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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

BILANCIO 20/21: RISULTATO IN UTILE, DEBITI IN AUMENTO

Hellastory: Le Ultimissime

BILANCIO 20/21: RISULTATO IN UTILE, DEBITI IN AUMENTO
BILANCIO 20/21: RISULTATO IN UTILE, DEBITI IN AUMENTO

Un risultato economico positivo di 1,1 milioni di Euro ma con una situazione patrimoniale in peggioramento. Questi in estrema sintesi i due aspetti che balzano maggiormente all'occhio guardando i numeri del bilancio dell'Hellas Verona chiuso al 30 giugno 2021. Numeri che abbiamo ottenuto in anteprima tramite un provider di informazioni commerciali che ha reso pubblici gli schemi di bilancio (stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario) nei primissimi giorni di gennaio; il bilancio completo è poi stato depositato in Camera di Commercio il 10 gennaio, aggiungendo elementi di dettaglio che confermano l'analisi che avevamo già abbozzato sui dati nudi e crudi.

A livello economico quello della stagione 2020/21 è stato un anno anomalo, condizionato pesantemente dal Covid e dalla novità assoluta di una stagione sportiva (la 2019/20) conclusasi in estate inoltrata. Questo ha portato nell'esercizio a ricavi e costi «gonfiati»: la società aveva correttamente deciso di riscontare (ossia rinviare) i costi/ricavi maturati entro il 30 giugno 2020 all'esercizio 2020/21 rapportandoli alle partite (10) ancora da disputare della stagione all'epoca ancora in corso (parliamo di 11,6 milioni di Euro di proventi e 7,7 di costi del personale spostati da un esercizio all'altro); inoltre nel bilancio 2020/21 sono inevitabilmente finite le quote di compensi legate alla posizione finale in classifica sia della stagione 2019/20 che di quella 2020/21. Ciò ha portato ad un valore della produzione record nel 2020/21, vicinissimo ai 100 milioni di Euro: per la precisione parliamo di 99,2 milioni di Euro (di cui 51,3 milioni di Euro per i diritti tv), un dato storico per il club gialloblu (il precedente valore più alto era quello del bilancio 2019/20, quando il valore della produzione si era fermato a 65,6 milioni di Euro); tutto questo nonostante ricavi da botteghino praticamente nulli (nelle stagioni precedenti in A si aggiravano tra i 4 e i 5 milioni di Euro). La crescita del valore della produzione è stata sostenuta anche dai maggiori proventi e plusvalenze per la compravendita e cessione temporanea dei calciatori (30 milioni di Euro nel 2020/21 rispetto ai 15,5 milioni di Euro del 2019/20), con la concretizzazione nell'esercizio in particolare della cessione di Kumbulla (che da sola ha portato plusvalori di 28,5 milioni di Euro) e la maturazione di altri proventi da gestione dei calciatori pari a 8,8 milioni di Euro (erano 12,2 milioni di Euro nel 2019/20; in questo caso il bilancio non fornisce dettagli ma stando alle informazioni desumibili dal sito Transfermarkt potrebbero essere finiti nella voce i compensi differiti relativi al trasferimento di Amrabat e Rrhamani ed alla valorizzazione di calciatori come Dimarco e Pessina).

A fronte di una crescita di quasi 34 milioni di Euro del volume d'affari, nella stagione 2020/21 c'è stato però un aumento di 39 milioni di Euro dei costi: il risultato operativo è così positivo, ma in calo rispetto al precedente esercizio, con un utile di 4,5 milioni di Euro rispetto ai 9,8 milioni di Euro del 2019/20. La parte del leone nella crescita dei costi l'hanno fatta le spese per il personale, più che raddoppiate, essendo passate da 27,4 milioni di Euro a 55,5 milioni di Euro. Il dato va interpretato correggendolo, come detto, innanzitutto del rinvio di 7,7 milioni di Euro dall'esercizio 2019/20 al 2020/21 per il protrarsi estivo della stagione sportiva; inoltre l'esercizio 2020/21 contiene i costi per i premi salvezza riconosciuti a staff e giocatori per entrambe le stagioni (per un valore di 6,3 milioni di Euro). Anche depurato da questi effetti, il costo del personale complessivo risulta in crescita, pari a poco più di 40 milioni di Euro: nell'aumento hanno inciso sicuramente i maggiori compensi riconosciuti a Juric e staff (i compensi totali riconosciuti al personale tecnico sono cresciuti da 1,7 a 4 milioni di Euro), oltre che gli stipendi «pesanti» di Lasagna e Sturaro, arrivati nella seconda parte di stagione, mentre ad inizio campionato il monte ingaggi era dato dalla Gazzetta dello Sport in linea con quello della stagione precedente. Ricordiamo che nei 3 anni di Verona di Mandorlini la spesa era rimasta contenuta in una forchetta tra i 29 ed i 33 milioni di Euro, mentre Pecchia si era dovuto accontentare di fare la Serie A con un budget di 27 milioni di Euro. Nonostante il Covid, gestire una squadra di calcio rafforzandola a livello tecnico, insomma, comporta costi del personale ancora crescenti; il rischio di andare fuori carreggiata è sempre dietro l'angolo e le rinunce a pedine importanti come Silvestri e Zaccagni anche a fronte di plusvalenze ridotte dimostra quanto sia difficile e doloroso non fare il passo più lungo della gamba.

