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Descendere (non morari) - Speciale retrocessioni su Hellastory.net

La Storia Racconta

Il tifoso del Verona ha la pelle dura. Ne ha passate di cotte e di crude ed è preparato a tutto. Ha sulle spalle fallimenti, retrocessioni, squalifiche del campo, promozioni, persino uno scudetto e finali di coppa Italia. E quanti giocatori fenomenali hanno vestito la maglia? più o meno la decima parte di calciatori impresentabili, scarti di uno sport dove l’offerta a disposizione è, tutto sommato, a buon mercato. Basta saper scegliere. Abbiamo una bocca per ridere e due occhi per piangere. Sappiamo bene quindi dove pende la bilancia.

I momenti difficili che stiamo vivendo ci hanno disincantato. Oggi il tifoso gialloblu è più ironico, a volte appare impermeabile alla crisi. Visti i personaggi a disposizione ha imparato a capire in anticipo come andrà a finire. Eppure gli basta una vittoria, in un deserto di sconfitte, per sentirsi nuovamente vivo e più forte di prima. Chi riesce a concepire la sciarpata degli ultimi 5 minuti sulla base dell’impegno profuso in campo? il rispetto della maglia è per noi risarcimento del risultato subito. Lo dimostrano il senso di gratitudine verso i butei sempre presenti in trasferta e il sostegno caloroso indipendente dalla categoria o dalla posizione di classifica. Questo altrove è inconcepibile e ci distingue.

Hellastory, sito di tifosi online da 15 anni, ha deciso di intraprendere con i suoi lettori un percorso impegnativo – quasi provocatorio – sia nella scelta che nei contenuti. La brutta esperienza che stiamo vivendo ci introduce alla serie B. Episodi negativi, situazioni confuse, scelte sbagliate hanno sbattuto il Verona in fondo alla classifica. E’ conseguenza di errori manageriali e di una certa dose di superficialità e arroganza a tutti i livelli. Una retrocessione come questa, mai realmente messa in discussione, non è né casuale né frutto di episodi. Sarebbe scorretto e ingeneroso giustificarla anche nel rispetto di tutti quei campionati virtuosi che ci hanno inorgoglito: se fosse solo il caso a dominare l’esito finale, non ci sarebbe alcuna differenza tra successo e sconfitta, gloria e disonore. Invece no. Lo reclamiamo con forza e determinazione.

Hellastory ha vissuto e condiviso, giorno dopo giorno, la sofferenza di due retrocessioni in B (una in corso) e una in Lega Pro, ma anche l’orgoglioso riscatto guidato da Mandorlini. Lo ha fatto riferendo il quotidiano e rapportandolo ogni volta che poteva al passato grazie al contributo di esperienze dirette ed indagini storiche. La storia è un’esperienza meravigliosa quando ci si ferma ad ascoltarla. Sia che racconti di vittorie che di sconfitte.

Partendo dunque dalla vocazione che ci guida da sempre, abbiamo deciso di riproporre, con cadenza settimanale, le sette retrocessioni dalla serie A. Solo quelle, però (aggiungere anche le cadute in C ci è sembrato masochistico). Ma lo facciamo con uno spirito particolare. Non c’è alcuna predisposizione al martirio, né compiacimento di piangerci addosso, un po’ perché tutte le ferite sono state ampiamente rimarginate dal tempo, un po’ perché da quegli errori sono nate nuove avventure, a volte esaltanti, conseguenza di altre promozioni e di successi. Sono cicli conclusi violentemente, ma che ne hanno aperti di nuovi. E la durata di un ciclo è strettamente collegato con la capacità di rimanere connessi con la realtà, dosando accuratamente gli investimenti, preservando la crescita dei giovani, monetizzando solo quando la rosa (e non il bilancio) se lo può permettere. Da questo punto di vista, per noi la serie B è quindi un Purgatorio, non un Inferno. Una sorta di quel secondo regno dantesco dove l'umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno. Non una condizione umiliante, definitiva e inalienabile. La partita successiva ricomincia tutto d’accapo.

