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Giornata 1: Mantova-Verona

CACEFFO RACCOGLIE L'EREDITA' DI CONTI

Si è soliti dire che nello sport è difficile vincere, ma lo è ancor di più confermarsi. È un'affermazione che ha un fondamento di verità, perché nello sport, come nella vita, contano tantissimo le motivazioni, e di solito chi ha appena conseguito un successo è più facilmente appagato e meno "feroce" di chi non ha mai assaporato il gusto della vittoria.

Luigi Caceffo
Luigi Caceffo

Per il Verona Primavera la stagione 1967-68 è invece la classica eccezione che conferma la regola ma, stando ai racconti dei protagonisti, è anche la stagione più "armoniosa" dal punto di vista del gruppo e del gioco. Dopo aver conquistato lo scudetto nelle finali di Salsomaggiore, la Primavera del Verona riparte dai calciatori delle classi 1949 e 1950. L'allenatore è questa volta Luigi "Gigi" Caceffo, che si ritrova nelle mani un gruppo affiatato e già rodato, che dovrà rinunciare, rispetto alla stagione precedente, a soli 3 titolari: il portiere Bertucco, il capitano Righetti e il centravanti Angiolino Stoppa. Ma soprattutto, affidandosi ai ragazzi della classe 1949, avrà fra le mani un gruppo vincente sin dall'epoca del campionato Allievi, e motivato quanto basta da alcuni elementi, come Giacomi, Negri, Pasetto e Fusaro, che l'anno prima avevano dovuto accontentarsi di giocare di meno, e che hanno pertanto voglia di dimostrare tutto il loro valore.

Caceffo questi ragazzi li conosce bene, e ha già avuto modo di allenarli nel ritiro di San Zeno di Montagna nell'estate del 1966, prima di dover rinunciare per motivi personali a condurre la stagione della formazione Primavera, che fu quindi affidata alle cure di Ugo Pozzan prima e di Giacomo Conti poi.

In un servizio per il periodico Alè Verona, Augusto Caneva lo descrive così, indugiando anche sull'aspetto fisico: "Caceffo, un falso-magro - in effetti è dotato di una muscolatura non indifferente - piuttosto basso di statura, cura il vivaio gialloblu per il secondo anno e già è riuscito ad assicurarsi la stima e la fiducia dei dirigenti. Preparatore ginnico di sicure qualità, pretende dai ragazzi buona volontà e perseveranza: "sono queste" afferma "le doti indispensabili ad un giovane che voglia dedicarsi al calcio". Caceffo tratta i suoi giovani in maniera forse un po' più burbera ed autoritaria di Conti ma, anche lui, al momento opportuno sa trasformarsi in fratello maggiore per consigliare od aiutare chi occorra".

Il Verona Primavera è inserito, come l'anno precedente, nel gruppo A, che comprende le squadre del Nord-Est, e in particolare, in questa stagione, solo del Veneto e della Lombardia. Rispetto alla stagione 1966-67, non ci sono più Varese e Reggiana, che sono state inserite nel girone B, mentre c'è un'altra formazione di grande prestigio: l'Inter. Le formazioni nel girone sono 9.

Di seguito riportiamo i 4 gironi del campionato Primavera:

GIRONE A: Atalanta, Brescia, Inter, Mantova, Milan, Padova, Venezia,
Verona, Vicenza.

GIRONE B: Genoa, Juventus, Lecco, Monza, Novara, Reggiana, Sampdoria,
Torino, Varese.

GIRONE C: Bologna, Fiorentina, Lazio, Livorno, Modena, Perugia, Pisa,
Roma, Spal.

GIRONE D: Bari, Catania, Catanzaro, Foggia, Messina, Napoli, Palermo,
Potenza, Reggina.

Le partecipanti sono quindi in tutto 36, rimanendo sempre il Cagliari l'unica società professionistica che non prende parte al campionato per motivi logistici. Da notare che nella stagione 1967-68 la serie A è composta da 16 squadre e la serie B da 21 squadre, per un totale di 37 società.

La formula è ancora la stessa dell'anno precedente: si qualificano alle fasi finali la migliore squadra di A e la migliore squadra di B di ciascun girone. Le avversarie del Verona per la qualificazione sono soltanto due, le squadre venete di Padova e Venezia. Il desiderio di Giacomo Conti di vedere finalmente le finali Primavera fra squadre di A e di B è pertanto destinato a rimanere tale: l'unificazione del titolo avverrà solo nel 1970. Data la concorrenza ristretta fra le compagini di serie B, il pronostico degli addetti ai lavori è tutto a favore del Verona: i titoli nazionali Allievi 1965-66 e Primavera 1966-67 parlano da soli a favore del gruppo gialloblu. Inoltre, a quanto pare, Padova e Venezia non stanno attraversando il loro miglior periodo nel settore giovanile.

L'ingresso dell'Inter nel girone aumenta invece il tasso di competitività nell'ottica del confronto con le formazioni di serie A. I nerazzurri hanno conquistato il titolo di categoria per società di serie A nella stagione 1965-65, mentre nella passata edizione hanno dovuto cedere lo scettro al fortissimo Torino di mister Ussello.

