domenica 2, h 21:15  

HELLAS VERONA

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CITTADELLA0

hi!hi!hi!hi!hi!hi!hi!
Hellas Verona english presentation

6. Il Viaggio Continua

Perchè devi sapere che in tutti i viaggi che noi facciamo, anche nei più stupidi, alla fine c'è sempre qualcosa di buono, come per esempio un sacco d'oro o una fonte di giovinezza o un oceano o un fiume che nessuno aveva mai visto o almeno una gran bistecca con patata al forno (da IL PRIGIONIERO DI FALCONER, John Cheever)

Il Viaggio Continua

Si dice che una volta che i giochi si chiudono, o che finisce un viaggio, rimangono solo il rimpianto e il ricordo. Entrambi però possono essere piacevoli, come nel nostro caso.

Se il rimpianto è quello di non poter rivivere all'infinito la gioia e l'emozione che abbiamo provato nella poderosa cavalcata dei nostri ragazzi per essere catturati daccapo dagli stessi brividi e dallo stesso senso di liberazione, il ricordo ci aiuta. Ci aiuta anche come forma di analisi. Lasciando da parte quella emotiva, già più volte scaricata dal sottoscritto e splendidamente riproposta i giorni scorsi da Davide e Alberto (e, se vogliamo, filo conduttore anche delle pagelle di Valeriano), rimane da affrontare quella un tantino più razionale e filosofica. Altrettanto gratificante perchè in grado di sottolineare certi perchè e certi come.

Punto primo, il campionato si gioca fino alla fine. Ricordiamocelo anche per il futuro. Bisogna crederci sempre, non mollare mai. Perchè siamo noi gli artefici di noi stessi. Quante volte abbiamo pensato che non ce l'avremmo fatta e invece le cose sono finite in maniera diversa? Quante volte, al contrario, abbiamo pensato che sarebbe stato un gioco da ragazzi, una semplice formalità, e siamo rimasti alla fine con un pugno di sabbia in mano?

Di solito, quando succedono queste cose, esce fuori qualcuno che non è in grado di cogliere il significato di ciò che è accaduto e parla allora di miracolo (se va bene) o di sfiga perenne (se va male). Ma siamo proprio sicuri che si sia trattato di un banale miracolo - quindi del succedersi di eventi non dimostrabili e provenienti direttamente dal trascendente - la promozione di quest'anno? O, peggio ancora, capriccio del destino? Finendo per attribuire sempre a qualcosa (o a Qualcuno) di estraneo ai veri protagonisti i meriti e i demeriti di quello che accade finiamo per non rendere giustizia ai meriti del lavoro di Mandorlini, alle sue decisioni, all'impegno di tutti i giocatori, alla guida lungimirante del Presidente. Profetica, aggiungerei.

Persino volendoci soffermare alla finale con la Salernitana e mettendo da parte un attimo il resto del campionato con tanto di poderosa rimonta, la condizione con la quale siamo arrivati a giocare i playoff, lo spirito della squadra, etc etc, c'è qualcosa di miracoloso? Assolutamente no. Tutti i giocatori avversari hanno ammesso di aver sbagliato completamente l'approccio della prima gara, soffrendo i nostri assalti e cadendo inevitabilmente nel nervosismo per cercare di opporsi in qualche modo. Il secondo tempo giocato all'Arechi poi, ha evidenziato un crescendo di consapevolezza da parte nostra e di frustrazione dall'altra. A loro bastava un gol per mettere tutto nuovamente in discussione ma un gol, nel gioco del calcio, è un oceano. Un infinito invalicabile.

Dobbiamo avere il coraggio di rendere merito al gesto sportivo di questi eroi, perchè nessuno ci ha regalato niente. Non è stato un miracolo!

Perchè ci abbiamo messo tanto tempo? Perchè il Verona aveva bisogno dei suoi tempi per smaltire la sbornia. È riuscito a emergere solo oggi dai propri limiti e pesi e responsabilità a causa degli eccessi e dello stordimento in cui era finito. Mi riferisco essenzialmente al declino pastorelliano (sarebbe più corretto parlare di vera e propria depressione, vista la condizione penosa in cui ha ceduto la società) e alla condizione arvediana di emergenza continua. Avevamo bisogno di tempo per trovare una persona che mettesse a disposizione soldi per coprire i buchi e passione per rilanciare l'ambiente. Doveva essere ricostruita la rosa, maturare qualche ragazzo, cambiare la testa a chi era rimasto e far imparare di nuovo a vincere. Come la malattia in cui è caduto l'Hellas è stata lunga e impietosa, anche la guarigione non poteva che essere prolungata perchè doveva ricomporre daccapo cellule danneggiate, tessuti strappati, organi lesi. Altre società, in situazioni analoghe, hanno preferito tagliare corto fallendo e rinascendo sulla base di nuove compagini; noi no: siamo caduti in uno stato comatoso per anni e ci siamo risvegliati solo quando sono cominciati a rinascere i germogli della nuova primavera. Grazie alla passione quotidiana dei tifosi, sempre vicini anche nei momenti più difficili con 8.000 abbonati a stagione e 700/800 fedelissimi sempre presenti in trasferta e al Presidente Martinelli che ci ha sempre creduto. Del resto, parliamoci chiaro, poteva il Verona fallire? Che tragedia sarebbe stata per tutti noi?

