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Hellas Verona english presentation


PAOLO PIUBELLI, "PAN E BALON"   
LE GIOVANILI GIALLOBLU E LE PRIME CONVOCAZIONI   
STAGIONE 1990-91   
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STAGIONE 1992-93   
STAGIONE 1993-94   
L'INFORTUNIO E UNA "NUOVA" VITA   


 

STAGIONE 1991-92

Nella stagione di serie A 1991-92 Piubelli fa parte della rosa con la consapevolezza di potersi giocare qualche opportunità in campo. La campagna acquisti è di quelle che fa sperare grandi cose: in riva all'Adige arriva anche il fuoriclasse slavo Dragan Stojkovic. Il 10 luglio 1991 Paolo Piubelli si presenta per le visite mediche insieme al veterano Andrea Icardi, e dichiara ai giornalisti de L'Arena: "La serie A mi sembrava un sogno, per ora l'obiettivo è quello di debuttare, poi tutto quello che viene viene. Sono giovane, ho davanti a me grandi campioni, ma posso confessarla una piccola speranza? Quella di farmi largo, di trovare spazio. Viste le caratteristiche dei centrocampisti, forse non sarà impossibile".

Ha ragione, il giovane Piubelli: complice anche l'assurda squalifica rimediata da Stojkovic in amichevole pre-campionato, il plotone dei centrocampisti a disposizione di mister Fascetti in avvio di stagione è piuttosto assottigliato. E così l'esordio in serie A è possibile già alla seconda giornata di campionato, in casa della Sampdoria che porta il tricolore sul petto. Una gara proibitiva, che difatti finisce 2-0 per i blucerchiati. Piubelli parte piuttosto frastornato, poi trova il ritmo e disputa una discreta gara.

Sette giorni dopo conosce anche l'emozione di esordire a San Siro, contro l'Inter. E' un Verona in emergenza, privo degli squalificati Stojkovic e Renica, e degli infortunati Calisti, Pellegrini e Prytz. Partono dal primo minuto due classe 1972, Paolo Piubelli e Stefano Tommasi.

"Potete immaginare l'emozione di giocare in uno stadio così" racconta Piubelli.

Pronti via, e il nostro centrocampista entra subito nel taccuino della cronaca: Bianchi lo punta in area, Piubelli gli prende il tempo e la palla, ma l'interista vola a terra e Pezzella fischia rigore. La moviola di fine gara assolverà il gialloblu, mentre sul quarto rigore fischiato al 75', per fallo di mano sempre di Piubelli, non c'è nulla da eccepire. Sì, perché in quella gara Pezzella, di rigori per l'Inter, ne assegna ben 4! Il portiere gialloblu Gregori fa i miracoli ma nonostante tutto finisce 2-0 per l'Inter.

Il suo collega Walter Zenga, che nonostante un pomeriggio tutto sommato tranquillo si è guadagnato la pagnotta con un'uscita su Raducioiu col punteggio ancora sullo 0-0, viene premiato a inizio gara come miglior portiere del mondo. Un trofeo che il numero uno interista dedica a Gabriele Di Lupo, figlio dell'ex vicepresidente gialloblu, nonché ex Primavera del Verona, ucciso qualche giorno prima da un fulmine che si era scaricato sul campo di allenamento della formazione toscana del Santa Maria a Monte.

Per vedere il primo successo del Verona di Fascetti in serie A bisogna attendere la quarta giornata, 22 settembre 1991, quando al Bentegodi arriva il Bari. I gialloblu vincono 2-1 grazie ad un rigore di Prytz e ad un autogol di Loseto. Piubelli assapora finalmente la gioia della prima vittoria in serie A da protagonista in campo.

La storia di quel campionato di serie A la conosciamo bene: nonostante l'entusiasmo e la voglia di tornare protagonisti, Mazzi e Ferretto devono scontrarsi con la dura realtà dei fatti. A nulla è servito l'ingaggio di Stojkovic, che ha scatenato la fantasia di tifosi e addetti ai lavori: il Verona retrocede nuovamente in serie B. Inutile anche il disperato tentativo di affidare la squadra alle cure dell'inedita coppia Mario Corso – Nils Liedholm. Anzi, il finale di campionato è imbarazzante: 2 punti nelle ultime 8 partite relegano la squadra gialloblu al terzultimo posto, a ben 8 punti di distacco dalla zona salvezza.

