1998-...: Il Verona di Pastorello
di Francesco Tamellini
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Giambattista Pastorello, presidente dell'Hellas dal 1998 Intenso, viscerale, contrastato, emozionante, polemico: questi sono solo alcuni aggettivi che si possono usare per descrivere il rapporto che in questi sei anni e mezzo hanno vissuto Pastorello e la tifoseria dell’Hellas Verona. In mezzo, a dare voce e forza a questa intensità, il campo, foriero di successi ma anche di tante cocenti delusioni. Che hanno lasciato un’indelebile traccia nel lungo gomitolo che racchiude la più che centenaria storia del nostro club. Cercare di raccontare che cosa rappresenti questa traccia è una missione alquanto difficile. Noi ci proviamo.


Tempi da Cagni

L’avventura di Pastorello in gialloblu inizia nell’autunno del 1997. Il Verona è reduce da una brutta retrocessione dalla A ed è in preda ad una crisi societaria. Mazzi e Ferretto, i proprietari del club, dopo i primi tempi vissuti tra grandi progetti ed ambizioni hanno subìto un brutto colpo dalla retrocessione tanto da indurli a decidere di lasciare il club. E’ così a sorpresa che all’inizio della stagione 1997/98 viene manifestata al pubblico l’intenzione di cedere l’Hellas. La notizia almeno all’inizio sembra non suscitare grandissimo interesse. I pensieri dei tifosi infatti sono tutti rivolti alla squadra che, nonostante la discussa riconferma di Cagni è partita alla grande e punta alla serie A. E invece la proposta si rivela più concreta che mai e dietro le quinte nascono le prime trattative che nel giro di pochi giorni diventano un affare fatto: già a novembre l’Hellas passa ufficiosamente nelle mani di Pastorello, l’ufficialità arriverà solo qualche mese dopo, nel gennaio del 1998.


Verona ai vicentini

Alberto Mazzi Il nuovo arrivato viene accolto con un certo scetticismo dalla tifoseria. E’ vero, Pastorello è un uomo navigato nel mondo del calcio, nel quale sguazza ormai da più di vent’anni prima come dirigente (a Rovereto e Padova) e poi come ds di successo a Modena e Parma dove, nella ricca corte dei Tanzi, è riuscito a togliersi tutte le soddisfazioni portando in Italia fior di giocatori (Brolin, Asprilla, Grun e altri prima della «bufala» Stoickhov che lo porterà a dimettersi) e conquistando trofei a man bassa. Questi successi non bastano però a cancellare le numerose perplessità dei tifosi legate soprattutto alle origini vicentine che contrastano con la genuina e passionale veronesità dei Mazzi, e alle capacità finanziare tutte da dimostrare di un imprenditore che non può contare su altri «assets» per finanziare investimenti importanti nel mondo del calcio.

Il business man vicentino però sa il fatto suo e senza dare grossa importanza alle voci che circolano in città tira dritto per la propria strada convinto di riuscire a conquistare in fretta con i risultati la piazza gialloblu. La sua promessa all’esordio è roboante: «Riporterò il Verona in A e da lì non si muoverà più». I tifosi lì per lì la buttano sull’ironia ma poco a poco cominciano a credere al sogno pastorelliano.

Il vicentino infatti nei suoi primi mesi di presidenza non sbaglia una mossa. A febbraio dopo l’ennesima sconfitta dei suoi (in casa con il Venezia) caccia con autorità il retaggio più ingombrante della gestione Mazzi, quel Cagni che nel giro di un anno e mezzo è riuscito solo a creare danni portando il Verona dal sogno di una tranquilla salvezza in A all’incubo della retrocessione in C. Per sostituirlo rispolvera dall’armadio la vecchia bandiera Maddè ed è una mossa azzeccatissima. Il nuovo mister infatti trova subito la ricetta giusta per rivitalizzare la squadra che grazie ad uno splendido filotto di quattro vittorie nelle ultime quattro giornate sale addirittura fino al sesto posto.


