IL VERONA IN COPPA CAMPIONI

VERSO TORINO

Nelle 2 giornate di campionato che separano la partita di andata da quella di ritorno al Comunale di Torino, La Juve porta a 8 le vittorie consecutive in campionato per poi cadere a Napoli alla 9^ giornata. È Maradona il giustiziere dei bianconeri che, in terra partenopea, per la seconda volta nella stagione (la prima era stata a Verona in Coppa Campioni), non riescono a segnare. La Juventus perde per 1-0, mostrando qualche affanno, del resto normale dopo un avvio impeccabile. Il Verona invece si conferma un’incognita: vince al Bentegodi contro il Milan grazie ad un gol di Elkjaer e poi perde a Roma (1-2), dopo essere stato in vantaggio grazie ad uno splendido tiro di Preben da 25 metri. Il Verona che non tiene il vantaggio è ormai cosa nota, era già successo col Lecce e con l’Avellino, e succederà ancora nel corso di questa tribolata stagione. In ogni caso qualcosa di buono la squadra gialloblu lo ha fatto vedere anche a Roma, e a Torino tornerà Galderisi che comunque partirà dalla panchina. Alla vigilia dell’incontro di Coppa Campioni la Juve guida la classifica con 16 punti, davanti al Milan che ne ha 13, il Verona è al nono posto, con soli 8 punti.

Juve un po’ ridimensionata, Verona costante nella sua imprevedibilità, il tutto da amalgamare in un Comunale deserto, chiuso al pubblico dopo i fatti di Bruxelles. Difficile fare un pronostico attendibile. Arbitrerà il miglior fischietto di Francia, tale Wurtz, cognome franco-renano che significa “radice”. Un direttore di gara con molta esperienza internazionale alle spalle ma che dopo la designazione dichiara senza mezzi termini che il particolare clima che lo aspetta al comunale lo fa sentire a disagio, e anche per lui non sarà una partita come le altre. Nel frattempo, la Lega Calcio e la FIGC spingono a suon di carte bollate perché la partita venga trasmessa in diretta anche in Italia. Le disposizioni FIFA infatti sono chiare: i primi due incontri casalinghi della Juventus dovranno essere giocati a porte chiuse e le partite mandate in differita. Solo in Italia però, perché l’ottavo di finale tutto italiano è stato richiesto dalle televisioni di ben 14 paesi. È quantomeno singolare, ma esempio dell’inettitudine e del qualunquismo che caratterizzava il mondo del calcio anche 20 anni fa, che le richieste ufficiali per avere la diretta, anziché puntare sul buon senso e sul fatto che comunque si penalizzavano, senza motivo, anche i tifosi dell’altra squadra, facessero invece leva su probabili incidenti all’esterno dello stadio in caso di mancata trasmissione della partita. Un po’ come dire: ci hanno squalificato il campo perché abbiamo i tifosi violenti, però se non ci fanno vedere la partita diventano ancora più violenti, quindi…

In un modo o nell’altro comunque, i sostenitori della diretta la spuntano e Juventus – Verona sarà trasmessa su RAI1 a partire dalle 14,25. A Verona i tifosi, privati del diritto di poter supportare direttamente la propria squadra, si organizzano al meglio per seguire l’evento. Alla poltrona di casa, comoda ma solitaria, si preferisce il ritrovo al bar. In tutta la città e soprattutto in provincia, i bar provvisti di televisore si riempiono più del solito, e le partite di scala 40, briscola e tressette vengono sospese. In molti casi, l’audio viene abbassato e alle immagini della RAI si aggiunge la voce di Roberto Puliero, come sempre al seguito dell’Hellas con i microfoni gialloblu di Radio Adige. Una situazione simile (e purtroppo lo sarà anche il finale) di quella registrata due anni prima, quando la finale di ritorno di Coppa Italia al comunale, venne trasmessa in diretta. Il mercoledì pomeriggio è comunque un giorno lavorativo, e nei più disparati luoghi di lavoro spuntano radioline e walkman di tutte le misure. Tutto è pronto quindi, è ora di spostarci nella città dei Savoia e degli Agnelli.

Il Comunale di Torino è un’insulto al buon gusto. Un ammasso di ferro e cemento nel peggior stile degli anni ‘30. Un anfiteatro freddo e inospitale, con le tribune distanti chilometri dal campo di calcio, che per decenni ha salutato le imprese della Juventus (che vi ha festeggiato la bellezza di 20 scudetti) e, in minor parte, quelle del Torino. Forse non a caso, il periodo d’oro della squadra granata, vero simbolo sportivo della città, è finito con il trasferimento, nel campionato 1951-’52, dal mitico Filadelfia, piccolo stadio all’inglese, al Comunale. Il clima che si respira nel pomeriggio del 6 novembre 1985, con lo stadio chiuso al pubblico, è quindi addirittura agghiacciante: le tribune vuote evocano immagini spettrali da fantascienza di serie B, e i giocatori in campo, se non fosse per gli sponsor e lo scudetto sulle maglie del Verona, sembrerebbero anonimi pedatori di 3^ categoria. Si calcola che tra giornalisti, fotografi e infiltrati vari, il pubblico che assiste alla partita di ritorno degli ottavi di coppa campioni sia stimabile attorno alle 600 unità.

Il rischio di incidenti all’esterno della stadio è realistico solo in apparenza. Si teme infatti che i tifosi juventini possano ritrovarsi in massa e scontrarsi con i colleghi veronesi e granata, all’epoca uniti da un solido gemellaggio. Invece, i dintorni dello stadio sono pressoché deserti. I tifosi gialloblu non si sono mossi, e anche quelli di casa hanno preferito seguire la partita in tv. Il pomeriggio è tiepido, o almeno lo è rispetto alle medie stagionali, a Torino infatti la giornata è abbastanza luminosa, con un sole malato che a tratti si fa strada tra la foschia di nuvole basse. Le squadre entrano in campo e si dispongono sul tappeto erboso mentre i microfoni impietosi delle televisioni, capillarmente distribuiti attorno al campo e nella porzione di tribuna destinata ai pochi eletti che possono seguire l’incontro, registrano qualche applauso, qualche grido e qualche espressione in dialetti e lingue varie. Per tutta la partita, la colonna sonora sarà costituita dai fischi dell’arbitro, dalle imprecazioni dei giocatori, e dalle grida dei pochi spettatori, tutti seduti in tribuna vip, ma molto “sboccati” nelle loro espressioni di gioia e disapprovazione.



Davide
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