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INTRODUZIONE  
QUELLA PRIMA MAGLIA BIANCONERA...  
L'INCONTRO CON PAOLO MAGGIORE E LE GIOVANILI DELL'HELLAS  
LA STAGIONE 1970-71 E LE GIOVANI SPERANZE GIALLOBLU  
IL DEBUTTO A TORINO CONTRO LA JUVENTUS «
TRAFERIMENTO A PISA, UN BLITZ DI GARONZI  
DISCESA FRA I DILETTANTI, GLI ANNI DI MONSELICE  
IL CHIEVO DI GARONZI E L'ESPERIENZA DA ALLENATORE  
PAPA' MAFALDO  
 

Il debutto a Torino contro la Juventus

Alla seconda giornata di ritorno, il 7 febbraio 1971, il Verona riceve la Fiorentina al Bentegodi. L’incontro termina in parità 1-1 con le reti di Vitali e Clerici, e “Penna Bianca” Colombo para un rigore. Al 75’ Nanni lascia il campo per infortunio, sostituito da Landini; Orazi viene ammonito e in settimana sarà squalificato. La diagnosi per Nanni non lascia speranze: lieve distorsione al ginocchio destro, dovrà saltare la prossima gara. Il Verona è in piena emergenza e per la trasferta di Torino, in casa della Juventus, Pozzan mette in preallarme i giovani Gobbi e Nosè. Uno dei due verosimilmente dovrà esordire dall’inizio, ma la decisione è rinviata a giovedì, dopo la gara della De Martino nella quale Tavellin schiererà in attacco Mujesan, che si è appena ristabilito dall’infortunio patito a San Siro.

Giovedì 11 febbraio 1971 la De Martino scende in campo ad Avesa (il campo dell’Hellade) contro il Pisa, che schiera nelle sue fila l’ex Cosma. Dopo 27’ di gioco, Mujesan va in gol raccogliendo da opportunista una respinta del palo su colpo di testa di Rossetti. Sembra un buon viatico per il rientro dell’attaccante istriano in prima squadra ma, nel secondo tempo, Mujesan si scontra con un avversario e riporta la distorsione dei legamenti mediali del ginocchio destro. Fuori di nuovo.

Estratto de L'Arena del 12 febbraio 1971: De Martino:  Verona batte Pisa 4 a 1
Estratto de L'Arena del 12 febbraio 1971: De Martino: Verona batte Pisa 4 a 1

Nel frattempo, come in un’ideale staffetta, nella partita contro il Pisa si scatena Fausto Nosè. Al 30’ della ripresa, su passaggio di D’Amato, Nosè salta un avversario, entra in area e batte in diagonale il portiere pisano Tomei. Al 36’ Nosè ricambia il favore e manda in rete D’Amato per il 3-0. Finirà poi 4-1, con le reti di Colombini per il Pisa e di Antonini per il Verona.
Come non bastasse, lo stesso giorno, in allenamento con la prima squadra, si strappa Ferrari che, insieme a Mujesan, va ad intasare l’infermeria già occupata da Moschino e Nanni. Le scelte, a questo punto sono obbligate e, per la trasferta di Torino, Pozzan convoca sia Nosè sia Gobbi.

L'Arena di  sabato 13 febbraio 1971
La candidatura di Fausto Nosè per una maglia da titolare prende quota. Leggiamo sempre dalle pagine de L'Arena di sabato 13 febbraio 1971:
“Pozzan sembra propenso per il lancio di Nosè. Non ha ancora ufficializzato la notizia al giocatore ma lo ha fatto capire.”

E Fausto Nosè? C’è spazio anche per lui sul quotidiano veronese:
“Sono pronto all’esordio – ha detto Nosè – se Pozzan riterrà opportuno darmi questa soddisfazione. Sono tranquillo e mi sento anche bene fisicamente. So che avrò di fronte giocatori di classe ma non mi tirerò indietro. Spero soltanto che tutto si concluda nel migliore dei modi. A fianco di Bergamaschi, poi, mi sento più sollevato. Abbiamo giocato assieme per diverse stagioni”.

“Sono tranquillo” diceva Fausto. “Talmente tranquillo che non dormì affatto la notte prima. Ma non fu il solo a non chiudere occhio quella sera, nemmeno io e Mafaldo riuscimmo a dormire per l’emozione” ammette mamma Elena.

