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Il Verona Primavera Campione d'Italia 1967/68

GLI EROI DIMENTICATI - SECONDA PARTE

Saverio Garonzi è stato il presidente che ha cambiato la storia del Verona. Non c'è alcun dubbio. Personaggio complesso, a volte scorbutico e autoritario, affascinato dal mito dell'uomo che si è fatto da sé, in grado di rappresentare il successo personale anche dal punto di vista mediatico sull'onda del boom economico che l'Italia sta vivendo. Mediatico è indubbiamente un termine poco appropriato nella metà degli anni sessanta, vista la scarsa diffusione dei canali televisivi e radiofonici, ma non c'è alcun dubbio sul fatto che proprio l'esiguità dei mezzi di comunicazione abbia favorito la creazione di alcuni stereotipi e modelli da raggiungere. L'Arena ha una pagina intera dedicata al Verona e l'accostamento dell'affermazione personale (la propria squadra di calcio) con quello professionale (la concessionaria d'auto) dava sicuramente lustro ad entrambe, creando il mito. Ma Garonzi, oltre all'ambizione, aveva molto di più. Fiuto, caparbietà, intraprendenza. Un predatore commerciale assolutamente motivato a sedere nel banchetto dei grandi. Assapora il significato della presidenza gialloblu nel 64, solo per pochi mesi, e si prende in mano la società verso la fine del 67. Un'annata fasulla quella, piena di ambizioni rimaste solo sulla carta, in piena coerenza con il passato.

Occorre una visione, ma anche trovare un leader a suo fianco disposto a mettere in pratica le ambizioni. Garonzi chiama un grande del calcio nazionale ed internazionale, Nils Liedholm vincitore di ben 4 scudetti col Milan e 2 in Svezia con l'IFK Norrköping, desideroso di intraprendere la carriera di allenatore e di insegnare a giocare e a vincere. Per uscire dalla mediocrità occorre cambiare mentalità e uscire dal contesto provinciale calcistico che ha caratterizzato la storia gialloblu fino a quel momento. Lo affianca in panchina Ugo Pozzan, in possesso del cartellino di allenatore. Il Verona chiude la stagione con una risicata salvezza. Per fortuna i giovani della Primavera, inaspettatamente, arrivano fino a Salsomaggiore e conquistano il titolo nazionale. Qualcosa sta cambiando in riva all'Adige, si respira un'aria diversa.

Liedholm e Garonzi
Liedholm e Garonzi.

Per vincere però occorrono giocatori di qualità. In estate arrivano il portiere De Min, i difensori Battistoni e Maggioni, i centrocampisti Maddè e Mascetti, il bomber Bui e il giovane talento Bonafè voluto fortemente dal Barone e dirottato nel settore giovanile per crescere gradualmente. Uno squadrone. La sfida al campionato è dunque iniziata.

La Primavera invece cambia poco, si arrocca intorno ai ragazzi del 49 con qualche integrazione di 50. Ritorna in panchina mister Caceffo.

Garonzi vuole vincere il campionato per portare il Verona in serie A e cambiare in maniera definitiva il corso della storia. Ma sono probabilmente questi ragazzi ad ispirarlo, a fargli credere che lavorando con entusiasmo la casacca gialloblu può confrontarsi a qualunque livello. Naturalmente l'attenzione e le risorse sono tutte destinate alla prima squadra cui spetta l'obiettivo più difficile, ma la positività che proviene da quei visi puliti e sinceri è coinvolgente. Il progetto è avviato. Bisogna chiuderlo assolutamente.

Una formazione della Primavera pronta a difendere il titolo.
Una formazione della Primavera pronta a difendere il titolo.

Il girone è sulla carta più facile dell'anno precedente, visto che i gialloblu si devono confrontare con Padova e Venezia, uniche avversarie di B, per passare il turno. Ma sulla strada ci sono le due milanesi e avversari storici in grado di motivare da soli ogni sfida come Vicenza, Brescia, Mantova ed Atalanta. In più, uno scudetto sul petto da onorare.

La Primavera ha essenzialmente l'obiettivo di confermarsi, dimostrare che il successo dell'anno precedente non è stato casuale. Sperare di chiudere il biennio a disposizione nel migliore dei modi per esaltare la forza del gruppo e sperare in qualche occasione futura dal punto di vista individuale. I colpi in canna non sono molti, è difficile in quel periodo emergere per un giovane visto che ci sono rose numericamente ridotte e con un solo cambio a partita a disposizione. Tanto vale allora dare tutto, un'ultima volta, mettendo subito da parte le insidie che derivano dall'appagamento e la paura di non farcela.

Sotto la guida precisa di Paolo seguiremo settimanalmente la storia di questi ragazzi, partite e avversari; avremo ovviamente anche un occhio dedicato alle vicende della prima squadra e all'evolversi di una stagione che si rivelerà indimenticabile. Il campionato 1967/68 sarà realmente l'anno di svolta per i nostri colori. Di sudore, di botte prese e date, di urla feroci, di braccia alzate in cielo, di oblio.

Massimo



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Hellastory, 06/04/2017

BRUSCO RISVEGLIO


Le prove generali del Verona contro la Cremonese hanno evidenziato un grave ritardo di preparazione fisica, una preoccupante fragilità mentale e una (facilmente ipotizzabile) inconcludenza offensiva. Se pensiamo di poterci salvare basandoci esclusivamente su presupposti caratteriali siamo veramente fuori strada. Del resto, lo stesso Juric è stato chiaro: per salvarsi occorre anche qualità. Sul banco degli imputati salgono un po' tutti: dal direttore sportivo che ha impiegato settimane per completare la rosa ritardando l'arrivo di Verre, Tutino e Lazovic (che era svincolato e poteva aggregarsi già ai primi di luglio); alla società che, come ha rilevato Francesco, si è vista costretta ad impegnare risorse pesanti per dover riscattare giocatori come Dawidowicz, Ragusa, Di Gaudio, Almici e Marrone tutti fuori dal progetto senza riuscire poi a piazzarli; e infine all'allenatore che non è riuscito a trasmettere la cattiveria agonistica che lui stesso aveva criticato alla squadra di Grosso ed è arrivato alla partita di Coppa Italia senza aver provato in precedenza certi giocatori: perché non è stata chiesta un'amichevole prima di Ferragosto? È dal 4 agosto (con la Spal) che i gialloblù non provano 90 minuti tirati contro un avversario serio. Parliamoci chiaro: l'obiettivo Coppa Italia contro la Cremonese avrebbe dovuto completare la preparazione in vista dell'esordio di campionato e non essere un presuntuoso salto nel vuoto nel quale verificare gli eventuali ritardi accumulati. Il Verona, che ha resistito fisicamente e mentalmente solo un tempo, in quali condizioni si troverà ad affrontare l'esordio stagionale? Basta una settimana per mettere minuti nelle gambe e testa a posto? Per non parlare dei gravi ritardi accumulati in attacco evidenziati con l'ovvia bocciatura di Tupta inadatto a ricoprire il ruolo di centravanti (cosa si pretende da questo ragazzo?) e il limitato contributo che può offrire capitan Pazzini che in B può fare la differenza, ma ormai non tiene più 90 minuti. Figuriamoci contro difensori di serie A. Tutte cose arcinote. Però si è perso un sacco di tempo per l'illusione Balotelli.

[continua]
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