Nelle mani di Brocchi

Maddè si aspetta la riconferma. Che non arriva. Pastorello infatti si è già mosso in altra direzione e, sorprendendo tutti ha puntato su Prandelli, giovane e rampante mister dal curriculum imbarazzante: due siluri su due a Bergamo e Lecce. Con loro arrivano l’esperto Filippini dal Venezia, Cammarata di ritorno da Torino, Laursen dal Silkeborg, Foglio dall’Atalanta, Falsini dal Padova e dal Lumezzane Brocchi. Insomma una campagna acquisti non certo di grido nel quale a risaltare sembra essere soprattutto il sinistro cognome di quest’ultimo.

E invece questa schiera di carneadi ai quali per la verità si aggiungono in ottobre, nel mercato di riparazione, Marasco, Guidoni e Melis parte a razzo e tra novembre e dicembre infila una incredibile filotto di otto vittorie consecutive. L’Hellas è la sensazione del momento, gioca divinamente e stacca di netto la concorrenza issandosi solitario al primo posto in classifica. Prandelli dopo le perplessità iniziali è osannato dalla tifoseria, la squadra è piena di giovani stelline per le quali molti club sarebbero pronti a svenarsi (strepitosi Brocchi, Falsini, Italiano, Cammarata e Marasco) e a Pastorello non resta che godersi il meritato ed inaspettato successo dopo che le sue profetiche parole estive («Questa è una squadra giovane, con pochi elementi di categoria ma con tanta gente capace di giocare a calcio. Sarà una rivelazione!») si sono meravigliosamente tramutate in realtà. I gialloblu subiscono in primavera un brusco rallentamento ma alla fine raggiungono l’obiettivo: l’Hellas, dopo due anni e al primo tentativo di Pastorello, è in serie A, per di più da capoclassifica.


Progetto vincente

Prandelli portato in trionfo dai tifosi Il giorno della promozione (Verona-Napoli 1-0 Marasco) Prandelli viene portato in trionfo al Bentegodi mentre Pastorello va in Bra a raccogliere elogi e strette di mano da un piazza che ormai è passata tutta dalla sua parte. E’ questo decisamente il periodo più bello per il presidente vicentino che si lascia trasportare dall’entusiasmo annunciando progetti importanti: «Verona è una piazza dalle enormi potenzialità e sarebbe un peccato non riuscire a sfruttare al meglio queste possibilità. Voglio dare vita ad un ciclo storico, costruire un gruppo che vinca e convinca nel tempo. L’importante, per fare questo, è non avere fretta e lavorare con tranquillità. Prandelli è il primo punto fermo di questo progetto, un allenatore su cui ho scommesso e investito personalmente e che sarà importantissimo per il nostro futuro». L’allenatore di Orzinuovi conferma in toto, il rapporto tra i due, almeno per il momento, va d’amore e d’accordo: «Questa promozione è il frutto di un lavoro di gruppo partito da una «pazza idea» di quel grande conoscitore di calcio che è Giambattista Pastorello, sviluppatosi con le mie idee e concretizzato grazie all’acquisto e alla gestione di un gruppo di giocatori complementari fra di loro».


Tutti gli uomini del presidente

Pastorello ai tempi di Parma La luna di miele tra i due tuttavia comincia a mostrare qualche crepa in estate. Prandelli infatti in vista del durissimo campionato di A che lo aspetta chiede di avere voce in capitolo nella scelta degli acquisti che necessariamente dovranno essere di un certo livello per dare la giusta competitività ad una squadra che aveva sì dominato il campionato di B mostrando però alcune gravi lacune nella seconda parte del torneo. Pastorello non accoglie e forte delle scelte fino ad allora fatte preferisce mantenere insieme a Foschi l’esclusiva sul calciomercato. In fondo i soldi ce li mette lui (magari con qualche piccolo aiuto di Tanzi) e quindi è lui che deve scegliere come spenderli. L’allenatore che pensi ad allenare.

