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DAI CHE STAVOLTA SI FA SUL SERIO. FORSE


DAI CHE STAVOLTA SI FA SUL SERIO. FORSE

Il calcio seriale di questo fine campionato è stato più appassionante del previsto. Merito del Verona che ha messo in difficoltà qualunque avversario incontrato, giocando con ardore e tanta voglia di divertirsi. All'inizio, alcuni esperti (...) hanno voluto aggiungere obiettivi ambiziosi, come la conquista di un posto UEFA, ma è chiaro che, alla lunga, la differenza di organico rispetto a Roma, Napoli e Milan è venuta fuori. Non importa. Non credo affatto che fosse un reale traguardo stagionale per una neopromossa, nemmeno in periodo pre-Covid come aveva ventilato sorridendo sornione Juric, per una società piuttosto fragile che sta cercando di trovare una dimensione accettabile. Magari è stato un semplice spunto giornalistico per alzare l'asticella quotidiana... delle proprie vendite. Cosa della quale, francamente, non avevano alcun bisogno i gialloblù, già sufficientemente motivati di loro. Nemmeno il confronto con la splendida stagione di Mandorlini, Toni e Iturbe e i suoi 54 punti finali regge il confronto con la situazione attuale. Quello fu il bagliore di uno spettacolo al di fuori della nostra portata, impossibile da sostenere. E anche l'inizio del declino. Oggi invece si stanno gettando le basi per un percorso credibile e, mi auguro di cuore, sostenibile.

Tra l'altro, nel corso di queste settimane abbiamo imparato a conoscere altri componenti della rosa e di valutarli in termini di contributo fornito, tutti ragazzi che avevano avuto poco spazio in precedenza. Ebbene se Dimarco, Empereur e Lovato hanno mostrato personalità e un buon livello di affidabilità complessivamente non sono rimasto soddisfatto dell'apporto di Badu (al di là dei problemi fisici iniziali), Stepinski, Bocchetti e Adjapong che a mio avviso hanno reso meno dello sperato, anche in relazione all'investimento fatto la scorsa estate. Sarà la società a stabilire in maniera definitiva se meritano una seconda chance. Anzi, ad essere più chiari, sarà Juric in persona fresco di rinnovo contrattuale a decidere se meritano di far parte del nuovo progetto gialloblù.

Eh già perché, al di là di tutto, finalmente oggi si può parlare di progetto gialloblù. Non è tanto (o solo) il cospicuo e meritato incremento economico ad averlo convinto, quanto l'impegno di Setti ad averlo rassicurato. Attenzione però: Juric, per come lo conosciamo, è uno tosto abituato a mettere pressione. La mette a chi lavora per lui (giocatori e collaboratori), ma anche a coloro per cui lavora (il Verona stesso). E da questo punto di vista se i 3 anni di contratto rappresentano un orizzonte temporale favorevole alla sua realizzazione, ritengo anche che il presidente debba comunque impegnarsi a fondo per mantenere le promesse perché il rischio di dimissioni o contrasti futuri rimane inalterato. Non basta certo una firma di 3 anni per farlo star buono. Lo abbiamo visto in questi giorni «di riflessione».

Per fortuna nostra, aggiungo.

Juric assicura un gruppo compatto e composto da giocatori motivati, spettacolo agonistico, crescita di potenziale. Non posso immaginare cosa ne sarebbe stato dei vari Lazovic, Veloso, Silvestri, Gunter, Verre, Zaccagni, Di Carmine e compagnia bella nelle mani di un nuovo tecnico e di una visione completamente diversa. Per non parlare di Borini, jolly per disperazione in casa milanista restituito al suo ruolo e alla sua dignità originaria. Restasse a Verona, collocandosi al centro del progetto, farebbe l'affare della sua vita.

Se quindi guardo con maggiore serenità il prossimo futuro gialloblù applaudendo allo sforzo del presidente per non disperdere il valore umano e patrimoniale realizzato, è necessario comunque calarci nuovamente nella realtà. Il prossimo campionato sarà quello del Verona 2.0. Rischioso, difficile, pieno di insidie. Al secondo anno di A, con metà squadra da costruire, i rischi di retrocessione rimangono inalterati, soprattutto se qualcuno si compiacerà di se stesso e mollerà la rabbia dentro e la voglia di crescere.