Lo spirito del dossier è duplice: da una parte raccontare, a chi non lo ha vissuto, di epoche lontane, eroi dimenticati, sfide leggendarie, miserie gialloblu. Un calcio diverso eppure sempre uguale. Ma anche ricostruire gli eventi per comprendere cosa non ha funzionato, in quale momento la situazione è sfuggita di mano, perché non è stato possibile recuperare. Sono storie ricche di episodi, non tutti conclamati, che i mezzi di informazione di allora riuscivano solo ad accennare. Non ci dimentichiamo che, tra le varie, ricostruiremo lo spareggio perso con il Bari, la retrocessione decretata per illecito sportivo, il susseguirsi di formazioni assemblate con faciloneria, l’avvicendarsi di calciatori mediocri, tecnici pieni di prosopopea e presidenti venditori di niente. E’ stato un susseguirsi di ricerche, supposizioni, scoperte clamorose il nostro. E, in fondo, la triste consapevolezza che la responsabilità finale non poteva essere attribuita ad altri.

C’è un ulteriore aspetto che emerge in maniera poco consolatoria: nessun presidente è riuscito a fare tesoro degli errori commessi. Pertanto, le sconcertanti sovrapposizioni (tra le tante, quella del 78/79 con l’attuale) testimoniano la fallibilità delle conduzioni societarie prive di memoria storica. Ciò dipende dal fatto che la vita societaria gialloblu è caratterizzata da un turnover piuttosto veloce nei passaggi di proprietà. Troppo, direi. Solo Garonzi ha governato il club per un lasso di tempo così lungo da subirne due, che peraltro non hanno nulla in comune tra loro. La faticosa risalita del 1975 (dopo lo spareggio di Terni) dopo solo una stagione di B, è un caso più unico che raro. Potremmo estendere il concetto alla famiglia Mazzi, retrocessa nel 92 e risalita poi nel 95, ma siamo sempre nell’ambito delle eccezioni. In definitiva, al di là dei proclami e del sacrosanto desiderio di riscatto personale ogni retrocessione è stata destabilizzante dal punto di vista finanziario e della credibilità manageriale. Ecco perché la fine del nostro Purgatorio ha coinciso quasi sempre con uno o più passaggi di proprietà.

Buona lettura e forza Hellas, a prescindere. Con due dosi di curiosità e una di nostalgia.

Massimo



» Capitolo I: 1957/58
» Capitolo II: 1973/74
» Capitolo III: 1978/79
» Capitolo IV: 1989/90
» Capitolo V: 1991/92
» Capitolo VI: 1996/97
» Capitolo VII: 2001/02
» APPENDICE: Dossier 2015/16



PAURA DI VINCERE


Il problema del Verona è semplicissimo, nella sua complessità, e lo ha sintetizzato alla perfezione Gattuso nell'intervista di fine gara: la squadra che 4/5 mesi fa sembrava dover ammazzare il campionato con il gioco e gli interpreti migliori a disposizione ora è preoccupata e per questo non riesce più ad esprimersi come vorrebbe. Di conseguenza, nel vortice della frustrazione del tifoso, anche la negazione di un rigore SACROSANTO pesa all'inverosimile. Malafede, cospirazione di Palazzo o desiderio del presidente Setti di non voler salire in A sono le sciocchezze che si sentono in giro. Tutte frutto della difficoltà di non riuscire a spiegare razionalmente perché il gioiello è sfuggito di mano (da Cittadella in poi), più che reali convincimenti. Il catastrofismo e le teorie complottistiche nascono dall'incapacità umana di giustificare quello che accade, di comprendere l'inadeguatezza e gli errori che invece fanno parte di noi. Pertanto, passa quasi sotto traccia il duplice attacco fatto alla squadra dal Presidente in conferenza in merito alla scarsa concretezza dell'attacco e al gol «da stupidi» (parole sue) che abbiamo preso. Certo, fa molta più audience concentrarsi sull'abbaglio arbitrale piuttosto che sul pomeriggio tutto sommato tranquillo che ha trascorso Ujkani (una sola parata su Ganz, tutt'altra storia rispetto a Lanni 15 giorni fa), del comportamento mediocre registrato dalla squadra nel secondo tempo, degli errori di Pecchia che ha puntato sul frastornato Boldor in difesa e ha tolto Siligardi, lucido e in palla, giocatore che riesce ad esprimere la sua qualità quando ricopre una posizione centrale. Del fatto che, in definitiva, il Verona si regge esclusivamente sulla caratterialità di Franco Zuculini e sulle giocate del capitano. E gli altri, che fine hanno fatto?

[continua]
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