Speciale TATTICA e TECNICA
    TATTICA
  1. 140 ANNI DI BATTAGLIE
  2. IL METODO - prima parte
  3. IL METODO - seconda parte
  4. IL SISTEMA
  5. IL CATENACCIO
  6. LA ZONA E IL CALCIO TOTALE
  7. IL VERONA DI BAGNOLI
  8. LA ZONA MISTA: IL 4-4-2 e IL 4-3-3
  9. LA ZONA MISTA: IL 3-5-2 e IL 4-3-2-1
  10. IL CALCIO OGGI


  11. TECNICA
  12. LA SEDUTA DI ALLENAMENTO - prima parte
  13. LA SEDUTA DI ALLENAMENTO - seconda parte
  14. COME SI ALLENANO I RAGAZZI
  15. COME SI CALCIA IN PORTA
  16. ALLENARE I PORTIERI
  17. LA FASE DIFENSIVA E IL PREPARTITA


  18. IL RUOLO DELL'ALLENATORE

IL VERONA DI OSVALDO BAGNOLI

Un omaggio al più grande. Nelle 9 stagioni nelle quali Bagnoli ha guidato ininterrottamente il Verona - dal 1981 al 1990 - record di stabilità tuttora imbattuto, la squadra gialloblu ha meritato il maggior numero di riconoscimenti a livello nazionale ed ha affrontato a più riprese le manifestazioni europee . Non ha conquistato solo lo scudetto del 1984/85, fatto di per sé unico, ha ottenuto una promozione in serie A (1981/82), 2 partecipazioni alla Coppa UEFA (1982/83 e 1986/87) e 2 finali di Coppa Italia (1982/83 e 1983/84). Con lui in panchina, il Verona ha maturato uno scoring da grande squadra. Dopo l’epoca Garonzi, Bagnoli consegna alla storia un altro periodo incredibile, il migliore in assoluto.

Osvaldo Bagnoli

Il fatto è che prima e dopo di loro, l’Hellas Verona è sempre stata una formazione di livello mediocre, incapace di esprimere con continuità valori tecnici di riguardo. Pochissimi sono stati i Campionati vissuti in serie A e rarissime sono state le occasioni di mettersi in luce. Senza Garonzi e Bagnoli entriamo nella periferia del calcio. Mi chiedo, quanto tempo dovremo ancora attendere prima di tornare a vivere un nuovo ciclo caratterizzato da successi, spettacolo e gloria? Mi chiedo anche se le loro non siano state che rare eccezioni alle quali ancora oggi noi tifosi ci aggrappiamo per sopportare un anonimato ineluttabile. E’ sbagliato pensare che la nostra squadra merita altro, perché è già stata altro?

Con il cuore infranto, lo ricordo così.

3 FORMAZIONI DI SUCCESSO Tra le 9 formazioni che ha diretto in panchina, 3 sono state protagoniste assolute in Campionato per freschezza atletica, potenza e spettacolarità. E risultati ottenuti.

Come spesso accade, il periodo migliore coincide con i primi anni della gestione. E’ all’inizio che Bagnoli costruisce – mattone dopo mattone – la migliore squadra italiana della metà degli anni 80. Proprio l’analisi di queste formazioni ci consentirà di comprendere lo spessore di questo grande allenatore, la sua capacità di insegnare una mentalità vincente e di produrre schemi sempre efficaci.

