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5. Tanti record per un sogno rimandato - parte 2

LA STAGIONE DEI RECORD: C’è un dato, inconfutabile, che rimarrà a ricordo di questa annata gialloblu, malgrado l’amarezza del suo finale: quella 2011-12 è stata la stagione dei record. Grazie anche al gran numero di partite disputate, e come ricordato da Carlo nella precedente puntata del dossier, il Verona ha demolito i primati di vittorie complessive realizzate in campionato (23 nel 2011-12; la miglior prestazione precedente risaliva alla stagione di Prandelli con 18 successi) e di punti finali (78, contro i 66 della stagione 1998-99). Ma, soprattutto, ha saputo inanellare ben 3 differenti record in termini di vittorie consecutive:

  • Record assoluto di vittorie consecutive in trasferta (5, contro Cittadella, Bari, Empoli, Parma e Livorno, nel periodo tra il 29.10.2011 ed il 3.12.2011);

  • Record assoluto di vittorie consecutive in totale (9, contro Cittadella, Brescia, Bari, Crotone, Empoli, Reggina, Parma, Livorno ed Albinoleffe nel periodo tra il 29.10.2011 ed il 10.12.2011);
  • Record di vittorie consecutive in casa in serie B (12, contro Brescia, Crotone, Reggina, Albinoleffe, Modena, Juve Stabia, Grosseto, Ascoli, Gubbio,Vicenza, Cittadella e Bari nel periodo tra il 1.11.2011 ed il 14.04.2011).

Risultati eccezionali, spalmati lungo tutta la stagione (sebbene  la fase più scintillante sia stata vissuta nel periodo tardo-autunnale) e che non possono non possono considerarsi casuali. Quali sono stati allora gli elementi che maggiormente hanno determinato questa capacità dei gialloblu di Mandorlini di collezionare significative serie di risultati utili consecutive? E cosa invece è mancato se, alla fine, il Verona si è trovato con un pugno di mosche in mano fallendo l’obiettivo promozione? Tralasciando le considerazioni più evidenti (calo di forma nel finale di stagione specie da parte di alcuni uomini chiave, insufficienza quantitativa e qualitativa della rosa allestita per un campionato di metà classifica, episodi arbitrali sfavorevoli ecc), di seguito abbiamo provato a lasciare le strade più battute, per trovare con il conforto delle statistiche alcune chiavi interpretative inedite di quella che è stata la stagione gialloblu. Non senza qualche sorpresa.

UNA SQUADRA CINICA: Del Verona si è spesso lamentata la carenza in zona gol dei centravanti gialloblu e, più in generale, l’inadeguatezza del reparto offensivo; eppure è innegabile il fatto che l’Hellas di Mandorlini è stata una squadra estramemente cinica (seconda, forse, al solo Sassuolo nel campionato cadetto). Il Verona di campionato, infatti,  ha vinto 23 gare sulle 42 disputate (55%), pareggiandone 9 e perdendone 10 (43%), sebbene sia andata maggiormente al tiro rispetto agli avversari in sole 11 occasioni (26%; in 6 casi i tiri totali dei gialloblu hanno pareggiato quelli avversari ed in ben 25 occasioni sono stati inferiori) ed abbia registrato una supremazia territoriale in 24 partite (57%). Se si aggiunge che 14 dei 23 successi sono giunti con un solo gol di scarto e che nelle 23 partite vinte solamente in 4 circostanze il Verona ha fatto più tiri dell’avversario, si può concludere un po’ banalmente che ad ispirare il Verona di Mandorlini non è stato certamente il gioco del Barcellona; conscio dei limiti tecnici dei giocatori a sua disposizione, il mister romagnolo ha saputo plasmare una squadra a sua immagine e somiglianza, compatta e di carattere, capace di giocarsela con tutte le avversarie senza tuttavia farsi prendere da fisime di dominio territoriale e cercando invece sempre la strada più efficace per il gol.

