sabato 19, h 15:00  
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HELLAS VERONA

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Hellas Verona english presentation

HELLAS VERONA / Le Ultimissime

L'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE


L'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE

Nei giorni scorsi anche Hellastory ha beneficiato delle aperture della società Hellas Verona nei confronti dei "tifosi da tastiera". Prima siamo stati ospiti in sede, accolti dallo "scout" Emanuele Righi e dagli addetti stampa Matteo Viscione e Alberto Pecchio, e poi addirittura nella "tana" del Presidente Maurizio Setti, presso una pittoresca sala riunioni adiacente il suo ufficio personale in quel di Carpi. Se la prima visita è stata una lunga chiacchierata, uno scambio di opinioni in merito alla situazione del Verona, all'aria che tira tra i tifosi nei confronti della società e un "tastarne in boca" per capire di che pasta siamo fatti, il secondo incontro ha avuto i crismi di un ufficiale invito a Corte. Al primo piano della Antress Industry S.p.a. infatti, HS è stato l'unico sito non registrato come testata giornalistica ad essere presente: non possiamo che ringraziare per la fiducia e la considerazione.

Entrare nelle stanze dei bottoni fa una certa impressione, inutile negarlo, soprattutto per chi non è abituato a bazzicare l'ambiente. Avremmo preferito entrarci in un momento diverso, magari pure dalla porta di servizio, ma comunque al di fuori di questa "operazione simpatia" che negli ultimi tempi ha visto Osvaldo Bagnoli ricevere la presidenza onoraria e Roberto Puliero, contattato dopo anni, come papabile "nuovo" speaker per la lettura delle formazioni al Bentegodi. Agli addetti stampa prima e a Setti poi, abbiamo fatto presente che si tratta di un'operazione assolutamente tardiva, addirittura a rischio boomerang, anche se intesa, nella migliore delle ipotesi, come un atto di considerazione nei confronti dei tifosi che altri dirigenti hanno sempre evitato del tutto (ricordiamoci ad esempio dei vergognosi non-festeggiamenti del centenario nel 2003) perché, parliamoci chiaro, il calcio ormai vive di diritti televisivi e il tifoso da stadio rende notevolmente di meno di quello da divano, se non in termini di coreografia.

L'apertura arriva come conseguenza del clima avvelenato degli ultimi mesi, con la tifoseria e parte della stampa che, esasperate da una classifica deficitaria, hanno iniziato il tiro al bersaglio: tutti contro Setti. Il bersaglio è diventato lui. Del resto, vale il vecchio detto che "il pesce puzza sempre dalla testa", quindi Pecchia e Fusco, i primi ad essere attaccati per i risultati scadenti del Verona, sono stati declassati a pedine aziendaliste, non meno meritevoli di attacchi ma manlevati dalla responsabilità oggettiva del disastro sportivo che si sta delineando con la probabile retrocessione dietro l'angolo. Tutti contro Setti. In primis i tifosi, tanto quelli più accesi che, fin da subito, avevano ostracizzato Pecchia e Fusco per i trascorsi del primo e i natali del secondo a Napoli, e non aspettavano altro che conferme sul campo rispetto alla sciagurata scelta della dirigenza; tanto quelli più tiepidi che, fino all'ultimo, avevano riposto fiducia nel Presidente ma si sono trovati, dopo la vergognosa sconfitta interna contro il Crotone, a doversi sciroppare ancora Pecchia ed osservare impotenti Fusco che smantellava la squadra. In secundis i media, tradizionali o meno (in tempo di social anche l'ultimo commento anonimo su facebook fa opinione) che a Verona, quando si parla del Verona, sembrano un mondo a se stante: escono dal consolidato perimetro borghese di città sonnolenta e accomodante trasformandosi in vere macchine da guerra. Insomma, se la nave affonda è sempre il capitano a doverne rispondere: non fa una grinza. E Setti risponde. Lo fa dicendo che i numeri non sono solo quelli della classifica, ma anche, anzi soprattutto, quelli del bilancio. In pratica ribadisce il concetto che aveva comunicato fin da subito: la priorità sono i conti. Lo afferma sottolineando che la cosa non era stata espressa sottovoce, tutt'altro, e che quindi rimane stupito dal clima che si è venuto a creare negli ultimi tempi, tanto più che si parla del Verona, ovvero una realtà di provincia che la sofferenza ce l'ha nel DNA. "Il bilancio è a posto!" ce lo ripetono gli addetti stampa e per millanta volte, a guisa di un mantra, ce lo ripete Setti. Sbandierare come valore aggiunto quella che dovrebbe essere la norma non è un'affermazione da poco nell'ambito del calcio italiano, perché "a posto", in termini di bilancio, non c'è quasi nessuno. I numeri confermano che in un ipotetico campionato contabile saremmo stabilmente in zona Champions. Altri numeri però, confermano che nel campionato reale, quello calcistico, il Verona è stabilmente in zona retrocessione: se le due classifiche coincidessero la società non sarebbe contestata, tutti saremmo felici e probabilmente HS non sarebbe mai stato invitato a Palazzo.