  • Stagione 1981/82. Dopo aver conquistato una sofferta salvezza con Cadè, i dirigenti decidono di cambiare completamente strada. Convocano Bagnoli, un tecnico già abbastanza avanti con l’età (47 anni) che aveva avuto un discreto passato da giocatore (anche gialloblu) e aveva appena portato il Cesena in serie A. Lui accetta di buon grado e si rende disponibile a partecipare al progetto di ricostruzione. In difesa arrivano Garella, Cavasin, Lely e Oddi; a centrocampo torna Guidolin, che diventa il nuovo capitano, un certo Di Gennaro scartato inopinatamente dalla Fiorentina e vengono aggregati giocatori tosti come Manueli e Odorizzi che assicurano sostanza ed esperienza. Davanti, dopo la penuria di attaccanti delle ultime 3 stagioni, ecco due bomber di razza come Gibellini (13) e Penzo (14). Qualcuno ha confrontato il nuovo potenziale offensivo gialloblu con il Verona di Bui, Traspedini, Bonatti, Mascetti e Maddè. Non è facile dare una risposta in merito, ma è chiaro che questa squadra ha molta qualità. Infatti, Verona e Sampdoria diventano presto le formazione da battere: nettamente superiori rispetto alle altre, combattono un interessante testa a testa, che dura tutta la stagione, per conquistare il primato in classifica. Con una giornata di anticipo, i gialloblu completano la loro missione con un trionfo: il miglior risultato sportivo e un gioco di grande qualità.
Il Verona 1981/82
  • Stagione 1982/83. Obiettivo primario della stagione successiva è quello di ottenere prima possibile la salvezza; obiettivo secondario è quello di proporre un calcio sempre spettacolare. Bagnoli aveva avuto esperienza di A diversi anni prima a Como, quando era stato il vice di Cancian, e non fu molto esaltante. Sostituì il tecnico titolare quando la squadra lariana era in pessime condizioni di classifica, già virtualmente retrocessa, e non riuscì a compiere il miracolo. Per questo, chiede a Guidotti e Di Lupo di completare la rosa con alcuni giocatori di categoria. Arrivano diversi scarti (come è strana la vita!) che hanno voglia di riscatto: Fanna (Juventus), Guidetti (Napoli), Sacchetti (Fiorentina), Marangon (Roma) e Volpati (Brescia). Sono tutti giocatori interessanti, ma che avevano deluso le aspettative e vogliono dimostrare di valere ancora qualcosa: Verona è il posto giusto, Bagnoli il maestro che serve a loro. Come per tutte le squadre di A, arrivano anche 2 stranieri: in difesa il capitano della nazionale polacca, Zmuda; in avanti, un brasiliano giramondo dal sinistro micidiale, Dirceu. L’incubo mondiale di Zoff. Purtroppo però il libero si infortuna subito, durante il precampionato, e viene rimpiazzato dall’eterno Spinosi. Bagnoli inizia a giocare coperto con 1 sola punta (Penzo) affiancata da Dirceu e dagli scatti di Fanna. L’inizio è difficile, il Verona perde in casa con l’Inter e all’Olimpico con la Roma. Eppure la squadra dimostra sempre di esserci, appare quadrata e volenterosa: forse è solo questione di tempo. Dirceu, forte della sua esperienza, prende per mano i compagni e la Juventus è la prima vittima illustre della stagione. Tricella, protetto alle spalle da Spinosi e Oddi sale in cattedra, gli interisti capiscono l’errore che hanno fatto a regalarcelo; a centrocampo Sacchetti, Di Gennaro e Volpati mostrano tutte le loro qualità. Il Verona macina gioco, spettacolo e risultati conquistando con naturalezza il 4° posto in classifica - miglior risultato di sempre - e la finale di Coppa Italia. Anche l’Europa si apre ai tifosi gialloblu.
Il Verona 1982/83
  • Stagione 1984/85. E’ l’anno in cui in Italia giocano contemporaneamente Zico, Maradona, Platini, Passarella, Rummenigge, Falcao, Cerezo, Diaz, Brady e Boniek. Almeno 8 formazioni sono in grado di vincere lo scudetto e la Lega ha deciso di sperimentare il sorteggio arbitrale. Bagnoli chiede più cavalli e potenza per il suo motore e arrivano dal nord due incredibili macchine da guerra: Briegel e Elkjaer. Quello che accade è stato ampliamente documentato in una Rubrica del nostro sito. Chi ha tempo e voglia di emozionarsi prema qui. Chi invece vuole rimanere lucido, nonostante tutto, e non uscire troppo dal tema, rimanga pure, lo condurrò per mano a scoprire come giocava quella incredibile squadra. In sintesi, il Verona batte il Napoli alla prima partita del Campionato e non molla più la testa della classifica nelle successive 29 gare. Con una giornata di anticipo, a Bergamo, il calcio nazionale si inchina allo strapotere gialloblu e decora Bagnoli e i suoi al riconoscimento più alto.
Il Verona 1984/85

Ma le favole non durano in eterno. Con il passare del tempo, le avversarie cominciano a prendere le misure al Verona. Inoltre, la celebrità improvvisa, le convocazioni a raffica in nazionale e l’aumento degli ingaggi hanno reso difficile la gestione del gruppo e il mantenimento dei livelli raggiunti. Alcuni giocatori cominciano a cercare palcoscenici maggiori. In pratica, dopo lo scudetto, il Verona non è più riuscito a crescere ulteriormente e ha incontrato grosse difficoltà a mantenersi. Ciò ha portato inevitabilmente a un progressivo deterioramento della rosa e a una crisi finanziaria della società guidata da Chiampan, che finisce nella famosa rivoluzione del 1989/90, quando il solo fatto di iscriversi al Campionato fu una scommessa.

