Hellas Verona 1984/85

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19 Maggio 1985: VERONA - AVELLINO 4 a 2


dal nostro inviato Massimo

L'ultima giornata è quella della rassegna e della celebrazione. Il piazzale antistante al Bentegodi è pieno di bancarelle, la città allestita a festa e lo spettacolo allo stadio arricchito dal saluto di mille palloncini con il tricolore e dal lancio di paracadutisti sul terreno di gioco. La partita, una formalità burocratica, si conclude con la netta vittoria dei gialloblu per 4 a 2 contro un Avellino tranquillo perché salvo e disponibile a porre rimedio allo sgarbo combinato nella partita del girone di andata. Anche per noi, questa sarà la puntata della rassegna e della celebrazione.


LA PARTITA Prima però il dovere di cronaca. Bagnoli ripete esattamente la stessa formazione di Bergamo e ripropone più o meno anche gli stessi cambi: Volpati e Ferroni si alternato un tempo ciascuno nel ruolo di terzino destro e Bruni sostituisce Marangon dopo un'ora di gioco arretrando Briegel a fare il terzino sinistro.

Rassegna veloce dei gol. Dopo soli 9 minuti, il Verona è subito in vantaggio: Tricella lancia Fanna in profondità che fa secco Coccia in velocità. Al 40' Tiro di Sacchetti deviato nettamente da Garuti e siamo così sul 2 a 0. Dopo 2 minuti il veronese Faccini, ala sinistra avellinese, fa secco Garella su perfetto assist di Diaz. Al 46' minuto gli ospiti inaspettatamente pareggiano: fa tutto da solo Diaz, centravanti della nazionale argentina, con una meravigliosa azione personale, 3-4 veronesi fatti fuori come birilli e tiro secco imparabile: 2 a 2. Si ricomincia daccapo. Al minuto 61 parte Elkjaer e solo un intervento disperato di Zandonà evita la realizzazione del danese, ma comunque è calcio di rigore. Molto più sereno che contro il Torino e la Lazio, ci riprova Galderisi: questa volta l'esecuzione è perfetta e l'incubo è finito. All'ultimo minuto di gioco, Elkjaer vuole mettere il sigillo finale di questo meraviglioso Campionato deviando in rete un bellissimo pallonetto calciato da Di Gennaro. Risultato finale: Verona 4 Avellino 2.

I gialloblu conquistano così il loro primo scudetto della storia realizzando complessivamente 43 punti, 4 in più del Torino che chiude con onore al secondo posto. 15 sono state le vittorie (in pratica 1 partita su 2), 13 i pareggi e solo 2 le sconfitte (ad Avellino e in casa col Torino, entrambe per 1 a 2). Il Verona ha segnato 42 reti, poco meno della Juventus di Rossi, Platini e Briaschi (48) e dell'Udinese di Zico e Carnevale (43). Come noi solo l'Inter di Altobelli e Rumenigge. Viceversa, nessuna difesa è riuscita a fare meglio della nostra con la pochezza di 19 reti subite. E' sull'impianto difensivo e sulla capacità di adeguarsi alle diverse situazioni tattiche che Bagnoli ha costruito il successo finale. Oltre al fatto, ovviamente, di avere con lui un gruppo di uomini veri, un branco di leoni padroni assoluti della savana.

UNO PER UNO Ricordiamoli ancora una volta, velocemente. A modo mio.

Garella (30 presenze e 19 gol subiti). Gigantesco, deforme, una specie di orco con la pancia, le braccia lunghe e le gambe magre. Un portento. Una sicurezza. Una barriera insuperabile. Non importa come prende la palla ma la prende sempre, la sua mancanza di stile è il suo stile. Però l'Olimpico e San Siro ancora lo ricordano come un avversario invincibile e insuperabile. Nel mito di Garellik e di un brutto anatroccolo trasformato in cigno.

Ferroni (20 presenze). Un guerriero, piccolo ricciolo e scattante. Difficilmente lontano dalla sua area di rigore. Peccato per il brutto infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per quasi 3 mesi. Anche nel proseguo del Campionato, dopo l'incidente, è stato condizionato dal dolore e dalla sofferenza che ha patito. Ma lui è uno che non molla mai. Uno spettacolo che rimarrà sempre nei nostri occhi il suo duello con Rumenigge.