ESORDIO A MANTOVA IN UNA DOMENICA NERA PER IL CALCIO

Il Verona Primavera di Luigi Caceffo esordisce a Mantova, sul campo dell'Ippodromo centrale di Viale Te, il 15 ottobre 1967. Qualche mese prima, la squadra allenata da Conti aveva colto a Mantova un vistoso successo per 3-0, allegramente accompagnato dall'incitamento a colpi di clacson del presidente Carlo Bonazzi. Sono passati solo 8 mesi, ma è praticamente cambiato tutto, dato che ora, al comando della società, è rimasto il solo Saverio Garonzi.

Il primo Verona della stagione si schiera con la seguente formazione:

Giacomi, Migliorini, Negri, Fusaro, Gobbi, Marcolongo,
Stoppa II (Cinquetti), Fratton, Pasetto, Bonafè, Pastorello.
Patrizio Bonafè
Patrizio Bonafè con la maglia del Cesena nel 1970 (Calciatori Panini).

Rispetto alla formazione della passata stagione sono tre le novità assolute: Mario Stoppa, Alberto Cinquetti e Patrizio Bonafè. Stoppa proviene dalla formazione Allievi gialloblu, Cinquetti dal Castelnuovo, mentre Bonafè arriva dal Contarina, formazione rodigina nell'orbita del direttore sportivo gialloblu Iro Di Brino. Liedholm è andato a vederlo direttamente a Contarina e ne è rimasto entusiasta. Patrizio Bonafè è quindi quasi "in prestito" nella Primavera, per motivi anagrafici. Il suo destino è quello di essere inserito in prima squadra durante la stagione, ma un infortunio lo terrà lontano dai campi di gioco per diversi mesi, e a Verona non farà mai l'esordio con la maglia della prima squadra.

La difesa gialloblu, persi per limiti di età il portiere Bertucco e il capitano Righetti, si affida ora a Mario Giacomi in porta, e a Renato Negri nel ruolo di terzino sinistro. Migliorini viene spostato a destra, a ricoprire il ruolo che l'anno prima era stato del capitano Righetti. Completano il pacchetto di difesa lo stopper Dino Gobbi e il libero Giancarlo Fusaro. Davanti a loro, come sempre, nel ruolo di interditore, Marcolongo.

Se la precedente gara di marzo a Mantova era stata poco più che una formalità, questa volta i ragazzi del Verona capiscono presto che è tutta un'altra musica. Dopo 16' di gioco, il Mantova passa in vantaggio grazie ad un gol di Bianchini, che riceve palla dal mediano Ragazzoni e batte Giacomi con un forte tiro da fuori area. Il Verona ha il merito di non disunirsi e di cercare subito di raddrizzare la gara. Passano pochi minuti e Gaetano Pasetto trova la rete dell'1-1 firmando il primo gol della nuova stagione gialloblu. Il numero 9 insacca di testa a porta vuota, sfruttando un'incertezza del portiere mantovano Lattanzi su una conclusione di Bonafè. È il terzo gol di Pasetto a Mantova nel giro di pochi mesi.

Il portiere del Mantova Lattanzi, che fa parte della nazionale juniores, ha ampiamente modo di rifarsi dell'errore e si distingue nel seguito dell'incontro fra i migliori in campo, opponendosi più volte alle conclusioni degli stessi Pasetto e Bonafè, che vanno vicini al gol del raddoppio. Nel primo tempo anche il Mantova sfiora il secondo gol, ma Mario Giacomi non è da meno rispetto al suo collega virgiliano e chiude la porta agli attaccanti avversari.

Dopo un primo tempo equilibrato, la ripresa è quasi un monologo gialloblu: anche il corrispondente mantovano Guido Bertoli scrive onestamente che "il Verona per tre quarti di tempo insidia la porta mantovana". Il risultato tuttavia non cambia, e come nella stagione 1966-67, il campionato dei Primavera del Verona comincia con un pareggio 1-1.

Nelle altre gare di esordio del girone A si registra un'incredibile vittoria per 7-0 del Milan sul Padova: vanno a segno Marchi, Sigarini (2), Sirtori (2), Bernocchi e Anelli. Tenuto conto che le gare del campionato Primavera duravano 80 minuti, la difesa del Padova ha incassato mediamente un gol ogni 11 minuti circa. Esordio vincente anche per l'altra milanese: l'Inter si impone a Vicenza per 2-0. Nella quarta e ultima gara del girone, il Brescia batte l'Atalanta nel derby lombardo per 3-1. A riposo il Venezia.

Prima giornata, 15 ottobre 1967

Brescia - Atalanta 3-1
Lanerossi Vicenza - Inter 0-2
Mantova - Verona 1-1
Milan - Padova 7-0

Riposa il Venezia

MANTOVA - VERONA 1-1

MANTOVA: Lattanzi, Maioli, Lanza, Ragazzoni, Olivetti, Borroni, Montorsi, Bagatti, Bianchini, Venturelli, Caspani (Vertuan dal 3' st).