QUESTIONE DI MODULO? Ma c’è poi un altro dato statistico che non è stato adeguatamente considerato (se non proprio del tutto ignorato) nelle numerose analisi che si sono susseguite nel corso della stagione dei gialloblu, ed è un dato che riguarda il modulo adottato dagli scaligeri. Di solito, su questo tema, gli allenatori sono soliti ribadire che il comportamento di una squadra in campo non è questione di numeri, quanto di organizzazione e di atteggiamento mentale. Innegabilmente, però, ad una diversa disposizione in campo si accompagna una differente copertura del terreno di gioco ed una differente espressione delle qualità (e dei difetti) dei calciatori, per cui il modulo un suo ruolo lo gioca, eccome. Il modulo preferito di Mandorlini è il 4-3-3;  l’allenatore ravvenate, in particolare,  predilige lo schieramento a 3 punte (in passato aveva adottato anche il 3-4-3) perchè permette alle sue squadre di avere un atteggiamento aggressivo e di attaccare la formazione avversaria sin dalla fase di impostazione dell’azione (in quanto i 4 difensori avversari si trovano subito pressati da ben 3 uomini). Nel corso della stagione, gli schieramenti adottati da Mandorlini sono stati però due: il 4-3-3 con due ali ed una punta centrale in aventi, di gran lunga prevalente, ed il 4-4-2 (o forse sarebbe più corretto dire il 4-3-1-2) con Jorginho o Galli dietro a due punte in posizione più accentrata.  In particolare, i gialloblu hanno iniziato la stagione con il 4-3-3, ripiegando poi in numerose occasioni sul 4-4-2 nella parte centrale della stagione e tornando quindi decisi sul 4-3-3 nel finale. Ebbene, qual è stato il rendimento dell’Hellas con i due differenti moduli?

Riepilogo dei risultati dell’Hellas nel campionato si Serie B 2011-12 per modulo di adozione:

MODULO
G
C
T
PUN
MP 
M.GF 
M. GS 
COEFF*
TF
TS
%P
4-4-2
13
5
7
28
2,15
1,23
0,77
1,39
13,69
12,69
50
4-3-3
29
16
13
50
1,72
1,52
1,07
1,33
12,93
14,93
51,38
Delta %
25%
-19%
-28%
4,50%
5,90%
-15,00%
-2,70%

 

*Coefficiente di difficoltà calcolato come media dei punti realizzati dalla squadra avversaria nelle partite di campionato escludendo quelle contro il Verona.

I dati riportati in tabella risultano abbastanza eloquenti: nelle 13 gare disputate con il 4-4-2 i gialloblu hanno ottenuto una media punti di 2,15 (con 9 vittorie, 1 pareggio e 3 sconfitte, peraltro contro le 3 promosse Torino, Pescara e Sampdoria), decisamente superiore (+25%) rispetto a quella conseguita con il 4-3-3 (1,72 punti a partita), e tutto questo nonostante il 4-4-2 sia stato impiegato prevalentemente in gare in trasferta (7 volte su 13) e contro avversari dal maggior coefficiente di difficoltà (+4,5%). L’adozione del 4-4-2, con lo schieramento di Jorginho dietro alle punte Gomez e Ferrari, è stata una delle chiavi (probabilmente la più sottovalutata), della serie di 9 vittorie consecutive tra fine ottobre e metà dicembre 2011 e, anche quando riproposta successivamente (per esempio a febbraio contro Ascoli e Gubbio o ad inizio maggio nella difficile trasferta di Reggio) ha dato ottimi frutti, a conferma che il miglior rendimento degli scaligeri con questo modulo non può essere stato determinato solamente dalla diversa condizione di forma nel periodo in cui è stato adottato. I numeri d’altra parte confermano che l’Hellas schierato con il 4-4-2 è una squadra che ha segnato di meno (-19%) ed ha tenuto meno la palla (-2,7%), ma che ha tuttavia garantito delle performance difensive decisamente migliori, subendo il 15% di tiri ed il 28% di gol in meno.