Tra le voci di costo meritano un cenno anche i costi per servizi, pari a 15,3 milioni di Euro, in crescita rispetto ai 13,3 milioni di Euro dell'esercizio 2019/20. Nella voce in oggetto spicca anche nel bilancio 2020/21 il valore del generoso compenso per l'amministratore unico Maurizio Setti, pari ad un importo lordo di 3,79 milioni di Euro (ricordate le polemiche per i 3,1 milioni di Euro della precedente stagione?). Le magagne della Antress Industry, società di moda del patron gialloblu, hanno evidentemente reso utile (se non necessario) anche nel 2020/21 per il Presidente un compenso generoso da reinvestire nelle sue altre attività (ricordiamo che negli esercizi precedenti Setti aveva sempre rinunciato a questi compensi o si era comunque accontentato di valori molto contenuti). E' giusto infatti notare che Antress Industry ha chiuso il bilancio al 31 marzo 2021 con 9 milioni di Euro di perdita netta e che la difficile situazione finanziaria della stessa ha comportato la necessità per Setti di impegnarsi a versare 3 milioni di Euro nel corso dell'esercizio chiuso al 31 marzo 2021, un importo molto simile al compenso ottenuto come amministratore del Verona nel 2019/20; il bilancio di Antress Industry lascia intendere che entro il 31 ottobre 2021 Setti abbia dovuto versare ulteriori 2 milioni di Euro. La stessa Antress ha predisposto un piano di rilancio e risanamento e da interviste ufficiali sembra che nell'esercizio che si chiuderà al 31 marzo 2022 i target di piano siano al momento rispettati; la speranza è che sia effettivamente così.

L'ultima riga del conto economico evidenzia nell'esercizio 2020/21 – una volta pagati gli oneri finanziari e le imposte – un utile netto di 1,1 milioni di Euro. Un risultato di tutto rispetto, considerando le difficoltà di fare business col calcio specie in una stagione ancora profondamente segnata dal Covid, ma comunque significativamente inferiore a quello dello straordinario esercizio 2019/20 (8,3 milioni di Euro) e, probabilmente, da quello che qualche tifoso poco avvezzo alle dinamiche dei club di calcio potrebbe sospettare pensando alle plusvalenze milionarie realizzate con le cessioni di Kumbulla (nell'esercizio 2020/21), Amrabat e Rrahmani.

Se il risultato economico rimane più che soddisfacente, non altrettanto si può dire della situazione patrimoniale che risulta, indicatori alla mano, in deciso peggioramento. Ma, prima di addentrarci nelle note negative, ne segnaliamo una positiva, che è rappresentata dal significativo aumento del valore patrimoniale della rosa: le immobilizzazioni immateriali sono infatti passate dai 13 milioni di Euro al 30 giugno 2020 ai 46,6 milioni di Euro al 30 giugno 2021, avendo la società investito circa 41 milioni di Euro nell'esercizio. Il bilancio fornisce in tal senso i dettagli, che parlano di investimenti per 13,7 milioni di Euro nell'estate 2020 per Tameze, Ruegg, Gunter, Kalinic, Pandur, Amione e Badu (quest'ultimo pagato 1 milione di Euro e con cui poi è stato risolto il contratto, con una minusvalenza di pari importo), 13 milioni di Euro a fine giugno 2021 per i riscatti di Barak, Magnani, Ceccarini e 13 milioni di Euro per l'acquisizione di Cetin, Cancellieri e Diaby nell'ambito dell'operazione Kumbulla. Lo scorso anno, nella panoramica che avevamo fatto sui primi 8 anni di gestione Setti, segnalavamo come fossero ancora pochi i calciatori della prima squadra del club gialloblu e questo era stato uno dei cavalli di battaglia delle polemiche di Juric; ebbene durante la stagione 2020/21 la società con gli investimenti citati (avvenuti quasi tutti a valori di mercato, a parte forse la sola operazione Kumbulla, i cui valori risultano a posteriori almeno in parte esagerati) ha messo un tassello importante per rafforzare il proprio patrimonio intangibile più importante, rappresentato appunto dai calciatori di proprietà, indispensabili per costruire i presupposti di successi sportivi (maggiore engagement dei calciatori) ed economici (maggior potenziale di plusvalenze) della società nel medio lungo termine. Investimenti peraltro non solo consistenti ma anche ben fatti dal momento che il valore di mercato della rosa di proprietà (senza considerare i calciatori da riscattare come Simeone e Caprari o già ceduti, come Zaccagni, Udogie e Silvestri) è ad oggi, sempre secondo Transfermarkt, pari a 72 milioni ampliamente superiore ai 42,7 milioni iscritti a bilancio.

