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Giornata 16: Atalanta-Verona

SUCCESSO D'AUTORITA' A BERGAMO

Il Verona, dopo il turno di sosta e il rinvio della gara con l'Inter, torna in campo soltanto il 3 marzo 1968, sul campo militare G. Utili di Bergamo, dove nella passata stagione non era andato oltre lo 0-0.

Dopo uno stop forzato di tre settimane, c'è bisogno di ritrovare subito le "misure": i ragazzi di Caceffo sono sicuramente preparati dal punto di vista atletico, avendo preso parte ad alcune gare della De Martino. Meno significative sono queste partite dal punto di vista della preparazione tattica, anche perché nella De Martino i ragazzi sono "mischiati" ad elementi di riserva della prima squadra, o talvolta agli stessi titolari che rientrano da un infortunio e devono testare la condizione atletica. Il fatto poi che la De Martino sia gestita a volte da Tavellin e a volte da Caceffo non garantisce una vera e propria identità di gioco, cosa che invece riescono ad avere altre società che sulla squadra De Martino hanno evidentemente puntato di più, come ad esempio la Spal che è capoclassifica.

Il Verona Primavera scende in campo a Bergamo senza Migliorini, sostituito nel ruolo di terzino destro da Mirco Sandri. A sinistra, si schiera come sempre Renato Negri che, pur essendo destro, ha sempre giocato sulla fascia mancina. "Quando arrivai al Verona dopo le giovanili della Tebaldi" ci racconta lo stesso Negri "non sapevo nemmeno calciare il pallone con il sinistro. Così, nei primi allenamenti, quando gli altri facevano la partitella, io ero costretto ad allenare il sinistro con sedute estenuanti di piattone contro il muro del campo di Borgo Roma".

Sul terreno del campo militare, i gialloblu mettono a segno un poker memorabile, ripetendo contro la formazione bergamasca lo stesso punteggio dell'andata: un 4-1 che non ammette repliche. L'Atalanta è praticamente chiusa in difesa per tutta la gara, e può solo agire sporadicamente di rimessa; il Verona domina il gioco con una prestazione autoritaria. "Precisi negli interventi, pronti sull'anticipo e ricchi di inventiva": così l'inviato de L'Arena descrive la prestazione dei giovani gialloblu.

Basta un quarto d'ora al Verona per passare in vantaggio: Pasetto si allarga sulla sinistra e pennella un cross al centro dove arriva Pastorello che batte Lamberti con un tiro preciso. Per una volta tanto, i due attaccanti si sono "invertiti" i ruoli, e questa volta è stato Pasetto, di solito finalizzatore a centro area, ad allargarsi in fascia per mettere in condizione Pastorello di battere a rete da posizione centrale. Il movimento degli attaccanti gialloblu non dà riferimento alla spaesata difesa orobica.

Stoppa
L'attaccante gialloblu Stoppa (foto per gentile concessione di Fusaro).

Sette minuti più tardi arriva il raddoppio, opera di Mario Stoppa con una violenta conclusione. A un minuto dal riposo, arriva anche il sigillo del centravanti Pasetto, che irrompe su cross di Stoppa e chiude il primo tempo con il punteggio di 3-0 per il Verona, un punteggio che si commenta da solo e che testimonia la netta supremazia di gioco dei gialloblu.

Nella ripresa, i locali riducono lo svantaggio su azione d'angolo: è Bonatti, da poco subentrato a Moro, a battere Giacomi da pochi passi. Passano solo 3 minuti e Cinquetti, su imbeccata di Pasetto, ristabilisce le distanze e realizza il gol del definitivo 4-1. Il doppio 4-1 all'Atalanta è uno dei ricordi più vivi che ancora oggi i ragazzi gialloblu hanno di quella splendida annata, e che aumenta il rammarico per non aver mai preso parte al torneo di Viareggio, che nell'edizione del 1969 sarà vinto proprio dalla squadra dell'Atalanta, composta in gran parte dagli elementi che, in 2 gare, hanno incassato 8 reti dal Verona.

Sagra del gol anche a Mompiano dove il Brescia batte il Padova per 4-1 con i gol di Giuliani, Damonti e Petraz, e autorete di Zanca; per il Padova salva l'onore a tempo scaduto Bedin. Nelle altre due gare si registrano i successi esterni del Venezia a Vicenza e del Milan a Mantova.