La formazione del Verona che scese in campo al Bentegodi il 26 aprile
  1992 contro la Fiorentina
La formazione del Verona che scese in campo al Bentegodi il 26 aprile 1992 contro la Fiorentina.In piedi: Gregori, Pin, L. Pellegrini, Serena, Renica, Piubelli, D. Pellegrini; accosciati: Polonia, Stojkovic, Icardi, Raducioiu.

Le poche note positive di quella stagione vengono proprio dai giovani: Piubelli alla fine mette insieme 17 presenze, non male per un ragazzo di appena 20 anni. Si segnala anche Stefano Ghirardello, classe 1973, solo 4 presenze ma già un gol, quello della bandiera nella sconfitta interna 1-3 con l'Atalanta, che diventa il più giovane marcatore gialloblu in serie A, record che sarà poi battuto da Gilardino. Vanno in campo anche Stefano Tommasi, Guerra e Sturba (classe 1972), mentre Zermiani (1973) e Guardalben (1974) assaggiano la panchina.

"Per un veronese è difficile vivere in città quando le cose vanno male. Era praticamente impossibile uscire di casa senza "ciapar parole". Verso fine campionato, quando la squadra ebbe il tracollo inarrestabile, decisi quindi di trasferirmi temporaneamente a Desenzano per stare un po' più tranquillo".

Si avverte molto la pressione a Verona?

"Io l'avvertivo, eccome. Era uno dei miei punti deboli: sentivo tantissimo la partita. Non chiudevo occhio la notte se c'era una gara importante. Figuriamoci poi quando c'erano i derby o le partite più attese: gli amici cominciavano a martellarmi una settimana prima. Per molti dei miei compagni, più navigati di me, e per di più provenienti da fuori Verona, il derby era una partita come un'altra, anche se magari si prestavano al gioco della stampa con dichiarazioni ad effetto sull'importanza vitale della gara. Un Luca Pellegrini, tanto per fare un nome di uno dei compagni con più esperienza, poteva anche dichiarare di sentire particolarmente il derby, ma in realtà non era così. Invece io non ci dormivo".

Insomma, è molto questione di "testa"?

"E' così. Uno dei compagni di squadra che ricordo come fra i più forti di mentalità è Luciano Favero. Non si può certo dire che avesse mezzi tecnici da giocatore di serie A, ma sapeva interpretare le partite con una concentrazione invidiabile".


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GRAZIE HELLAS!!!!


Di nuovo in A, passando per il via dopo i lunghi mesi di purgatorio grossiano, incapaci di esprimere il cuore e il coraggio che questi giocatori dovevano avere cacciato da qualche parte. È bastato l'arrivo di un tecnico normale, che non aveva mai vinto niente di importante in panchina prima ma che è uomo vero in grado di ricomporre i cocci frantumati dal calcio da xbox del suo predecessore per restituire quel briciolo di speranza e di fiducia in se stessi che era andato completamente perso. Setti, per fortuna, non ha ripetuto l'errore dell'anno precedente e pochi giorni dopo aver sbandierato la sua Coerenza (con la C maiuscola) si è fatto sopraffare dal Buonsenso (con la B maiuscola) per l'Arrembaggio (con la A maiuscola) finale. Strada tutta in salita dunque, ma una dopo l'altra il Perugia di Nesta, l'ostico Pescara e infine lo sfrontato Cittadella (che aveva abbattuto lo Spezia e soprattutto il Benevento) sono stati ostacoli che hanno esaltato la solidità e la forza di carattere del gruppo. Come tutti i grandi serial televisivi, quelli che ti inchiodano davanti allo schermo fino all'ultima puntata, non potevamo che legittimare l'impresa al Bentegodi con 2 reti da recuperare. Il palo di Laribi, la traversa di Pazzini con le parate di Paleari a Cittadella avevano mascherato un risultato bugiardo per come era scaturito, con i soli primi 20 minuti realmente concessi agli avversari. E rinviato tutto ad oggi, 2 giugno, festa della Repubblica e della Promozione in A. Di fronte ad un pubblico eccezionale, la squadra ha dominato per 90 minuti non concedendo neppure un tiro in porta. Il Cittadella ha corso e picchiato tutta la partita non riuscendo ad opporre altro che un agonismo strenuo. Sono felice per Zaccagni, Di Carmine (ma che gol ha fatto?) e Laribi. Sono felice per Aglietti unico a conquistare la promozione in A sia da giocatore che da allenatore. Sono felice per tutti i gialloblù. Sono felice e basta. Grazie Hellas, grazie di avermi scelto.

[continua]
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