Questo rafforzamento tecnico del club gialloblu è avvenuto però, ovviamente, con uno significativo sforzo a livello finanziario. Sforzo che si è sommato nell'esercizio ad una nuova distribuzione di riserve: nel 2020/21, infatti, la società ha distribuito altri 7,2 milioni di Euro, dopo i 7,1 milioni di Euro del precedente esercizio. Gli apporti netti della gestione Setti a seguito dell'acquisizione dell'Hellas Verona scendono così ad un valore negativo di 1,3 milioni di Euro: in altre parole le società controllanti del Verona negli anni hanno ricevuto più dall'Hellas Verona – 14,3 milioni di Euro – rispetto a quanto hanno apportato – 13 milioni di Euro - a partire dal 2012; a questo proposito segnaliamo comunque che nel corso del 2020/21 la controllante ha erogato un finanziamento soci di 4,1 milioni di Euro all'Hellas Verona, tramutando di fatto una quota che prima era di capitale in debito che dovrà essere restituito. Vale la pena ricordare che il contenzioso ancora aperto con Volpi, ex-patron dello Spezia, vedeva l'imprenditore ligure chiedere a Setti 18 milioni di euro (comprensivi di 5 milioni di interessi nel dicembre 2019) per prestiti fatti al presidente carpigiano all'epoca della gestione Sogliano (e che erano verosimilmente serviti a Setti per ripatrimonializzare il Verona a seguito delle perdite registrate in quegli anni); la vicenda giudiziaria sembra ancora lontana da una risoluzione ma appare chiaro come il patron gialloblu si stia costruendo una «scorta di sicurezza» (anche per effetto di provvedimenti giudiziari di sequestro preventivo) per gestire l'eventuale esito negativo del contenzioso.

Anche per effetto di quanto appena descritto l'indebitamento complessivo del Verona è notevolmente aumentato nel 2020/21 passando da 50 milioni di Euro a 100,8 milioni di Euro; i debiti verso banche ed i debiti finanziari sono saliti da 4,4 a 28,6 milioni di Euro e si segnala anche la rateizzazione dei debiti tributari e previdenziali, pari a 15,5 milioni di Euro (al 30 giugno 2020 erano di 7,3 milioni di Euro), sfruttando quanto consentito dalla normativa fiscale e federale. A livello patrimoniale il bilancio chiuso al 30 giugno 2021 evidenzia inoltre uno sbilanciamento tra le attività e le passività a breve termine con un indicatore di liquidità pari a 0,58; al 30 giugno 2020 lo stesso indicatore era pari a 0,86. I dati migliorano analizzando la situazione consolidata (che include l'Hellas Verona Service, società che beneficia dei ricavi degli sponsor e dello store), con un indice di 0,65. Questo significa che le attività il cui incasso è previsto entro i 12 mesi coprono il 65% dei pagamenti da effettuare per saldare i debiti in scadenza nei 12 mesi successivi. In altre parole la società per far fronte puntualmente ai propri impegni dovrà o trovare nuove fonti di finanziamento a lungo termine o trovare il modo di farsi anticipare l'incasso di almeno parte dei crediti a medio-lungo termine (che sono parecchi, 23,8 milioni di Euro, rispetto ai 5,3 milioni di Euro del 2020) oppure sarà costretta a smobilizzare parte dell'attivo fisso (leggi calciatori iscritti a bilancio) per trovare la liquidità necessaria. E' opportuno ricordare come questo indicatore sia stato adottato dal sistema calcio come un indice preferenziale per salvaguardare lo stato di salute delle società: le regole che la Serie A si è data prevedeva un minimo di 0,8 per poter operare nel mercato nella stagione 2020/21; limite che, causa emergenza Covid e rosso profondo di molti club, è stato abbassato a 0,6 per il 2021/22.

