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ALLORA, PARTE ADESSO IL PROGETTO DI MARTINELLI?
05/08/2010

Il Verona, quest'anno, è stato sconfitto tre volte. La prima in Campionato, per colpa della sua inettitudine. Poi nei playoff dal Pescara, in quel momento migliore di noi. Infine, nel ripescaggio dalla Triestina solo a causa della sua provenienza da un torneo più qualificato. È chiaro che la seconda e terza sconfitta rendono la prima ancora più penosa e difficile da digerire. A questo punto, Martinelli ha davanti a sé due possibilità: rilanciare, partendo esattamente dal punto in cui era arrivato, migliorando la squadra e correggendo gli errori commessi; oppure rivoluzionare, effettuando l'ennesima riorganizzazione societaria, cambiando quasi completamente la rosa e ricominciando tutto d'accapo. Con la prima scelta chiarirebbe al mondo intero che sono stati gli altri a sbagliare e non lui, che crede fino infondo al progetto che è stato avviato l'anno scorso e che ha un senso quindi riprovarci. Con la seconda ammetterebbe che la strada intrapresa l'anno scorso non porta da nessuna parte e che è costretto a cambiare nuovamente. Da quello che abbiamo potuto vedere, il presidente ha deciso di rimuovere il passato. Così facendo, però, apre di fatto a mille nuove incognite sul presente immediato (il prossimo Campionato) e sul futuro (riuscirà mai a vincere?).

È chiaro che la rapida fuga di Bonato e la cacciata di quasi tutti i giocatori che lui ha portato non sono state una soluzione solo emotiva. Il presidente vuole ridurre il numero di contratti pesanti. Questo significa che lui si è sentito doppiamente tradito: non solo dalla mancata concretezza dei protagonisti dell'ultimo campionato, ma anche dalle prestazioni sotto le aspettative di molti giocatori divenute - in questo momento - troppo onerose.

Le domande che mi pongo sono le seguenti: siamo proprio sicuri che quel Verona, che ha sfiorato 2 volte la promozione (prima direttamente e poi ai playoff), era così da buttare via? Fino alla gara con il Marcianise molti ritenevano fosse addirittura in grado di disputare un buon campionato in categoria superiore! Ha sbagliato allora a pagare troppo o sta sbagliando oggi a non sfruttare a pieno certe potenzialità inespresse (come Rantier e Ciotola), ovviamente rinegoziando gli accordi? Non lo so, è un dubbio che mi rimane.

Al di là del fatto che molti tifosi, come lui, preferiscono cambiare quelle facce, ritengo che lo spirito giustizialista che li guida confonda quanto è stato sprecato nel finale con l'impossibilità tecnica e mentale di quel gruppo (giocatori, allenatori e dirigenti) di ottenere i risultati sperati. Il Real Madrid, dopo aver comprato tutto quello che c'era a disposizione l'estate scorsa e aver fallito sia in Spagna che in Europa mica ha smobilizzato la squadra, al contrario ha deciso di rilanciare prendendo il migliore allenatore che c'è a disposizione. Forse noi a Verona, in Lega Pro, dovremmo imparare a pensare come fanno le grandi società nei confronti dei loro rispettivi obiettivi. Altrimenti resteremo sempre grandi nella storia ma piccoli nelle intenzioni.

Vediamo comunque cosa ha deciso Martinelli riguardo il nuovo Verona.

SICILIANO già l'anno scorso ricopriva ruoli amministrativi in società. Quest'anno però sono gli sono state aumentate deleghe e responsabilità. Il peso “politico” del manager è divenuto centrale dal punto di vista decisionale tanto che molti ritengono questo il Verona di Siciliano come il precedente è stato il Verona di Bonato.
Il cambiamento porta con sé alcune riflessioni. Sicuramente il nuovo consigliere delegato conosce i conti e le disponibilità (nel senso di opportunità economiche da impiegare nel calcio) del presidente. Questo è garanzia di sostenibilità. Inoltre, lui non è condizionato dalle dinamiche di mercato che guidano le scelte di gente come Bonato, Cannella, Pastorello.