Il modulo adottato inizialmente dai gialloblu nelle partite del campionato di Serie B 2011-12:

Girone
P
Data
Campo
Avversario
Risultato
Modulo
Andata
1
26/08/2011
CASA
PESCARA
1 a 2
4-3-3
Andata
2
31/08/2011
FUORI
JUVE STABIA
2 a 1
4-4-2
Andata
3
04/09/2011
CASA
SASSUOLO
1 a 0
4-3-3
Andata
4
10/09/2011
FUORI
GROSSETO
1 a 2
4-3-3
Andata
5
16/09/2011
CASA
PADOVA
2 a 2
4-3-3
Andata
6
24/09/2011
FUORI
ASCOLI
2 a 1
4-3-3
Andata
7
01/10/2011
FUORI
GUBBIO
1 a 1
4-3-3
Andata
8
05/10/2011
CASA
SAMPDORIA
1 a 1
4-3-3
Andata
9
09/10/2011
CASA
TORINO
1 a 3
4-4-2
Andata
10
15/10/2011
FUORI
VICENZA
1 a 2
4-3-3
Andata
11
21/10/2011
CASA
NOCERINA
1 a 1
4-3-3
Andata
12
29/10/2011
FUORI
CITTADELLA
2 a 1
4-3-3
Andata
13
01/11/2011
CASA
BRESCIA
1 a 0
4-3-3
Andata
14
07/11/2011
FUORI
BARI
1 a 0
4-4-2
Andata
15
13/11/2011
CASA
CROTONE
2 a 1
4-3-3
Andata
16
19/11/2011
FUORI
EMPOLI
3 a 1
4-4-2
Andata
17
26/11/2011
CASA
REGGINA
1 a 0
4-4-2
Andata
18
03/12/2011
FUORI
LIVORNO
2 a 0
4-4-2
Andata
19
10/12/2011
CASA
ALBINOLEFFE
1 a 0
4-4-2
Andata
20
18/12/2011
FUORI
VARESE
0 a 0
4-4-2
Andata
21
06/01/2012
CASA
MODENA
2 a 1
4-3-3
Ritorno
22
16/01/2012
FUORI
PESCARA
1 a 3
4-4-2
Ritorno
23
21/01/2012
CASA
JUVE STABIA
2 a 0
4-3-3
Ritorno
24
28/01/2012
FUORI
SASSUOLO
0 a 2
4-3-3
Ritorno
25
31/01/2012
CASA
GROSSETO
2 a 0
4-3-3
Ritorno
26
04/02/2012
FUORI
PADOVA
0 a 0
4-3-3
Ritorno
27
11/02/2012
CASA
ASCOLI
2 a 0
4-4-2
Ritorno
28
18/02/2012
CASA
GUBBIO
1 a 0
4-4-2
Ritorno
29
03/03/2012
FUORI
SAMPDORIA
0 a 2
4-4-2
Ritorno
30
12/03/2012
FUORI
TORINO
4 a 1
4-3-3
Ritorno
31
17/03/2012
CASA
VICENZA
2 a 0
4-3-3
Ritorno
32
24/03/2012
FUORI
NOCERINA
1 a 3
4-3-3
Ritorno
33
30/03/2012
CASA
CITTADELLA
3 a 2
4-3-3
Ritorno
34
06/04/2012
FUORI
BRESCIA
1 a 2
4-3-3
Ritorno
35
14/04/2012
CASA
BARI
4 a 1
4-3-3
Ritorno
36
21/04/2012
FUORI
CROTONE
1 a 3
4-3-3
Ritorno
37
27/04/2012
CASA
EMPOLI
0 a 0
4-3-3
Ritorno
38
01/05/2012
FUORI
REGGINA
1 a 0
4-4-2
Ritorno
39
05/05/2012
CASA
LIVORNO
1 a 0
4-3-3
Ritorno
40
14/05/2012
FUORI
ALBINOLEFFE
1 a 1
4-3-3
Ritorno
41
19/05/2012
CASA
VARESE
3 a 0
4-3-3
Ritorno
42
26/05/2012
FUORI
MODENA
1 a 1
4-3-3

 

Scorrendo questi dati, sorprende il fatto che Mandorlini non abbia ritenuto opportuno adottare il 4-4-2 nelle varie trasferte del girone di ritorno, finite spesso con cocenti sconfitte, quando la presenza di un Halfreddsson in forma calante ha reso quasi insostenibile l’inferiorità numerica a centrocampo del 4-3-3, fin lì compensata dalla classe dell’islandese e dalla forza fisica di Tachstidis. A parziale giustificazione del tecnico ravennate va ricordato che proprio con il 4-4-2 il Verona ha disputato due delle sue peggiori partite della stagione (l’1-3 interno contro il Torino ed il 2-0 al Marassi con la Sampdoria), tuttavia i risultati ottenuti nelle altre gare in cui è stato impiegato quanto meno suggeriscono l’opportunità di un suo maggiore utilizzo nella prossima stagione, specie nelle partite esterne.