Nel mercato estivo, dopo la chiusura dell'esercizio 2020/21 e sempre secondo i dati del sito Transfermarkt, il Verona ha investito 7,5 milioni di Euro per il riscatto di Ilic ed ha incassato 11 milioni di Euro con le cessioni di Lovato, Silvestri e Vano, cui si aggiungeranno altri 11 milioni di Euro circa a fine esercizio quando la Lazio dovrà riscattare Zaccagni (7 milioni) e l'Udinese Udogie (4 milioni). Questi valori evidenziano un saldo finanziario attivo dalle operazioni di compravendita dei calciatori che potrebbe non essere sufficiente a colmare lo sbilanciamento tra attivo e passivo a breve evidenziato dal bilancio chiuso al 30 giugno 2021, considerando che il Verona dovrà investire almeno 16 milioni di Euro in caso di salvezza per i riscatti obbligatori di Caprari (5 milioni di Euro), Lasagna (importo variabile da 6,5 a 9 milioni di Euro a seconda dell'avverarsi di determinate condizioni), Montipò (1 milione di Euro) ed Hongla (3,7 milioni di Euro). Per colmare tale sbilanciamento potrà eventualmente contare anche sulla possibilità di distribuzione di utili da parte della controllata Hellas Service (che nel 2020/21 ha chiuso l'esercizio con un fatturato in crescita da 5,8 a 7,5 milioni di Euro ed un utile netto di 1,8 milioni di Euro; per effetto anche di rivalutazioni effettuate nell'esercizio il patrimonio netto della controllata è salito a 19,4 milioni di Euro). Numeri alla mano, appare tuttavia inevitabile ad un occhio attento la cessione al più tardi entro la fine dell'esercizio 2021/22 di almeno un pezzo grosso dell'attuale rosa gialloblu, con Barak principale indiziato, se davvero qualche società si dimostrerà disposta ad investire sul ceco almeno 20 milioni di Euro. La relazione sulla gestione allegata al bilancio è a questo proposito piuttosto esplicita laddove spiega che "ai fini della copertura finanziaria, si evidenzia che lo sbilancio verrà coperto dalle plusvalenze già realizzate nella sessione di mercato estiva (agosto-settembre 2021) e da quelle che saranno realizzate nella sessione invernale (gennaio 2022)". Va sempre ricordata, nel contesto attuale, anche l'importanza di tenere sotto controllo il monte ingaggi, obiettivo arduo con calciatori che assumono uno status internazionale e che aspirano quindi a compensi annui milionari. Il processo di consolidamento, insomma, avanza a piccoli passi in un contesto che rimane molto difficile, ma Tudor e soprattutto D'Amico sembrano fornire buone garanzie per un proseguimento dello stesso anche nelle prossime stagioni.

Enrico

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Hellastory, 10/01/2022

UNA REGOLA SBAGLIATA CHE PUO' DANNEGGIARE IL VERONA


Lo spettacolare pareggio dell'Olimpico con la Lazio chiude adeguatamente una stagione strepitosa. Tudor, stupendo condottiero, ha migliorato la posizione di classifica dell'anno scorso, ha ottenuto il record di gol realizzati (65) e sigillato il saldo positivo reti fatte/subite (+ 6), risultato questo non riuscito né a Mandorlini (-6) né a Juric (- 2 e -4) prima di lui. Adesso però inizia una settimana decisiva per capire cosa farà, quando scioglierà la riserva circa la permanenza o meno in gialloblu. Perso D'Amico, la questione che tiene in sospeso tutti non è un problema di soldi, contano le sensazioni. Bisogna vedere se ci sono i presupposti. Da cosa scaturisce questo stato di incertezza? Tutto ci porta ad affrontare un periodo di incertezza societaria che non aiuterà certo a lavorare con la stessa serenità che ha trovato e che, infondo, ha agevolato il conseguimento di prestazioni di questo rilievo. Non c'è alcun dubbio che D'Amico, anche lui sotto contratto, abbia colto l'opportunità Atalanta anticipando in tal modo la conclusione di un ciclo. Un ciclo vincente, aggiungo, visti gli splendidi risultati ottenuti non solo sul campo (grande calcio, 1 promozione e 3 piazzamenti stabilmente tra il 9º e il 10º posto), ma anche e soprattutto dal punto di vista della rivalutazione della rosa e degli indici di bilancio. D'Amico, direttore sportivo silenzioso e scrupoloso, è stato anche in grado di porre rapido rimedio nei rari errori di valutazione (l'esonero veloce di Di Francesco e l'aver tolto dal mercato Tameze in agosto quando ci si è accorti che Hongla non avrebbe risposto subito alle aspettative). Ora però se ne sta aprendo un altro di difficile valutazione. Non tanto perché Marroccu, che è comunque un dirigente esperto, valga meno di D'Amico, quanto per il contesto in cui si troverà ad operare. E Tudor deve stabilire se valga la pena oppure no restare alle nuove condizioni.

[continua]
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