STORIE DI CALCIO E GUERRA. ENRICO BENINI, VERO EROE GIALLOBLU - Hellas Verona: Le Ultimissime su HELLASTORY.net
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STORIE DI CALCIO E GUERRA. ENRICO BENINI, VERO EROE GIALLOBLU


STORIE DI CALCIO E GUERRA. ENRICO BENINI, VERO EROE GIALLOBLU

Lo spunto per scrivere un articolo, almeno qui su Hellastory, arriva spesso per caso. A volte basta un'occhiata al “daily gialloblu” per creare un interesse partendo dal nulla, per stimolarti a trovare una spigolatura tra una partita e un nome che in prima battuta magari non dice nulla a nessuno.

Così mi è capitato il primo novembre, giornata festiva, di guardare chi era nato in quel giorno. Giovanni Zavaglio, attaccante di anonima serie B, passo. Vinicio Verza, poco degno sostituto di Pierino Fanna, passo ancora. Tiberio Guarente, uno dei derelitti che ci ha portato in C, passo volentieri anche questo. Oggi non c'è nulla di interessante, penso. Poi guardo tra i defunti. Enrico Benini, non mi dice nulla. Nato nel 1891, morto nel 1916. Caspita, penso, morire a 25 anni, quasi sicuramente in guerra. C'è modo di dare un po' di spessore a questo atleta, pioniere del calcio gialloblù, così sfortunato il cui ricordo è relegato ad una foto sbiadita?

Cominciamo a ricercare. Non è molto facile anche perché le fonti sul calcio pionieristico sono sempre molto scarne e come spesso accade in questi casi è proprio Hellastory ad avere i dati più completi. Tanto per dire la data di morte la indichiamo solo noi mentre Wikipedia ne è sprovvista. Non ci arrendiamo e qualcosa riusciamo a mettere assieme. Più di quanto sperassimo in un primo momento, a dire il vero.

Prima però contestualizziamo brevemente quella che può essere stata l'esperienza del nostro giovane. Benini gioca cinque stagioni ufficiali nell'Hellas, dal 1910-11 al 1914-15. Si parte quindi dal primo campionato da noi ufficialmente disputato, il secondo per la FIGC, che per la prima volta allargato a squadre venete ed emiliane. Due gironi paralleli, quello nostro sicuramente più povero tecnicamente di quello lombardo-ligure-piemontese, con le due prime dei gironi a giocarsi la finale per il titolo nazionale. L'ultimo campionato è quello che invece termina a ridosso dell'entrata in guerra del Regno d'Italia nella prima guerra mondiale, già iniziata da mesi in Europa.

Notizie certe sul nostro giocatore non ce ne sono, come spesso capitava per i calciatori di quegli anni. Sappiamo che giocava a centrocampo, come “back” per l'esattezza, cioè in pratica mediano davanti alla difesa e che formava coppia fissa con Silvio Ruberti. Sappiamo che ha totalizzato 51 presenze e che ha segnato 2 reti. Lo vediamo nella foto sgranata poco più che ventenne con una riga in mezzo e con dei baffetti appena accennati. Già studente del Maffei, di buona famiglia, sicuramente negli anni ‘10 il ragazzo era uno studente universitario. Difficile altrimenti per l'epoca trovare il tempo e la disponibilità per andare con costanza a dare quattro calci al pesante pallone di cuoio. I suoi compagni di squadra in quegli anni hanno nomi più altisonanti e conosciuti del suo come il bomber Forlivesi che giocò anche in nazionale o Hans Liniger, primo straniero in gialloblu, oppure il giovanissimo Arnaldo Porta che dopo la guerra si consacrerà goleador. Allenatori in quel momento storico prima Guido Vivi e poi l'eclettico Masprone, allenatore e giocatore. All'epoca l'Hellas giocava allo “stadium” , cioè il nuovissimo “vecchio” Bentegodi, almeno fino a che il Comune di Verona non ci sfrattò nel 1914.

Ci piacerebbe scrivere qualcosa di più su Enrico ed invece dalla fine del campionato 14-15 arriviamo a trovarlo arruolato nei bersaglieri, nel quindicesimo reggimento per la precisione, come tenente. Il grado di tenente conferma l'ipotesi che Enrico fosse laureato, probabilmente da poco vista l'età, al momento dell'arruolamento. Da qui si fa un ulteriore balzo, triste questa volta, sulla scarna scheda del caduto di guerra:

“Tenente Enrico Benini di Pietro, nato a Verona il 1 luglio 1891, morto a Saciletto (UD) il 1 novembre 1916 nell'ospedale da campo 201 a causa delle ferite riportate in combattimento” .

C'è un'ultima annotazione che in un certo senso rende meno freddo il bollettino: “decorato di medaglia d'argento al valor militare” . Con un'ulteriore ricerca andiamo quindi a trovare e riportarne le motivazioni.

“Slanciatosi, alla testa della sua compagnia, all'assalto di una postazione nemica, vi penetrava per primo. Gravemente ferito, mentre veniva trasportato al posto di medicazione, incorava i suoi dando bell'esempio di fermezza. Moriva poche ore dopo per le ferite riportate” .

