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Giornata 15 (Recupero): Verona-Inter

I RECUPERI

Il campionato ha già dato, con ampio anticipo, il suo primo verdetto, con il Verona qualificato per le fasi finali fra le società di B. Per la qualificazione fra squadre di serie A il discorso è ancora aperto, essendoci in programma, fra le altre gare di recupero, anche il derby di Milano rinviato a causa della neve il 3 febbraio.

Il 24 marzo 1968 il recupero Inter – Milan termina 0-0 e i ragazzi nerazzurri pongono una seria ipoteca alla qualificazione, mentre il Milan ormai non è più padrone del proprio destino ma deve sperare anche nei passi falsi dei cugini.

Domenica 31 marzo 1968 c'è una nuova tornata di recuperi: sono previste Inter – Padova e Brescia – Milan. L'Inter si impone di misura 1-0 sui patavini grazie ad un gol di Guidetti al 25' della ripresa, mentre Brescia – Milan viene ulteriormente rinviata.

Domenica 7 aprile 1968 è infine in programma Verona – Inter, sfida che deciderà le sorti del girone A. C'è molta curiosità per vedere come i ragazzi di Caceffo sapranno affrontare una gara determinante per il primato nel girone, seppure a qualificazione già acquisita. Anche la città di Verona sembra accorgersi della squadra Primavera, e l'occasione per vedere da vicino i futuri talenti gialloblu è concreta.

Nei giorni precedenti la gara, L'Arena dà la notizia che la partita dovrebbe giocarsi come "avanspettacolo" prima di Verona – Pisa di campionato di B, al nuovo stadio Bentegodi. Finalmente per i ragazzi di Caceffo c'è l'occasione per calcare il terreno del nuovo stadio, di fronte ai tifosi in attesa di una gara del campionato di serie B fondamentale per le sorti della promozione. Il Verona si trova al terzo posto in classifica, un punto dietro il Pisa, che arriva al Bentegodi forte di 2 vittorie consecutive negli ultimi turni, mentre gli uomini di Liedholm hanno raccolto un solo punto nelle trasferte di Monza e Foggia.

Si prospetta il pubblico delle grandi occasioni per una partita che è un vero e proprio spareggio promozione, e per i Primavera si concretizza finalmente la possibilità di avere un seguito adeguato e di farsi conoscere anche dai tifosi che normalmente non si interessano al calcio giovanile. Unica, e non trascurabile, incognita è il tempo: in caso di pioggia non sarà consentito ai ragazzi gialloblu di mettere a "repentaglio" la preziosa erba del Bentegodi.

È significativo rileggere, a distanza di tanti anni, ciò che scriveva il periodico Alè Verona del maggio 1968, parlando del fatto che i Primavera gialloblu sono costretti a giocare nel vecchio stadio:

"Diciamo la verità, sono pochini coloro che seguono i campionati e le smaglianti prestazioni delle giovani leve del massimo sodalizio scaligero. Come mai questo disinteresse? Sarebbe facile rispondere all'interrogativa ma alla risposta facile, gratuita, se vogliamo preferiamo qualcosa di più esauriente, preferiamo collegarci ad una situazione venutasi a creare per motivi che non conosciamo. Una volta, oh come passano gli anni!, tutte le partite del Verona erano precedute da un incontro tra squadre minori (…). E così, sul vecchio Bentegodi, nelle partite di "avanspettacolo" imparammo a conoscere i vari Pivatelli, Pozzan e tanti altri. Oggi invece il tecnico della prima squadra è costretto per ovvi motivi a lanciare il giovane? Ebbene gli sportivi si chiedono chi esso sia mai, quale sia li suo ruolo, se è grasso o magro, se è robusto o gracile."

Era proprio così, e ce lo conferma Dino Gobbi che, al termine della stagione 1970-71 sarà impiegato come titolare nelle gare della Coppa Alpi dopo aver passato la stagione nelle fila della De Martino. "Dopo una partita venni avvicinato da un giornalista che mi chiese da che squadra venissi, convinto che fossi un calciatore in prova per le gare di fine stagione. Non avevamo molta visibilità, e il fatto di giocare al vecchio stadio non aiutava molto".

Arriva infine domenica 7 aprile e, a quanto pare, anche Giove Pluvio si accanisce contro la voglia di visibilità dei giovani gialloblu. La mattina piove e i Primavera sono dirottati al vecchio stadio di Piazza Cittadella. La partita con l'Inter è l'unica del biennio di cui non è disponibile la cronaca sui giornali dell'epoca. Su L'Arena non compare il solito articolo sull'incontro, e nemmeno il risultato: probabilmente l'inviato rimase spiazzato dal cambio di programma, con la gara spostata lontano dal nuovo stadio. Il Gazzettino invece riporta solamente risultato e tabellino, ma non la cronaca.

L'Inter si impone nuovamente sul Verona, come già nella gara di andata. Questa volta la partita è incerta fino alla fine, anche se i nerazzurri vanno in vantaggio dopo appena 2 minuti di gioco con una rete del n. 11 Pinton.

I ricordi dei giovani gialloblu presenti alla partita ci raccontano di un'Inter sempre in controllo della gara, nonostante il generoso tentativo del Verona di recuperare lo svantaggio e di agguantare perlomeno un risultato di parità.

