HELLASTORY.net | Dossier 2010/2011 | 3. Le Pagelle - 2a parte
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3. Le Pagelle - 2a parte

ESPOSITO Gennaro (29/4)(4/0)

Luci ed ombre nel suo campionato. A qualcuno è piaciuto molto, ad altri poco. Mandorlini avrebbe voluto di più da lui, molto di più. Anche noi in effetti diciamo che, forse perché abituati bene, la scorsa stagione l'abbiamo visto più operativo e lucido. Il suo andamento è andato in crescendo assieme a quello di tutta la squadra. Il suo ruolo, lo riconosciamo, non è affatto facile da interpretare e a dire il vero vorremmo avere 1 euro per ogni pallone che ha recuperato in mezzo al campo. Il contributo di Esposito all'impresa resta molto importante: guai se fosse partito quest'estate. Il suo giudizio è BUONO.

GARZON Stefano (12/0)(1/0)

Per lui poche presenze, quasi tutte ritagliate in corso gara. Quando ha giocato non ha fatto mancare la sua proverbiale dose di grinta e determinazione, lasciando intravedere però un gap tecnico con gli altri centrocampisti della squadra che giustificava ampiamente il suo scarso utilizzo. Se non altro per l'impegno profuso, è SUFFICIENTE.

HALLFREDSSON Emil (30/4)(4/0)

Lungi da noi la banale tentazione di paragonare l'islandese a teutonici mostri sacri del passato. Hallfredsson ha rappresentato per tutto il campionato del Verona quel "qualcosa in più" che serve ad una squadra o per fare il salto di qualità (fine stagione) o per non affondare (inizio stagione). Una massa imponente in mezzo al campo, una tecnica non sopraffina ma che per la Lega Pro è oro colato, una grande esperienza alle spalle. In alcune occasioni sembrava giocare con sufficienza, come dire "sti qua me li mangio a colazione", poi è subentrato qualche problema fisico e il rendimento ne ha un po' risentito restando però ampiamente sopra la media. Lo attendiamo protagonista anche in serie B. Il suo giudizio è OTTIMO.

MANCINI Manuel (27/1)(4/0)

Un giocatore dalle doti tecniche importanti per la Lega Pro come Mancini doveva dare qualcosa in più a questa squadra. Diciamo che è stata una mezza delusione perché lo abbiamo visto a tratti, penalizzato prima dall'essere accantonato dal "suo" mister Giannini e poi dalla difficile collocazione tattica negli schemi di Mandorlini. Vederlo giocare come esterno d'attacco non è il massimo della vita anche se lui, a fare l'aletta guizzante, ci ha provato. Poche buone prestazioni, diverse gare mediocri. Anche considerato quello che poteva essere e non è stato, il suo giudizio resta SUFFICIENTE.

MARTINA RINI Marco (20/2)(3/0)

Il ragazzo speditoci dal Brescia a fare esperienza è stato veramente una bella sorpresa. Praticamente prima riserva del centrocampo, già dalle prime giornate di campionato si è fatto notare per la determinazione e la voglia di spaccare il mondo con cui entrava in campo. Anche in quelle tristi prime gare gianninesche lui dava sempre sprint al centrocampo. A Mandorlini piaceva così tanto la sua versatilità che è arrivato a paragonarlo addirittura ad Iniesta. Gli rimproveriamo diverse leggerezze dovute all'inesperienza, come il gol segnato di mano che gli è costato l'espulsione contro il Sorrento e lo stupido rigore provocato nella finale contro la Salernitana. Non si possono ammettere delle ingenuità simili nelle partite chiave della stagione. Il suo apporto alla squadra è stato DISCRETO.

PAGHERA Fabrizio (13/0)(0/0)

Anche lui come Martina Rini ci è arrivato in prestito dal Brescia, però a differenza del compagno si presentava già con un certo curriculum. Probabilmente quando è stato acquistato persisteva ancora il dubbio della permanenza o meno in gialloblù di Esposito dato che Paghera appariva come un doppione del nostro regista. Il ragazzo a dispetto della sua esilità è dotato di un carisma innato, di buoni piedi e gran visione del gioco. Il suo atteggiamento così maturo a nemmeno 20 anni lo aiuterà a far carriera. Noi purtroppo non abbiamo potuto vederlo come avremmo voluto, a causa di un brutto infortunio al braccio nella seconda parte di stagione. Chissà che numeri se Mandorlini avesse potuto farlo giocare assieme ad Esposito...Il suo campionato è stato senza dubbio DISCRETO.

RUSSO Giuseppe (20/3)(3/0)

Quanto è stato inguardabile nella prima parte del campionato tanto è stato "bello" nella fase finale. Russo probabilmente è stato uno dei giocatori della scorsa stagione che più ha pagato la delusione e la sfiducia della mancata promozione dell'anno scorso. Poi è arrivato Mandorlini, l'ha rigenerato e l'ha rimandato a combattere in mezzo al campo. Abbiamo visto un buon Russo nella seconda parte del campionato, un giocatore pronto al salto di categoria. Tra girone d'andata e di ritorno la media dice DISCRETO.

