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Giornata 2: Verona-Milan

PRIMA VITTORIA, ANCORA CON IL MILAN

Per chi ha voglia di lanciarsi in scaramantici esami dei corsi e ricorsi, la seconda giornata di campionato fornisce materiale a sufficienza. Al vecchio Bentegodi arriva il Milan, avversario contro cui la formazione gialloblu l'anno prima si era confrontata in un appassionante testa a testa per la conquista del primo posto nel girone A.

Nel 1966-67 il Verona, dopo due pareggi consecutivi con Varese e Atalanta, aveva colto contro il Milan la prima vittoria in campionato, sul terreno del vecchio Bentegodi. Quest'anno il calendario mette le due squadre di fronte già alla seconda giornata, e ancora una volta il Verona è alla ricerca del primo successo, avendo colto solo un pari all'esordio contro i pari età del Mantova. Il Milan invece ha fatto il classico esordio "col botto", rifilando un eloquente 7-0 al malcapitato Padova. Si annuncia quindi un Milan in gran forma.

Giancarlo Fusaro
Capitan Giancarlo Fusaro

Mister Caceffo opera un cambio rispetto alla squadra che aveva affrontato il Mantova, inserendo Pangrazio sull'ala al posto di Mario Stoppa; terminale d'attacco è Pasetto, già in gol alla prima giornata, che l'anno prima aveva segnato il gol partita contro il Milan.

Questa volta è l'arbitro a togliere a Pasetto la soddisfazione del gol, ma poco importa. Al 18' del primo tempo, un lancio di Pastorello viene intercettato con la mano dal terzino milanista Bernocchi; Pasetto raccoglie palla e la scarica alle spalle del portiere rossonero Mora. L'arbitro tuttavia, dopo un momento di esitazione, anziché convalidare la rete applicando la norma del vantaggio, indica il dischetto del rigore. Dagli undici metri si presenta Giancarlo Fusaro che con freddezza mette a segno la rete decisiva.

Va segnalato che, nella stagione 1966-67, il Verona aveva usufruito di due calci di rigore, entrambi falliti. La scelta di Fusaro come rigorista si rivela pertanto finalmente azzeccata. La cronaca de L'Arena riferisce di una "partita tirata dall'inizio alla fine senza un attimo di respiro tra due squadre che si sono in gran parte bilanciate sul piano tecnico ed agonistico".

Il Verona legittima il successo con una supremazia territoriale confermata dal computo dei calci d'angolo: 7 contro i 2 battuti dal Milan. Il risultato però non cambia più fino alla fine: termina 1-0. Per la seconda volta consecutiva i Primavera gialloblu possono festeggiare un successo di prestigio contro il Milan. Fra i migliori in campo, secondo il cronista del quotidiano veronese, c'è lo stopper Dino Gobbi, uno dei punti di forza della formazione gialloblu sin dalla scorsa stagione. Elemento inamovibile per Conti nel 1966-67, con 18 presenze nel girone e le due gare di Salsomaggiore, Gobbi ha cominciato alla grande anche il campionato 67-68.

In testa alla classifica del girone A, dopo 2 giornate, c'è l'Inter, unica formazione a punteggio pieno. I giovani nerazzurri, dopo la vittoria 2-0 a Vicenza all'esordio, si sono ripetuti con lo stesso punteggio contro il Mantova.

Fra le altre gare, spicca il successo del Venezia sul terreno del Padova, che ha avuto un avvio di campionato da incubo. La squadra padovana regge fino alla mezzora del secondo tempo, quando una deviazione della barriera su calcio di punizione premia infine gli attacchi del Venezia, che raddoppia subito dopo con Gobbo. Finisce a reti inviolate la partita di Bergamo fra Atalanta e Lanerossi Vicenza.

Seconda giornata, 22 ottobre 1967

Atalanta - Lanerossi Vicenza 0-0
Inter - Mantova 2-0
Padova - Venezia 0-2
Verona - Milan 1-0

Riposa il Brescia

VERONA - MILAN 1-0

VERONA: Giacomi, Migliorini, Negri, Fusaro, Gobbi, Marcolongo, Pangrazio, Bonafè (Cinquetti dal 30' pt), Pasetto, Fratton, Pastorello.

MILAN: Mora, Bernocchi, Brambilla, Bagnaschi, Saporiti, Maldera, Sigarini, Avelli, Sirtori, Rosa, Macchi.

RETE: Fusaro su rigore al 18' pt

Paolo


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SETTI PRIGIONIERO DI SE STESSO


Tutto come prima, ma peggio di prima. Il Verona ha valutato che la scelta Grosso è ancora la migliore possibile. Questo lascia sconcertati i tifosi gialloblu che vedono polverizzarsi le speranze di riprendere la corsa della classifica con una squadra allo sbando a seguito di un'involuzione tanto preoccupante quanto senza sbocchi. Il problema di fondo è che, nella valutazione societaria, non esistono alternative a Grosso. Quali sono allora i lacci che imbrigliano la libertà di scelta di Setti? Innanzitutto quella di aver affidato baracca e burattini a D'Amico che ha voluto in estate (e difeso con argomentazioni francamente imbarazzanti) il suo vecchio amico in panchina. Ma chi è questo D'Amico? che esperienza ha? perché affidarsi a lui per un così complesso progetto di rilancio? Esonerare il mister significa inevitabilmente sfiduciare Setti, il suo direttore sportivo e il valore di gran parte della rosa (blocco Bari e Perugia) assemblata per rendere più agevole l'aggregazione. Qui non si tratta quindi solo di cambiare un allenatore, si tratta di mettere in discussione l'intero progetto che prevede: 1) contenimento dei costi dirigenziali (D'Amico), 2) ringiovanimento della rosa, 3) ruolo decisionale accentrato nel presidente. Nel Verona attuale manca infatti un direttore generale (sulla cui necessità si era espresso favorevolmente persino Fusco) che sia la sintesi tra la componente societaria, quella tecnica e la comunicazione (media, terzi e tifosi) e di un direttore sportivo autorevole nei rapporti tra allenatore e spogliatoio (la gestione del caso Pazzini su tutti). In più, abbiamo una rosa lunga, piena di giovani ma anche di giocatori che non riescono a dare il loro reale contributo perché impiegati male. Non si tratta quindi di valutare un cambiamento in panchina nell'ambito di una struttura dirigenziale consolidata ed affidabile, ma di ammettere che gran parte delle scelte fatte finora sono errate. Setti ha già dimostrato di non essere un decisionista (certi errori del passato non si dimenticano), e non ha neppure interlocutori terzi e di spessore che lo possano consigliare. E' rimasto solo col suo progetto, prigioniero di se stesso.

[continua]
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