L'Inter però non corre troppi rischi, riuscendo a frustrare ogni tentativo di attacco dei ragazzi di Caceffo, e riesce a portare a casa una preziosa vittoria per 1-0. Per il Verona è invece la terza sconfitta in 16 gare di campionato, e la seconda in casa, dopo quella patita a gennaio contro il Mantova.

La qualificazione alle fasi finali è conquistata nuovamente, ma possiamo dire che è un traguardo minimo, dato che la concorrenza fra società di serie B era ristretta alle sole squadre di Venezia e Padova che, come abbiamo visto, non sono state certo avversarie irresistibili. Due sono i dati particolarmente negativi a cui deve guardare Gigi Caceffo: intanto una certa vulnerabilità difensiva, e poi il fatto che l'attacco gialloblu è a secco da ben 3 partite, quelle con Brescia, Vicenza e Inter.

La vittoria dell'Inter a Verona ha di fatto chiuso anche il discorso qualificazione per quanto riguarda le formazioni di serie A. La gara fra Brescia e Milan, rinviata nuovamente al 28 aprile 1968, diventa una pura formalità, anche se per i ragazzi delle due formazioni sarà una passerella notevole, visto che l'incontro viene programmato al Rigamonti, quale avanspettacolo alla partita di serie A fra Brescia e Roma. Partita che, per le rondinelle, è una vera e propria ultima spiaggia per la salvezza. Dopo un buon avvio di campionato, la squadra di Vicini ha chiuso il girone di andata con 3 punti di vantaggio sulla terzultima. A febbraio, il tracollo: le 3 sconfitte consecutive negli scontri diretti con Spal, Mantova e Sampdoria, hanno relegato i lombardi nei bassifondi della classifica. Con la Roma si attende il pubblico delle grandi occasioni per sostenere il Brescia, e per assistere anche all'antipasto con il recupero del campionato Primavera.

Il 28 aprile una nuova sorpresa: mentre le formazioni Primavera di Brescia e Milan sono pronte a scendere in campo, l'arbitro non arriva. Si disputa così una partitella di un tempo con la direzione di gara di un dirigente bresciano, che termina con il punteggio di 1-1. Non è stato possibile trovare notizie su un ulteriore rinvio della gara, ma è probabile che Brescia – Milan non si sia più disputata regolarmente a causa del calendario già fitto dei successivi tornei estivi giovanili, fra cui il Fumagalli a cui presero parte Milan e Inter.

Recupero 12ma giornata, 24 marzo 1968

Inter – Milan 0-0

Recupero 14ma giornata, 31 marzo 1968

Inter – Padova 1-0

Recupero 15ma giornata, 7 aprile 1968

Verona – Inter 0-1

Recupero 14ma giornata, 28 aprile 1968

Brescia – Milan 1-1 (disputato un solo tempo)

VERONA – INTER 0-1

VERONA: Giacomi, Migliorini, Negri, Fusaro (Rossignoli dal 20' st), Gobbi, Marcolongo, Stoppa, Fratton, Pasetto, Cinquetti, Pastorello.

INTER: Fontana, Firpi, Monico, Novati, Tancredi (Bellugi), Valmassoi, Spadetto, Fabian, Tresoldi, Del Chiaro, Pinton.

RETE: Pinton al 2' pt.

Paolo


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Hellastory, Online dal 7/4/2018

SETTI PRIGIONIERO DI SE STESSO


Tutto come prima, ma peggio di prima. Il Verona ha valutato che la scelta Grosso è ancora la migliore possibile. Questo lascia sconcertati i tifosi gialloblu che vedono polverizzarsi le speranze di riprendere la corsa della classifica con una squadra allo sbando a seguito di un'involuzione tanto preoccupante quanto senza sbocchi. Il problema di fondo è che, nella valutazione societaria, non esistono alternative a Grosso. Quali sono allora i lacci che imbrigliano la libertà di scelta di Setti? Innanzitutto quella di aver affidato baracca e burattini a D'Amico che ha voluto in estate (e difeso con argomentazioni francamente imbarazzanti) il suo vecchio amico in panchina. Ma chi è questo D'Amico? che esperienza ha? perché affidarsi a lui per un così complesso progetto di rilancio? Esonerare il mister significa inevitabilmente sfiduciare Setti, il suo direttore sportivo e il valore di gran parte della rosa (blocco Bari e Perugia) assemblata per rendere più agevole l'aggregazione. Qui non si tratta quindi solo di cambiare un allenatore, si tratta di mettere in discussione l'intero progetto che prevede: 1) contenimento dei costi dirigenziali (D'Amico), 2) ringiovanimento della rosa, 3) ruolo decisionale accentrato nel presidente. Nel Verona attuale manca infatti un direttore generale (sulla cui necessità si era espresso favorevolmente persino Fusco) che sia la sintesi tra la componente societaria, quella tecnica e la comunicazione (media, terzi e tifosi) e di un direttore sportivo autorevole nei rapporti tra allenatore e spogliatoio (la gestione del caso Pazzini su tutti). In più, abbiamo una rosa lunga, piena di giovani ma anche di giocatori che non riescono a dare il loro reale contributo perché impiegati male. Non si tratta quindi di valutare un cambiamento in panchina nell'ambito di una struttura dirigenziale consolidata ed affidabile, ma di ammettere che gran parte delle scelte fatte finora sono errate. Setti ha già dimostrato di non essere un decisionista (certi errori del passato non si dimenticano), e non ha neppure interlocutori terzi e di spessore che lo possano consigliare. E' rimasto solo col suo progetto, prigioniero di se stesso.

[continua]
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