FLASHBACK: CAMPIONATO 1967/68 BARI - VERONA 1 a 2 - Hellas Verona: Flashback su HELLASTORY.net
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FLASHBACK: CAMPIONATO 1967/68 BARI - VERONA 1 a 2

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FLASHBACK: CAMPIONATO 1967/68 BARI - VERONA 1 a 2
FLASHBACK: CAMPIONATO 1967/68 BARI - VERONA 1 a 2

«Continua la nostra Rubrica dei ricordi sulle vecchie partite dei gialloblu. Oggi tocca a Bari - Verona, un anticipo succoso rispetto alla partita di domenica prossima. L'incontro di cui ci parla Massimo, che risale al 1968, fu decisivo per la promozione in Serie A e vide come protagonista il povero Italo Bonatti (la cui vicenda è narrata nella scheda sotto)».

1967/68 BARI-HELLAS VERONA 1-2

Se devo essere sincero, non ho molti ricordi delle sfide dei gialloblu a Bari. Personalmente poi, non sono mai andato al San Nicola.

Ma se chiedo a un tifoso veronese che ha compiuto una sessantina di anni, e quindi con una memoria storica molto più ampia della mia, qualcosa su una sfida col Bari, nessuno, credetemi, nessuno può dimenticare quella partita memorabile disputata nel Campionato di serie B 1967/68.

Raccogliendo qualche dettaglio di cronaca dagli annali a mia disposizione e le testimonianze di chi fu presente allora, propongo a tutti le forti emozioni che hanno vissuto allora i nostri genitori.

La classifica, a 3 giornate dal termine è la seguente: Palermo 48 punti; Pisa 47, Bari e Foggia 44, Verona 43. Situazione proibitiva dunque per i ragazzi di Liedholm, aggravata da alcune tensioni interne con il sanguigno presidente Garonzi, da pochi mesi in sella di comando della società ma già desideroso di immediati successi. A questo si aggiunga l' inopinata squalifica del Bentegodi, dovuta al barbaro gesto di uno «pseudo-tifoso» che, per contestare il deludente pareggio casalingo con il Lecco, lancia una bottiglietta di vetro dagli spalti contro i giocatori in procinto di scendere negli spogliatoi e ferisce con una scheggia di vetro il difensore ospite Facca, che ci rimette l'occhio e la carriera. Morale: 4 giornate di squalifica, di cui 2 da scontare nel corso del Campionato e 2 rinviate al successivo e una certezza, che gli idioti sono sempre esistiti.

Le ultime partite da giocare sono: col Genoa, nel neutro di Ferrara; a Bari, che ci precede in classifica e infine, sempre a Ferrara, l'ultima col Padova. E' dura la conquista della serie A, ragazzi! Occorre tirare fuori gli attributi e forse, questi da soli non bastano neppure. Ma abbiamo giocato tanti di quegli anni tra i Cadetti, che non possiamo più.

Cominciamo male: Verona - Genoa 1 a 1 con autorete di capitan Savoia e pareggio del nostro bomber Gianni Bui. Un punto buttato via, la serie A si allontana. Garonzi ruggisce: non ci sta e non vuole assolutamente darsi per vinto. L'ultima possibilità è lo scontro diretto col Bari, che allora giocava nel vecchio stadio della Vittoria: occorre vincere a tutti i costi. Ma forse nemmeno quest'impresa potrebbe bastare da sola perché i pugliesi, vincendo in trasferta, sono arrivati a quota 46 e noi dietro a 44.

I tifosi gialloblu scendono in massa nel capoluogo pugliese al seguito della squadra, per quella che sembra un pochino la nostra finale di Champions League. Liedholm, o forse più probabile Garonzi, fa fuori l'attaccante Nuti (solo 6 gol su 27 gare), non amatissimo dai tifosi gialloblu, e mette in campo una squadra velocissima, che punta tutto sul contropiede senza lasciare molti punti di riferimento ai difensori baresi. Tranne il solito Bui, ovviamente, insostituibile in avanti. Purtroppo in quello spareggio manca anche il roccioso stopper Ranghino, sostituito dal giovane Batistoni, e l'esperta mezzala Joan (più di 100 partite con la maglia gialloblu). Insomma è dura.
Comincia la partita, e il Bari passa subito in vantaggio con un gol di Galletti. E' finita! A pochi minuti dal riposo, però, Ciccio Mascetti riequilibra le sorti. Calma:adesso, abbiamo ancora 45 minuti di battaglia e tutto è ancora possibile•… Secondo tempo confuso, batti e ribatti da una parte e dall'altra e, finalmente, una stupenda legnata di sinistro della nostra mezzala Bonatti, una vita in gialloblu dalla Primavera alla prima squadra, gonfia la rete barese e l'urlo di gioia si sente fino a piazza Bra. Morale: il Verona espugna Bari e lo agguanta in classifica. Palermo 52 punti matematicamente promosso in serie A, Pisa 48, Verona e Bari 46, Foggia 45.

