Hellas Verona english presentation
Dossier 2012/2013 su Hellastory.net

6. CON ORGOGLIO ED UMILTA'

Hellas Verona 1982/83
Il Verona 82/83 al primo anno di serie A dell'era Bagnoli

Concludo il dossier riprendendo un po' tutti i temi toccati,  dalla prima puntata curata da Davide, "GodiamocelA", della quale condivido sia i toni che i contenuti, alla recente presentazione della "nuova serie A" da parte di Enrico, aggiungendo un paio di riflessioni.

La prima è rassicurante. Non c'è dubbio che, guardando gli 11 anni di passione appena trascorsi, il Verona attuale si presenta a cospetto della serie A nella migliore condizione possibile. Per uomini, dirigenti, mezzi e potenzialità.

È vero che in passato ci abbiamo provato con Pastorello, ma la società allora non esisteva condizionata dalla scarsa capitalizzazione e dal forte indebitamento. Tra l'altro, al di là delle dichiarazioni di facciata, non offriva neppure aperture a terzi ed era pregiudicato ogni coinvolgimento al progetto. Anche perché questo, di fatto, non esisteva. O meglio coincideva con l'interesse di un'unica persona attraverso l'impiego di giovani di belle speranze arrivati per fare esperienza ed essere poi lanciati altrove. Ai giocatori migliori veniva fatto scadere il contratto (che miseria...) e non esistevano nemmeno ipotesi di investimento del settore giovanile. L'unica volta nella quale si sono creati i presupposti, il presidente è stato costretto a cedere a gennaio Italiano al Genoa per pagare le tasse. Che fine avremmo fatto se fossimo, per sbaglio, approdati in A?

La serie C ha ripetuto la medesima desolante lezione. Sotto il conte Arvedi, l'improbabile coppia Cannella Colomba puntava ad un'immediata risalita. Poi sappiamo come è andata a finire. E l'anno di Bonato e Remondina? Ci abbiamo provato con una rosa limitata a 14/15 giocatori decenti, molti dei quali però improponibili nella categoria superiore. Abbiamo dovuto attendere pazientemente perchè i tempi maturassero. Gibellini ha messo insieme una buona squadra, ha sbagliato solo la scelta del mister puntando su un Giannini (a proposito, che fine ha fatto?) più lusingato dall'immediato ripescaggio che impegnato alla creazione di un gruppo vincente; ma è bastato affidarsi a Mandorlini perchè le cose si mettessero al loro posto e così abbiamo recuperato la serie A nel giro di 2 anni e mezzo.

Ora, finalmente, abbiamo una società seria, dirigenti ambiziosi, un tecnico che ha dimostrato di saper vincere, una rosa di partenza affidabile. C'è un'idea dietro tutto questo. Anche se siamo solo all'inizio del mercato, per come si è mosso Sogliano finora, siamo consapevoli che il progetto va avanti: non solo è riuscito a portare a casa la comproprietà di giovani promettenti come Martinho e Bianchetti, ma anche di tutti gli altri autori della promozione (Laner, Cacciatore, Agostini proprietà piena). Gente su cui il mister può contare. Insomma, il Verona non farà di certo la fine del Pescara salito in A esclusivamente per merito di Zeman e dei talenti che è riuscito a valorizzare ma a non trattenere. Ne è valsa la pena? L'improvvisazione, il colpo di fortuna, alla fine si pagano.

La seconda riflessione mi mette invece un po' più di ansia. Ci sono almeno un paio di generazioni di giovani tifosi gialloblu che non hanno mai visto confrontarsi la loro squadra in serie A. Anche i vecioti come me ne hanno un ricordo sbiadito e mitico. Quando si parla di A dalle nostre parte si racconta essenzialmente dell'epoca Garonzi e/o degli anni d'oro con Bagnoli in panchina. Le parentesi di Mazzi e Pastorello sono state così sofferte e fugaci che hanno lasciato qualche fiammata, ma di fatto alcun calore. Siamo pronti a quello che ci aspetta?