Sedicesima giornata, 3 marzo 1968

Atalanta – Verona 1-4
Brescia – Padova 4-1
Lanerossi Vicenza – Venezia 0-1
Mantova – Milan 0-1

Riposa l'Inter

ATALANTA – VERONA 1-4

ATALANTA: Lamberti, Armani, Azzolari, Gamba, Zamboni, Ferrari, Moro (Bonatti), Morosini, Sina, Donina, Doldi.

VERONA: Giacomi, Sandri, Negri, Fusaro, Gobbi, Marcolongo, Pastorello, Fratton, Pasetto, Cinquetti, Stoppa.

RETI: Pastorello al 15', Stoppa al 22', Pasetto al 39' pt; Bonatti al 12', Cinquetti al 15' st.

È una domenica positiva per la società scaligera: dopo la brillante affermazione dei Primavera, al Bentegodi va in scena Verona – Catanzaro per il campionato di serie B, giunto alla ventiseiesima giornata. Il Verona di Liedholm e Pozzan fa suo l'incontro grazie ad un autogol di Marini nel primo tempo e alla classica rete dell'ex, il centravanti Gianni Bui, nella ripresa. Complice il turno di riposo del Foggia e la sconfitta del Pisa a Bari, i gialloblu passano in un colpo solo dal quarto al secondo posto in classifica, in coabitazione con il Pisa e alle spalle del solo Palermo che sta dominando il campionato.

Le strade italiane invece richiedono un altro tributo al calcio, e martedì 5 marzo 1968 i giornali pubblicano la funesta notizia che il portiere del Perugia, Enzo Magnanini, ha perso la vita in un incidente autostradale nei pressi di Modena, mentre rientrava a casa in auto dopo la trasferta di Potenza. Protagonista di diversi campionati di serie A con la maglia del Bari prima e del Venezia poi, Enzo Magnanini si spegne all'età di 33 anni. Dopo la morte di Meroni, un altro lutto sulle strade.

Paolo


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Hellastory, Online dal 3/3/2018

SETTI PRIGIONIERO DI SE STESSO


Tutto come prima, ma peggio di prima. Il Verona ha valutato che la scelta Grosso è ancora la migliore possibile. Questo lascia sconcertati i tifosi gialloblu che vedono polverizzarsi le speranze di riprendere la corsa della classifica con una squadra allo sbando a seguito di un'involuzione tanto preoccupante quanto senza sbocchi. Il problema di fondo è che, nella valutazione societaria, non esistono alternative a Grosso. Quali sono allora i lacci che imbrigliano la libertà di scelta di Setti? Innanzitutto quella di aver affidato baracca e burattini a D'Amico che ha voluto in estate (e difeso con argomentazioni francamente imbarazzanti) il suo vecchio amico in panchina. Ma chi è questo D'Amico? che esperienza ha? perché affidarsi a lui per un così complesso progetto di rilancio? Esonerare il mister significa inevitabilmente sfiduciare Setti, il suo direttore sportivo e il valore di gran parte della rosa (blocco Bari e Perugia) assemblata per rendere più agevole l'aggregazione. Qui non si tratta quindi solo di cambiare un allenatore, si tratta di mettere in discussione l'intero progetto che prevede: 1) contenimento dei costi dirigenziali (D'Amico), 2) ringiovanimento della rosa, 3) ruolo decisionale accentrato nel presidente. Nel Verona attuale manca infatti un direttore generale (sulla cui necessità si era espresso favorevolmente persino Fusco) che sia la sintesi tra la componente societaria, quella tecnica e la comunicazione (media, terzi e tifosi) e di un direttore sportivo autorevole nei rapporti tra allenatore e spogliatoio (la gestione del caso Pazzini su tutti). In più, abbiamo una rosa lunga, piena di giovani ma anche di giocatori che non riescono a dare il loro reale contributo perché impiegati male. Non si tratta quindi di valutare un cambiamento in panchina nell'ambito di una struttura dirigenziale consolidata ed affidabile, ma di ammettere che gran parte delle scelte fatte finora sono errate. Setti ha già dimostrato di non essere un decisionista (certi errori del passato non si dimenticano), e non ha neppure interlocutori terzi e di spessore che lo possano consigliare. E' rimasto solo col suo progetto, prigioniero di se stesso.

[continua]
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