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I Dilettanti

E dopo Mantova?

"Smesso con il calcio professionistico, ho giocato un anno nelle Officine Bra e poi 4 anni nelle Confezioni Duemila di Povegliano."

Nelle categorie inferiori l'apporto di Dino Gobbi è determinante per il salto di qualità delle squadre in cui gioca. A Povegliano, dopo aver lungamente inseguito la promozione, le Confezioni 2000 centrano la prima categoria al primo anno con Gobbi in formazione, nel 1981-82. Gobbi può permettersi di ricoprire diversi ruoli. Così è ricordato in Storia e storie del calcio a Povegliano Veronese di Giampietro Caceffo e Giorgio Bovo: "elemento trainante si rivela l'ex professionista Dino Gobbi, giocatore eclettico in grado di ricoprire diversi ruoli difensivi e di centrocampo e abile nel far valere la propria esperienza; proverbiale la sua grinta in campo anche per stimolare i compagni più giovani..."

E' proprio Dino Gobbi a mettere la firma sulla promozione portando in vantaggio il Povegliano con un colpo di testa sul campo del San Zeno all'ultima giornata, dopo che la formazione neroverde si era complicata la vita alla penultima giornata perdendo in casa contro il fanalino di coda Virtus Borgo Venezia. Le Confezioni 2000 chiudono il campionato un punto sopra il Sivam Bagnolo e si assicurano il diritto a disputare il campionato di Prima categoria.

Il calcio dilettante era diverso nel modo di gestire i giovani?

"Non molto. Anche a Povegliano ho potuto vedere la mentalità ristretta nel modo di valorizzare il settore giovanile. A me piaceva guardare anche le squadre giovanili e una volta provai a parlare alla dirigenza suggerendo di cominciare a inserire in prima squadra qualche ragazzo di prospettiva. Mi guardarono sorpresi, quasi con sospetto. Non tennero in alcuna considerazione i miei consigli."

Le Confezioni Duemila retrocedono in Seconda Categoria l'anno successivo, per poi conquistare un nuova promozione nella stagione 1984-85, sempre con Dino Gobbi capitano. Oltre a lui, la squadra di Povegliano può contare sull'esperienza di Riccardo Gregorotti, che aveva giocato nella Primavera del Verona con Bergamaschi e Nosè, oltre ad essere passato nel Chievo in serie D. La promozione in Prima Categoria arriva dopo un avvincente testa a testa con la Scaligera.

Le  squadre di Povegliano e Hellas Verona schierate
Le squadre di Povegliano e Hellas Verona schierate a metà campo prima di una gara amichevole, stagione 1982-83. Dino Gobbi ha la fascia di capitano, in piedi vicino a Volpati.

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LE IMPERFEZIONI


E' ufficiale: ci giochiamo tutto nei playoff. A cinque giornate dal termine del campionato non abbiamo più nulla da scoprire. E nemmeno più nulla da dire. Del resto, non vinciamo da un mese esatto. Questo perché il Verona è una squadra imperfetta. Accreditato di un rosa di vertice non ha mai espresso realmente il suo potenziale, propone un gioco insulso, fastidioso, subisce continue amnesie difensive e incassa reti assurde pur avendo il migliore portiere del campionato. Non tira mai in porta. In ogni partita hai sempre l'impressione che gli assenti abbiano ragione: ieri si sentiva la mancanza di Matos e Crescenzi, oggi quella di Zaccagni, domani quella di Pazzini e così via. Ma anche questo non è poi sempre vero: a Perugia, senza 6 titolari (titolare? concetto oscuro e non appartenente a Grosso) ha sfoderato la più bella prestazione dell'anno. Manca di continuità questa squadra, è immatura, confusa dentro perché ha l'ossessione di recitare un unico copione. Non necessariamente quello che porta poi al risultato. Quante occasioni abbiamo sprecato? Un'infinità. Il problema di fondo è che Grosso è un allenatore imperfetto. Complicato, contorto, incapace di trovare una strada da seguire. Avrà pure vinto il Mondiale e tanti scudetti da calciatore, ma da allenatore è rimasto prigioniero della logica dei pupazzetti della Playstation. Per noi, che abbiamo visto campioni veri in panchina come Bagnoli, Prandelli e Mandorlini che vincevano campionati con 15 o 16 giocatori al massimo (e come loro anche Cadè e Valcareggi) il socialismo tattico di Grosso appare non solo incomprensibile, ma anche una mortificazione nei riguardi del talento vero. Avesse a disposizione 50 giocatori, tutti troverebbero posto. Magari scoprendosi impiegati in due o tre ruoli diversi. Non importa. Il caos viene esaltato ad espressione di qualità e valore. Pazzesco. E i risultati sono davanti agli occhi.

[continua]
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