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IL VERONA ALLA DIFESA DELLA C1: LA SUPERIORITA' TECNICA (seconda parte)
07/05/2008

E veniamo ad argomenti meno eversivi, meno estremi. Quanto meno più facilmente accostabili allo stato depressivo nel quale – giustamente da una parte, ma ingiustamente dall'altra – ci crogioliamo da un po' di tempo a questa parte. Il Verona vanta nei confronti della Pro Patria un'indiscutibile superiorità tecnica, come testimonia la qualità di giocatori a disposizione di Pellegrini che ha già conquistato 4 punti su 6 durante il campionato. Alcuni amici ancora non si capacitano del fatto che l'anno scorso siamo retrocessi nonostante potessimo contare su una formazione migliore dello Spezia, ma credo che questa volta dovrebbero essere più sereni se assecondano il mio ragionamento. La presunta superiorità gialloblu di allora era limitata a un fatto estetico secondo cui, probabilmente, facevamo un calcio migliore dei nostri avversari e a uno scaramantico perché non eravamo mai (o quasi) retrocessi in C. Tuttavia, se in 4 incontri non riesci a battere una sola volta lo Spezia, non capisco proprio su quali basi poggia la nostra superiorità. I liguri si sono dimostrati nei fatti nettamente migliori di noi (2 successi e 2 pareggi), oppure più concreti, oppure più bravi ad adattarsi alla situazione. Mettetela come vi pare, cambia poco. Se poi mi si oppone il fatto che la Pro Patria, forte del miglior piazzamento di classifica, può contare anche sul risultato neutro mentre noi siamo obbligati a vincere, ritengo che anche questo sia un parziale svantaggio perché chi gioca esclusivamente per non perdere rischia poi di concedere qualcosa all'avversario più aggressivo e disperato. Anche a noi bastavano 2 pareggi per non retrocedere in C1, però non ci siamo riusciti. E' tutta questione di come si arriva alla sfida finale: con quale testa e su quali armi si può contare.

COSA SIGNIFICA GIOCARE IN C1 Prima di parlare della sfida salvezza, ci sono alcuni insegnamenti che abbiamo tratto da questo sconosciuto campionato di C1 e che volevo condividere. Sarà il caso che chi di dovere se li annoti per gestire meglio il futuro.

In primo luogo, l'Hellas è l'unica squadra retrocessa che non è riuscita a lottare per i playoff. A dire il vero non li ha mai neppure sfiorati nel corso di tutta la stagione, visto che era completamente impegnato ad evitare l'ultimo posto (vergogna!). Nel girone meridionale invece il Crotone li ha centrati, mentre Pescara e Arezzo ci hanno provato fino all'ultimo. Il nostro demerito ricade sulle scelte di Arvedi che ha affidato l'opera di rilancio a Cannella, dopo che lui non era riuscito a tenere insieme lo spogliatoio e ha discusso sia con Ficcadenti che con Ventura. Tra l'altro, il Verona è stato l'ultimo a scegliere il proprio allenatore, prendendo poi il più molle di tutti, uno su cui credeva solo il direttore sportivo. Le 7 partite iniziali hanno fatto comprendere subito ai tifosi e agli avversari che i gialloblu non avrebbero mai potuto competere per la promozione. Il presidente doveva invece cambiare sin dal 30 giugno tecnico e ds, dando un taglio netto con il passato e cercando in questo modo di portare gente in grado di ricompattare lo spogliatoio, rivitalizzare l'ambiente e puntare su basi più concrete. Invece di cercare teoriche rivincite personali occorreva ricominciare umilmente partendo da zero o da gente realmente motivata. Così almeno ci saremmo evitati di avere una rosa composta da gente dell'entourage di Cannella che non trovava spazio da nessun'altra parte (Morabito,  Hurme, Zetulayev, Orfei, Herzan) o che se ne voleva andare via da Verona a tutti i costi (Ferrarese, Da Silva, Greco).