BERRETTONI Emanuele (16/2)(4/1)

Pensate un po', Giannini lo aveva messo a fare addirittura il centrocampista. Lui non ci credeva ma abbozzava. Poi lo spostava di qua e di là, lui non ci credeva, ma abbozzava e ovviamente non rendeva. Poi la botta a Gubbio: rottura totale del legamento crociato. Mesi e mesi di stop. Il suo rientro, a febbraio contro la Reggiana, coincide esattamente con l'inizio della cavalcata. Subito tre-quattro partite giocate ad altissimi livelli partendo da titolare, poi un calo fisiologico dovuto al periodo di inattività e quindi un finale di campionato a buoni livelli. Niente media in questo caso, il giudizio è tutto merito del suo miracoloso ritorno in squadra e conseguente finale di girone: BUONO.

FERRARI Nicola (26/6)(4/4)

Da broccaccio inaudito ad attaccante indispensabile. La trasformazione di Nicola Ferrari ha assolutamente dell'incredibile e francamente a memoria non ricordiamo una trasformazione simile nella storia del nostro Verona. Siamo più abituati a campioni che diventano brocchi...In ogni caso, Ferrari è l'esempio più lampante di come siano fasulle le scuse di chi dice che a Verona la piazza mette troppe pressioni ai giocatori. Le pressioni su Ferrari erano tantissime, bordate di fischi e di insulti nella prima parte di campionato e le critiche erano ampiamente meritate per quel che faceva vedere sul rettangolo di gioco. Poi d'un tratto la svolta. Niente cessione a gennaio e dalla gara interna contro il Gubbio in avanti Ferrari è diventato un grandissimo campione in grado di segnare, creare spazi, alzare il baricentro della squadra, correre a perdifiato dopo 95 minuti di gioco e addirittura in grado di segnare rigori a ripetizione. Il tutto senza cercare mai rivalsa nei confronti del pubblico che l'aveva criticato. Alla faccia degli omini che si demoralizzano se vengono beccati. Possiamo dare un voto più alto ancora di OTTIMO?

LE NOCI Giuseppe (30/7)(2/0)

Per un attaccante che trovi, uno che perdi. Le Noci è andato in netta controtendenza rispetto al resto della squadra. Era partito discretamente con qualche gol e buone prestazioni e poi è affondato miseramente nella mediocrità, tanto che a lui Mandorlini ha preferito spesso altri giocatori che con il ruolo d'esterni non avevano nulla a che spartire. Se vogliamo trovare i momenti topici che hanno determinato questa involuzione possiamo citare l'errore clamoroso di La Spezia e il rigore sbagliatocontro il Pergocrema. Mettendoci tutta la buona volontà, anche usufruendo di una sorta di amnistia dovuta alla promozione non ci sentiamo di dargli più di uno stiracchiato SUFFICIENTE.

NAPOLI Aiman (2/0)(0/0)

Nelle due occasioni in cui l'abbiamo visto, prima dell'infortunio, sembrava un buon giocatore. Ovviamente è NON GIUDICABILE.

PICHLMANN Thomas (29/7)(0/0)

Per giudicare Pichlmann dovremmo prendere in esame tanti parametri: i gol, quanto ci è costato, come ha giocato, il ruolo in cui è stato posizionato...Una situazione molto complessa. Pichlmann è un tipo di attaccante che non faceva comodo all'impianto tattico di Mandorlini, questo è fuori da ogni dubbio. Vederlo giocare come esterno d'attacco era uno spettacolo indecoroso dato che il nostro austriaco è lento e poco propenso ad andare in cerca di palloni per tutto il campo. Il meglio di se l'ha dato nel momento in cui Giannini ha deciso di fargli arrivare qualche cross dalle fasce, ovvero per due-tre partite di numero. Eppure, nonostante l'impegno fuori ruolo e le difficoltà della squadra della prima parte di campionato, 7 reti sono un bottino tutt'altro che scarso. Le premesse però potevano far aspirare a qualcosa di più. Lo giudichiamo SUFFICIENTE.

SCAPINI Matteo (5/0)(0/0)

L'abbiamo visto poco quest'anno ma è stato sufficiente per ricordarci che il buon Scapo, con tutta la simpatia che nutriamo per lui, non è un giocatore adatto alla categoria. NON GIUDICABILE.

SELVA Andy (12/1)(2/0)

Fuori rosa con Giannini poi sempre sull'orlo di andar via ma con l'occhio ben puntato sul ricco contratto che scade a giugno. Infine con l'arrivo di Mandorlini il grande compromesso: "non litighiamo più, però tu mi aiuti a tirar su la squadra". Così è stato e, ancora, quando le cose si stavano mettendo bene per la squadra e sembrava che per Selva lo spazio si fosse ancora una volta chiuso, il colpo di scena con Mandorlini che schiera l'espertissimo sanmarinese nelle gare a più alta tensione emotiva. Come dire che ci puoi litigare fin che vuoi ma alla fine avere giocatori di un certo tipo sempre pronti da mandare in campo è una grandissima comodità per un allenatore. Nonostante tutto, gli dobbiamo un DISCRETO.