Juric, per merito suo ma con il contributo fondamentale del Verona che lo ha rilanciato ed assecondato, quest'anno ha realizzato 3 opere d'arte (Amrabat, Rahmani e Kumbulla) attraverso i quali ha gettato le basi economiche per continuare a comporre anche in futuro e realizzare – rimanendo in tema – una galleria d'arte. Questi miracoli li abbiamo visti e amati ma non ce li possiamo permettere. Il loro sacrificio ha consentito di esserci ancora. Questo è stato, a mio avviso, il punto chiave del dibattito interno tra Juric e Setti: quanto di ciò che è stato (o sarà, nel caso di Kumbulla) incassato può essere reinvestito nel progetto? Firmando il rinnovo il mister ha dato fiducia al presidente, pareggiando il debito nei suoi confronti. Ora però il compito del mister è quello di confermarsi (il modello Gasperini non è solo tecnico tattico, ma anche e soprattutto nella continuità); il compito della società è quello invece di non disperdere valore e ragionare con ambizione sostenibile.

Perfetto, però ora ricordiamoci che si comincia tutto daccapo e senza quei gioielli. In realtà, dovremmo aggiungere anche il quarto fenomeno stagionale, quel Pessina destinato a diventare un campione assoluto nel giro di poco. Ma che Verona sarà alla fine?

È chiaro che nessuno di noi, un anno fa, avrebbe scommesso 1 euro sul valore di questi ragazzi pertanto pretendere di riconoscere nuovi fenomeni ai giocatori che vengono accostati all'Hellas è materia così presuntuosa da farci sporgere nel ridicolo. Pensiamo un attimo a Cetin, completamente sconosciuto persino ai tifosi romanisti e destinato a giocarsi un ruolo da titolare nella nuova difesa gialloblù. Però noi abbiamo Juric dalla nostra parte, e questo è un bene. Arriveranno giocatori sconosciuti dei quali faremo fatica a trovare qualcosa di rappresentativo nel curriculum, ma sappiamo già che verranno scelti più per la loro capacità di mettersi in gioco che per la gloria di cui si possono vantare.

Da questo punto di vista, pur non conoscendo a pieno come funzionano certe dinamiche, gli exploit di Amrabat e Rahmani potranno sicuramente favorire il mercato inducendo i procuratori a proporre i loro giocatori che non sono riusciti a realizzarsi al meglio finora. Il Verona di Juric può diventare dunque catalizzatore di opportunità.

In parte, questo è quanto ha realizzato l'Atalanta i primi tempi: le capacità di Gasperini da una parte e il settore giovanile bergamasco dall'altro hanno realizzato un fenomeno calcistico di tutto rispetto. La differenza tra noi e i bergamaschi è che loro sono cresciuti gradualmente nel corso degli anni in modo tale da conquistare stabilmente posizioni di vertice di classifica e riuscire a sostenersi addirittura con i prestiti che hanno dato in giro (Kulusevski e Pessina) senza intaccare gli equilibri interni al gruppo. Non so se saremmo mai in grado di riproporre un modello simile, ma oggi abbiamo un piccolo vantaggio in termini di visibilità. L'Atalanta è una certezza, il Verona è una scommessa. E io, se devo svoltare, mi gioco l'incerto per il certo. Per dirla tutta, proporre oggi un talento all'Atalanta è molto più difficile sia per il livello raggiunto (e quindi anche le aspettative), sia anche per la concorrenza interna. I bergamaschi si muovono poco sul mercato e hanno bisogno di giocatori affidabili per mantenere gli attuali standard. Noi invece abbiamo davanti infiniti margini di crescita, 4 o 5 ruoli titolari scoperti dalle cessioni e un tecnico che sta impostando un progetto triennale. È questo, ritengo, che alla fine abbia spinto il presidente a puntare tutto su Juric. E al mister di continuare a stupirci. Forza Hellas!

Massimo

Colonna sonora: Clint Eastwood, Gorillaz. Anche Cuyahoga dei REM però ci sta bene. :-)



Hellastory, 23/07/2020
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