Abbiamo trovato nel Presidente e nei suoi collaboratori persone stupite dal clima di contestazione, persone che non si capacitano del fatto che i tifosi non si rendano conto di tutti gli sforzi fatti per mettere in sicurezza la società. Forse perché i numeri che disegnano una società modello sono diversi da quelli che disegnano una squadra la cui retrocessione oggi viene pagata 1,33 dalla SNAI e 1,30 dalla SISAL? Verrebbe da dire che noi si tifa allo stadio e non nelle sale d'aspetto dei commercialisti, ma sarebbe comunque un'approssimazione di una realtà effettivamente complessa dove far coincidere tutto, soprattutto se i mezzi finanziari sono limitati, è davvero difficile.

Setti ha parlato a lungo del rischio fallimento causato da una situazione economica figlia di gestioni approssimative (ad esempio quando è entrato in società si è trovato a dover pagare ancora una parte di stipendio a Sarri), di DS tanto bravi quanto spendaccioni, di procuratori che riescono a spacciare ossi da brodo per controfiletti, di giocatori e allenatori che baciano la maglia e ruffianano i tifosi a tutto spiano per poi non mollare un centesimo quando si tratta di venire incontro alla società. In buona sostanza Setti si dimostra orgoglioso di come è riuscito a portare in acque tranquille la situazione economica del Verona e non capisce il motivo di tanta negatività e aggressività nei confronti di società e squadra.

L'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE

C'è voluto il tiro al bersaglio per accorgersi che si era ormai al limite della sopportazione e che si è creato un baratro tra la società e i tifosi: l'apertura è nata dopo i fischi alla squadra, dopo gli insulti a Pecchia e Fusco, dopo che lo stesso Presidente è stato duramente attaccato. Bisognava arrivare a questo per capire che un conto è essere abituati a soffrire, un altro è farlo sentendosi anche presi in giro? Soprattutto dopo la sconfitta contro il Crotone, nel bel mezzo di un mercato di riparazione che ai più è sembrata una vera e propria liquidazione, in molti si sono sentiti esattamente così: presi in giro. Va da sé che poi a macchia d'olio si sia allargato anche il fronte di quelli che ipotizzano un dolo consapevole nella gestione della squadra, atta solo a portare presunti interessi nelle tasche del Presidente: i nervi dei tifosi gialloblu sono sempre scoperti ed è un attimo ritrovarsi accerchiati dai fantasmi di chi il Verona lo ha spremuto come un limone prima di grattare anche la buccia e non sputarne nemmeno i semi.

La contestazione ha avuto evidentemente l'effetto di sottolineare l'importanza del tifo, del sostegno del pubblico, tanto che la società si è lamentata del clima difficile all'interno dello stadio che certo non aiuta i giocatori, soprattutto i nuovi: oltre allo stupore per il mancato apprezzamento degli sforzi per mettere al sicuro i conti, per la dirigenza gialloblu si è aggiunto lo stupore per i fischi del pubblico. Ora, a parte che sotto il profilo dell'incitamento credo che poche realtà siano paragonabili a Verona e questo dogma certo non può venire intaccato da situazioni sporadiche figlie dell'esasperazione, ma stiamo parlando di giocatori professionisti pagati profumatamente anche per prendersi dei fischi quando se li meritano, anzi: dovrebbero partire da quei fischi per dimostrare di non meritarli.

Quindi, anche sotto questo aspetto, ci prendiamo la libertà di essere noi quelli più stupiti.

Ci auguriamo comunque che l'apertura della società e il faccia a faccia che Setti ha voluto con la stampa accreditata e i tifosi da tastiera fungano quantomeno da ago e filo per iniziare a ricucire lo strappo. Serve impegno da entrambe le parti ma, francamente, se escludiamo un accanimento, talvolta davvero ai limiti della psicosi, nell'accusare Setti di malafede (agitando tanti indizi ma nessuna prova concreta), non ci sembra che ai tifosi si possa addebitare più di tanto; per quanto riguarda la società, aspettiamo invece conferme sul campo, vista la posizione ufficiale secondo cui "il mercato di gennaio ha rinforzato la squadra e Pecchia rimane al suo posto, perché lavora bene e non ci sono in giro allenatori migliori di lui che possano subentrargli".

