN ROUGE SPA Holding Amministratore Unico
ANTRESS INDUSTRY SPA Abbigliamento Consigliere
BOLOGNA 2010 SPA Merchant Bank Consigliere
TEX-SPREAD SRL Fabbricazine tessuti Amministratore Unico
SFINGE SRL Immobiliare Amministratore Unico
MURALES SRL Immobiliare Amministratore Unico
MAS IMMOBILIARE SRL Immobiliare Consigliere
HELLAS VERONA FC SPA Calcio Presidente


Setti risulta presidente del CdA della Antress Industry SpA (di cui si è detto sopra), nonchè amministratore unico della Moulin Rouge SpA (la holding del gruppo, di cui è proprietario delle quote di maggioranza relativa), della Tex-Spread Srl (che si occupa di produzione di tessuti, attività accessoria per il business della Antress), e di due società immobiliari (la Sfinge Srl e la Murales Srl), nelle quali si concentrano con tutta probabilità gli investimenti personali e/o nei negozi monomarca del gruppo.


Tabella 2. La struttura societaria della parte operativa del gruppo:

Società % Interessenza
MOULIN ROUGE SPA holding partecipata da Setti, De Nisco e Santi
ANTRESS INDUSTRY SPA controllata al 100% da Moulin Rouge SpA
SIMPLE'S SRL controllata al 100% da Antress Industry SpA
ROOM 20 SRL controllata al 100% da Antress Industry SpA


Per valutare la consistenza economica e patrimoniale del gruppo abbiamo quindi ottenuto i bilanci 2010 e 2011 delle 2 principali società (Antress e Manila Grace, la quale, come si è detto, è stata fusa nella stessa Antress nel corso del 2011), di cui di seguito si sono riportati i dati.



Tabella 3. Evoluzione dei dati patrimoniali ed economici di Antress Industry SpA (esercizi 2008, 2009, 2010 e 2011; valori in migliaia di euro):

DATI PATRIMONIALI 2008* 2009* 2010* 2011
ATTIVO non disp. 27.495 42.913 44.494
PATRIMONIO NETTO non disp. 1.962 3.412 8.125
PASSIVO non disp. 25.533 39.501 36.369


DATI ECONOMICI 2008* 2009* 2010* 2011
VALORE DELLA PRODUZIONE 31.203 37.836 57.619 55.697
COSTI DELLA PRODUZIONE 30.207 36.772 55.042 52.324
EBIT 995 1.064 2.577 3.373
UTILE ANTE-IMPOSTE 275 995 2.699 2.835
UTILE NETTO non disp. 504 1.780 1.707


INDICATORI DI BILANCIO 2008* 2009* 2010* 2011
ROS (Return on sales) non disp. 2,8% 4,5% 6,1%
ROI (Return on investment) non disp. 3,9% 6,0% 7,6%
ROE (Return on equity) non disp. 25,7% 52,2% 21,0%
TASSO d'INDEBITAMENTO non disp. 13,01 11,58 4,48

*La società è il risultato di un'operazione di fusione per incorporazione della Manila Grace SpA in Antress Industry SpA, messa in atto nel corso dell'esercizio 2011. I dati riportati in tabella relativamente agli esercizi 2008, 2009 e 2010 sono i dati aggregati delle società Manila Grace ed Antress Industry; si tratta di dati potenzialmente sovrastimati in quanto privi dell'elisione delle vendite intercompany.


Dall'analisi dei numeri in tabella si possono ricavare le seguenti principali considerazioni:

  • Tutti gli indicatori economici della Antress Industry SpA sono in crescita; il fatturato aggregato è passato dai 31 milioni di euro del 2008 ai 56 milioni di euro del 2011 (+79%). Ancora migliore è stato in termini relativi l'incremento della redditività con un risultato operativo che negli anni è salito dai 995 mila euro del 2008 ai 3.373 mila euro del 2011 (+238%; l'utile netto nello stesso periodo è cresciuto dai 504 mila euro del 2009 al 1.707 mila euro del 2011).
  • L'esercizio 2011 è stato tuttavia inferiore alle aspettative (sugli articoli di giornali specializzati si preannunciava in corso d'anno un fatturato d'esercizio prossimo ai 70 milioni di euro, quando in realtà i dati consuntivi hanno evidenziato un valore di 55,7 milioni di euro) a testimoniare del fatto che – pur in un quadro complessivo di crescita (specie della marginalità, che è la cosa più importante) – anche le aziende di Setti hanno risentito della crisi economica, particolarmente forte nel settore dell'abbigliamento.
  • Il livello di patrimonializzazione della società appare abbastanza basso, con un patrimonio netto al 31.12.2011 di 8,1 milioni di euro a fronte di passività pari a 36,4 mio €. L'incremento del patrimonio netto della Antress nel corso del 2011 (rispetto al valore aggregato di Antress e Manila Grace al 31.12.2010 di 3,4 milioni di euro) è stato ottenuto con l'utile 2011 di 1,7 milioni di euro e con la rilevazione dei plusvalori latenti nei beni fusi dalla Manila Grace, pari a 3 milioni di euro circa.
  • La lettura dei dati esposti, al di là dei tecnicismi, evidenzia una virtuosa politica societaria volta al reinvestimento degli utili d'esercizio nell'attività della società, con un flusso di dividendi per gli azionisti (e quindi in ultima analisi per Setti) estremamente contenuto. Gli utili 2008 e 2009 risultano infatti marginali, mentre quelli più cospicui del 2010 (1,8 milioni di euro) e del 2011 (1,7 milioni di euro) non sono stati distribuiti, bensì reinvestiti imputandoli in parte ad aumento del capitale sociale (utili 2010) ed in parte a riserva disponibile (2011). Ciò significa che Maurizio Setti non ha praticamente incassato nulla in termini di dividendi negli ultimi 4 anni (quelli di maggior crescita) di attività dalle società che gestiscono il suo business principale, limitando i propri introiti al compenso annuo dovutogli come presidente del CdA (1 milione di euro circa annuo, da condividere parzialmente con gli altri due membri del consiglio Sonia De Nisco ed Alessia Santi).
  • Verosimilmente, dai numeri a nostra disposizione (e pur disponendo solamente dei bilanci delle ultime due annate), si può quindi presumere che nel corso degli anni di attività Setti abbia accantonato un valore relativamente modesto di dividendi e compensi in qualità di amministratore, cui vanno poi ovviamente aggiunti gli introiti derivanti dalle attività accessorie e dagli investimenti personali del presidente
.

Quanto sopra riportato conferma il fatto che Setti possiede disponibilità economiche di certo non comuni, ma comunque non paragonabili a quelle di altri grandi imprenditori del calcio italiano (stile Zamparini, Dalla Valle, De Laurentiis, Garrone, Volpi ecc. per rimanere su società di medio-calibro). Si deve inoltre tener conto dell'investimento fatto per rilevare l'80% del Verona, avvenuto probabilmente a condizioni vantaggiose (considerando gli intenti e la situazione di Martinelli), ma comunque cospicuo.

Il quadro che ne esce è perfettamente coerente con quanto si è visto fino ad oggi: il calciomercato del Verona è stato infatti tra i più scoppiettanti del campionato cadetto insieme a quello dello Spezia, ma a differenza di quest'ultimo ha comportato un esborso praticamente nullo per il tesseramento dei giocatori, arrivati a Verona o da svincolati o con la formula del presito (secco o con diritto di riscatto della comproprietà; si rimanda in proposito alla tabellina relativa ai trasferimenti estivi del mercato gialloblu riportata in home-page).


