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4. I numeri non contano niente

I numeri non contano niente

Avevamo chiuso l'analisi dei risultati della scorsa stagione (2009/10) auspicando per quella appena conclusa "numeri" migliori per poter finalmente uscire dal pantano della Lega Pro.
E' curioso e quasi paradossale, invece, adesso, scoprire di esserci riusciti peggiorando in più di un'occasione le prestazioni che hanno caratterizzato il secondo anno di Remondina.
Da qui il titolo.

7.955  il numero degli abbonati (gap negativo di 2.493 unità) senz'altro spiegabili dalla delusione appena patita e dallo scarso appeal del nuovo tecnico Giannini.

11.363  dato ufficiale di Lega, che riguarda la media degli spettatori (paganti + abbonati + biglietti omaggio) delle 17 partite interne (il dato 2009/10 era 14.018), ad ogni buon conto è opportuno segnalare che la seconda di questa speciale classifica (la Salernitana) ha una media di 5.214 spettatori (poco più della metà).

94.882 €  la media degli incassi riferita alle medesime gare (116.132 € il dato 2009/10).

83.900 €  il totale delle ammende pagate dalla Società, notevole recrudescenza se rapportato ai circa 50.000 € dell'anno scorso e, soprattutto, dovrebbe far riflettere il fatto che ci siano state comminate multe in 21 partite su 38 (34 + 4). Al totale si deve aggiungere anche un'ulteriore ammenda di 2.000 € per il caso riguardante il procuratore Andrea D'Amico che trattava giocatori pur avendo la licenza sospesa (vedi più avanti la squalifica di Scapini).

34 è il posto che occupiamo tra le 36 società di Prima Divisione nella classifica della Coppa Disciplina, peggioriamo, anche in questo caso, di 8 posizioni il dato precedente. Qui la Salernitana ci batte, è più cattiva di noi, e si piazza all'ultimo posto (36^).

37  ovvero i minuti che sono bastati al carneade Tortori a Pagani per far perdere l'imbattibilità esterna del nostro portiere. Fa un po' ridere rapportarli, ora, ai 1.183 di un anno fa, che in effetti rappresentano un dato di assoluto valore.

9  come la striscia positiva di partite utili senza sconfitte (2 vittorie e 7 pareggi) coincidente con l'inizio dell'avventura di Mandorlini, il mister subentrato. La miglior sequenza di Remondina 2 furono le prime 15 partite con 7 vittorie e 8 pareggi.

come la posizione in classifica alla fine della stagione regolare. Si pensava, a torto, che questo posto potesse essere abbastanza compromettente per la buona riuscita dei playoff, ho verificato invece che nel 1998/99 (l'allora Serie C1) furono promosse in Serie B, dopo i playoff, addirittura entrambe le quinte: nel Girone A la Pistoiese e nel Girone B il Savoia, anch'esso quinto, ma ammesso ai playoff per la miglior classifica avulsa su Nocerina e Castel di Sangro, quindi un evento non così eccezionale come si pensava.

come i punti in meno conquistati (50 vs 55). Abbiamo fatto anche meno punti all'andata (18 vs 30) e meno punti esterni (17 vs 25), conseguenza diretta una media inglese peggiore (-18 vs -13).

30 le reti subite, 10 più dell'anno scorso

18  le reti passive in trasferta; evidenzio questo dato per ricordare le 6 subite l'anno prima che resta primato difficilmente eguagliabile.

abbiamo raddoppiato le 3 espulsioni 2009/10: 2 volte Scaglia, 1 a testa per Cangi, Ferrari, Mancini e Martina Rini.

24  le giornate di squalifica (playoff compresi) a carico di: Scaglia (4), Abbate (3), Ceccarelli (3), Ferrari (3), Hallfredsson (2), Mancini (2), Martina Rini (2), Anderson (1), Cangi (1), Maietta (1), Paghera (1), Pichlmann (1). L'anno scorso 14.
Possiamo qui ricordare anche la squalifica di Scapini per mesi 1 e giorni 10 per il caso riguardante il procuratore Andrea D'Amico, come segnalato poc‘anzi..

6  i rigori a favore, di cui sbagliati la metà (Selva, Le Noci, Hallfredsson), gli altri tre vengono realizzati da Ferrari che si conferma cecchino implacabile nel 3 su 3 ai playoff.

i rigori contro, tutti a segno: Vannucchi (Spezia), Litteri (Salernitana), Stefani (Cremonese) più quello realizzato da Carrus (Salernitana) nel giorno del trionfo.
Ho fatto, a questo proposito, il conto dei rigori a sfavore in questi quattro anni di Lega Pro: ce ne hanno fischiato contro (playoff compresi) 18, di questi ne sono andati a segno ben 15, degli altri 3, ne parlavo con Nez l'altra sera, Rafael ne dovrebbe aver neutralizzato uno solo. Mi sembra un dato "allarmante".

41  come le partite ufficiali 2010/11: Campionato di Lega Pro (34), Playoff (4), Coppa Italia TIM (2), Coppa Italia Lega Pro (1).

