CARI PRESIDENTI... - Hellas Verona: Carl Attacks! su HELLASTORY.net
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HELLAS VERONA / Carl Attacks!

CARI PRESIDENTI...


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Nel mese di marzo, appena trascorso, abbiamo ricordato la memoria di due grandi personaggi del mondo Hellas: il 20, il conte Arvedi, scomparso nel 2009 e il 25, Saverio Garonzi, che non è più tra noi dal 1986.
Sicuramente due figure che hanno lasciato il segno, nelle vicende della squadra, con i loro “estri” e le loro pittoresche esternazioni.
Del primo sappiamo tutto, la sua storia è abbastanza recente; del secondo, a quasi cinquant'anni dal suo ingresso in società, vorrei spendere poche parole, usando quelle di Valentino Fioravanti, cantore di storie gialloblu, ma soprattutto testimone oculare delle gesta del Commenda.
Così lo chiamavano gli amici, ma lui era anche don Saverio, per chi lo riteneva uomo di rispetto e per i suoi denigratori, che lo incolpavano di aver fatto il carrettiere, diventava “scuria”.

“Furbo uomo d'affari, con un fiuto incredibile per il guadagno immediato, semplice nei modi, umile nell'affrontare i potenti, tirchio con gli stipendiati, pronto a dar battaglia per mille lire, ricorreva con astuzia alle cambiali da rinnovare, ai postdatati, ai giuramenti sulle tombe dei parenti, ai segni della croce, alle finte lacrime, alle suppliche. Pur di ottenere sconti e dilazioni di pagamento don Saverio era protagonista di sceneggiate che avrebbero fatto impallidire persino Merola.
Gran cacciatore di soldi, cercava guadagni anche quando andava in latteria a mangiarsi una brioche col caffelatte, tra i suoi cibi preferiti.
Ci teneva all'eleganza. Sfoggiava con orgoglio le giacche di cachemire dal taglio perfetto, confezionate dal sarto Bruno Passarin, camicie di buona fattura, scarpe di marca, lucide come specchi. Senza figli, univa alla passione per il denaro anche un trasporto per il bel sesso femminile”.

Aggiungeva Fiumi, suo fidato segretario: “Garonzi non era una persona facile. Era tumultuoso, spesso combinava pasticci, era capace di cambiare albergo per mille lire, di scartare un ristorante perchè metteva troppo cara l'acqua minerale. Alle volte venivo preso da crisi depressive. Le combattevo coltivando fiori nel giardino di casa”.

Di lui, però, si parlerà per sempre, per la famosa telefonata a Clerici alla vigilia di un Verona-Napoli del '74, per indurlo a giocare in modo blando e comunque senza infierire sulla sua ex squadra.
Sarebbe bastato a Garonzi affermare di averlo chiamato per salutarlo e non sarebbe successo niente, ed invece, davanti al procuratore federale negò di aver compiuto la telefonata, firmando in tal modo la sua condanna e la conseguente retrocessione della squadra.

Ma quasi vent'anni prima anche un altro Presidente, di ben altro lignaggio, si trovò al centro di un piccolo scandalo. Lo riporto qui perchè si riferisce ad un Brescia-Verona di tanti anni fa.

E' la primavera del 1955.
Il presidente del Consiglio di reggenza del Brescia, Carlo Beretta, denuncia un tentativo di corruzione subìto da un suo giocatore, il mediano ex interista Fattori, ad opera di un emissario del Verona. Le due squadre militano in B, l'uomo-chiave risulta essere un dirigente della Mondadori di Verona, Palumbo, che ha proposto a Fattori un impegno all'acqua di rose nel match tra la sua squadra e il Verona, con la prospettiva di dividere un milione e mezzo di lire col compagno Castoldi, a condizione ovviamente della compiacenza anche di quest'ultimo. Al momento di stringere il patto scellerato, il Fattori si è trovato di fronte, assieme a Palumbo, anche un alto dirigente del Verona (il consigliere Cantini). L'affare si complica quando lo stesso Cantini, prima ancora che l'inchiesta prenda il via, sporge regolare denuncia alla commissione di controllo, accompagnato da un uomo di fiducia del presidente del Verona, Giorgio Mondadori. Cantini spiega di essersi recato sul luogo dell'accordo allo scopo di... verificare se davvero Fattori e Castoldi erano disponibili all'inghippo. Quando si va in campo, il Brescia vince 3-2 (n.d.r.: era il 10 aprile 1955).
In aula, invece, il Verona se la cava: il processo infatti si chiude con la semplice deplorazione della società, considerata estranea all'operato del suo consigliere Cantini, che viene inibito per tre anni (invece di... verificare, avrebbe dovuto denunciare immediatamente il tentativo di illecito).
Ugualmente inibito Palumbo (licenziato in seguito dalla Mondadori) e deplorato il bresciano Fattori, per ritardata denuncia.
A vincere, in definitiva, è la... banda degli onesti.

CARLO

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Hellastory, 04/04/2012

CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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