In Lega Pro, ma anche in B, il Verona porta spettacolo e genera sempre un evento. Merito della storia che rappresenta e dei tifosi che porta. Se poi c'è anche la squadra, come quest'anno, allora si riempiono anche le pagine dei giornali dedicati. Ma in A? Chi è abituato a guidare una Opel Corsa, con un po' di attenzione alle dimensioni e alla tenuta di strada, può passare alla guida di un SUV. Ma la serie A è Formula Uno allo stato puro. Si corre e basta. Si deve trottare veloci anche per non venir travolti. Contro di noi ci saranno avversari più forti, sudditanza psicologica da parte di arbitri, giocate incredibili da parte di fenomeni, mestiere da acquisire prima possibile. La pressione mediatica, anche da comprimari, è completamente diversa. Perchè - ricordiamocelo un attimo - in A partiremo e forse ci limiteremo ad essere semplici comprimari.

Insomma, dai servizi delle nostre rassicuranti tivu private si passa all'attenzione internazionale dei grandi network, dei satelliti. Il calcio italiano gira per il mondo. Un conto è quella parata di Rafael all'attaccante del Cittadella, un altro è respingere una punizione a Pirlo. E salvare il risultato. Tutto ciò che accadrà verrà enfatizzato.

Il nuovo mondo che ci apprestiamo ad esplorare cambierà la nostra prospettiva. Chi sa (o ricorda) oggi cosa significa ospitare al Bentegodi la Juventus? Oppure giocare in stadi giganteschi come il Meazza, San Paolo e l'Olimpico ma non per semplici partite di coppa Italia? La serie A è un'insidia costante fatta anche di confronti insidiosi con veterani inossidabili come Bologna, Genoa, Sampdoria, Cagliari oppure realtà virtuose che hanno molto da insegnarci come Catania, Udinese, Atalanta. In A ritroveremo persino il derby...

E qui ritorno all'essenza della riflessione di Davide: noi tifosi dobbiamo recuperare in fretta il senso di umiltà e l'orgoglio dei piccoli momenti che riusciremo a cogliere. Quando un pareggio sofferto varrà una vittoria, quando un rigore subito nel finale distruggerà la condotta di gara perfetta e ci troveremo a rammaricarci e ad applaudire lo stesso i nostri giocatori, quando speriamo di contare più di tre avversarie sotto di noi in classifica, quando riusciremo a sgambettare qualche grande che ci ha sottovalutato facendogli perdere punti scudetto. Il Verona che Mandorlini ci ha presentato finora, sempre vincente, dovrà ricominciare tutto d'accapo e imparare in fretta a farsi rispettare in un mondo nessuno lo conosce.

Un ciclo virtuoso, che dia continuità di risultati e un significato storico e non occasionale a questa promozione ha bisogno di un gran senso di responsabilità da parte di tutti. Anche da parte nostra. Solo in questo modo, quanto abbiamo sofferto finora, non sarà sembrato vano.

Massimo

PRIMISSIME IMPRESSIONI: POCO FUMO


Non c'è niente di meglio della prima occasione per fare una buona impressione. In seguito, è sempre più difficile perché sei costretto a dover dimostrare. La prima impressione invece ti entra dentro da sola e ti fa vedere le cose in maniera differente. Ebbene, qualcosa è cambiato rispetto a 2 anni fa. Anzi molto, direi. Si respira un'aria diversa. E' cambiato lo stile, è cambiato il metodo. Anzi, c'è un metodo. Oggi abbiamo in ritiro solo i giocatori che servono al campionato, oppure al mercato. Chi non fa parte del progetto si allena a parte. Oggi sono arrivati i primi pilastri di una squadra che sta prendendo forma secondo un programma definito. Gunter e Bocchetti dietro, Veloso e Badu in mezzo. Non parlo di Rrahmani, che nessuno conosce e neppure sappiamo quanto potrà dare. La serie A è un altro pianeta e noi non abbiamo alcuna certezza che i nostri esordienti sappiano confermarsi contro avversari di esperienza e qualità nettamente superiore. Lo ha ribadito anche Juric in sede di presentazione e ce lo chiediamo anche noi. Non sono fenomeni i nuovi arrivati, è vero, ma i mezzi a nostra disposizione in un mercato impazzito (Pinamonti vale davvero 18 milioni? Quanto gonfia il cartellino il gioco insano delle plusvalenze?) consentono di sparare poche cartucce, puntando soprattutto su chi ha avuto problemi fisici o contratti scaduti nella speranza che siano definitivamente guariti e abbiano ancora voglia di dimostrare qualcosa. Di esserci insomma nella kermesse più prestigiosa.

[continua]
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