ROMA - VERONA - Hellas Verona: Accadde Oggi su HELLASTORY.net
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Quando non si partiva... in quinta

Roma – Verona si è giocata alla quinta giornata di serie A anche nel campionato 1973-74. Vinse la Roma per 1-0, con rete di Pierino Prati. Immaginate come? Su rigore. Dubbio, naturalmente: fu assegnato per un fallo di mano di Mascalaito su cross di Morini, con il pallone che forse aveva già varcato la linea di fondo. Prati non si fece impietosire e freddò Belli dal dischetto. In porta dall'altra parte esordiva nella squadra giallorossa Paolo Conti, classe 1950, destinato a diventare portiere del Verona nella stagione di B 1980-81.
Il Verona edizione 1973-74 si presentava alla trasferta di Roma dopo un avvio shock di campionato: appena 1 punto in 4 partite, conquistato nella precedente giornata nel derby casalingo con il Vicenza, dopo le sconfitte con Fiorentina, Inter e Cesena. Quattro giornate, 3 sconfitte e un pari, 7 gol subiti e solo 3 realizzati, tutti ad opera di Livio Luppi. Mai il Verona era partito tanto male nei precedenti 6 campionati disputati in serie A: di peggio riuscirà a fare solo il Verona edizione 1989-90, con quattro sconfitte in altrettante gare prima di cogliere un punto ad Ascoli alla quinta giornata. Non stava molto meglio la Roma che, dopo la vittoria all'esordio con il Bologna per 2-1, firmata dalle reti di Prati e di Agostino Di Bartolomei (all'epoca diciottenne), era incappata in 3 sconfitte consecutive per mano di Torino, Milan e Genoa. Si affrontavano insomma due squadre di bassa classifica: il Verona, penultimo a 1 punto, e la Roma, terzultima a 2 punti in compagnia del Vicenza. Più sotto c'era solo la Sampdoria, a 0 punti, che però doveva scontare 3 punti di penalizzazione. Per la cronaca, il Verona, che la sera del 18 novembre 1973 si trovò in fondo alla classifica in compagnia della Samp, si salverà sul campo con una strepitosa rimonta finale, salvo venire poi retrocesso per la nota telefonata di Garonzi a Clerici.

28 settembre 1986, Giuliani sugli scudi

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Quando la serie A non era un cine-panettone e le partite non si “spalmavano” come il Ciao Crem, si giocava tutti la domenica, ore 15. Era una certezza assiomatica. Per me, che non mi sono mai evoluto, la quinta giornata di questo campionato è quindi datata 28 settembre 2014, poco importa se ci toccherà giocare di sabato 27 perché la Roma sarà impegnata nella Coppa Campioni versione 2.0 (sì, d'accordo, si chiama Champions League). C'è un precedente alla data del 28 settembre: nell'anno 1986 il Verona di Bagnoli pareggiò 0-0 all'Olimpico, nella terza giornata della stagione 86-87 che si sarebbe poi conclusa con un ottimo quarto posto. Campionato 1986-87, ovvero appena 13 anni dopo il precedente sopra raccontato con il gol di Prati, ma sembra passato un secolo: nel frattempo Roma e Verona hanno vinto uno scudetto a testa, e la sfida tra le due formazioni profuma di alta classifica anche se siamo appena alla terza giornata. La Roma, pur attaccando per quasi tutto l'incontro, non riesce a piegare la resistenza dei gialloblu, schierati in trincea davanti ad un formidabile Giuliani. La miglior occasione del primo tempo la spreca “Ciccio” Desideri sparando sulla traversa da pochi passi. Nella ripresa, il solito episodio incriminato: Boniek fa sfilare palla e va a terra in area gialloblu, l'arbitro assegna il rigore, senza indugi ovviamente. Ma Giuliani vola sulla sua destra respingendo la conclusione di Pruzzo ed inchioda la partita sullo 0-0 finale. Finirà 0-0 anche il 5 febbraio 1989, 16ma giornata di andata che, come abbiamo già raccontato nell'excursus geografico di presentazione della nuova serie A, è l'ultimo punto colto dall'Hellas in casa giallorossa. .
Non a caso, lo 0-0 è il risultato più frequente nelle trasferte a Roma: si è ripetuto nelle stagioni 70-71, 76-77, 84-85, 86-87 e 88-89. Su 6 pareggi conquistati all'Olimpico, 5 sono stati 0-0 e uno solo, nella stagione 69-70, per 1-1, grazie alla rete di Paolone Sirena impattata poi da Renato Cappellini.

Il Caverzan che non ti aspetti

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Almanacchi alla mano, si fa presto a contare i gol utili all'Olimpico di Roma in serie A: sono solamente 3. Oltre alla rete di Sirena che valse il pari nel 1970, c'è da citare solo la doppietta di Sandro Vanello del 23 marzo 1969, che sancì la prima ed unica vittoria gialloblu in casa della Roma (se escludiamo la vittoria sul neutro di Arezzo del 28 gennaio 1973). Tutte le altre 14 reti segnate dal Verona sono servite solamente per i taccuini e per la gloria di chi le ha firmate, ma non hanno prodotto punti. Fra i marcatori veronesi all'Olimpico è impossibile non ricordare Caverzan, difensore che con il gol non aveva particolare feeling.

Diego Caverzan, idolo della curva negli anni 90 per le sue sgroppate “ignoranti” ma generosissime in attacco, ha disputato 128 gare in gialloblu con 1 sola rete, firmata proprio all'Olimpico nella partita persa per 4-3 il 9 marzo del 1997. Fu una partita rocambolesca, con continui ribaltamenti di fronte, sbloccata, dopo appena 3' di gioco, da un gol di Di Biagio realizzato su assist involontario (almeno si spera) dell'arbitro Lana. Dopo il pari di Maniero, il gol di Caverzan, lesto nel ribadire in rete una punizione di Orlandini deviata a centro area, aveva provvisoriamente portato in vantaggio il Verona sull'1-2. Candela e Totti ribaltarono il punteggio nel primo tempo, e Orlandini segnò la rete del 3-3 che durò fino al 90' quando Candela, in versione goleador, trafisse ancora Guardalben, praticamente spettatore non pagante insieme a Cervone (ex portiere gialloblu). Inutile dire che fu l'ennesima occasione buttata al vento dal Verona di Cagni per rientrare nella lotta - salvezza.

* * *

Il turno infrasettimanale con il Genoa ha messo a fuoco parecchi argomenti e sfugge ad analisi univoche: lo testimoniano i diversi pareri sentiti al di fuori del Bentegodi, al termine della gara, sulla prestazione di Saviola, sugli errori e i meriti dei singoli o della squadra, sul modulo adottato. Abbiamo parlato per settimane di un Verona meno spettacolare ma più solido dello scorso anno, ci eravamo già abituati a creare poco e concedere ancora meno e poi, di colpo, in novanta minuti non ci abbiamo capito più niente. Francamente, non saprei dire se siamo stati più vicini a prendere il gol dello 0-3 o più vicini a completare la rimonta con il gol del sorpasso nel finale. Nel frattempo la Roma è partita come lo scorso anno: fortissimo. In questi casi si dovrebbe dire che non dobbiamo fare a Roma i punti per la salvezza. Non necessariamente, ma provarci non è reato.

Paolo

(tutte le foto sono tratte dal sito asromaultras.org)



Hellastory, 26/09/2014
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CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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