E allora ecco come viene riempito il carrello della spesa nell’estate 1999: in porta come secondo viene scelto il baby Frey (in prestito dall’Inter), per la difesa si punta sull’ex «enfant prodige» Diana, sul promettente croato Seric (via Parma), gli esperti Apolloni e Franceschetti e le scommesse Mezzano ed Anastasi, a centrocampo arriva dal Cesena l’estro di Salvetti (oltre all’inutile Romano), mentre in attacco si punta tutto sul «brasileiro» Adailton e sull’oggetto misterioso Spehar. Prandelli, e non solo, mostra di non gradire più di tanto il «carrello», che soprattutto in attacco offre solo incognite. Troppo poco Adailton, Spehar, Cammarata e Aglietti per pensare di dormire sonni tranquilli. L’impressione è che almeno che non succeda qualcosa di straordinario trovare la via del gol diventerà per il Verona un problema quasi insormontabile.


Nelle braccia di Morfeo

Morfeo corre ad abbracciare Prandelli Ed infatti l’inizio del campionato è tutto in salita. Il Verona perde male con Inter, Fiorentina, Bari e Parma e nonostante la scossa positiva portata dallo strepitoso Frey continua a stentare terribilmente. Prandelli, confermati i timori sull’evanescenza del proprio attacco non sa più che pesci pigliare e nella disperazione decide di impostare la squadra su un 4-5-1 nel tentativo di sfruttare al meglio il centrocampo che è forse il reparto più dotato della squadra. Pastorello non gradisce il cambio di modulo e stanco dei cattivi risultati arriva addirittura a minacciare l’esonero. E’ questa le seconda importante crepa tra i due.

I rapporti diventano sempre più tesi e quando in gennaio si corre al mercato di riparazione Pastorello estrae dal cilindro il solo Morfeo reduce da un’inizio di stagione inguardabile a Cagliari e acquistato su consiglio di Prandelli. Il talento bergamasco diventa in pratica l’oggetto della sfida tra i due, la prova che Prandelli vuole dare per dimostrare come sarebbero andate le cose se le scelte di mercato fossero fin dall’inizio passate dalla sua approvazione.

Grazie alla grinta, la classe e il carisma di Morfeo la squadra si trasforma. Prima nel gioco, poi, dopo la splendida e soffertissima vittoria per 4-3 sul Parma anche nei risultati. Il Verona macina punti su punti, uscendo così dalla zona retrocessione nel quale era stato fino ad allora pienamente invischiato. E lo fa con un gioco spettacolare soprattutto in mezzo al campo dove Brocchi a destra, Falsini e Melis a sinistra, Colucci e Marasco in mezzo e Morfeo davanti si intendono a memoria e dominano qualsiasi avversario, Lazio e Juventus comprese. Il Verona infatti infila altre due vittorie memorabili (dopo quella di Parma), schiantando di netto la Lazio (che vincerà lo scudetto) e la Juventus. La squadra è un’autentico spettacolo che fa sensazione a livello locale e nazionale concludendo con una striscia record di quattordici partite senza sconfitte. Roba da Bagnoli!


C’eravamo tanto amati

La squadra festeggia una grande salvezza Insomma un altro campionato trionfale. Il problema, per Pastorello, è che questa volta a fine anno non arrivano le strette di mano bensì gli insulti. La tifoseria infatti, compreso come sono andate le cose, si è messa dalla parte del formidabile mister bresciano (inneggiato con migliaia di cartelli dall’intera curva sud) e ora vuole a tutti i costi che il tecnico rimanga, anche ai danni di Pastorello, se ciò è necessario. Del resto il confronto tra la meteora Spehar, l’uomo del presidente, e il trascinatore Morfeo, l’uomo di Prandelli non lascia dubbi su come si sarebbe dovuto gestire il mercato. Tra i due ormai lo scontro è insanabile ed infatti l’inevitabile divorzio non tarda ad arrivare: Prandelli lascia di stucco la folta schiera di corteggiatori (i tifosi gialloblu e numerose società tra le quali Juventus e Fiorentina) andandosene a Venezia a raccogliere i lauti stipendi di Zamparini (l’accordo era già pronto da gennaio) mentre Pastorello, offeso dagli insulti della piazza annuncia l’intenzione di cedere la società. Il ciclo storico che doveva aprirsi in pratica si è già chiuso e pure nel momento più bello. Mentre i tifosi si interrogano sul colpevole si comincia a capire che forse il momento dei sogni è già finito. D’ora in poi saranno soprattutto, come qualche anno dopo dirà lo stesso presidente vicentino, «lacrime, sudore e sangue».
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