L'aspetto più rilevante, a mio avviso, è che Martinelli continua a frapporre ruoli e mansioni tra sé e il Verona, salvo poi mettere tutto in discussione se il meccanismo non funziona. Ha iniziato praticamente senza alcun filtro (Ficcadenti era un semplice consulente), ha dato poi squadra e portafoglio in mano a Bonato, ora si affida a Siciliano per la componente amministrativa, Gibellini per quella tecnica, Pigozzi per la comunicazione. Ogni ruolo societario ha un (nuovo) responsabile. Il Verona, strutturato in maniera sostanziosa, si presenta finalmente come una società organizzata e giustamente ambiziosa. Direi che va ben oltre la media delle società di C e perfino di categoria superiore, dove spesso il presidente ha un ruolo di primo piano nei rapporti con i tifosi, i giocatori, e la Lega, al massimo condiviso con un fidato responsabile tecnico. Il Chievo (pessimo esempio a prescindere, lo so) è di Campedelli e Sartori; mica di Siciliano, Gibellini, Pigozzi e poi – forse anche – di Martinelli.

Qualcosa non quadra in questa evoluzione (o involuzione, dipende dai punti di vista). Ho almeno tre perplessità a riguardo.

Primo: come si fa a far corrispondere tale appesantimento dell'organigramma con la volontà poi di risparmiare sui contratti dei giocatori? In genere, ha senso promuovere nuovi generali se si forniscono anche ai soldati addestramento, armi e specializzazioni adeguate. Altrimenti è un semplice trasferimento di costi dal campo di gioco alla tribuna. Secondo: questa struttura, sulla carta validissima, preclude l'apertura verso nuovi soci. A meno che questi non siano disponibili a metterci i soldi e lasciare poi che qualcun altro, imposto, prenda tutte le decisioni su come spenderli. Fatto questo che funziona forse in certe attività economiche, ma non certo nel mondo del calcio dove chi investe è anche tifoso e pretende quindi di dire sempre la sua. Terzo: se anche quest'anno il Verona non dovesse centrare la promozione, oppure dovesse entrare in contrasto con Siciliano per qualche decisione di natura sportiva, come si comporterà Martinelli nei suoi  confronti? Lo manda via come ha fatto con Ficcadenti, Terracciano e Bonato? Ma poi, è in grado di fare a meno di lui?

In conclusione, presidente, siamo arrivati alla versione definitiva?

LA COLONIA DI GALLIPOLI Il mancato ripescaggio del Verona è destinato ad influenzare ulteriormente il mercato gialloblu in uscita (spero proprio che almeno Berrettoni, Russo e Pugliese restino ...) e ci apprestiamo di conseguenza ad accogliere nuovi volti in sostituzione. In Scozia, c'è un detto che accompagna il whisky: un bicchiere va bene, due sono troppi, tre troppo pochi. Più bevi, meno apprezzi il gusto del liquore e più cedi all'ebbrezza che dà. In pratica, una rivoluzione di giocatori va bene ed è necessaria, se però ogni anno cambi 6 o 7 titolari, non avvii mai alcun progetto concreto (e serio) perché si ricomincia sempre d'accapo.

Il Verona, al quarto anno di C, ha cambiato per la quarta volta consecutiva struttura di gioco, punti di riferimento in campo e nello spogliatoio. Già siamo costretti a chiedere in giro per l'Italia (quest'anno è toccato al Brescia) l'elemosina di giovani da crescere perché non siamo in grado di produrne di nostri, capirai se decidiamo ogni volta di cambiare anche quelli più esperti. Poi però non dobbiamo lamentarci se occorrono 3 allenatori per salvarci dalla retrocessione, se non riusciamo a centrare i playoff l'anno successivo e neppure la promozione diretta con 5 punti di vantaggio a 6 partite dal termine quest'anno. Remondina e Bonato avranno avuto sicuramente le loro responsabilità, ma ho l'impressione che i giocatori che arrivano a Verona sono molto più attratti dalla città godereccia, dal calore dei suoi tifosi, dall'imponenza del Bentegodi e dalla disponibilità del presidente a pagare tutto e subito. Siamo perfettamente nella logica del mercenarismo puro, che peraltro è di casa nel mondo del calcio, perché offrendo al centinaio di gialloblu che si sono succeduti in questi anni tutti questi benefici senza ricevere in cambio risultati adeguati, loro non rischiano mai nulla.