VERONA: Giacomi, Migliorini, Negri, Fusaro, Gobbi, Marcolongo, Stoppa (Cinquetti dal 20' st), Fratton, Pasetto, Bonafè, Pastorello.

RETI: Bianchini al 16' pt; Pasetto al 2' st

La domenica sportiva italiana è funestata, a tarda ora, dalla notizia della morte del calciatore del Torino Luigi "Gigi" Meroni. Il giocatore granata viene investito da un'auto mentre attraversa Corso Re Umberto con il compagno di squadra Fabrizio Poletti, all'uscita da un locale torinese. Nel pomeriggio, il Torino aveva battuto la Sampdoria per 4-2 grazie ad una tripletta di Nestor Combin.

Gigi Meroni
Gigi Meroni (ilfoglio.it).

Meroni muore a soli 24 anni (era nato il 24 febbraio 1943 a Como) ed entra di diritto nel mito del calcio italiano: giocatore di grande talento, personaggio estroso e sui generis, spesso sopra le righe nel modo di vestire e nell'acconciatura, al punto da rifiutare una convocazione in Nazionale quando il CT Edmondo Fabbri gli aveva imposto di tagliarsi i capelli. Imprevedibile sul campo quanto fuori. In Nazionale ha fatto in tempo a disputare 6 gare, prendendo parte anche alla sfortunata spedizione azzurra ai Mondiali del 1966 in Inghilterra. Ironia della sorte, proprio Edmondo Fabbri è l'allenatore del Torino nel campionato 1967-68, dopo aver chiuso il rapporto con la Nazionale.

La notizia della morte di Meroni circola rapidamente e getta nello sconforto il mondo del calcio italiano. Il Presidente della FIGC Artemio Franchi lo ricorda con affetto ma senza ipocrisie: "È un fatto sconvolgente sia sul piano umano che su quello sportivo. Meroni era un giocatore discusso per certi suoi atteggiamenti esteriori, ma dopo averlo conosciuto meglio tutti gli volevano bene."

Gigi Meroni era il George Best italiano: impossibile non cogliere le analogie fra due giocatori accomunati da un talento così genuino e allo stesso tempo così difficilmente governabile per un calcio che, già negli anni Sessanta, era avviato verso il sacrifico del singolo al cospetto dello schema. Un calcio che, in una parola sola, sembra già voler rinunciare alla fantasia. E dove anche i capelli lunghi, o il voler vestire alla moda come tutti i giovani, vengono visti come un atto insopportabile di ribellione. Quasi che ai calciatori non sia concesso avere un loro pensiero originale. A ben vedere, non è cambiato molto in 50 anni.

Alla morte di George Best, il giornalista Gianni Mura scriverà: "(…) Penso che Best, come Meroni, fosse un fiore dopo un disastro aereo, Superga e Monaco. Nel loro essere eroi della fantasia c'era questa saldatura a un lutto, e insieme una musica di speranza in cammino. Più vaghe per Meroni, e interrotte molto presto. Più tangibili per Best, il 4-1 al Benfica, la Coppa dei Campioni".

L'investitore di Gigi Meroni è tale Attilio Romero, 19 anni, che qualche decennio più tardi diventerà presidente del Torino, conducendolo verso il fallimento. Per la serie "perseverare diabolicum est".

Paolo


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Hellastory, Online dal 15/10/2017

ALLA DISPERATA RICERCA DI UN MAGO (DI OZ)


Totò, ho l'impressione che non siamo più nel Kansas (Dorothy). Due anni fa, di questi tempi, il Verona navigava miseramente all'ultimo posto in classifica con 6 punti in compagnia del Carpi. Davanti a loro, 5 sopra, il Frosinone faceva da coda a un lungo filotto di possibili contendenti alla retrocessione. Solo possibili, visto l'esito finale del campionato. In pratica, tutto era già stato scritto e deciso quindi a partire dalla dodicesima giornata. Era una squadra strana quella, teoricamente attrezzata per disputare un buon campionato, sufficientemente ambiziosa al punto tale da dare filo da torcere a Roma e Inter e guidata da un tecnico che aveva la massima considerazione della piazza (due promozioni e due buone stagioni in A alle spalle) e della società. Il Verona aveva però sbagliato la preparazione, faticava a tenere i 90 minuti e mister Mandorlini, per porre rimedio a campionato in corso, era stato costretto a forzare i carichi atletici esponendo molti giocatori ad una serie incredibile di infortuni muscolari. Nessun successo fino a quel momento, 6 pareggi tra cui quello nel derby e a Carpi, un'avversaria diretta. Per la verità, i sintomi di un certo scollamento c'erano stati a Genova con la Sampdoria e nello scontro diretto interno con il Bologna che aveva frustrato la speranza di aggancio, ma tutti noi pensavamo che, in qualche modo, la partenza disastrosa poteva essere recuperata da un momento all'altro. Possibile che, oltre Mandorlini, gente come Rafa Marquez, Moras, Hallfredsson, Romulo, i giovani Viviani e Helander, Pazzini, capitan Toni e Juanito non contasse più nulla?

[continua]
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