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5. Il campionato

Il campionato

Quello appena concluso è stato finalmente per noi tifosi del Verona un campionato che ci ha regalato una gioia immensa. Dopo anni di patimenti, di delusioni e di umiliazioni, si esce finalmente da questa categoria triste e penosa, e si torna a calcare palcoscenici quantomeno dignitosi. La promozione è stata ottenuta dopo uno dei più incredibili campionati disputati dal Verona, una stagione partita malissimo che pareva irrimediabilmente compromessa dopo nemmeno un terzo di campionato, e che invece ha visto la squadra compiere una metamorfosi quasi inspiegabile.
Anche nel disgraziato ultimo torneo di serie B avevamo assistito ad un girone di andata disastroso per poi intraprendere una rimonta incredibile nella parte discendente. Ma il mancato raggiungimento dell'obiettivo salvezza, ha per forza di cose relegato quel campionato sotto la voce fallimento.

Che tipo di stagione è stata dunque quella appena trascorsa ?
Il campionato è partito subito in modo drammatico, sportivamente parlando s'intende. Giannini pareva avere le idee chiare, il suo 3-5-2 aveva funzionato bene a Gallipoli e gli uomini da lui espressamente chiesti al d.s. Gibellini erano arrivati. Mancavano a dire il vero ancora alcuni elementi, ma il calendario pareva anche darci una mano.
Si debutta a Pagani, campo del sud, ma di sicuro non una bolgia infernale. Gli avversari poi sono stati ripescati all'ultimo istante in prima divisione, e sulla carta appaiono come una giovane squadra volenterosa e nulla più. Ma già dalle prime battute s'intravede che la squadra non c'è, la difesa fatica, il centrocampo cammina, l'attacco appare inefficace. Un 2-1 senza storia condanna la squadra e lancia le prime pesanti ombre sulla bontà della campagna acquisti.
E' vero, mancano ancora alcuni tasselli, ma il modulo scelto da Giannini pare farraginoso ed inconcludente.
L'occasione per il riscatto si presenta la settimana successiva, quando nel posticipo del Lunedì scende al Bentegodi il Como, altra squadra sulla carta non irresistibile.
Giannini opta stavolta per un 4-3-2-1, la difesa a tre viene dunque accantonata in fretta. Qualcosa di decente si intravede nel primo tempo, ma nella ripresa cala il buio pesto ed una doppietta dei lariani ci umilia ancora una volta in casa nostra. Fuori dallo stadio si assiste ad una prima severa e doverosa contestazione da parte dei tifosi all'indirizzo della società. La ferita del campionato appena buttato al vento è ancora aperta, e sinceramente la pazienza di tutta la piazza è stata messa fin troppo a dura prova.
Nella terza di campionato si va a Monza, partita che può già segnare le sorti di un'intera stagione.

Debuttano gli acquisti fatti all'ultimo giorno di mercato: Hallfredsson, Pichlmann ed Anderson. Complice una squadra avversaria praticamente inesistente, la truppa guidata da Giannini ha vita facile e già dopo mezz'ora si trova in vantaggio per 3-0. Pichlmann al debutto pare davvero l'attaccante che si cercava da tempo, Le Noci realizza un Hattrick, mentre Hallfredsson si dimostra un autentico cingolato sulla linea di centrocampo.
Basta purtroppo poco per smorzare in tutti i tifosi l'idea di una squadra che di colpo ha risolto tutti i suoi problemi, ed un modesto Sudtirol ci costringe alla ennesima brutta figura casalinga. La squadra non gira, si fa molta fatica a costruire palle gol e le poche che arrivano sono sprecate dagli attaccanti di turno.
La domenica seguente si va a Gubbio, contro la rivelazione del campionato guidata in avanti dall'ex Gomez, che qui nella verde e spirituale Umbria pare aver trovato tutto di un colpo la giusta dimensione, dopo che qui da noi era apparso per lo più come uno dei tanti modesti attaccanti che hanno indossato la maglia gialloblù negli ultimi anni.
La gara si mette bene, con Esposito che segna uno dei suoi rarissimi gol durante una stagione, ma ovviamente la legge dell'ex funziona sempre bene contro di noi e Gomez appunto fa il diavolo a quattro e prima pareggia (non esultando) e poi si procura altre importanti occasioni. Una sventola dal limite dell'area del capitano locale condanna i nostri alla sconfitta. La gara si ricorderà per due cose in particolare. Il brutto infortunio occorso a Berrettoni, e la disamina alquanto discutibile di Giannini sull'andamento della partita.
Ricordando i tempi dei campetti dell'oratorio, l'ex principe tuona che una squadra che raccoglie 14 calci d'angolo contro 4 meritava sicuramente miglior fortuna e non può essere accusata di aver giocato male. L'unico dato certo è che il Verona si trova dopo 5 giornate con 4 punti in classifica e che tre corner non fanno purtroppo un rigore.
Un punto in trasferta a Reggio Emilia è quello che una volta si definiva un brodino caldo, ma il Verona avrebbe bisogno di ben altro. Pareggio casalingo anche nel posticipo serale con la Cremonese.
Un sussulto arriva la settimana seguente, quando si va a vincere a Ravenna contro una squadra dismessa e poco incline alla lotta. Nel frattempo Giannini compie alcune scelte all'interno dello spogliatoio, con Esposito che spesso si trova in panchina o addirittura in tribuna. In effetti la squadra pare migliorare e la vittoria casalinga contro l' Alessandria, miglior prestazione stagionale fino a quel momento, pare davvero aver innescato una reazione positiva all'interno del gruppo.
Ma le illusioni di aver trovato il bandolo della matassa e del gioco si spengono definitivamente la successiva domenica. Il Verona torna al Picco di La Spezia, che per tutti noi significa dolore e notti insonni al pensiero di Cutolo solo davanti alla porta. Le Noci vuole a suo modo fare di meglio, ed infatti solo davanti alla porta preferisce prendere il palo ! Il rigore di Vannucchi e la conseguente espulsione di Cangi, appaiono davvero come i titoli di coda dell'avventura veronese di Giannini. La società preferisce aspettare.
Al Bentegodi arriva nientepopodimenoche il Bassano Virtus, ed il principe affida il centrocampo gialloblù al baby Emerson, con Esposito relegato in tribuna. Il gol di Vergini illude solamente, nel finale gli ospiti raggiungono il pareggio lasciando letteralmente senza parole gli oltre diecimila del tempio.
L'esonero di Giannini andrebbe fatto subito, la società invece preferisce attendere ancora.
A togliere tutti i dubbi ci pensa lo stesso tecnico romano, che nella sfida dell'Arechi contro la Salernitana si inventa una formazione senza né capo né coda, con Vriz in campo ad affiancare in attacco Le Noci, Pichlmann e Ferrari. Non contento poi nella ripresa butta nella mischia anche il giovane Viviani. Finisce ovviamente con una sconfitta e la società lo solleva dall'incarico.