Arriva il giorno del debutto, a Torino, contro la Juventus, con la maglia numero 10. Roba che nemmeno nel più ardito dei sogni un ragazzo di 20 anni poteva immaginare. Pozzan lo mette in marcatura su Fabio Capello, con il compito di rilanciare l’azione quando possibile.
Fausto se la cava bene, e il Verona d’emergenza pure. Passato in svantaggio per un gol di Bettega, trova il pari grazie ad un colpo di testa di D’Amato che incoccia la traversa e carambola sulla schiena di Tancredi. Poi Colombo blinda la porta gialloblu dagli attacchi juventini. Il pari regge fino a pochi minuti dalla fine quando una punizione calciata da Capello si infila fra Nosè e Mazzanti in barriera e sorprende Colombo. A Franco Costa de La Stampa, Pozzan racconterà a fine gara: “Nosè si è tolto dalla barriera e il pallone calciato da Capello ha ingannato Colombo

La Stampa del 15  febbraio 2015
Juventus – Verona 2-1. La foto del gol di Capello tratta dall’edizione de La Stampa del 15 febbraio 2015; sulla destra si vedono Nosè e Mazzanti e il “pertugio” dove è passato il pallone.

Il gol di Capello risulterà decisivo e il Verona non riuscirà più a rimontare; pochi minuti prima del gol Pozzan aveva richiamato in panchina D’Amato, lontano dai campi da circa 3 mesi, facendo debuttare anche Dino Gobbi, con l’intento di blindare il pareggio. Purtroppo la punizione di Capello scombussola tutti i piani. Finisce con la vittoria per 2-1 della Juventus.

A fine gara, i taccuini dell’Arena raccolgono le impressioni di Garonzi sul suo “pupillo” Nosè: come l’ha visto? “Benissimo. Non ha sbagliato un passaggio. Manca di una certa esperienza, del resto giustificata. Ho visto un grandissimo Bergamaschi e un Colombo esibirsi in felici interventi”.

E Pozzan commenta così la prova di Fausto Nosè: “Doveva operare una marcatura elastica su Capello. Ha assolto il compito con molto onore creando nel contempo cose egregie per i compagni. Crescerà. Sono certo perché la stoffa non gli manca. Ora, però, non deve montarsi la testa.”

Fausto non avrà modo di montarsi la testa perché nella serie A 1970-71 non vedrà più non solo il campo, ma nemmeno la panchina della prima squadra. Come improvvisamente era arrivato il suo momento, altrettanto improvvisamente, con il recupero degli infortunati, non viene nemmeno più convocato. Con il rientro di Orazi dalla squalifica e il recupero fisico di Nanni, Nosè e Gobbi tornano nei ranghi della De Martino. Fausto si toglie lo sfizio di segnare pure a Walter Vecchi, il 17 marzo 1971, in occasione della gara persa 3-1 contro il Milan. Dino Gobbi verrà nuovamente schierato all’ultima di campionato, a Cagliari; invece Fausto Nosè dovrà attendere la Coppa Alpi, che si disputa a giugno, per indossare ancora la maglia della prima squadra.

“Pozzan non lo vedeva proprio” ricorda mamma Elena.


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LE IMPERFEZIONI


E' ufficiale: ci giochiamo tutto nei playoff. A cinque giornate dal termine del campionato non abbiamo più nulla da scoprire. E nemmeno più nulla da dire. Del resto, non vinciamo da un mese esatto. Questo perché il Verona è una squadra imperfetta. Accreditato di un rosa di vertice non ha mai espresso realmente il suo potenziale, propone un gioco insulso, fastidioso, subisce continue amnesie difensive e incassa reti assurde pur avendo il migliore portiere del campionato. Non tira mai in porta. In ogni partita hai sempre l'impressione che gli assenti abbiano ragione: ieri si sentiva la mancanza di Matos e Crescenzi, oggi quella di Zaccagni, domani quella di Pazzini e così via. Ma anche questo non è poi sempre vero: a Perugia, senza 6 titolari (titolare? concetto oscuro e non appartenente a Grosso) ha sfoderato la più bella prestazione dell'anno. Manca di continuità questa squadra, è immatura, confusa dentro perché ha l'ossessione di recitare un unico copione. Non necessariamente quello che porta poi al risultato. Quante occasioni abbiamo sprecato? Un'infinità. Il problema di fondo è che Grosso è un allenatore imperfetto. Complicato, contorto, incapace di trovare una strada da seguire. Avrà pure vinto il Mondiale e tanti scudetti da calciatore, ma da allenatore è rimasto prigioniero della logica dei pupazzetti della Playstation. Per noi, che abbiamo visto campioni veri in panchina come Bagnoli, Prandelli e Mandorlini che vincevano campionati con 15 o 16 giocatori al massimo (e come loro anche Cadè e Valcareggi) il socialismo tattico di Grosso appare non solo incomprensibile, ma anche una mortificazione nei riguardi del talento vero. Avesse a disposizione 50 giocatori, tutti troverebbero posto. Magari scoprendosi impiegati in due o tre ruoli diversi. Non importa. Il caos viene esaltato ad espressione di qualità e valore. Pazzesco. E i risultati sono davanti agli occhi.

[continua]
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