Marangon (29 presenze e 2 gol). Secondo la migliore tradizione dei terzini mancini gialloblu che da Petrelli, a Serena, a Franzot a De Agostini a Vanoli hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nelle varie formazioni scaligere. Lui è senz'altro il più elegante e il più veloce di tutti. Talvolta difensore, talaltra ala sinistra. Nessuno di noi può dimenticare il bellissimo gol fatto ai granata al Comunale di Torino. E pensare che doveva lasciare Verona con l'arrivo di Briegel se un certo Bagnoli non si fosse opposto con fermezza…

Volpati (30 presenze). Facciamo l'elenco di questo mostro di bravura e di duttilità: ha giocato alla perfezione come mezzala destra, tra Di Gennaro e Fanna; poi ha fatto il terzino sulla seconda punta avversaria; un paio di volte lo stopper; e infine il terzino fluidificante a sinistra quando Marangon doveva tirare il fiato. In campo, nessuno lo ha mai sottolineato abbastanza, ha coperto sistematicamente il ruolo di libero in occasione degli sganciamenti offensivi di Tricella. Un uomo solo per 5 ruoli diversi. Un uomo per tutte le stagioni. Spogliatoio compreso.

Fontolan (28 presenze e 1 gol). Al fotofinish con Battistoni per il migliore stopper della storia gialloblu. Immaginatevi un Alpino lungo e nodoso, un fascio di muscoli e un raro sorriso nascosto dai baffetti biondi. Formidabile di testa, senza nessuna paura. Solo lui poteva cancellare la nostra.

Tricella (30 presenze). Il capitano. Il più grande difensore di sempre e forse anche uno dei più grandi registri gialloblu. Come ex centrocampista è l'uomo da cui sono partite tutte le manovre gialloblu: da Garella palla bassa a Tricella che, testa alta e sguardo fiero, cerca sempre con un lancio lungo o Fanna o Di Gennaro già scattati sulla trequarti offensiva. E così si saltano 50 metri di campo e in 4-5 passaggi il Verona arriva diritto in porta. Come difensore è il senso della posizione fatta in persona. Quando raddoppia un compagno per l'attaccante avversario è la fine, si disarma da solo. E' di una bravura frustrante.

Briegel (27 presenze e 9 gol). Un giorno arriva a Verona a fare il terzino e poi Bagnoli se ne innamora. Tu poi marcare Maradona, lo so; tu puoi fare il mediano a sinistra di Di Gennaro, lo so; tu puoi giocare anche sulla fascia, lo so; tu poi fare il centravanti e segnare 9 reti, lo so. Tu sei fantastico. Lo so.

Di Gennaro (29 presenze e 4 gol). Se uno è il regista della nazionale italiana, lo deve essere anche dei Campioni di Italia. Testa alta, regista dalla metà campo in su perché dietro di lui è terra di Tricella. Lancio lungo millimetrico, grandi bordate da fuori area (strepitoso il gol di Torino contro la Juventus), col compito specifico di incunearsi in area a chiudere le triangolazioni che vengono dalle fasce. In molte circostanze ricorda il primo Mascetti e il confronto è imbarazzante per la grande stima che provo per entrambi. Totò è un signore anche fuori dal campo e tutto il quartiere di Ponte Catena lo ricorda sempre con affetto.

Bruni (27 presenze e 1 gol). Si è detto che è stato considerato il figlioccio di Bagnoli. A lui, il mister ha sempre riconosciuto una grande capacità di interpretare tutti i compiti assegnati e ricopre il suo medesimo ruolo in campo. Anche fisicamente, piccoli veloci e ben dotati di destro entrambi, si ricordano molto. Bruni è il vice Fanna, talvolta il vice Di Gennaro ma soprattutto il suo miglior compagno tecnicamente parlando: la coppia Di Gennaro – Bruni è molto vicina a Mascetti – Maddè.

Sacchetti (15 presenze e 2 gol). Dato per finito a Firenze e poi a seguito di un brutto infortunio subito nel ritiro a Cavalese, Gigi è risorto 2 volte. E gioca con lo spirito, la grinta e la volontà di chi ne ha passate di tutti i colori. Il suo carattere e temperamento sono serviti molto a questa squadra, soprattutto nei momenti difficili e quando l'ansia e la paura di non farcela stavano per prendere il sopravvento. Lui è un esorcista.

Fanna ( 29 presenze e 2 gol). Stella nascente dell'Atalanta, cresce nella Juventus. Ma qualcuno non lo giudica poi così juventino. E allora deve migrare a Verona, in provincia, per tornare ad essere la stella brillante degli esordi. Velocità, dribbling, grande visione di gioco, ambidestro e perfino attaccante puro. Qualità allo stato puro. Irresistibile e inimitabile con la sua pelata in testa, gli occhi celesti e il sorriso accattivante. Entra di diritto nella rosa stellare del Verona secolare ma, a mio avviso, anche in quella del calcio nazionale.