In secondo luogo, in C1 il blasone non serve per vincere. Oltre all'Hellas, hanno completamente fallito la stagione il Monza (che aveva perso gli ultimi 2 playoff a vantaggio di Genoa e Pisa) e il Venezia. Tutte nobili decadute che, per un motivo o per l'altro, hanno messo in campo formazioni poco confacenti con il nome che portano appresso. Viceversa, chi ha lavorato bene in questi ultimi anni (Sassuolo, Foligno e Cittadella) è riuscito a fare un grosso campionato anche se si tratta di piccole realtà. Del resto, se sono in corsa per la A società come il Chievo e l'Albinoleffe, ancora pensiamo che basti chiamarci Hellas Verona per spaventare i nostri avversari e ottenere risultati positivi? Se vogliamo tornare ad essere grandi, dobbiamo dimenticarci di spendere a sproposito il nostro nome e ricordarci che nessuno concede più niente nel campo di gioco.

Terzo ed ultimo insegnamento, per vincere non occorre riempire la rosa di giocatori altisonanti, basta avere gente di categoria esaltata da qualche elemento che fa la differenza. Oppure scegliere, nel momento opportuno, il tecnico giusto (Galderisi, col Foggia). La Cremonese, ad esempio, doveva stravincere il campionato e adesso è costretta a mettersi nuovamente in discussione; il Padova, che ha speso un sacco di soldi per allestire una rosa vincente affidandosi anche a un tecnico abituato a lottare per la promozione (Ezio Rossi), ha visto sfumare l'obiettivo playoff. Il mix ottimale è dunque quello creato a Salerno dove hanno combinato alla perfezione gioventù ed esperienza. Ecco perché il Verona, pieno zeppo di giocatori cari e dal curriculum prestigioso, ha mostrato tutta l'insensatezza del modo in cui è stato assembrato. Cossu, che era un disastro qui da noi, è stato uno degli artefici della strepitosa rimonta del Cagliari. Questo dimostra che non necessariamente chi proviene da una categoria superiore è poi adatto anche a giocare in una inferiore. Dipende dalla testa che ha, non solo dal suo talento.

Tutte queste considerazioni dovrebbero teoricamente penalizzare il Verona in sede di playout. Invece non sarà affatto così: un conto è giocare una stagione lunga 34 partite nella quale l'organizzazione, l'umiltà e lo spirito di squadra prevalgono sicuramente sulle individualità. Un altro è giocarsi un duello con ragazzini da una parte e veterani di 100 battaglie dall'altra.  Per questo motivo, sono convinto che, in occasione di partite decisive come i playout o i playoff, l'esperienza e il differenziale tecnico servono sempre. Per questo confido nel fatto che la Cremonese salirà molto probabilmente in serie B e che il Verona si salverà. Finita la corsa ad ostacoli che dura tutta la stagione, al fotofinish contano i gomiti della cattiveria e i tuffi dell'esperienza. Chi ce l'ha, li saprà usare al momento opportuno.

LA PRO PATRIA La Pro Patria è una squadra composta da giocatori di categoria che si affidano totalmente alla loro componente fisica. Non hanno né l'esperienza degli stranieri della Pro Sesto, né il talento di alcuni ragazzi del Monza e neppure l'organizzazione e la vivacità di Legnano e Cavese. Di massima, i bustocchi sono calciatori mediocri, che praticano un calcio molto agonistico e poco spettacolare.

Inoltre arrivano ai playout in pessime condizioni psicofisiche. Dopo aver disputato un buon girone di andata (26 punti) sono letteralmente crollati nel ritorno (solo 12 punti) un po' per colpa del calo della condizione atletica, un po' per la paura che si è fatta avanti progressivamente e che ha condizionato tutte le loro sfide dirette. Ci sono un paio di elementi che dimostrano chiaramente le conseguenze della caduta verticale: l'ultima vittoria casalinga risale a 6 mesi fa (3 a 0 al Manfredonia dello scorso 25 novembre!), mentre l'ultimo successo esterno è del 24 febbraio, ed è stato ottenuto a Venezia (ti pareva…) per 0 a 1. In questo modo la Pro Patria ha sperperato tutto il vantaggio che aveva conseguito in autunno e, nel finale di stagione, si è vista soffiare la salvezza diretta dal vigoroso recupero della Ternana contro la quale non è riuscita neppure a vincere lo scontro diretto tra le mura amiche (1 a 1).

