sabato 19, h 15:00  
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HELLAS VERONA

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Hellas Verona english presentation


PAOLO PIUBELLI, "PAN E BALON"   
LE GIOVANILI GIALLOBLU E LE PRIME CONVOCAZIONI «
STAGIONE 1990-91   
STAGIONE 1991-92   
STAGIONE 1992-93   
STAGIONE 1993-94   
L'INFORTUNIO E UNA "NUOVA" VITA   


 

LE GIOVANILI GIALLOBLU E LE PRIME CONVOCAZIONI

Partiamo dall'inizio. Quando hai cominciato a giocare nel Verona?

"Sono arrivato nelle giovanili all'età dei giovanissimi, nel campionato 1984-85".

Un anno di grazia...

"Proprio così. Prima avevo giocato nell'Audace di San Michele Extra e nell'Arbizzano, paese dove vivevo con la famiglia, e mi sono ritrovato nelle giovanili del Verona nell'anno in cui la prima squadra vinceva lo scudetto".

Chi sono stati i tuoi allenatori nelle giovanili gialloblu?

Ne ho avuti diversi: Germano Pistori, Dario Baruffi, Fausto Nosè, Giuliano Sonzogni, Sergio Maddè e Dino Da Costa. Con Da Costa ci si allenava praticamente solo con la palla: torello e partitella. Va comunque detto che in quegli anni, anche a livello di prima squadra, non c'era il tatticismo esasperato che è arrivato poi qualche anno dopo. Ricordo che con lo stesso Fascetti non abbiamo mai visionato un filmato della squadra avversaria e preparato tatticamente la partita a venire".

Fausto Nosè è una "vecchia conoscenza" di Hellastory.

"Oltre che mio allenatore è stato uno dei giocatori che più ho apprezzato quando mio padre mi portava a vedere le partite del Chievo al Bottagisio. Me lo ricordo con la fascia da capitano del Chievo".

Paolo Piubelli si segnala come uno degli elementi più promettenti del vivaio gialloblu. Quando ancora ha l'età per giocare negli Allievi, viene costantemente convocato con la Primavera. All'età di soli 16 anni comincia quindi a respirare aria di prima squadra, potendo allenarsi qualche volta, sotto la guida di Osvaldo Bagnoli, con campioni del calibro di Galderisi, Caniggia, Pacione.

Piubelli figura per la prima volta nella lista dei 16 in occasione di Verona – Pescara 0-0 del 12 marzo 1989, a 17 anni compiuti da poco. Siede in panchina anche in Verona – Torino 0-0 del 16 aprile, ma in quella stagione entra comunque diverse volte nella lista dei convocati per la domenica.

"All'inizio fu ovviamente una grande emozione poter andare la domenica con la prima squadra, anche se si trattava solo di accomodarsi in tribuna a guardare i compagni. Poi però il fatto di andare in tribuna un po' cominciava a pesare: io giocavo il sabato con la Primavera, la domenica ero impegnato tutto il giorno con la prima squadra, e da lunedì mattina si riprendeva con gli allenamenti. Seduta al mattino e seduta pomeridiana, poi alla sera provavo ad andare al Pindemonte per prendere la maturità, ma finivo spesso per crollare addormentato sul banco. Non è che restasse poi molto tempo per la vita privata, e a 17 anni avere tutto il weekend occupato dal calcio era comunque impegnativo".

Sei riuscito a finire gli studi?

"Ho preso il diploma di ragioniere ma, a dire il vero, più grazie agli abbonamenti e magliette che regalavo che per meriti scolastici" racconta divertito.

Piubelli vede coronati i sogni di ragazzino quando, nella stagione dello scudetto, era arrivato alle giovanili del Verona e ammirava i campioni allenati da Bagnoli. Solo 4 anni dopo anche lui è fra quelli che hanno la fortuna di allenarsi agli ordini dell'Osvaldo dei miracoli.

Ritiro estivo 1989
Ritiro estivo 1989. Un giovanissimo Paolo Piubelli, quarto da sinistra, viene aggregato alla prima squadra.

Sul tuo avambraccio destro fa bella mostra un tatuaggio con lo stemma del Verona. Quando lo hai fatto?

"L'ho fatto l'anno dello scudetto: ero entusiasta di vivere da ragazzo delle giovanili quel periodo irripetibile. Mi ricordo ancora la delusione della partita di Coppa Campioni con la Juventus: al Bentegodi ero raccattapalle, ho pianto a lungo per l'eliminazione dell'Hellas".

Già, un'eliminazione che brucia ancora, maturata, dopo il pari di Verona, nel silenzio del Comunale di Torino: gara a porte chiuse per il dopo - Heysel. La Juventus vinse 2-0 con i gol di Platini su rigore e di Serena ma il vero uomo partita, in casa bianconera, fu l'arbitro francese Wurtz. Elkjaer lo apostrofò in maniera piuttosto inequivocabile mimando una mazzetta di soldi.

"Lo scudetto lo abbiamo pagato caro" commenta Piubelli "Non sapremo mai esattamente cosa successe a livello societario". Quello che successe in campo invece lo sappiamo tutti: il Verona, dopo Brema, chiude un ciclo di risultati fantastici. Nel 1988-89, quando Piubelli comincia a entrare nel giro della prima squadra, il Verona di Bagnoli si salva all'ultima giornata, nonostante una pesante sconfitta 3-0 a Torino con la Juventus, per la concomitante sconfitta del Torino a Lecce. L'anno dopo, nonostante un mezzo miracolo compiuto da Bagnoli, la retrocessione è inevitabile. Non è certo quella la stagione ideale per dare spazio ai giovani: Piubelli si accomoda in panchina in occasione di Verona – Lazio 1-1 del 24 settembre 1989, ma poi non arriverà per lui la possibilità del debutto in quell'amaro campionato.




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E' IL MOMENTO DELLA VERITA'


Lo stato di malessere del tifoso gialloblu, alla seconda retrocessione in B in 3 anni, ha connotati ben precisi. Pur essendoci differenze sostanziali (di rosa e di cause scatenanti) tra la prima sotto la guida di Mandorlini - Delneri e Bigon, e questa, mal governata da Pecchia e Fusco, esiste tuttavia un fil rouge inequivocabile che le accomuna. In nessuno di questi campionati il Verona ha realmente combattuto per salvarsi. La posizione di classifica che abbiamo subito ad ottobre l'abbiamo mantenuta fino al termine del campionato. Ultimi eravamo allora e ultimi siamo rimasti alla fine. Penultimi siamo stati quest'autunno e penultimi abbiamo concluso. In nessun caso il Verona ha messo in atto energie mentali positive, disperazione, orgoglio per lottare. Ci sono state un'arrendevolezza e una presa d'atto della situazione sconcertanti. Il problema è che gli errori di mercato e l'inadeguatezza della gestione hanno nel frattempo spaccato l'ambiente, deprimendolo, tra i silenzi di chi doveva fare di più. Ogni grido di dolore, talvolta ironico, talvolta disperato, è rimasto inascoltato. Ma è mai possibile che il tifoso sia sempre quello che sbaglia e non capisce?

[continua]
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