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«TIFARE CONTRO» E' TIFARE?
25/01/2010
I giorni scorsi, su Repubblica.it, è apparso un articolo intitolato «Il tifo sottosopra» nel quale si rilevava, con un certo stupore, che «nel weekend molti sostenitori della Juve tiferanno contro i propri interessi ... pur di veder cacciar via Ferrara». Poco meno di un anno fa ci furono interventi ufficiali da parte della massima dirigenza bianco-celeste che invitavano i sostenitori della Lazio a non tifare contro la propria squadra pur di non favorire la Roma. Ogni tanto esce fuori qualcuno che, per snobismo o reale convinzione, non tifa la Nazionale perché il direttore tecnico non ha convocato quel particolare giocatore, oppure perché non si riconosce nell'inno di Mameli, nel governo attuale o in altro ancora. Molti tifosi di squadre di vertice gufano l'Inter, quasi a compensare in questo modo i mancati risultati della propria squadra del cuore. Ma che razza di emozioni sprigiona il tifo calcistico? Esiste un limite (e quindi una regola) oltre la quale non ci dovremmo spingere? Perché il tifo va così facilmente «sottosopra»?
L'argomento, proposto in questo modo, mi pare piuttosto superficiale. Quasi la necessità di colmare uno spazio editoriale. Innanzitutto, come si può notare, questo è un fenomeno che riguarda un po' tutti, ma poi ci si dimentica troppo spesso cosa significa realmente TIFARE. Cioè, amare svisceratamente.
Succede anche dalle nostre parti. Quando le cose non vanno come vorremmo abbiamo bisogno di trovare un responsabile, accanirci contro di lui e sperare che, eliminato il problema, tutte le complicazioni si risolvano automaticamente. Remondina, da questo punto di vista, è un ottimo capro espiatorio. Gran lavoratore, cocciuto nelle sue motivazioni, benvoluto dalla proprietà e dalla dirigenza, incapace di aprire un legame di simpatia con tifosi e media, non ha mostrato particolare talento nel corso di questa stagione e mezza. Certo, le squadre che mette in campo non sbracano mai e lavora molto bene sull'organizzazione di gioco. Ma molti non gli perdonano la rigidità tattica, che rende la squadra prevedibile e soffoca le individualità. Oltre al fatto di non essere riuscito a raggiungere i playoff l'anno scorso. Se il Verona dovesse riuscire a vincere il Campionato e salire in serie B il merito verrà attribuito soprattutto a Martinelli e Bonato che lo hanno dotato di materiale tecnicoimpressionante. Mica a Remondina.
Giusto o sbagliato che sia, c'è sempre bisogno di trovare una valvola di sfogo. L'anello debole contro cui scatenare le nostre preoccupazioni e strappare la catena che ci opprime.
Tornando al tema di fondo, c'è da chiedersi dunque se, gli stessi tifosi che lo contestano di cuore, si augurano poi che avvenga qualcosa di negativo così da riuscire ad esplodere la propria frustrazione. Vale per loro di più vincere la scommessa sull'incapacità del tecnico o veder vincere la propria squadra del cuore?
Questa domanda indurrebbe a chiedersi realmente che razza di tifo è mai questo? Ha allora ragione di scandalizzarsi il giornalista?
A mio avviso no, perché non ha capito niente.
Per rispondere in maniera seria lascio però da parte ogni logica collettiva (magari di natura politica, economica o sociale) che guida certe decisioni che vengono prese a livello di curva, o tribuna, e preferisco concentrarmi sulle motivazioni e sulle scelte individuali. Personalmente non mi scandalizzo affatto se qualcuno tifa contro qualcosa che si ama. Non lo trovo neppure così illogico perché lo considero, sempre e comunque, un atto d'amore.
Faccio un esempio. A volte mi lamento per il fatto che mio figlio non studia quanto dovrebbe o non affronta l'interrogazione con la dovuta preparazione. Lo sviscerato amore che ho per lui, e che lo vorrebbe perfetto e sempre il migliore, mi porta perfino ad augurargli talvolta un brutto voto «purché questo gli serva da lezione». Come i tifosi della Juve che si augurano che la Juventus debba perdere contro la Roma pur di indurre la società a sostituire Ferrara. Questo gesto, ovviamente, ha in sé tutta una serie di contraddizioni. Infatti:
1) è possibile che mio figlio si sia preparato a sufficienza e che non abbia particolare apprensione perché è in grado di gestire perfettamente l'interrogazione. Sono io che, confuso, non riesco a distinguere la sua sicurezza con la mia insicurezza nelle sue capacità
2) non ho alcuna certezza neppure che un voto negativo (più la mia inevitabile paternale) saranno poi sufficienti a non fargli commetterein futuro lo stesso errore
3) sono anche perfettamente consapevole che, nonostante tutto, durante l'interrogazione (come il tifoso durante la partita) farò un gran tifoper lui affinché le cose gli vadano bene. Anzi benissimo. Certo, se poi dovesse prendere un voto negativo emergerà la rabbia per non avermi ascoltato, ma se dovesse prendere un bel voto, chissenefrega delle mie teorie e della mia presunta saggezza.
Tifare equivale ad amare. E il modo con cui si ama non può essere facilmente regolamentato in ciò che è giusto e sbagliato. Personalmente credo che amare sia un continuo succedersi di luci e ombre, un continuo perdersi per poi ritrovarsi. Ma conosco tifosi che si sottomettono completamente all'Hellas, accettano tutto anche quando le cose vanno male, hanno un rapporto di completa accondiscendenza. O sudditanza. Per loro, come molti nei loro rapporti di coppia, ciò che conta non è l'aspetto dinamico e attivo della relazione, ma l'esistenza della relazione stessa. Senza quella compagna, non importa se acida tiranna e poco avvenente, non potrebbero assolutamente vivere.
Ebbene, non è forse anche questa una forma poco razionale di amore? Oppure, al contrario, vogliamo far credere che l'asservimento emotivo sia un tipo di amore più sublime di quello di chi non ci sta e contesta quando sente che le cose non funzionano? Attenzione perché in passato (anche recente) certi dirigenti gialloblu hanno fatto passare i contestatori per pseudo tifosi, gente che non ama la propria squadra!
Oscar Wilde scriveva che «ogni uomo uccide ciò che ama, sappiatelo voitutti. Alcuni lo fanno con uno sguardo pieno d'odio. Altri con parole che carezzano. Il vile con un bacio. Il valente con la spada. Taluni uccidono il loro amore da giovani, tal'altri da vecchi. Alcuni lo strangolano con le mani del desiderio, altri con quelle dell'oro, perché così i morti subito si raffreddano ...» Insomma, persino i gesti drammatici di Giuditta con Oloferne o Charlotte Corday con Marat sono stati considerati estremi atti d'amore.
Ecco perché sono così tollerante. A mio avviso occorre sempre ricondurre la faccenda come una manifestazione più o meno esasperata, più o meno frustrata o stressata di amore. Quello che appare (la ricerca di un capro espiatorio, l'odio verso qualche avversario, l'esigenza di non accontentarsi mai) altro non è che ciò che riscontriamo quotidianamente quando amiamo nel nostro privato. Il calcio, come nella vita.
Forse, e qui a mio avviso sta il problema di fondo del giornalista e di chi ancora si interroga su questioni del genere, il vero dubbio sta nel non riuscire a distinguere chi vive il calcio con simpatia e divertimento da chi si lascia coinvolgere completamente dalla passione. Il modo con cui si tifa, puro e semplice scarico di emozioni, è una semplice conseguenza.
Massimo
COLONNA SONORA I can't stop loving you di Ray Charles
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