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Giornata 9: Verona-Vicenza

VITTORIA SONANTE NEL DERBY

Come già nella passata stagione, il calendario si è divertito a piazzare il classico derby veneto fra Verona e Lanerossi Vicenza nell'ultima giornata. Così, la chiusura del girone di andata mette di fronte i Primavera di Verona e Vicenza al vecchio Bentegodi, lo stadio dove circa 10 anni prima, era il 15 settembre 1957, il Verona colse la sua prima vittoria in serie A proprio contro il Vicenza, grazie ad una rete del norvegese Gundersen.

Il Vicenza è penultimo in classifica con appena 5 punti, frutto di 3 pareggi e di una vittoria, ottenuta nel turno precedente, contro il Padova. La squadra berica ha evidenti problemi ad andare a rete, e ha segnato solo 3 gol, tutti nella gara vittoriosa con il Padova, finita 3-2. Il Vicenza è quindi rimasto senza segnare per le prime 6 gare di campionato, nonostante possa schierare fra le sue fila il promettente attaccante Sperotto, che esordirà in serie A con la prima squadra biancorossa nel dicembre del 1969. Sperotto poi giocherà in serie A anche con le maglie di Varese, Napoli, Catanzaro e Roma.

Se l'attacco del Vicenza è piuttosto asfittico, per contro il Verona, con 6 gol subiti, è fra le migliori difese del campionato, anche se non sta ripetendo le stesse prestazioni difensive dello scorso campionato, quando per lunghi tratti Bertucco aveva fatto da spettatore non pagante. Sulla carta la sfida sembra già segnata, ma già nel precedente campionato il Vicenza aveva sgambettato il Verona contro ogni pronostico. Sul campo i biancorossi onorano il clima da derby e tengono testa al Verona per tutto il primo tempo lottando su ogni pallone. Il gol che sblocca la gara arriva ad un minuto dal termine della prima frazione grazie a Fratton che risolve una mischia in area vicentina battendo imparabilmente il portiere Balbi.

Sbloccato il risultato, il Verona può dilagare nella ripresa, sfruttando la difficoltà del Vicenza di costruire gioco una volta crollato il castello difensivo. Giacomi non corre mai pericoli, mentre dall'altra parte Balbi è in continua apprensione. Al 30' del secondo tempo Cinquetti segna il gol del raddoppio su assist di Pasetto.

Dino Gobbi
Dino Gobbi

Poi è lo stopper Dino Gobbi a chiudere l'incontro con una bellissima rete, al termine di una discesa personale che viene definita “inarrestabile” anche da Il Giornale di Vicenza. Lo stopper gialloblu fa tutto da solo: recupera palla a centrocampo, scambia con un compagno, e si presenta al limite dell'area dove l'abile gioco ad allargarsi degli attaccanti gli consente di andare al tiro e di infilare palla nell'angolino per il 3-0. Nel vano tentativo di parare la conclusione di Gobbi il portiere vicentino Balbi si infortuna e deve lasciare il posto a Muraro. Finisce 3-0 per il Verona che, dopo la sconfitta di Appiano Gentile, ha immediatamente risollevato la testa e conquistato 3 vittorie consecutive importantissime. Per il morale e per la classifica.

Il Verona può affrontare la sosta natalizia dalla testa della classifica, che divide con l'Inter, vittoriosa sul Brescia per 1-0. Alla fine del girone di andata i gialloblu hanno 13 punti, e già 7 punti di vantaggio sulla seconda meglio piazzata di serie B, il Venezia che ha fermato il Milan sul risultato di 0-0 al Sant'Elena. Nel frattempo si registra la prima vittoria del Padova che, al termine di un girone di andata a dir poco balbettante, si toglie la soddisfazione di battere il Mantova per 1-0.

Dopo il girone di andata, la qualificazione dei gialloblu alla fase finale, quale miglior formazione di serie B, sembra non essere minimamente in discussione.

Nona giornata, 10 dicembre 1967

Inter – Brescia 1-0
Padova – Mantova 1-0
Venezia – Milan 0-0
Verona – Lanerossi Vicenza 3-0

Riposa l'Atalanta

VERONA – LANEROSSI VICENZA 3-0

VERONA: Giacomi, Migliorini, Negri, Fusaro, Gobbi, Marcolongo, Pangrazio, Fratton, Pasetto, Cinquetti, Pastorello.

LANEROSSI VICENZA: Balbi (Muraro dal 32' st), Polo, Negretto, Marchiori, Curtarello, Filippi, Ardizzon, Scalchi, Savio, Sperotto.

RETI: Fratton al 29' pt, Cinquetti al 30' e Gobbi al 31' st.

Questa la classifica del campionato Primavera al termine del girone di andata:


G V N P GF GS P.ti
Verona861116613
Inter853011113
Milan834113310
Brescia8323988
Atalanta8152587
Venezia8233587
Mantova8143476
Vicenza8134395
Padova81163193


Paolo


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Hellastory, Online dal 10/12/2017

SETTI PRIGIONIERO DI SE STESSO


Tutto come prima, ma peggio di prima. Il Verona ha valutato che la scelta Grosso è ancora la migliore possibile. Questo lascia sconcertati i tifosi gialloblu che vedono polverizzarsi le speranze di riprendere la corsa della classifica con una squadra allo sbando a seguito di un'involuzione tanto preoccupante quanto senza sbocchi. Il problema di fondo è che, nella valutazione societaria, non esistono alternative a Grosso. Quali sono allora i lacci che imbrigliano la libertà di scelta di Setti? Innanzitutto quella di aver affidato baracca e burattini a D'Amico che ha voluto in estate (e difeso con argomentazioni francamente imbarazzanti) il suo vecchio amico in panchina. Ma chi è questo D'Amico? che esperienza ha? perché affidarsi a lui per un così complesso progetto di rilancio? Esonerare il mister significa inevitabilmente sfiduciare Setti, il suo direttore sportivo e il valore di gran parte della rosa (blocco Bari e Perugia) assemblata per rendere più agevole l'aggregazione. Qui non si tratta quindi solo di cambiare un allenatore, si tratta di mettere in discussione l'intero progetto che prevede: 1) contenimento dei costi dirigenziali (D'Amico), 2) ringiovanimento della rosa, 3) ruolo decisionale accentrato nel presidente. Nel Verona attuale manca infatti un direttore generale (sulla cui necessità si era espresso favorevolmente persino Fusco) che sia la sintesi tra la componente societaria, quella tecnica e la comunicazione (media, terzi e tifosi) e di un direttore sportivo autorevole nei rapporti tra allenatore e spogliatoio (la gestione del caso Pazzini su tutti). In più, abbiamo una rosa lunga, piena di giovani ma anche di giocatori che non riescono a dare il loro reale contributo perché impiegati male. Non si tratta quindi di valutare un cambiamento in panchina nell'ambito di una struttura dirigenziale consolidata ed affidabile, ma di ammettere che gran parte delle scelte fatte finora sono errate. Setti ha già dimostrato di non essere un decisionista (certi errori del passato non si dimenticano), e non ha neppure interlocutori terzi e di spessore che lo possano consigliare. E' rimasto solo col suo progetto, prigioniero di se stesso.

[continua]
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