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2011: L'ANNO DI MANDORLINI
19/12/2011

All'ultima dell'anno solare, per la prima volta dall'inizio della stagione (Coppa Italia compresa) il Verona non riesce a segnare ma porta a casa un prezioso pareggio a Varese, il secondo posto alla sosta natalizia, una serie positiva che dura oramai da 10 partite (8 successi e 2 pareggi). L'anno 2011 pieno di inquietudini, sconvolgimenti politici e ambientali, fragilità di varia natura, per contrapposizione si è rivelato un anno magico per i nostri colori. Non solo siamo riusciti a compiere un prodigioso inseguimento all'ultimo posto dei playoff di Lega Pro, ma abbiamo superato tutte le sfide conquistando la promozione in B. Non bastasse, oggi siamo in piena volata per la serie A, perfettamente adattati al clima di battaglia della categoria superiore, non inferiori a nessuno. L'anno di Mandorlini - e di chi altri se no - ci ha ripagato di un decennio opaco, triste e dimesso. Il Verona è tornato.

Il contributo del tecnico si è concretizzato in almeno tre miracoli.

Più volte ci siamo impegnati ad analizzare l'efficacia di questa squadra. Credo però che meriti attenzione l'ennesimo richiamo al miracolo tattico praticato dal nostro mister. Partendo dall'Hellas promosso, Mandorlini si è trovato a dover gestire due defaillances non preventivate: primo, la perdita di un regista basso (Esposito) che tiene palla, lancia i compagni, mantiene il possesso palla; secondo, la perdita di esterni puri per motivi di salute (Berrettoni), di resa (Mancini) e di equilibrio tattico (D'Alessandro). Il 4/3/3 è andato a farsi benedire da solo. Il primo problema è stato risolto abilmente con una piccola rivoluzione: al posto del regista classico ci sono ora due giocatori che hanno il compito di accorciare la squadra e presidiare in superiorità numerica la zona centrale: il greco Tachtsidis con compiti di interdizione e Galli prima e Jorginho poi con compiti di raccordo con gli esterni e le punte. Naturalmente, il successo di questa soluzione ha consentito di allargare Hallfredsson a sinistra e Russo a destra compensando in tal modo anche l'assenza di esterni puri. In questo meccanismo hanno trovato sempre più spazio gli inserimenti da dietro di Scaglia (una conferma) e Abbate (una brillante sorpresa, tanto da togliere il posto a Cangi) e il grande movimento offensivo di Gomez, giocatore eccezionale, in grado di ricoprire tutti i ruoli offensivi, compreso quello di uomo assist. Da quando è entrato in gioco il 4/4/2 a rombo la squadra non ha più perso perchè anche la difesa ne ha tratto giovamento (solo 4 le reti subite nelle ultime 10 gare, con Rafael imbattuto da 363 minuti).

Certo, la squadra segna con il contagocce. Non c'è un bomber gialloblu nella classifica dei cannonieri, Hallfredsson è il migliore a quota 5, gli attaccanti stanno «virtualmente» deludendo (Pichlmann 4, Gomez e Ferrari a 3, Bjelanovic 2) ma nessuno di noi si lamenta più di tanto. Anche perchè, a dispetto dell'assenza di un goleador, la squadra va in rete con straordinaria regolarità e ben 11 gialloblu differenti hanno avuto la possibilità di alzare le mani in cielo. Va bene così, ci mancherebbe altro.

Il secondo miracolo di Mandorlini è stato di natura comportamentale. L'anno scorso, appena arrivato, ha ricomposto i cocci di una squadra confusa e sbrindellata da Giannini; quest'anno ha fatto fare il salto di qualità a Gomez e Rafael (molto sicuro di sé), ha lanciato in prima squadra ragazzini alla loro prima esperienza, ha responsabilizzato Hallfredsson, Maietta e Russo. E poi ha il pregio di prendere giocatori dimenticati in panchina rilanciandoli in maniera incredibile (Ferrari l'anno scorso, Abbate quest'anno). Il cambio di mentalità, a mio avviso, si è visto anche in coppa quando le nostre seconde linee hanno letteralmente distrutto le seconde linee del Parma, squadra di serie A.

