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Giornata 12: Verona-Venezia

GIORNATA DI DERBY

Il 3 febbraio 1968 sono in programma il derby veneto Verona - Venezia e la stracittadina Inter - Milan. Ad Appiano Gentile il tempo è inclemente e una fitta nevicata impedisce che si disputi l'incontro. Negli altri gironi vanno in scena i derby Torino - Juventus 2-1 e Roma - Lazio 1-0.

Al vecchio Bentegodi la partita è condizionata dal campo pesante e, secondo la cronaca de L'Arena, dagli interventi troppo frequenti del direttore di gara, il signor Pontaldi di Trento, “che non sempre ha soddisfatto”. I ragazzi di Caceffo sono ancora alla ricerca del primo successo nel girone di ritorno, nel quale hanno conquistato un solo punto in due partite, con il pareggio - comunque risultato prestigioso - a Milanello. Dopo un prolifico girone di andata, gli attaccanti gialloblu sembrano un po' appannati, e da 2 gare il Verona non va in gol.

Serve l'invenzione di un difensore per sbloccare l'incontro con il Venezia, ed è di nuovo Dino Gobbi, autore dell'ultima rete gialloblu nella gara contro il Vicenza, ad andare a segno con un bel gol al 23' del primo tempo. Alla mezzora, l'arbitro nega un clamoroso rigore per un netto fallo di mano di un difensore veneziano, nonostante il guardalinee avesse chiaramente segnalato l'irregolarità.

Poco male, perché nella ripresa ci pensa il solito Gaetano Pasetto a mettere al sicuro il risultato, segnando il gol del 2-0 al 15' minuto. Il Venezia accorcia le distanze a poco dal termine con Bisso: un gol inutile ai fini del risultato, ma che dimostra l'esistenza di qualche “falla” nella difesa gialloblu, che incassa il nono gol della stagione in 11 partite disputate.

Il Verona primavera s'impone al Venezia

L'anno prima i gol subiti erano stati in tutto 6 in 18 partite, e mai il Verona di Conti aveva incassato più di una rete a partita. Quest'anno, sul computo delle reti incassate pesano le ampie sconfitte di Appiano Gentile (3-1) e in casa col Mantova (0-2).

Il successo contro il Venezia è comunque fondamentale ai fini della qualificazione alle fasi finali. Le due formazioni, prima dell'incontro, erano divise da 5 punti; grazie alla vittoria per 2-1, i ragazzi di Caceffo allontanano i pari età veneziani a 7 punti.

Dodicesima giornata, 4 febbraio 1968

Atalanta - Mantova 1-0
Brescia - Vicenza 0-0
Inter - Milan r.i.c.
Verona - Venezia 2-1

Riposa il Padova

VERONA - VENEZIA 2-1

VERONA: Giacomi, Migliorini, Negri, Fusaro, Gobbi, Marcolongo, Pangrazio, Fratton, Pasetto, Cinquetti (Stoppa), Pastorello.

VENEZIA: Fabris, Codato, Serantoni, Bisso, Giulietti, Rossi, Testa (Trevisan), Minozzi, Gobbo, Vanzo, Scarpa.

RETI: Gobbi al 23' pt; Pasetto al 14', Bisso al 37' st

Paolo


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Hellastory, Online dal 4/2/2018

LE IMPERFEZIONI


E' ufficiale: ci giochiamo tutto nei playoff. A cinque giornate dal termine del campionato non abbiamo più nulla da scoprire. E nemmeno più nulla da dire. Del resto, non vinciamo da un mese esatto. Questo perché il Verona è una squadra imperfetta. Accreditato di un rosa di vertice non ha mai espresso realmente il suo potenziale, propone un gioco insulso, fastidioso, subisce continue amnesie difensive e incassa reti assurde pur avendo il migliore portiere del campionato. Non tira mai in porta. In ogni partita hai sempre l'impressione che gli assenti abbiano ragione: ieri si sentiva la mancanza di Matos e Crescenzi, oggi quella di Zaccagni, domani quella di Pazzini e così via. Ma anche questo non è poi sempre vero: a Perugia, senza 6 titolari (titolare? concetto oscuro e non appartenente a Grosso) ha sfoderato la più bella prestazione dell'anno. Manca di continuità questa squadra, è immatura, confusa dentro perché ha l'ossessione di recitare un unico copione. Non necessariamente quello che porta poi al risultato. Quante occasioni abbiamo sprecato? Un'infinità. Il problema di fondo è che Grosso è un allenatore imperfetto. Complicato, contorto, incapace di trovare una strada da seguire. Avrà pure vinto il Mondiale e tanti scudetti da calciatore, ma da allenatore è rimasto prigioniero della logica dei pupazzetti della Playstation. Per noi, che abbiamo visto campioni veri in panchina come Bagnoli, Prandelli e Mandorlini che vincevano campionati con 15 o 16 giocatori al massimo (e come loro anche Cadè e Valcareggi) il socialismo tattico di Grosso appare non solo incomprensibile, ma anche una mortificazione nei riguardi del talento vero. Avesse a disposizione 50 giocatori, tutti troverebbero posto. Magari scoprendosi impiegati in due o tre ruoli diversi. Non importa. Il caos viene esaltato ad espressione di qualità e valore. Pazzesco. E i risultati sono davanti agli occhi.

[continua]
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