Come spesso capita ai drammi non c'è mai fine, così scopriamo che anche il fratello di Enrico, Tullio, ragazzo del '99, si arruola appena possibile nei bersaglieri e muore in battaglia, anche lui decorato, anche lui nel giro della prima squadra, anche se non ha giocato partite ufficiali, forse per la giovane età.

Ci fermiamo qui, a queste note scritte che appuntano una medaglia al petto di un povero ragazzo morto 100 anni fa nell'ennesima battaglia dell'Isonzo, quando era ancora troppo giovane. E pazienza se non abbiamo informazioni dettagliate di come giocava e di quante ne ha date al Vicenza o ne ha prese dalla Pro Vercelli, sono cose che in fondo non interessano più.

Il calcio sparisce davanti a certe disgrazie ma con questo pretesto almeno un ricordo oggi siamo felici di averglielo dato.

Silvio Ruberti invece, amico e compagno di ruolo di Enrico, torna a casa dalla guerra sano e salvo, anche lui decorato con una medaglia d'argento e una di bronzo e continuerà a giocare ancora nell'Hellas.
Enrico e Silvio, valorosi in guerra, figurarsi sul campo da calcio, devono essere stati una coppia di “back” formidabile.

Valeriano

p.s. La storia di Enrico Benini si affianca anche a quella di Carlo Vigevani (I), un anno più giovane di Enrico, compagno di squadra negli stessi campionati giocati nel Verona, una decina di presenze in più e 11 reti come attaccante. Morto, come capitano del Battaglione Alpini “Monte Marmolada”, sul Monte Ortigara in una azione di contrattacco nel giugno del 1917. Altri caduti tra le nostre fila furono il portiere Signoroni e Barbasetti, dei quali al momento non disponiamo di dati certi e Nello Cavalleri, nessuna presenza in partite ufficiali ma sicuramente presente nelle gare dei primi anni di vita della nostra squadra.



Hellastory, 08/11/2016

SETTI ACCOMPAGNA IN B IL VERONA


Dopo la decima, gravissima sconfitta consecutiva, il Verona è quasi condannato. E pensare che lo Spezia, per condizione e posizione di classifica, avrebbe potuto essere l'avversario più adatto per chiudere decentemente l'anno solare ed accendere speranze di salvezza. Invece no, ci sono stati superiori non solo nel risultato ma anche nel gioco e in intensità. Il Verona sta pagando le sciagurate scelte societarie, come ha ammesso Marroccu dopo Monza. Setti invece, che vive evidentemente in un altro pianeta, non si rende conto di quello che ha combinato e nemmeno perché, chiunque a Verona raggiunge un certo livello qualitativo, poi chiede di andare via. Non si rende conto che è lui l'artefice di questa condizione di precarietà che non consente di trovare in questa società la propria dimensione sportiva. E per questo, ogni anno batte cassa frettolosamente al valore acquisito, vivendo di nuove scommesse e di improvvisazione. In effetti, a voler essere precisi, non è ancora stato chiarito se tutto ciò dipenda da costanti bisogni personali, oppure dalla sua supponenza (sono il Presidente che ha disputato più stagioni in serie A, conosco il calcio meglio di tutti voi ...). Fatto sta che questa volta Longo, D'Amico e Tudor hanno capito in fretta quello che sarebbe successo di lì a qualche mese e, vista l'impossibilità di proteggere un giocattolo troppo prezioso per le sue mani grezze, si sono defilati con lungimiranza. Come se uno, vincendo casualmente alla lotteria, finisce per sprecare tutto e si riduce a chiedere l'elemosina sotto i ponti. Povero e abbandonato. Forse perché erano proprio loro la componente saggia e competente della società, quella che ha permesso di rivalutare fino a quel punto il Verona. Loro, e non certo Setti che ha solo avuto la fortuna di averli per sè. Comunque, tutti i nodi sono venuti rapidamente al pettine: ceduti male Barak, Simeone, Caprari e Casale, rimpiazzati solo numericamente con giocatori scadenti (alcuni persino pagati cari), preso Marroccu come suo braccio destro (velocissimo a squalificarsi nel giro di poche settimane) e infine scelto Cioffi per l'ennesima scommessa assurda anche se l'ambiente, svilito e senza indirizzo, stava cercando invece disperatamente continuità, esperienza e buon senso. Cosa è rimasto di quel Verona che tanto ci ha divertito e sentiti rispettati? Niente. Per non parlare della soluzione frettolosa e senza alcuna logica di affidare la squadra a Bocchetti, che non ha niente a che vedere con quella adottata dal Monza con Palladino. Infatti, il povero cristo è stato assunto a uomo simbolo della società dopo essere stato prima dirottato in Primavera e poi, come un profeta, beneficiario di addirittura 5 anni di contratto. Lui che non ha neppure il patentino da allenatore. Ora cosa ci aspetta? un lento ed umiliante cammino verso l'inferno o abbiamo ancora qualche briciolo di speranza di salvezza?

[continua]
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