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OGGI FESTEGGIAMO UN VERONESE: ANDREA DANZI


OGGI FESTEGGIAMO UN VERONESE: ANDREA DANZI

E' lui l'eroe di giornata, Andrea Danzi.

Ci sono tutti gli elementi per poterlo portare in trionfo e noi puntualmente lo facciamo, almeno per qualche giorno, perché stiamo vivendo un periodo talmente cupo e malinconico che l'arrivo di questo giovane giocatore ci ha portato un raggio di speranza.

Danzi è di Verona, è frutto del nostro settore giovanile, è giovane, è bravo ed ha pure segnato un gol importantissimo contro il Pescara.

Diciamo che lo stavamo aspettando da tanto tempo. Mi spiego meglio, non stavamo aspettando esattamente lui ma stavamo aspettando uno come lui perché in questo momento di forte contrapposizione con la proprietà “forestiera” che dice “il Verona è mio e faccio quel che voglio io” abbiamo un infinito bisogno di sentire che il Verona invece è ancora nostro, e lo è a partire da dentro.

Serviva qualcuno che ci rifacesse risvegliare l'orgoglio: lui è veronese, lui è come noi, non viene da un'altra città, lui sa cosa proviamo e lui sicuramente ce la metterà tutta. Questo è quello che inconsciamente la nostra testa elabora quando diciamo “Danzi l'è de Verona”.

Purtroppo non siamo abituati a vedere sfornare talenti locali dalle giovanili. Stiamo finendo di pagare ora l'azzeramento delle scuole calcio e delle affiliazioni perpetrate dalla ignobile gestione pastorelliana. Per almeno un decennio i migliori giovani veronesi sono andati a giocare in altre squadre. Solo ora stiamo ricostruendo un nostro settore giovanile e c'è la concreta possibilità di inserire un numero sempre maggiore di veronesi nel giro della prima squadra negli anni a venire. Dobbiamo dare atto alla società per il grande lavoro svolto in questo senso nelle ultime stagioni.

Riascoltando l'intervista di ieri siamo rimasti piacevolmente stupiti dalla freschezza e dalla spontaneità dimostrata dal ragazzo. Questa era probabilmente la prima intervista seria fatta davanti alla televisione. Lui era visibilmente emozionato, impacciato, ad un certo punto non sapeva cosa rispondere, ha provato ad abbozzare qualche frase di rito ma senza convincere nessuno. Ringraziamenti alla famiglia e l'attesa frase “è la mia squadra, è la mia città”. Insomma, è stato piacevolmente spontaneo.

Stiamo parlando di un ragazzo di 19 anni e qualche mese. A quell'età Mbappe quasi vince il Pallone d'Oro ma senza andare troppo in giro basta ricordare la prima intervista rilasciata da Moise Kean l'anno scorso al suo arrivo a Verona. La differenza tra i due approcci è abissale, quasi fastidiosa quella del fresco esordiente in Nazionale, così sicuro di sé a 18 anni da apparire costruito a tavolino. Tanti sono come lui al giorno d'oggi ma per fortuna c'è ancora spazio, in questo calcio, per la semplicità.

Ad ognuno il suo lavoro: quanto si può essere impreparati e timidi davanti ad una telecamera tanto si può essere decisi e risoluti in campo. Così Danzi ha dimostrato di avere il carattere giusto per stare là in mezzo al campo, a metà strada tra l'essere mediano e mezzala, tante volte porta la croce, qualche altra canta, a volte riesce a fare entrambe le cose contemporaneamente ma sempre con un occhio al dovere. E' un tipico ruolo da veronese. E' un ruolo che richiede anche anni di esperienza e su questo c'è ovviamente ancora da lavorare molto ma forse, per questa Serie B siamo già ad un buon punto. D'altronde lui è abituato a giocare con quelli più grandi perché così ha sempre fatto nelle giovanili e anche nelle convocazioni nelle under nazionali. Qualcosa vorrà pur dire.

Alcuni dati: Danzi è il 263esimo veronese a vestire la maglia del Verona, ha esordito in gialloblù il 18 aprile 2018 in Serie A, Verona-Sassuolo 0-1. Il suo primo gol in gialloblu arriva a 19 anni e 10 mesi circa ed è ben lontano dall'essere il più giovane veronese ad aver segnato con la nostra maglia: la palma spetta ad Antonio Bonesini che nel 1927 segna a 17 anni e 1 giorno. Bonesini supera anche il più famoso Giancarlo Savoia che segna nel 1961 a 17 anni e poco più di 1 mese.

Per trovare un'altra rete tutta veronese in campionato dobbiamo andare a quasi 10 anni fa: il 26 aprile 2009 con Matteo Scapini che segna il quinto gol a Legnano. Sembra passato un secolo: in quel Verona giocavano, ancora molto acerbi, Marco Parolo e Juanito Gomez.

Se vogliamo essere precisi però Scapini non proveniva dal nostro settore giovanile. L'ultimo esordiente veronese allevato dalla nostra primavera è stato Simone Smania nella stagione 2007/08, difensore che ora ha 31 anni e con una carriera nelle serie minori. Per trovare un veronese in gol, lanciato dalla primavera, dobbiamo andare ancora più indietro fino a Dario Biasi, esordio nella stagione 2002/03 ma in gol nella stagione successiva anche se l'esordio con i professionisti non è avvenuto con la nostra squadra.

Insomma, la statistica è quasi ridicola, di nomi ce ne sono pochi e ancor meno nomi di un certo spessore. Da Ferrarese, Guardalben e Tommasi sono passati più di vent'anni, da Beniamino Vignola un'eternità.

Dite che non ci siano sufficienti motivi per festeggiare?

Valeriano

P.S. Abbiamo pronto in canna l'esordio in campionato per Marash Kumbulla, nato a Peschiera del Garda l'8 febbraio 2000. E' il “veronese 2.0” : nato e cresciuto qui ma nazionale albanese: un dato in più per il nostro almanacco!

[la scheda di Andrea Danzi]



Hellastory, 18/12/2018

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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