Il rinvio della gara con il Sorrento, causa concomitante incontro di rugby, lascia qualche giorno di riflessione alla dirigenza scaligera sulle scelte da fare per cercare di non buttare alle ortiche un'altra stagione. Vari sono gli aneddoti che circolano su come si è giunti alla scelta di Mandorlini e su chi abbia davvero scelto e sponsorizzato il tecnico ravennate.
Il dato di fatto è comunque che si tratta di un tecnico che ha vinto un campionato di serie B e che di calcio ne capisce. Il suo modulo preferito è il 4-3-3 ,che solleva sempre tante discussioni sulla sua bontà ed efficacia.
Si debutta quindi, in quello che a tutti gli effetti è il nuovo campionato del Verona, sul campo della Spal, sotto un diluvio universale. La squadre appare viva e costruisce molte occasioni. Il pareggio finale lascia un po' di amaro in bocca, ma come inizio tutto sommato può andare.
Il prato del Bentegodi nel frattempo pare diventato un campo destinato alle esercitazioni militari con i carri armati: fango, terra e buche la fanno da padrone.
Questo di sicuro non aiuta la squadra nel costruire un calcio offensivo, ma è chiaro anche che davanti qualcosa ancora non gira. I pareggi contro Pavia e Sorrento lasciano la squadra terribilmente indietro in classifica, con la zona play-out molto più vicina di quella play-off. A complicare le cose ci si mette anche la sindrome calci di rigore. Dopo che in due campionati i tiri dagli 11 metri concessi al Verona sono stati forse 2, ora che ci vengono fischiati li sbagliamo tutti. Inizia la serie Selva, che sotto la neve di Lumezzane sbaglia il rigore del possibile pareggio. La gara finisce poi 1-1 grazie al gol di Pichlmann.
La domenica seguente, ospite al Bentegodi il Pergocrema, otteniamo un rigore al 90' con Le Noci che centra il palo. Nella seconda di ritorno a Como, anche qui su un campo più simile al vicino lago che ad un prato di calcio, ci pensa Hallfredsson a tirare alle stelle dagli undici metri.
Insomma, non ne gira una giusta, la squadra se non altro non perde, ma i pareggi sono davvero tanti per chi deve tentare una forte accelerazione verso le posizioni più alte della classifica. Seguono il successo casalingo contro il Monza ed uno scialbo pareggio a Bolzano contro il Sud Tirol.
Ci si aspettano dal calciomercato quegli innesti tanto invocati da Mandorlini sin dal suo arrivo a Verona, innesti che però non arrivano. O meglio, Tiboni e Napoli vengono ad aggiungersi ad un reparto già in sovrannumero, mentre nessuno di chi doveva essere ceduto riesce ad essere piazzato.
Il caso più rappresentativo è quello di Nicola Ferrari, che complice alcune partite davvero brutte ed opache, viene sonoramente fischiato (a ns.avviso scioccamente) ogni qualvolta entra in campo. Ferrari rimane qui, e si può dire ora che è stata la fortuna sua e del Verona. Un colloquio con Mandorlini , franco e deciso come si conviene tra uomini veri, ha il potere di sbloccare mentalmente l'attaccante trentino. Diventa titolare inamovibile della squadra ed inizia la metamorfosi sua e del Verona. Di colpo Ferrari diventa il terminale offensivo, prende botte, fa salire la squadra, consente ai centrocampisti di appoggiare a lui ogni pallone . La sconfitta con il Gubbio è per assurdo l'inizio della rinascita. Si vincono tre gare consecutive contro Reggiana , Cremonese in trasferta e Ravenna in casa.
Ad Alessandria uno stop inaspettato, anche per la qualità del gioco espresso, ma oramai si è capito che il vento è cambiato. La squadra in casa non sbaglia un colpo, e l'unica incognita è solo quella dei troppi punti buttati al vento nella prima parte della stagione. Certo, rispetto alla mole di gioco le reti segnate sono forse troppo poche, e questo lo si paga ancora nella trasferte di Bassano e Pavia. Ma ora il traguardo play off appare davvero alla ns.portata e questo, vista come si era messa la stagione, ha davvero dell'incredibile.
Finale di campionato con vittorie in casa contro la Spal di Remondina ed il Lumezzane, e pareggi esterni con Pavia e Pergocrema.
Si accede ai play-off promozione da quinta classificata, e tutti sappiamo cosa dice la storia in merito.
Ci aspetta subito la sfida contro, a nostro giudizio, la squadra più bella del campionato, quel Sorrento che in casa gioca sul campo da Subbuteo, con il prato finto ed il muro ad 1 metro dalla linea laterale.
La forza fisica e mentale del Verona oramai è tale che tutto è possibile, e dopo due parate strepitose di Rafael , sale in cattedra Ferrari che con una doppietta stende i campani. La gara di ritorno, che inutilmente i locali hanno tentato di avvelenare con sterili polemiche, vede il Verona controllare alla perfezione il match.