Che Verona era? Come giocava? Innanzitutto in panchina avevamo un grande uomo di calcio, che insegnava il calcio: Niels Liedholm. Difesa bloccata dietro, tosta e rognosa, centrocampo di classe e in attacco tutto il talento di Bui, punta centrale supportata da un grande lavoro sulle corsie laterali. Uno schieramento piuttosto moderno, se vogliamo. In campo, poi, ragazzi mitici, metà di loro parlavano in dialetto veronese, metà erano semplici campioni. Tutti indistintamente, uomini veri. Sentite qua: De Min tra i pali; Tanello (da San Bonifacio) e Petrelli terzini, Batistoni stopper roccioso e capitan Savoia (da Bussolengo) libero. Centrocampo di qualità: Mascetti regista davanti alla difesa, coadiuvato da Maddè a destra e Bonatti a sinistra. Ragazzi, se cambiate questi nomi e mettete rispettivamente Mazzola, Italiano e Salvetti, vi viene in mente qualcosa? In attacco Bui, un ariete spietato e infallibile, centravanti di grande temperamento (12 gol su 33 partite), coadiuvato da due ali feroci e velocissime, l'esperto Flaborea a destra (al posto di Nuti) e Sega (da Cadidavid) a sinistra.

Per la cronaca, la domenica successiva, sempre sul neutro di Ferrara, il nostro piccolo grande numero 10 Italo Bonatti (6 gol su 31 gare quell'anno), soprannominato «la Freccia di Castelmassa», ha deciso anche la gara col Padova con un gran tiro da fuori area. Il Verona, in questo modo, superando il Bari che non va oltre un pareggio in trasferta raggiunge il Pisa a 48 punti. Ci siamo: questa è la seconda promozione della storia, conquistata con grinta e tenacia ma anche con l'impegno preciso e la programmazione per rimanere in serie A molto a lungo.

Tornando a oggi, cioè a domenica prossima, quel mondo non esiste più. Allora Verona e Bari competevano tra loro per conquistare la massima categoria; oggi entrambe lottano miseramente per non retrocedere in serie C. Allora la società era da poco guidata da Saverio Garonzi, che in 12 stagioni, avrebbe portato i nostri colori a disputare ben 10 Campionati in serie A, 2 promozioni dalla B e 1 finale di Coppa Italia, persa poi col Napoli; ora abbiamo Pastorello, un proprietario che si è licenziato da solo e che si è vantato di aver conseguito la miseria di 1 promozione dalla B e 3 Campionati in serie A.

Ma non posso concludere la rubrica con queste malinconie. Siccome sono piuttosto bravo ad arrampicarmi sugli specchi, io trovo 2 (e spero 3) similitudini tra la prossima e quella mitica partita: 1) l'avversario; 2) un giocatore in campo, oggi nostro allenatore, Maddè; 3) il terzo punto non lo dico, per scaramanzia. Ma invito tutti a guardare il titolo e a incrociare le dita.

Massimo


N.B.: Nel riquadro qui a fianco due foto (la prima autografata) di quella squadra.
Foto 1: in piedi: Bertola, Rinero, Sega, Petrelli, Bui, Mascetti; accosciati: Maddè, Ranghino, Bonatti, Savoia, Flaborea.
Foto 2: in piedi: Ranghino, Maddè, Savoia, Bui, Tanello, Nuti, Petrelli; accosciati: De Min, Batistoni, Mascetti, Bonatti.

[la scheda di Italo Bonatti]



Hellastory, 19/02/2004
Serie B 1967/68 | 41a giornata | 16/6/1968
AS BARI
AS BARI
1
  AC VERONA HELLAS
AC VERONA HELLAS
2
Galletti marcatori 41' E.Mascetti, 69' I.Bonatti
Miniussi, Diomedi, Zignoli, Correnti, Vasini, Muccini, De Nardi, Casisa, Galletti, L.Mujesan, Cicogna   G.De Min; A.Batistoni, S.Petrelli, G.Savoia; S.Maddè, E.Mascetti, G.Tanello; I.Bonatti, G.Bui, S.Flaborea, G.Sega
Toneatto ALL U.Pozzan

Arbitro
A.Sbardella (Roma - RM)


SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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