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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

INVIATO SPECIALE AD UN CONCERTO SPECIALE: LIGABUE AL CAMPOVOLO

Hellastory: Le Ultimissime

INVIATO SPECIALE AD UN CONCERTO SPECIALE: LIGABUE AL CAMPOVOLO

Forse non tutti sanno che sabato 10 settembre, giorno di Cremonese-Verona è stato il mio 30° compleanno. Per l'occasione mi ero da tempo fatto un regalo speciale: un biglietto per uno degli eventi musicali dell'anno, il mega-concerto di Ligabue al Campo Volo di Reggio Emilia. Premetto che non sono un fan sfegatato del Liga: ascolto alcuni suoi album, le canzoni più famose, come Certe Notti, Una Vita da Mediano e gli altri classici, ma so ben poco di lui. Quello che mi piace del cantautore di Correggio è la grande energia che infonde in quanti lo ascoltano: i suoi testi non sono mai banali, la sua musica è una delle espressioni più alte del rock'n roll all'italiana (forse la più alta insieme al grande Vasco), per cui avevo deciso di passare il mio compleanno in compagnia di altre centomila persone (tante se ne stimavano alla data del 4 maggio, quando ho preso il biglietto). Il 10 settembre è arrivato in un attimo, in mezzo c'è stata un'estate molto particolare, ricca di momenti molto belli, la vacanza in Egitto, il concerto degli U2, la prtecipazione alla GMG a Colonia, i successi professionali, la sistemazione della casa ma anche di eventi bui, angoscianti. In questo senso, il 10 settembre, la porta da chiudere alle spalle dei miei primi trent'anni di vita, è diventato una sorta di spartiacque. Il concerto di Ligabue doveva essere la spinta iniziale, quell'impulso elettrico per dire con gioia di essere entrato in una nuova fase della vita.

La giornata del 10 settembre è iniziata nel migliore dei modi, con la vittoria del Verona in quel di Cremona, partita che ho avuto l'onere e onore di seguire da inviato di Hellastory. Al termine della partita mi sono avviato fiducioso verso il luogo del concerto, tra la preoccupazione di non riuscire ad arrivare in tempo (l'uscita di Reggio Emilia era intasata da 10 km di coda!) e la speranza di seguire fin dall'inizio un evento tanto atteso. Dopo un lentissimo viaggio sulla via Emilia, tratto Parma-Reggio, ho finalmente raggiunto il luogo stabilito: tutt'intorno le strade erano bloccate, la gente lasciava la macchina a 4-5 km dal Campo Volo, costituendo un fiume in piena che lentamente si avvicinava al punto focale. Io ho deciso...di fregarmene dei divieti, ormai mancavano solo venti minuti all'inizio, ho spinto la mia macchina fino quasi all'ingresso dell'area, parcheggiandola davanti a un bancomat (in sospetta posizione di divieto!). In cinque minuti sono giunto alla biglietteria e sono entrato. L'area del concerto era una vera e propria arena, costituita da quattro palchi che, uniti da un camminamento, rinchiudevano al loro interno una folla di più di 150000 persone. Alcuni erano giunti alle prime ore del mattino o avevano passato la notte in tende nella speranza di raggiungere il punto più vicino a uno dei palchi, altri meno infervorati attendevano placidamente sdraiati al di fuori dei cancelli.