Eppure anche in quella occasione (siamo nel 1989/90), Bagnoli sfiora un nuovo miracolo. Solo la sconfitta di misura (1 a 0) subita a Cesena all’ultima giornata, ha posto fine al suo ciclo con la conseguente retrocessione in serie B. Riuscire in quell’impresa complicatissima, schierando una squadra racimolata all’ultimo momento con gli scarti della serie A e con giocatori logori alla fine della carriera, sarebbe stato il suo più grande prodigio dopo la conquista dello scudetto.

Dopo il Verona, anche il Genoa e l’Inter hanno conosciuto la sua capacità e il suo spessore. In giro per l’Italia, Bagnoli ha ancora numerosissimi tifosi che lo ricordano con nostalgia e riconoscenza. Il suo buon senso, le sue spiccate qualità umane, il suo modo di interpretare il calcio e la vita lo rendono davvero una persona speciale.

IL VANGELO SECONDO BAGNOLI Se volessimo per forza limitarlo ad uno dei moduli finora incontrati, Bagnoli è stato un sostenitore del CATENACCIO. Non accanito o esclusivo, però. Infatti, dobbiamo riscontrare in lui numerose introduzioni di calcio moderno come lo schieramento a zona a centrocampo e l’utilizzo abbastanza frequente del fuorigioco.

In campo, tutti i gialloblu avevano ben chiare le proprie mansioni e riuscivano a disporsi esattamente nella zona di propria pertinenza: su queste certezze si poggiavano le sovrapposizioni e i cambi di passo. La sua capacità migliore è stata quella di comprendere esattamente quanto poteva offrirgli ogni suo giocatore e di impiegarlo nel modo per lui più naturale. L’immediatezza dei movimenti dei singoli integrati tra loro creava di fatto un meccanismo perfetto. Fanna, ad esempio, era libero di muoversi a suo piacimento a destra o a sinistra a seconda dell’avversario e delle circostanze. Ma lo faceva senza creare squilibri perché, pur essendo l’elemento in grado di improvvisare soluzioni alternative, sapeva che le sue divagazioni venivano sempre compensate dal resto della squadra.

Il Verona di Bagnoli è stato maestro nel rallentare il gioco e tenere palla. Spesso la metà campo veniva ingolfata ad arte dai gialloblu, a tutto beneficio del controllo sull’avversario. Però, quando decideva di arrivare sottoporta, lo faceva con impressionante rapidità utilizzando 4 - massimo 5 – passaggi consecutivi. Il cambio di passo (e di ritmo) è sempre stato una delle sue armi più efficaci.

Prima di affrontare gli schemi più famosi del Verona, è necessario sottolineare i punti chiave sui quali si basavano le sue squadre.

  1. è necessario avere in campo almeno 2 uomini d’ordine, uno basso (Tricella, Soldà), l’altro alto (Di Gennaro, Dirceu, Vignola, Troglio, Magrin): il primo ha il compito di tenere palla e di uscire dall’area di rigore attendendo il piazzamento dei compagni; il secondo si interessa degli schemi da applicare dalla metà campo in su e per questo si muove spesso a ridosso delle punte.
  2. per consentire il lavoro dei 2 registi, occorre proteggerli con giocatori molto aggressivi a metà campo. E’ una costante l’inserimento in squadra di arcigni mediani, giocatori in possesso di grandi doti caratteriali, e di ex terzini reinventati a centrocampo. Ne sono di esempio i vari Odorizzi, Volpati, Briegel, Storgato, Sacchetti, Galia, Berthold, Iachini.
  3. il gioco sulle fasce è essenziale perché consente più facilmente di liberare in area di rigore gli attaccanti. Quando il Verona attaccava, disponeva sempre di 2 elementi sulle ali: a destra c’era un uomo in possesso di caratteristiche molto offensive (Fanna, Caniggia, Verza), mentre a sinistra scendeva un terzino dotato di grande velocità (Marangon, De Agostini, Volpecina, Pusceddu).
  4. davanti ci sono sempre 2 attaccanti. Non importa tanto la stazza fisica, quanto le singole caratteristiche: uno è il tipico uomo d’area, opportunista e spietato; l’altro è un giocatore veloce e potente che parte da fuori. Bagnoli ha adottato questo abbinamento con tutte le sue squadre, indipendentemente dal fatto che avesse coppie di attaccanti di peso (Gibellini-Penzo; Pacione-Elkjaer) oppure piccoli e veloci (Galderisi-Iorio) oppure miste (Galderisi-Elkjaer, Rossi-Elkjaer, Galderisi-Pacione, Gritti-Pellegrini). Solo la stagione 82/83 ha rappresentato un’eccezione visto che aveva l’opportunità di schierare un fantasista dello spessore di Dirceu e un ala veloce come Fanna, che si muovevano intorno a Penzo. Ma anche in quella occasione, all’occorrenza, Pierino veniva avanzato a fare la seconda punta e ci si affidava spesso della potenza del panchinaro Gibellini.
  5. l’ultimo punto riguarda il suo modo di relazionarsi con i giocatori e le scelte di spogliatoio. Lui ha sempre avuto un rapporto franco con tutti ricevendo in cambio dedizione e massima disponibilità. Spesso lo abbiamo sentito lodare il gruppo anziché il singolo giocatore: famose sono state le litigate con i giornalisti dopo le sfide di Napoli e Roma nell’anno dello scudetto, che premiavano soprattutto le prestazioni di Garella escludendo il resto della squadra. Ecco perché, il mister puntava sempre su un numero limitato di giocatori. Questo è il suo pensiero in merito: “Chi gioca, sa quello che voglio da lui; chi non gioca, sa che da un momento all’altro gli toccherà e pertanto deve farsi trovare preparato.” Il Verona del 1981/82, ha vinto il Campionato di serie B giocando 38 partite con 19 giocatori; l’anno dello scudetto, ne utilizzò solo 17 secondo portiere compreso. Il turnover per Bagnoli non aveva molto senso: se decideva di farlo, lo affrontava con pochi giocatori: sempre gli stessi, quelli che si mostravano i più affidabili e pronti.