Forse, ad un certo punto dovremmo deciderci di fermarci.

Gibellini (o chi per lui), ha scelto il mister e ha deciso di affidarsi al blocco Gallipoli. Alcuni giocatori hanno conquistato un'insperata promozione in B due anni fa, altri hanno provato a difenderla l'anno scorso. Avendo dunque deciso di cancellare le storie proposte da Previdi e Bonato, adesso partiamo in questo modo. La scelta fatta ha una sua logica e va difesa.

Certo, non credo sarà tanto facile mettere insieme un gruppo quasi completamente rinnovato, giocare solo per vincere il campionato, convincere tifosi e avversari che questo è il miglior Verona possibile. Ma adesso, se l'attuale tecnico gialloblu dovesse far peggio di Remondina, con una squadra creata apposta per lui, chi ci potrebbe garantire risultati migliori? Se oggi prende finalmente il via il progetto di Martinelli, Giannini deve avere la disponibilità di poter lavorare anche per il futuro e non solo per il presente. Indipendentemente da quello che riuscirà ad ottenere.

Bisogna insomma che il presidente abbia il coraggio di avviare il progetto e poi difenderlo, non solo annunciarlo solo per farsi benvolere dai tifosi. L'anno scorso si parlava di un triennio necessario avendo però a busta paga giocatori che dovevano garantirci la promozione diretta; quest'anno, con l'attuale rivoluzione, abbiamo sprecato (forse) il primo anno e preso atto che, cambiando tutto ogni stagione, non si responsabilizza mai nessuno e non si ottengono i risultati sperati. Nel progetto occorre ammettere anche la possibilità di commettere nuovi errori, di non raggiungere immediatamente gli obiettivi, di dover porre in essere dei correttivi.  Se è stato stabilito che Giannini è il punto di partenza, il tecnico deve avere quindi a tranquillità di lavorarci su in santa pace per il tempo necessario.

È chiaro che in questo momento siamo tutti ancora scottati per quello che è accaduto. La frenesia di raggiungere in fretta la serie B ci ha fatto perdere il filo logico delle cose. Ci sono società, come il Benevento, la Cremonese e il Verona stesso che continuano a spendere montagne di soldi senza ottenere mai il risultato sperato. Il rischio per loro, e per tutti noi, è quello di fare la fine dell'Arezzo. Oppure che Martinelli si stufi e decida di non spendere più nemmeno un euro. Vorrei per questo che il presidente abbia il coraggio di prendere una decisione definitiva, tracci una linea da seguire e che la porti avanti fino in fondo. Se la nuova struttura societaria e la volontà di puntare su Giannini e il blocco del Gallipoli risponde a questa esigenza, ben vengano. Se questo è invece l'ennesimo tentativo di trovare una via d'uscita nel caos generale delle varie possibilità, cercando nel frattempo anche di far quadrare i conti, credo che il ridimensionamento del Verona sarà inevitabile. Indipendentemente dai soldi che sono stati versati finora. Anzi, buttati.

Massimo

COLONNA SONORA Non tutti sanno che Because the night è stata originariamente composta da Bruce Springsteen con la E Street Band. Patti Smith, nel 1978, l'ha arrangiata in chiave rock adattandone anche il testo. Ognuno l'ha proposta a modo suo, ma la versione della Smith è sicuramente quella più emozionante. Mi chiedo quanto è ancora lunga la notte gialloblu? Mi chiedo anche quanto ci vorrà per trovare la versione giusta?




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