Anche qui, non c'è stato alcun miracolo. Solo costanza, determinazione e volontà.

Il mister, a fine gennaio, parlava di B in due stagioni e di un campionato da vincere senza passare per il playoff. Poi tutto è andato come sappiano perchè nessuno è riuscito a fare meglio. Adesso parla di serie A in un paio di stagioni come logica collocazione della nostra società. Non si è fermato dunque.

Infatti è così. Mandolini e questo gruppo hanno iniziato solo ora a vincere. Sembra il Verona di Bagnoli partito dalla serie B e arrivato a vincere lo scudetto. Oggi assistiamo costantemente al fenomeno di formazioni che ottengono promozioni doppie nel giro di due stagioni consecutive: il Novara e il Cesena dalla C alla A, il Gubbio, la Juve Stabia e il Varese dalla C2 alla B. Chi vince si alimenta di una forza vitale tale che scavalca ostacoli, campionati e avversari giocando sempre con gli stessi uomini e con la stessa guida tecnica. Gli esperti parlano di slancio agonistico, forza del gruppo, autostima realizzativa. Non contano i nomi e neppure le individualità, conta lo spirito che c'è in quella squadra che rende possibile l'impossibile. Laddove per anni non riuscivamo a combinare niente di buono, indipendentemente dagli sforzi fatti, oggi siamo qui a correre senza fatica controllando le pulsazioni e la frequenza del nostro passo. Laddove gli altri devono ancora capirci qualcosa, noi conosciamo la nostra forza e i nostri limiti.

Il Verona di Mandorlini, dallo scorso mese di marzo ha iniziato un'avventura che nessuno è più riuscito a fermare. Siamo dunque in piena corsa. I conti, i conti che riguardano il bilancio di questo viaggio, li faremo alla fine. Tra un bel pò di tempo, amici miei.

Massimo

Colonna sonora: Destination Anywhere cantata dai Commitments. Regalo poi, a tutti coloro che percorreranno il viaggio insieme a noi le parole guida del grande John Updike. I sogni si realizzano. Senza questa possibilità, la natura non ci inciderebbe a farne.

GRAZIE HELLAS!!!!


Di nuovo in A, passando per il via dopo i lunghi mesi di purgatorio grossiano, incapaci di esprimere il cuore e il coraggio che questi giocatori dovevano avere cacciato da qualche parte. È bastato l'arrivo di un tecnico normale, che non aveva mai vinto niente di importante in panchina prima ma che è uomo vero in grado di ricomporre i cocci frantumati dal calcio da xbox del suo predecessore per restituire quel briciolo di speranza e di fiducia in se stessi che era andato completamente perso. Setti, per fortuna, non ha ripetuto l'errore dell'anno precedente e pochi giorni dopo aver sbandierato la sua Coerenza (con la C maiuscola) si è fatto sopraffare dal Buonsenso (con la B maiuscola) per l'Arrembaggio (con la A maiuscola) finale. Strada tutta in salita dunque, ma una dopo l'altra il Perugia di Nesta, l'ostico Pescara e infine lo sfrontato Cittadella (che aveva abbattuto lo Spezia e soprattutto il Benevento) sono stati ostacoli che hanno esaltato la solidità e la forza di carattere del gruppo. Come tutti i grandi serial televisivi, quelli che ti inchiodano davanti allo schermo fino all'ultima puntata, non potevamo che legittimare l'impresa al Bentegodi con 2 reti da recuperare. Il palo di Laribi, la traversa di Pazzini con le parate di Paleari a Cittadella avevano mascherato un risultato bugiardo per come era scaturito, con i soli primi 20 minuti realmente concessi agli avversari. E rinviato tutto ad oggi, 2 giugno, festa della Repubblica e della Promozione in A. Di fronte ad un pubblico eccezionale, la squadra ha dominato per 90 minuti non concedendo neppure un tiro in porta. Il Cittadella ha corso e picchiato tutta la partita non riuscendo ad opporre altro che un agonismo strenuo. Sono felice per Zaccagni, Di Carmine (ma che gol ha fatto?) e Laribi. Sono felice per Aglietti unico a conquistare la promozione in A sia da giocatore che da allenatore. Sono felice per tutti i gialloblù. Sono felice e basta. Grazie Hellas, grazie di avermi scelto.

[continua]
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