32  i partecipanti alle disfide di cui sopra.

i mister.

40  le partite disputate da Rafael, il più presente (34 in Lega Pro, 4 nei Playoff e 2 in Coppa Italia TIM)

3.798  il minutaggio di Rafael (40), poi Ceccarelli 3.350 (36) e Scaglia 3.130 (35).

0,24  la media goal più alta in campionato tra i nostri attaccanti è quella del "bistrattato" Pichlmann (7/29 - 0,24%), altrochè Le Noci (7/30 - 0,23%) o Nick Dinamite (6/26 - 0,23%). Mi imbarazza indicare qui quella di Paulinho: 24/29 - 0,83% (complimenti).

Non è stata certo esaltante la nostra partecipazione alla Coppa Italia TIM con vittoria interna (2-0) contro la Virtus Casarano, con due rigori a favore di cui uno sbagliato da Berrettoni e la successiva sconfitta, con identico punteggio, in quel di Cittadella.

Senz'altro da dimenticare, invece, quella alla Coppa Italia Lega Pro, ovvero la sconfitta più pesante e più umiliante dell'intera stagione: il 2 a 5 con la Sambonifacese.
Un Giannini, sempre più deciso a stupirci con le sue inspiegabili scelte, ci propina uno spettacolo in cui ne succedono di tutti i colori: Caroppo, novello Sebastiano Rossi, che abbatte un avversario lanciato a rete, il "vecchio" Orfei che mette a segno la punizione che ne segue e il buon Campagna che in questo modo può entrare nel nostro Almanacco non già per una rete fatta, ma per una subita.

Dicevamo di Giannini. Di lì a poco, eravamo ad Ottobre, avrebbe salutato la compagnia: 12 gare di campionato per lui, nelle quali aveva schierato 26 giocatori (confusione totale), Mandorlini nelle restanti 22 ne avrebbe giostrato 27, sicuramente con più oculatezza.

A questo proposito ho confrontato i minutaggi dei gialloblù con i due allenatori ed ho scoperto che l'unico sempre in campo con Mandorlini (oltre a Rafael) è stato Gennaro Esposito: 567 minuti su 1.080 (12x90) con Giannini (52,50%), 1.860 minuti su 1.980 (22x90) con Mandorlini (93,93%).
Io, da sempre estimatore dei "piedi buoni", ho preso atto con piacere che il pragmatico e vincente ravennate per inseguire il suo sogno, abbia puntato su chi, ma stanno per estinguersi, sappia ancora dare del "tu" al pallone.

Termino segnalando il filotto vincente (6 + 2) al Bentegodi, che, se non ho cannato la ricerca, si è verificato l'ultima volta nel campionato di Serie B 1949/50, e speriamo che tutto ciò sia di buon auspicio per le prossime imprese: sempre più difficili, sempre più esaltanti... "e che se ciava anca i numari!"

Carlo

LE IMPERFEZIONI


E' ufficiale: ci giochiamo tutto nei playoff. A cinque giornate dal termine del campionato non abbiamo più nulla da scoprire. E nemmeno più nulla da dire. Del resto, non vinciamo da un mese esatto. Questo perché il Verona è una squadra imperfetta. Accreditato di un rosa di vertice non ha mai espresso realmente il suo potenziale, propone un gioco insulso, fastidioso, subisce continue amnesie difensive e incassa reti assurde pur avendo il migliore portiere del campionato. Non tira mai in porta. In ogni partita hai sempre l'impressione che gli assenti abbiano ragione: ieri si sentiva la mancanza di Matos e Crescenzi, oggi quella di Zaccagni, domani quella di Pazzini e così via. Ma anche questo non è poi sempre vero: a Perugia, senza 6 titolari (titolare? concetto oscuro e non appartenente a Grosso) ha sfoderato la più bella prestazione dell'anno. Manca di continuità questa squadra, è immatura, confusa dentro perché ha l'ossessione di recitare un unico copione. Non necessariamente quello che porta poi al risultato. Quante occasioni abbiamo sprecato? Un'infinità. Il problema di fondo è che Grosso è un allenatore imperfetto. Complicato, contorto, incapace di trovare una strada da seguire. Avrà pure vinto il Mondiale e tanti scudetti da calciatore, ma da allenatore è rimasto prigioniero della logica dei pupazzetti della Playstation. Per noi, che abbiamo visto campioni veri in panchina come Bagnoli, Prandelli e Mandorlini che vincevano campionati con 15 o 16 giocatori al massimo (e come loro anche Cadè e Valcareggi) il socialismo tattico di Grosso appare non solo incomprensibile, ma anche una mortificazione nei riguardi del talento vero. Avesse a disposizione 50 giocatori, tutti troverebbero posto. Magari scoprendosi impiegati in due o tre ruoli diversi. Non importa. Il caos viene esaltato ad espressione di qualità e valore. Pazzesco. E i risultati sono davanti agli occhi.

[continua]
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