TIBONI Christian (3/0)(0/0)

Pochissime presenze per lui e poca sostanza in queste poche occasioni che gli sono state concesse. NON GIUDICABILE.

GIANNINI Giuseppe

Sfatiamo subito un mito: Giannini non ha legato con la piazza perché i risultati sul campo non sono arrivati, non certo per altri motivi più o meno ancestrali. Ora partiamo con le discolpe: rosa troppo ampia, ambiente demoralizzato dalla stagione precedente, pressioni (!) per avere subito il risultato, situazione societaria traballante. Quindi, la lista delle colpe: completa confusione tattica senza aver mai dato l'impressione che la squadra avesse un impianto di gioco, una struttura, una rosa ristretta di titolari. Gioco pressappochista, lento, macchinoso, lasciato all'iniziativa dei singoli (iniziativa che non c'era). Spogliatoio frantumato già alle prime giornate di campionato, malumori vari e diffusi, gente voluta e poi messa praticamente alla porta. E ancora, dopo tutta questa bagarre, quando era evidente che le cose andavano cambiate c'era ancora il direttore sportivo Gibellini a difendere il suo operato . L'avrete capito, per Giannini non può che esserci un giudizio INSUFFICIENTE.

MANDORLINI Andrea

Riprendere i cocci lasciati dal predecessore e tentare di ricomporli era una sfida che solo un folle arrabbiato col mondo in cerca di riscatto poteva intraprendere. Sfida intrapresa e vinta. Il lavoro nello spogliatoio non deve essere stato facile, prendere i giocatori migliori uno ad uno e spiegare loro che potevano e dovevano alzare la testa, raccontare che tutto era ancora possibile, bastava solo farlo per gradi. All'inizio la squadra era imballatissima, ancora lenta nella manovra e con un gioco confuso. Poi strada facendo si accendevano sempre più luci, fino alla svolta dopo la badilata in faccia presa in casa contro il Gubbio. La rimonta fino al quarto posto, i play off da quinti contro due squadre tra le più temute del torneo. Un parco giocatori rivalutato, un progetto vero, tanta "sapienza" trasmessa anche alla dirigenza. Il risultato raggiunto è così eclatante che lo porta direttamente sul podio degli allenatori gialloblù, dopo Bagnoli e Prandelli. Guarda a caso, tutti e tre "allenatori di uomini" più che "di gioco". Come è ovvio che sia, il suo campionato è stato OTTIMO.

NON GIUDICATI: Vriz, Torregrossa, Viviani.
Tra parentesi sono indicate (gare campionato/gol campionato) e (gare playoff/gol playoff).

Valeriano

CIOFFI ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO


Ho l'impressione che, dopo la confusione generata dal mercato, si continui crearne di nuova anche nelle soluzioni tattiche partita dopo partita. Laddove Tudor aveva trovato la fortuna del Verona dando continuità al lavoro di Juric migliorandolo gradatamente con il suo stile personale, Cioffi invece, ha stravolto priorità e leadership cancellando di fatto ogni tipo di continuità. Quando in conferenza stampa parla dei singoli, traspare evidente il suo concetto di base secondo cui «tutti sono in discussione, nessuno è sicuro di giocare». Questo probabilmente dipende dal fatto che lui ritiene efficaci alcune teorie aziendali (peraltro, recentemente messe in discussione dalle prove dei fatti) che mettono in competizione tutti i collaboratori ponendoli gli uni contro gli altri al fine di migliorare la produttività. Giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza. Ma così facendo, il mister ha di fatto eliminato tutti i riferimenti degli ultimi anni. Ogni partita scende in campo una formazione diversa e i 5 cambi a disposizione, anziché consolidare, sperano di ribaltare quello che non sono riusciti ad esprimere in campo i titolari. O sbaglia la formazione iniziale, o non trasmette la giusta concentrazione, fatto sta che il Verona sbaglia quasi sempre l'approccio (salvo forse solo il primo tempo con la Lazio). Quello che emerge è infatti un Hellas continuo cantiere aperto dove la paura di sbagliare (e quindi di perdere l'opportunità a disposizione) condiziona ogni singolo giocatore che non riesce poi ad esprimersi al meglio per due partite di seguito. E' una squadra che non costruisce gioco, che fatica a difendersi, che non ha un'identità. Gunter, Ilic, Tameze, lo stesso Lazovic costretto a cambiare più ruoli, non sono più gli stessi. D'altra parte, in questa confusione generale, purtroppo continuano a trovare spazio i modesti Lasagna, Depaoli, Dawidowicz e Djuric di cui non comprendo il valore.

[continua]
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