IL RUOLO DEGLI INDISPENSABILI: Infine, dopo aver parlato di atteggiamento e di moduli, un ultima considerazione va riservata agli uomini, perché in fondo a scendere in campo sono i calciatori e la loro qualità risulta determinante. Come riepilogato con le pagelle del nostro dossier, sono stati numerosi i gialloblu che si sono messi in luce in questa splendida annata; tuttavia scorrendo le formazioni impiegate nelle varie partite di campionato ed i risultati conseguiti, spiccano in particolare i nomi di due giocatori, la cui presenza si è rivelata assolutamente indispensabile per il rendimento della squadra scaligera (e che non a caso sono risultati rispettivamente il secondo ed il primo classificati del nostro sondaggio settimanale volto ad eleggere il “Protagonista” gialloblu). Il riferimento è ad Hallfreddsson e Gomez. L’islandese è mancato in 5 partite, nelle quali l’Hellas ha raccolto solo 4 punti, vincendo in casa contro il Grosseto, pareggiando a Padova e perdendo a Pescara, Sassuolo e Padova. Più in generale, il suo calo di condizione  negli ultimi mesi ha forse determinato in maniera decisiva il mancato accesso alla promozione diretta da parte dei gialloblu. Ancora più pesanti, però, sono state le assenze di Juanito: senza di lui il Verona ha raccolto la miseria di 2 punti in 5 gare, pareggiando con Varese e Modena in trasferta e perdendo con Pescara e Torino in casa e con lo stesso Pescara in trasferta. Non è un caso se ora sono proprio loro, i due giocatori maggiormente indispensabili della stagione del Verona 2011-12, gli uomini più chiacchierati del mercato in uscita. Se si deciderà per una loro partenza, bisognerà tenerne adeguatamente conto.

Enrico

LE IMPERFEZIONI


E' ufficiale: ci giochiamo tutto nei playoff. A cinque giornate dal termine del campionato non abbiamo più nulla da scoprire. E nemmeno più nulla da dire. Del resto, non vinciamo da un mese esatto. Questo perché il Verona è una squadra imperfetta. Accreditato di un rosa di vertice non ha mai espresso realmente il suo potenziale, propone un gioco insulso, fastidioso, subisce continue amnesie difensive e incassa reti assurde pur avendo il migliore portiere del campionato. Non tira mai in porta. In ogni partita hai sempre l'impressione che gli assenti abbiano ragione: ieri si sentiva la mancanza di Matos e Crescenzi, oggi quella di Zaccagni, domani quella di Pazzini e così via. Ma anche questo non è poi sempre vero: a Perugia, senza 6 titolari (titolare? concetto oscuro e non appartenente a Grosso) ha sfoderato la più bella prestazione dell'anno. Manca di continuità questa squadra, è immatura, confusa dentro perché ha l'ossessione di recitare un unico copione. Non necessariamente quello che porta poi al risultato. Quante occasioni abbiamo sprecato? Un'infinità. Il problema di fondo è che Grosso è un allenatore imperfetto. Complicato, contorto, incapace di trovare una strada da seguire. Avrà pure vinto il Mondiale e tanti scudetti da calciatore, ma da allenatore è rimasto prigioniero della logica dei pupazzetti della Playstation. Per noi, che abbiamo visto campioni veri in panchina come Bagnoli, Prandelli e Mandorlini che vincevano campionati con 15 o 16 giocatori al massimo (e come loro anche Cadè e Valcareggi) il socialismo tattico di Grosso appare non solo incomprensibile, ma anche una mortificazione nei riguardi del talento vero. Avesse a disposizione 50 giocatori, tutti troverebbero posto. Magari scoprendosi impiegati in due o tre ruoli diversi. Non importa. Il caos viene esaltato ad espressione di qualità e valore. Pazzesco. E i risultati sono davanti agli occhi.

[continua]
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