A un certo punto, una voce ci ha annunciato che mancavano cinque minuti all'inizio dello spettacolo...i motori si sono scaldati, le ugole erano pronte ad accogliere a squarciagola l'eroe della serata...e finalmente eccolo entrare sul campo, finalmente inizia...la delusione!! Insomma, l'inizio del concerto è soporifero, la prima parte sul palco principale è dominata da una cassa che funziona a intermittenza, gli schermi giganti tanto magnificati praticamente non si vedono dalla mia posizione. Però riesco a vedere il Liga e la sua band, massacrandomi i tendini e le caviglie per stare in punta di piedi. Ma il concerto non decolla, il Liga rimane fisso al centro del palco, sembra volersi dedicare solo ai suoi fan più stretti, la sua voce non si sente. Dal mio settore cominciano ad alzarsi fischi e cori di disapprovazione, completamente ignorati dalle televisioni nei resoconti del giorno successivo. Volano così via i primi quaranta minuti del concerto. Il rocker di Correggio corre veloce al secondo e terzo palco, per una seconda e terza parte dello spettacolo...peggiori della prima. La cassa incriminata cede di schianto...io e i miei compagni di sventura siamo nel black-out acustico più totale. I cori si trasformano in inni a Vasco, la gente, incapace di seguire le note cantate dal suo idolo, comincia a declamare pezzi storici, come Su di Noi di Pupo! Il punto più elevato della protesta si raggiunge quando il mio settore si siede a terra, rassegnato a non sentire uno degli eventi più attesi dell'anno. In quel momento, la delusione mi assale: il giorno del mio 30° compleanno sta terminando nel peggiore dei modi...cosa significa tutto ciò? Perchè quella grande attesa si deve tradurre in un momento di così basso profilo. Per fortuna, il Liga sembra accorgersi della mia apprensione. In un battibaleno è sul quarto palco, quello a me più vicino, insieme al grande musicista Mauro Pagani, con cui dà vita a uno dei più incredibili duetti cui abbia mai assistito. La voce roca del Liga, il suo modo sublime di titillare le corde delle sue chitarre si fonde con il violino e il mandolino del grande Mauro, ottenendo delle sonorità assolutamente mai ascoltate. La gente si rianima improvvisamente e l'energia che velocemente si diffonde nell'aria pare irrorare le maledette casse che in un impeto d'orgoglio si rianimano. Inizia l'ultima ora e un quarto di concerto, quella che ripaga di tutta l'attesa, la coda sulla strada, il rischio di una multa. Ligabue è finalmente grande, finalmente all'altezza dei vari Bruce Springsteen, U2, Guccini cui stavo pensando a malincuore solo pochi minuti prima. In un attimo si raggiunge la mezzanotte, ballando sul mondo fatto di centosettantamila per due gambe e braccia che si muovono all'unisono. Con la mezzanotte si chiude ufficialmente il giorno del mio compleanno e il Liga sembra volermi festeggiare con un lancio di fuochi d'artificio che durano un attimo, solo un attimo che scaccia idealmente i momenti belli e quelli brutti di un'estate particolare, quella che mi ha condotto a una nuova fase della vita.

Nonostante tutto, nonostante la stanchezza, la coda cha anche al ritorno mi affligge (più di quattro ore per tornare a Milano) ho l'impressione di avere vissuto una grande giornata: prima la splendida vittoria del nostro Hellas a Cremona, poi la partecipazione a questo strano, dimezzato, faticoso e forse per questo ancora più affascinante, magico, epico pezzo di straordinario rock'n roll. Un bel modo di passare la boa dei miei primi trent'anni, un bel modo di affacciarmi su una nuova parte della mia vita: calcio e rock'n roll, due delle cose più straordinarie che l'uomo abbia creato vissute tutto d'un fiato insieme, nella loro forma più immediata, più bella. Il calcio felpato di Adailton e i delicati suoni baroccheggianti di Mauro Pagani, le percussioni di Munari e il basso tonico del grande Federico, la pazza corsa della squadra sotto la curva e le fughe di Luciano da un palco all'altro, l'urlo del popolo gialloblù e il tripudio dei centosettantamila fan scatenati, l'affiatamento della squadra gialloblù con il suo mister e quello del rocker da Correggio con le sue band. Calcio e rock'n roll, due cose straordinarie, così diverse eppure così simili, così egualmente capaci di risvegliare le emozioni umane troppo spesso sopite dalla vita quotidiana. E io le ho avute tutte, in un solo giorno. Auguro a ciascuno di voi di poter vivere una giornata così. Un saluto a tutti voi, cari amici gialloblù.

fabio_s



Hellastory, 14/09/2005
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