SOLUZIONI TATTICHE DEL VERONA DELLO SCUDETTO Rivedere quei filmati mi emoziona sempre. Chi ha avuto la fortuna di seguire il Verona del 1984/85 ricorda 2 elementi caratterizzanti, già evidenziati in precedenza: il possesso palla e la rapidità nel chiudere azioni offensive.

La gestione difensiva si basava sul controllo degli avversari lontano dall’area di rigore, grazie al lavoro di contenimento di Briegel, Sacchetti e Volpati. La loro fisicità e capacità di trasformarsi ora in tori ora in toreri a seconda delle circostanze, si rivelarono indispensabili a limitare il potenziale delle formazioni di maggiore esperienza. Dietro di loro Ferroni, Fontolan e Tricella chiudevano ogni velleità lasciando all’estro e alla prontezza di Garella quello di demoralizzare gli attaccanti che arrivavano davanti a lui.

Per quanto concerne la manovra offensiva, il Verona si affidava soprattutto a 2 schemi molto efficaci che venivano utilizzati soprattutto nelle ripartenze. Oramai sono diventati un classico nella storia del calcio e meritano di essere riproposte.

  • SOLUZIONE 1. Tricella, giocatore dotato di un grande senso della posizione e di un ottimo possesso di palla, usciva con autorevolezza dall’area di rigore palla al piede. Immediatamente, un paio di compagni si bloccavano dietro di lui a coprirgli le spalle, Fontolan e Ferroni (oppure Volpati quando sostituì Mauro a causa del lungo infortunio). Appena fuori, il Verona si apriva a ventaglio sempre nello stesso modo: Fanna si allargava sulla fascia destra, Marangon su quella sinistra, Di Gennaro avanzava 30 metri davanti a lui, Volpati (oppure Sacchetti) lo accostava a destra, Briegel a sinistra. Tricella, in questo modo, era protetto alle sue spalle da 2 difensori e ai fianchi da 2 mediani.

A questo punto, il capitano poteva aprire il gioco scegliendo il modo più conveniente: o lanciando un compagno sulle corsie laterali oppure verticalizzando su Di Gennaro. In 3 o 4 passaggi, il Verona passava dalla sua area di rigore a quella avversaria.

Soluzione 1
  • SOLUZIONE 2. Schema velocissimo, si applicava quando la formazione avversaria non era ancora piazzata, per sfruttare a pieno il gioco di rimessa.