L'epilogo lo conosciamo bene tutti. La finale è con la Salernitana, in una cornice da serie A.
Ferrari si ripete con una doppietta ed il giubbino smanicato di Mandorlini si dimostra un talismano impossibile da battere. La gioia di festeggiare per una volta anche noi in campo "nemico" non ha prezzo. La città impazzisce letteralmente, ed il popolo gialloblù dà una dimostrazione di affetto e di amore verso la sua squadra che fa commuovere anche chi segue distrattamente le sorti del Verona. Dubbi non ce ne sono mai stati, ma se qualcuno davvero credeva che le gerarchie cittadine fossero cambiate, ha dovuto ancora una volta ingoiare il rospo e farsene una ragione una volta per tutte.
Un campionato incredibile, l'esatto opposto di quello scorso, dove dopo un'intera stagione condotta al vertice, ci siamo, ancora non si sa bene come, suicidati .
Alla fine essere promossi così, contro tutti gli scettici e contro qualsiasi statistica, è forse ancora più bello.
Finisce così, nel miglior modo possibile, il quarto campionato del Verona in Lega Pro.
Facciamo davvero in modo che sia stato anche l'ultimo.

Alberto

LE IMPERFEZIONI


E' ufficiale: ci giochiamo tutto nei playoff. A cinque giornate dal termine del campionato non abbiamo più nulla da scoprire. E nemmeno più nulla da dire. Del resto, non vinciamo da un mese esatto. Questo perché il Verona è una squadra imperfetta. Accreditato di un rosa di vertice non ha mai espresso realmente il suo potenziale, propone un gioco insulso, fastidioso, subisce continue amnesie difensive e incassa reti assurde pur avendo il migliore portiere del campionato. Non tira mai in porta. In ogni partita hai sempre l'impressione che gli assenti abbiano ragione: ieri si sentiva la mancanza di Matos e Crescenzi, oggi quella di Zaccagni, domani quella di Pazzini e così via. Ma anche questo non è poi sempre vero: a Perugia, senza 6 titolari (titolare? concetto oscuro e non appartenente a Grosso) ha sfoderato la più bella prestazione dell'anno. Manca di continuità questa squadra, è immatura, confusa dentro perché ha l'ossessione di recitare un unico copione. Non necessariamente quello che porta poi al risultato. Quante occasioni abbiamo sprecato? Un'infinità. Il problema di fondo è che Grosso è un allenatore imperfetto. Complicato, contorto, incapace di trovare una strada da seguire. Avrà pure vinto il Mondiale e tanti scudetti da calciatore, ma da allenatore è rimasto prigioniero della logica dei pupazzetti della Playstation. Per noi, che abbiamo visto campioni veri in panchina come Bagnoli, Prandelli e Mandorlini che vincevano campionati con 15 o 16 giocatori al massimo (e come loro anche Cadè e Valcareggi) il socialismo tattico di Grosso appare non solo incomprensibile, ma anche una mortificazione nei riguardi del talento vero. Avesse a disposizione 50 giocatori, tutti troverebbero posto. Magari scoprendosi impiegati in due o tre ruoli diversi. Non importa. Il caos viene esaltato ad espressione di qualità e valore. Pazzesco. E i risultati sono davanti agli occhi.

[continua]
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