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HELLAS VERONA / Le Ultimissime

STORIE DI TRENI E DI RAPIMENTI

A chi naviga fra le pagine del sito Hellastory con particolare curiosità, non sarà sfuggita la stranezza della Coppa Rappan, nota anche come Coppa d'Estate, del 1978, competizione nella quale Hellas Verona e Troyes giocarono 2 gare in meno rispetto a Molenbeek e Vitesse. La domanda è lecita: cosa successe?

Qualcuno ha tentato la strada goliardica, giocando sul nome dell'avversario: come ipotizzato tempo fa da Chivers sul guestbook, può essere che il vescovo non abbia concesso al Verona di andare a Troyes. Ipotesi suggestiva, anche perché da pochi giorni al “soglio vescovile” di Verona si era insediato Monsignor Giuseppe Amari al posto di Giuseppe Carraro.

In realtà, per primi, furono i giocatori del Troyes a non venire a Verona, per la gara programmata il 24 maggio 1978. Il 23 maggio, vigilia dell'incontro internazionale al Bentegodi, in Italia c'è agitazione nel mondo del lavoro. A partire dalle ore 21 del 23 maggio, per la durata di 24 ore, i sindacati hanno indetto uno sciopero dei ferrovieri, per le mancate risposte in merito alla ristrutturazione aziendale e ad un premio di produzione mensile di 30mila lire. Nel tardo pomeriggio del 23 maggio le rappresentanze sindacali si incontrano con il ministro dei trasporti Vittorino Colombo, di ritorno da un viaggio in Cina, nel tentativo di comporre la frattura e revocare lo sciopero. Le proposte del ministro però non convincono appieno i sindacati: così, pochi minuti prima delle 21, arriva la conferma dello sciopero dei ferrovieri.

STORIE DI TRENI E DI RAPIMENTI

Non sappiamo se ignara delle agitazioni italiche, o fiduciosa della revoca dello sciopero, la squadra del Troyes è già in treno diretta a Ventimiglia. All'arrivo alla frontiera, l'amara scoperta: non c'è modo di proseguire in treno verso Verona. I francesi tornano a casa, e i dirigenti mandano un comunicato in segreteria dell'Hellas Verona. Preso atto che il Troyes non può arrivare a Verona, la gara viene annullata, non senza perplessità da parte dei dirigenti gialloblu, i quali fanno sapere che, nel caso fossero stati informati tempestivamente, avrebbero potuto provvedere a recuperare la comitiva francese direttamente a Ventimiglia con un pulmann.

Fa un po' specie che una formazione professionistica si metta in viaggio per una gara internazionale senza nemmeno predisporre un “piano B” o senza preoccuparsi di mettere al corrente per tempo la squadra ospitante. I dirigenti del Troyes propongono già di rigiocare il 25 maggio, ma al Bentegodi c'è un meeting di atletica. Il calendario dei giorni successivi è già fitto: domenica 28 maggio il Verona deve ospitare il Vitesse, e mercoledì 31 maggio ci sarebbe la gara in Francia contro il Troyes. Fatto sta che nessuno a Verona ha intenzione di “smazzarsi” eccessivamente per riprogrammare, con il benestare delle due leghe calcistiche, la partita. A questo punto, considerato anche che la Coppa d'Estate non è un torneo di primaria importanza e non assegna posti nella Coppe Europee, diventa subito chiaro che la gara non sarà recuperata e che il Verona non andrà nemmeno in Francia. Restituzione dello “sgarbo” o chiusura anticipata della stagione, mettetela come volete: Verona e Troyes non si affrontano e chiudono il torneo con 2 partite in meno rispetto alle rivali olandese e belga. Ad aggiudicarsi il torneo è la squadra del Molenbeek con 10 punti. Il Verona chiude con 3 punti, frutto di 1 vittoria, 1 pareggio e 2 sconfitte: anche in caso di doppia affermazione contro il Troyes non avrebbe potuto raggiungere i belgi in testa alla classifica.