Galderisi (29 presenze e 11 gol). Comincia una storia analoga a Fanna, dismesso in fretta dalla Juventus e qui a Verona trova il suo spazio e il suo equilibrio. Il bomber gialloblu è un cecchino affidabile, opportunista e furbo. In area crea scompiglio ed è sempre pronto ad approfittare di ogni piccola indecisione dei difensori avversari. Uno così va a finire sicuramente in nazionale.

Elkjaer (23 presenze e 8 gol). Un giocatore fantastico: classe, carisma, potenza all'ennesima potenza. Una mina vagante, difficile da contenere, sia caratterialmente che tecnicamente. La sua cavalcata più famosa è stato il gol realizzato senza scarpino alla Juventus, ma anche la doppietta di Udine o quello meraviglioso di Bergamo che ha consegnato lo scudetto ai gialloblu. Senza la sua irriverente spinta offensiva, non saremmo mai arrivati così in alto. Questo è scontato. Perché solo lui riesce ad avere il passo in più di chi è veramente un Campione. Un vincente.

E ancora: Turchetta (16 presenze), Donà (12), Fabio Marangon (3) e Spuri (1). Terracciano, Residori e Matteoni, nessuna presenza ma tanta panchina direttamente dalla Primavera alla serie A.

Bagnoli: del tecnico gialloblu ricordo almeno 2 meriti fondamentali. La capacità di trarre il meglio da ciascun giocatore o sfruttando le caratteristiche specifiche di ciascuno (Ferroni, Marangon, Fontolan, Galderisi, Elkjaer, Di Gennaro) o le capacità di adattamento in campo (Volpati, Briegel, Bruni, Fanna, Tricella): pochissimi allenatori sono stati come lui, molto spesso succubi del loro eccessivo protagonismo. In secondo luogo, quello di aver reso adattabile e flessibile uno schema iniziale di zona mista a seconda dell'avversario o delle necessità della partita. Così il suo Verona può trasformarsi indifferentemente in una squadra a 3 punte o a 5 difensori, a 5 centrocampisti o a 1 punta e mezza. Proprio l'imprevedibilità e la possibilità di rendere al meglio in tutte le condizioni possibili hanno reso questa squadra praticamente imbattibile.

Adesso passiamo alla società: voglio ricordare i soldi indispensabili di Chiampan, la bella figura di Guidotti, l'ingegno di Rangogni, l'uomo che ha portato a Verona Briegel ed Elkjaer, Ciccio Mascetti la bandiera e il collante tra società e squadra. E inoltre: Lonardi (allenatore in seconda e preparatore dei portieri); Tavellin (responsabile del settore giovanile) e i suoi tecnici che si chiamano Maddè, Maioli, Casati e Pistori; il massaggiatore Stefani, i medici sociali Costa e Biscardo, il segretario Bertolini, l'accompagnatore Anti, il magazziniere Manfrin detto il Pista e i vari Marzola, Botticini, Nicoletta Manfrin e tutti gli altri che in maniera meno famosa hanno comunque contribuito a questo successo.

I TIFOSI. Più di 600.000 veronesi hanno applaudito il Verona nelle sue 15 partite disputate al Bentegodi. Ma questo scudetto è stato conquistato da una città, anzi da una provincia intera.

Al di là dei giustificati festeggiamenti odierni, Verona ha accolto questo successo insperato a modo suo, con il gusto e il piacere di vivere che la contraddistinguono da sempre e anche con una commovente partecipazione collettiva. Da noi sono mancati la classica “caciara” romana, l'euforia delirante di Napoli e l'indifferenza snob di città fredde e abituate come Milano e Torino. Ogni vetrina di negozio, ogni balcone, ogni finestra è stato abbellito da un fiocco, una sciarpa o una bandiera gialloblu per mesi e mesi. Verona si è truccata per tutta l'estate.

Lo scudetto è stato proprio la festa di tutti e lo hanno condiviso a modo loro uomini, donne, vecchi e bambini. Juventini e Milanisti, per un po' di tempo, sono spariti dalla faccia di questa terra, il Chievo proprio non esisteva. Per tutti i veronesi c'era solo il Verona. E l'orgoglio di appartenere a un gruppo scelto, fortunato di essere una volta tanto al centro del mondo, nel punto più alto della felicità.



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