Gli effetti benefici del gioco vincente e dell'alta classifica hanno compiuto infine il miracolo di evitare di parlare del Verona società e della difficoltà che incontra il Presidente Martinelli a trovare soci. In genere funziona che il rilancio agonistico (casuale e/o programmatico) porta ad un successivo contributo finanziario, un allargamento della base azionaria. Questo però non è accaduto. Complice forse la crisi economica, oppure le richieste della proprietà considerate esorbitanti, oppure il senso di gelosia che prova oggi la gente che avrebbe i mezzi per aiutare la società. Vedremo.

Mi spiace che quest' anno meraviglioso per il Verona stia finendo. Chissà cosa ci aspetta per il 2012?

Ci sono molti punti che mi lasciano sereno. Innanzitutto la considerazione che non bastano pochi giorni di sosta e neppure un dettaglio numerico (il mero passaggio dal 2011 al 2012) a modificare un trend positivo così lungo e ben radicato. Come se bastasse un periodo analogo per porre fine alla crisi economica in essere e a cancellare le perplessità sull'euro. Gennaio riprenderà esattamente da dove è finito dicembre. Avremo subito in casa il Modena, squadra da non sottovalutare perchè ha battuto il Torino, e poi la Lazio per il nuovo turno di Coppa. E poi seguirà l'inizio folgorante del girone di ritorno con scontri diretti di primissimo piano (Pescara, Juve Stabia e Sassuolo) a sancire e mettere di nuovo in discussione i primi posti di classifica. Insomma, il Verona non ha proprio tempo per prendersi una pausa e sollazzarsi sugli allori.

Il trend gialloblu, che ricorda molto da vicino quello del Cesena, del Novara e del Varese degli anni scorsi, si auto alimenta con la presa di coscienza delle proprie capacità. Questo è un elemento fondamentale: il Verona non sta facendo un campionato anomalo, straordinario. Sta di fatto ripercorrendo, con lo stesso spirito vincente, il lavoro iniziato alla fine dell'anno scorso. I giocatori (e la loro guida in campo) stanno assumendo nuove consapevolezze di sé che i playoff prima, la promozione poi, il secondo posto adesso confermano partita dopo partita. Certo, mi aspetto cigni neri ovunque, passi falsi, partite storte, incidenti di percorso. Ma questa è una squadra destinata ad arrivare fino in fondo e a giocarsi un ruolo importante anche quest'anno. Mandorlini non cuoce le sue squadre, Martinelli non è come Pastorello che sul più bello, a gennaio, vende Italiano al Genoa per pagare le tasse arretrate. Al di là del Torino, non ho visto avversari capaci di uccidere il campionato.

Attenzione però: il mercato di gennaio però potrebbe distrarre. Ogni tanto riemerge Gibellini che vuole (giustamente) ritagliarsi una porzione di merito e fa le scenette comiche con Mandorlini. La Sampdoria vuole rifondare la rosa e recuperare il tempo perduto. Quello a cui andiamo incontro è dunque un periodo strano, infido. Non si capisce mai abbastanza se un risultato negativo possa dipendere dalle voci e dai pettegolezzi oppure se fa parte naturale del gioco. Non si capisce neppure se ci sarà la possibilità di integrare la rosa con un paio di giocatori di categoria (un centrocampista e un esterno) per mettere la squadra al riparo da infortuni e cali di condizione.

Per il momento i giochi sono fatti. Ed è giusto per noi tifosi fermarci un attimo a compiacerci di quello che abbiamo in mano. Una squadra vera, un tecnico eccezionale, il sogno che continua.

Auguro a tutti gli amici un sereno Natale e un 2012 senza rimpianti.

Massimo

Colonna sonora: You're in my Heart di Rod Stewart, una canzone che mi ha sempre messo i brividi. Proprio come l'Hellas.




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