UN CAMPIONATO “ALLO SCOPERTO”? Nel mondo dei mercati finanziari, colpiti negli ultimi mesi da una volatilità talvolta schizofrenica che ha penalizzato in particolare le borse dei cosiddetti paesi Piigs, si è fatto un gran parlare delle cosiddette vendite allo scoperto. Si tratta della possibilità, eticamente abbastanza riprovevole, di effettuare una vendita nei confronti di uno o più soggetti terzi, di titoli di cui non si ha la proprietà. Tali titoli, solitamente forniti da una banca o da un intermediario finanziario, al compimento dell'operazione vengono istantaneamente prestati dal loro fornitore al venditore allo scoperto, in cambio del pagamento di un interesse. Siccome l'incasso generato dalla vendita dei titoli è antecedente rispetto al momento del loro effettivo acquisto da parte del venditore, la vendita allo scoperto viene effettuata quando lo scopertista prevede che il costo della loro successiva acquisizione sul mercato (quella destinata alla ricopertura dello scoperto, cioè a rifondere il datore del prestito) sarà inferiore al prezzo precedentemente incassato. In questo caso il rendimento complessivo dell'operazione risulterà in profitto; se, al contrario, il prezzo dei titoli aumenta durante il tempo del prestito, il rendimento dell'operazione apparirà in perdita. Per tale ragione la vendita allo scoperto si effettua principalmente quando i mercati azionari si trovano in una fase discendente, ed hanno l'effetto di accentuarne la parabola recessiva; per questo motivo sono stati posti dei limiti alla loro effettuazione, sebbene alcuni economisti ne sostengano l'opportunità per i vantaggi in termini di maggior liquidità che essi garantirebbero ai mercati.

Abbiamo fatto questa stravagante premessa perché in fondo vediamo qualche analogia – sebbene non in tutti gli aspetti e con delle doverose precisazioni – tra il modus operandi del Verona e questo strumento tipico (e spregiudicato) dei mercati finanziari. In un mercato come quello calcistico afflitto da una evidente carenza di liquidità, cui non si sottrae per le ragioni citate anche il nostro Verona, l'Hellas ha allestito una squadra “allo scoperto”, ossia senza acquisire (se non in minima parte) la proprietà dei propri giocatori, e godrà degli stessi per tutto il campionato pur dovendo sborsare “solamente” il costo (rilevante) del loro prestito, ossia gli stipendi dei giocatori.

Il Verona ha infatti rafforzato la squadra a titolo gratuito nel tesseramento dei giocatori, ma ha appesantito notevolmente i propri costi di gestione per via degli ingaggi significativi necessari per far arrivare a Verona giocatori provenienti dalla massima serie.

A differenza che nei mercati finanziari, la sua “scommessa” l'Hellas la vincerà solo in caso di rialzo delle proprie quotazioni, ossia – in termini sportivi – nell'ipotesi di una promozione.
Due saranno infatti le opzioni a fine campionato:

  • In caso di promozione, il Verona – con le disponibilità economiche derivanti dagli introiti per i diritti televisivi della massima serie – potrà riscattare quantomeno la metà di buona parte dei giocatori in rosa e costruire così su basi relativamente solide una squadra in grado di salvarsi in A (oppure rivendere sul mercato la metà a prezzi presumibilmente più alti).
  • In caso di mancata promozione, l'Hellas si troverà invece con una squadra totalmente da rifare ed un peso degli ingaggi stagionale che porterà probabilmente ad una significativa perdita d'esercizio, ripianabile solo nei limiti delle (modeste?) disponibilità dello stesso Setti
.

Il paragone con le vendite allo scoperto è probabilmente un po' forzato ed irriverente ma ha il pregio di sottolineare il grado di scommessa e di rischio associato a quanto fatto finora dalla società gialloblu. Anche se la storia personale di Setti garantisce sulla serietà e l'avveddutezza del suo modo di operare, non è allora frutto del caso la battuta abbastanza perentoria che lo stesso presidente avrebbe fatto a Mandorlini nel corso del raduno (“Mister non le chiedo il primo o secondo posto, può anche arrivare terzo purché a dieci punti dalla quarta”). La promozione per il Verona sarà quest'anno una priorità non solo sportiva ma anche economica.

L'entusiamo che fin qui ha accompagnato i gialloblu è certamente apprezzabile e positivo, ma la strada per la gloria – come nel suo piccolo ha dimostrato anche l'esordio in coppa Italia con la Virtus Entella – sarà ricca di ostacoli e di rischi. Meglio averlo presente da subito, per evitare di essere colti sorpresi ed impreparati.

Enrico Tamellini



Hellastory, 14/08/2012
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