Ci siamo anche permessi di dare dei consigli, soprattutto riguardo ad una comunicazione che certamente non ha aiutato il rapporto con i tifosi. Ad esempio rispetto ai numeri della società, non tanto quelli dei bilanci che non sono di immediata comprensione per tutti, ma

proprio quelli inerenti alla struttura: il Verona conta circa 60 dipendenti, considerando anche altre collaborazioni, soprattutto relative al settore giovanile, le figure che orbitano attorno alla società sono circa 250. Siamo nell'ambito della classica piccola-media impresa italiana, sono numeri che testimoniano la volontà di lavorare seriamente in prospettiva, numeri molto distanti (in positivo) da passate dirigenze che al contrario, sullo stesso piano di analisi, davano riscontri diametralmente opposti. In termini di comunicazione il "trattamento dati" sul settore giovanile è emblematico: il costo annuo delle giovanili si aggira attorno ai 3 milioni di euro, considerando che in un passato non troppo lontano il settore era stato di fatto cancellato, causando, oltre al dato sportivo, anche un danno enorme al proselitismo di giovani tifosi, tradizionalmente attivo attraverso le affiliazioni con le squadre provinciali (lasciando il bacino di utenza del tutto in mano ad altre realtà) il dato è confortante e testimonia di un progetto serio. Setti ha precisato in occasione dell'incontro a Carpi che quando parlava di "modello Borussia Dortmund" si riferiva in particolare proprio alle giovanili, e non ad eventuali qualificazioni in Champions League. Considerando che in seguito si è passati al "modello Crotone" citato da Fusco, molto meno accattivante, è chiaro che il messaggio immediato è quello di un ridimensionamento delle ambizioni, anche se il senso dei due modelli è ben diverso: in entrambi i casi sono citazioni che avrebbero lo scopo di chiarire metodi e obiettivi ma in realtà così chiare non sono. La comunicazione è importante: miglioratela!

La nostra impressione personale su Setti, per quanto possa contare, è stata positiva, quantomeno sotto l'aspetto umano, ci è sembrata persona schietta e molto concreta, più imprenditore che tifoso, per quanto abbia smesso i panni dell'imperturbabile osservatore che spesso vediamo ritratto in tribuna. In merito al ruolo di Presidente manteniamo un giudizio sospeso. Tra i tanti discorsi affrontati nella lunga chiacchierata attorno ad un tavolaccio di legno massiccio che faceva molto "cenone di famiglia", Setti si è dilungato nel tracciare profili personali e professionali dei vari Martinelli, Volpi, Sogliano, Bigon e di tanti altri personaggi che hanno fatto la storia recente del nostro Verona. Ha raccontato in modo diretto e colorito aneddoti ed episodi, sostenendo una sua verità che prendiamo come tale, ma soprattutto ci ha dato l'impressione che negli ultimi due campionati stia camminando da solo, che questo che sta costruendo sia un Verona veramente suo e più volte ha sottolineato che le critiche vanno fatte a lui, perché è lui che sceglie i collaboratori e quindi, buoni o cattivi che siano, è sempre lui il responsabile: il tipico atteggiamento da imprenditore. Ha ammesso scelte sbagliate per inesperienza, a volte vere e proprie scommesse perse, ma ha tenuto a precisare che non accetta accuse di malafede. Infine, ha sottolineato ciò che tutti noi tifosi sappiamo benissimo: il mondo economico scaligero risulta assolutamente refrattario al richiamo dell'Hellas. Nessun socio dietro l'angolo quindi, a meno di qualche sorpresa, e nessuna vendita aggiungiamo noi, perché alla domanda "quanto può valere il Verona?" Setti ha risposto "70 milioni di euro comprensivi di patrimonio, parco giocatori e diritti televisivi": praticamente fuori mercato.

Chi vivrà vedrà se Setti riuscirà a riguadagnare fiducia o se la rottura si amplierà, soprattutto in caso di retrocessione. Noi aspettiamo, guardiamo il presente di lato, con la passione del tifoso ma senza l'ansia dello scoop, della notizia bomba, dell'attualità forzosa. Aspettiamo che gli avvenimenti diventino storia per raccontarli come tale, il vero giudizio, lo sappiamo bene, appartiene ai posteri.

Davide



Hellastory, 07/03/2018
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