* * *

Infine, una curiosità. Leggendo i quotidiani di quel 24 maggio 1978 in cui fu annullata la partita Hellas Verona – Troyes Aube, salta agli occhi la notizia, riportata in prima pagina su alcuni quotidiani nazionali, del fallito sequestro di Michel Hidalgo, CT della nazionale francese, proprio alla vigilia della partenza per i Mondiali di Argentina. Alla polizia francese Hidalgo raccontò di essere stato bloccato da un'auto mentre era alla guida, e che due o tre individui, di cui uno armato, si sarebbero precipitati verso di lui ordinandogli di scendere e incamminarsi nel bosco. Lì il CT francese avrebbe reagito riuscendo a disarmare l'uomo e a mettere in fuga i rapitori, non certo dei professionisti. L'episodio comunque fu immediatamente rivendicato alla redazione di France Presse con un comunicato così riportato da La Stampa:

“Abbiamo il dispiacere di annunciarvi l'insuccesso del tentativo di rapimento di Michel Hidalgo, patron della squadra francese di calcio. Noi volevamo, con questa azione di carattere puramente umanitario: 1) attirare l'attenzione sull'ipocrita complicità della Francia, principale fornitrice di materiale militare all'Argentina che con la sua partecipazione ai “mondiali” dà il suo avvallo ai massacri di Videla; 2) domandare la liberazione e la protezione fino alle frontiere di tutti i prigionieri sopravvissuti, delle ventimila persone scomparse sapendo che è in corso il loro sterminio al fine di fare piazza pulita per i giochi da circo”.

STORIE DI TRENI E DI RAPIMENTI

I Mondiali del 1978 in Argentina si svolsero in un clima che, con il senno di poi, è facile definire “irreale”. Nel marzo 1976 era salito al potere, con un golpe, Jorge Rafael Videla, che aveva deposto Isabelita Peron, moglie di Juan Domingo Peron, morto d'infarto il primo luglio 1974. Il regime militare di Videla, di pari passo con la soppressione di partiti politici, sindacati, libertà di stampa, iniziò una sistematica eliminazione degli avversari politici o semplicemente di soggetti non graditi. Ebbe inizio il dramma dei desaparecidos: migliaia di persone scomparse nel nulla, con le sole madri di Plaza de Mayo a tenerne vivo il ricordo attraverso un orgoglioso sdegno e una coraggiosa protesta contro il regime. In questo clima, nell'estate del 1978, l'Argentina ospita i Mondiali di calcio che, come sempre accade in situazione di tensione politica e civile, devono dare l'impressione di un paese pacifico e felice, “la festa del popolo argentino”, come venne definita dalla Casa Rosada. Scrive Darwin Pastorin nell'introduzione de Il Pallone del Tiranno di Bungaro, Governato, Musi e Santacana: “Quel mundial doveva rappresentare il biglietto da visita di Videla e della sua giunta, il “tutto va bene” da far vedere in diretta televisiva.” Doveva vincere l'Argentina, e vittoria fu, grazie anche a qualche decisione arbitrale non proprio limpida: in particolare gli olandesi contestarono all'arbitro italiano Sergio Gonella, che diresse la finale, di aver tollerato il gioco duro dei padroni di casa.

Anche se l'episodio più controverso, ancora oggi oggetto di polemiche non del tutto chiarite né sopite, fu il clamoroso 6-0 rifilato dall'Argentina al Perù, in una gara in cui i padroni di casa dovevano vincere con almeno 4 reti di scarto per qualificarsi ai danni del Brasile, passato alla storia come la “marmelada peruana”. Detto questo, sarebbe ingeneroso non parlare del valore della squadra argentina che quel successo se lo meritò sul campo.

Fuori dal campo, per anni si alimentò la leggenda di Johann Cruijff, fuoriclasse olandese che, al pari di Paul Breitner, ebbe il coraggio di boicottare il mondiale argentino per protesta contro gli stermini di Videla. In realtà, come ammise poi lo stesso giocatore olandese qualche anno fa, la decisione di non andare ai Mondiali fu presa dopo lo spavento per un episodio di sequestro di cui Cruijff fu vittima, insieme alla famiglia, a Barcellona. Ancora un rapimento, anche questo a lieto fine: Cruijff e Hidalgo furono più fortunati, almeno in questo, di Saverio Garonzi.

Paolo

(le foto sono tratte da investireoggi.it e da invisiblebordeaux.blogspot.com)



Hellastory, 28/06/2016
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