La squadra dipende totalmente dal suo centravanti Gasparello, autore di ben 13 gol in questa stagione e catalizzatore del 40% del totale delle reti realizzate (33). Se non segna lui, non ci sono molte altre alternative davanti. La difesa invece (35 gol subiti) vale più o meno la nostra (38).

Visto come hanno concluso il campionato, faccio fatica a considerare i nostri avversari più forti di noi solo per il fatto che hanno ottenuto 7 punti in più in campionato. Le ultime 18 partite, cioè da Natale in poi, sono state caratterizzate da 1 sola vittoria, 10 pareggi e ben 7 sconfitte. Se poi confrontiamo il percorso gialloblu da quando Pellegrini ha preso in mano la squadra per la seconda volta, abbiamo recuperato ai lombardi ben 10 punti in 9 partite.

… E IL VERONA Certo, 15 giorni di pausa possono consentire di recuperare condizione fisica e concentrazione. Ma la testa no. Quella non la recuperi in 2 sole settimane, soprattutto se hai dentro di te la paura di non essere più capace di vincere. La Pro Patria, che al Bentegodi cercherà di non farci giocare sfruttando il pressing e il gioco di rimessa, avrà una certa dose di paura del Verona, ma anche di se stessa. Da questo punto di vista, è fondamentale per noi riuscire a vincere la gara di andata. Trascorsi i primi 15/20 minuti più equilibrati, giocando con calma e facendo circolare la palla, dovremmo riuscire a mettere qualche gialloblu davanti al portiere avversario. Ne sono sicuro.

Il Verona ce la farà perché, oltre ad avere una formazione in crescita e consapevole dei propri mezzi, può contare anche su altri 2 o 3 vantaggi. In primo luogo la compattezza dello spogliatoio, finalmente rasserenato dai risultati conseguiti e fiducioso delle scelte di Pellegrini. Poi, se è vero che al Bentegodi i gialloblu saranno privi di una pedina importante come Stamilla squalificato, tuttavia recupereranno Minetti, e forse Greco e Gonnella, gente questa che fa la differenza. Infine, possiamo contare sulla freschezza atletica di giocatori importanti come Bellavista, Cissè, Stamilla, Zetulayev, Piocelle e Garzon che hanno giocato poco quest'anno per colpa della panchina accumulata in autunno e degli infortuni che hanno patito. Questa componente, cui faceva cenno a suo tempo persino la buonanima di Sarri, si farà sentire sicuramente in concomitanza dei prossimi impegni.

Riassumendo, noi possiamo contare sulla maggiore fiducia che abbiamo nei nostri mezzi e sull'esperienza del gruppo. Inoltre, il fatto di non poterci permettere il lusso di fare troppi calcoli manterrà alto il livello di tensione perchè nessuno sottovaluterà l'impegno. Da parte sua, la Pro Patria sarà chiamata a ripetere prestazioni di grande intensità e concentrazione che non gli riescono più da molto tempo. Ne sarà capace? Lei sa comunque di partire con lo sfavore del pronostico ed è esposta pertanto a tutti i rischi emotivi che questo comporta.

Per questo, se giocheremo con la testa e con le gambe degli ultimi mesi, ci salveremo sicuramente.

Massimo

NOTA L'obiettivo che mi sono prefissato in questo doppio canone è quello di sparigliare l'avvilimento diffuso che esiste tra i tifosi gialloblu. Questa è una squadra in crollo verticale, lo sappiamo bene, e destinata a non riprendersi il ruolo che le compete per chissà quanto tempo. Tuttavia ogni sfida è diversa dall'altra e solo intorno alla prossima dobbiamo concentrarci. Da parte mia, mi interessa esclusivamente chiudere nella maniera più indolore possibile questa stramaledetta stagione cercando di non farmi condizionare da quello che può accadere dopo. Il rischio retrocessione deve essere risolto nel migliore dei modi perché abbiamo i mezzi per farlo. Non posso mescolare ogni giorno la malinconia di un passato che non c'è più, con il disagio per la mancanza di un futuro credibile, con la minaccia di una nuova, catastrofica, retrocessione in C2. Una cosa per volta, per favore: cominciamo con l'unica che dovrebbe riuscirci.




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