Garella effettuava uno dei suoi proverbiali rinvii, lunghissimi e precisi, che finivano spesso oltre la metà campo avversaria. La caratteristica fondamentale è che cercava sempre Briegel, che interveniva o di testa o di petto. Il tedesco doveva effettuare una sponda veloce per servire immediatamente Di Gennaro posto al suo fianco o nelle immediate vicinanze. A questo punto, il regista gialloblu superava la nostra metà campo e aveva 3 scelte possibili: aprire alla sua destra dove si trovava pronto Fanna, lanciare la palla a sinistra dove si era catapultato dalle retrovie il velocissimo Marangon, servire nel corridoio centrale Elkjaer che sfruttava la sua potenza. In 4 passaggi e in una ventina di secondi in tutto, la palla passava da un’area all’altra con l’attacco gialloblu già perfettamente schierato per chiudere con una soluzione di forza (tiro dal limite di Di Gennaro, uno contro uno di Elkjaer) o di velocità (Galderisi). Micidiale. Da scudetto.

Soluzione 2

DICONO DI LUI Per concludere adeguatamente la puntata riservata a Bagnoli e al suo Verona, manca una sola cosa: l’attestazione di stima che gli hanno riservato tutti i suoi colleghi. In questo mi ha aiutato una selezione di interviste pubblicate per conto dell’Arena da Adalberto Scemma, in una celebrazione uscita pochi giorni dopo la conquista dello scudetto. Tutte raccolte a caldo e con sportività.

  • Trapattoni (Juventus): il primato in classifica comporta sempre un notevole logorio fisico e un dispendio accentuato di energie. Invece la squadra gialloblu, quest’anno ha retto dall’inizio alla fine senza mai abbandonarsi al logorio del primato. Se non sbaglio Bagnoli una volta ha dichiarato che a suo parere si logoravano molto di più le inseguitrici.
  • Castagner (Inter): la squadra veronese è stata quella che ha mostrato maggior continuità di tutte e ha avuto qualcosa in più delle altre: il centrocampo.
  • Liedholm (Milan): direi che i punti di forza sono stati il collettivo, il contropiede micidiale e la capacità di lottare in ogni occasione. Un combattente di razza. Oltre che Osvaldo Bagnoli.
  • Bersellini (Sampdoria): e’ un errore accettare il ritmo che Tricella e compagni imprimono alla partita: una fitta rete di passaggi che addormenta e un cambio di ritmo repentino e micidiale.
  • Eriksson (Roma): Bagnoli non ha sbagliato due partite di seguito
  • Radice (Torino): che devo dire? Viva il Verona, se lo merita questo scudetto.. ha giocato il torneo ad altissimi livelli. Lasciatemi tessere una grande lode per Elkjaer: un giocatore che mi ha fatto grande impressione. E’ un vero razzo, un calciatore di una potenza unica.
  • Marchesi (Napoli): e pensare che gli astrologi a gennaio parlavano di una Juventus di nuovo campione! Umiltà, capacità di adattamento, orgoglio sono stati gli ingredienti che hanno consentito di vincere lo scudetto. Più 3 fuoriclasse: Briegel, Fanna e Galderisi.
  • Valcareggi (Fiorentina): stento a crederci, sembra un sogno!
  • Vinicio (Udinese): Bagnoli ha creato un collettivo che sa giocare la palla e che mette in movimento tutti i giocatori. Il 30 settembre (prima di Verona – Udinese) l’ho detto: vincerà lo scudetto.
  • Boskov (Ascoli): E’ una squadra che sa giocare il vero calcio moderno, una squadra europea.
  • Sonetti (Atalanta): Anche quando era in difficoltà, la squadra di Bagnoli non si è mai fatta prendere dal nervosismo.
  • Mondonico (Cremonese): Una squadra piena di ritmo, grande anche nelle poche sconfitte.
  • Oddi (Lazio): L’avventura del Verona mi fa venire in mente quella che ho vissuto personalmente nel 1973/74 con la Lazio. E con gli stessi ingredienti: grinta, capacità di reazione e un collettivo di ferro.
  • Bagnoli portato in trionfo
  • Bianchi (Como): Bagnoli ha saputo modellare in modo egregio la squadra e ha avuto due interpreti che più degli altri mi hanno impressionato: Di Gennaro e Fanna.
  • Angelillo (Avellino): I segreti del Verona? direi che sono stati 3: un collettivo molto unito e in grado di far gioco a tutto campo; una coppia di stranieri formidabile e un allenatore, Bagnoli, che ha dimostrato più di una volta di saper costruire squadre competitive.

Non ho altro da aggiungere.

Massimo

Andrea Perazzani 2003-2018 Hellastory è ottimizzato per una risoluzione dello schermo di 800x600 pixel. Per una corretta visione si consiglia l'uso del browser Microsoft Internet Explorer versione 5 o successiva con Javascript, Popup e Cookies abilitati. Ogni contenuto è liberamente riproducibile con l'obbligo di citare la fonte. Per qualunque informazione contattateci. []