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6. IL VERONA GUARDA AVANTI

Mandorlini e Sogliano durante il Ritiro 2013

Il rischio maggiore al quale poteva incorrere l'Hellas era quello di specchiarsi in un recente passato fatto di successi, traguardi conquistati, bel gioco e proseguire su questa strada. È probabile che quel Verona, a conti fatti, non sarebbe retrocesso tanto facilmente (c'è comunque della qualità), non avrebbe alzato bandiera bianca di fronte a nuove difficoltà (c'è un grande orgoglio), ma sicuramente non sarebbe evoluto ad una dimensione più esigente e performante. Con il Verona attuale, anche trattenendo miracolosamente Iturbe e Romulo, non possiamo ottenere di più perchè la conferma passa attraverso tutta una serie di campi minati e paludi che si chiamano abitudine, confidence, eccesso di sicurezza, mancanza di stimoli. Fortuna.

Ho usato il tempo passato perchè appare chiaro che Sogliano (la conferma più preziosa di tutte) e Mandorlini non hanno alcuna intenzione di lasciarsi prendere dal sentimentalismo. Resterà ben poco della formazione attuale che ci ha fatto sentire così orgogliosi. Anche la conferma di Luca Toni ha più un valore simbolico per l'uomo e il contributo allo spogliatoio che per un'ipotesi (remota) di 20 nuove realizzazioni e 34 presenze ad altissimo livello. Se vogliamo, Toni sarà per il Verona tutto quello che Prandelli non ha capito avrebbe potuto essere per la nazionale. Ma il rispetto del nostro campione non può comunque mascherare il declino fisico dietro l'angolo. Per questo, il Verona sta cercando sul mercato un centravanti.

Quest'anno ha girato tutto per il verso giusto. Qualità di gioco, brillantezza e incoscienza hanno trovato sempre occasione per esaltare i titolari. Ma c'erano le condizioni per farlo. Non ci sono stati infortuni rovinosi, tali cioè da mettere in discussione un reparto e la prestazione complessiva della squadra. Lo stesso calendario, feroce a settembre e gennaio, ha costretto i gialloblu ad entrare subito in condizione rompendo gli indugi nei riguardi del salto di categoria. E perfino quando sono emersi, sempre più palesi, i limiti tecnici ed emotivi della difesa - sia nei singoli che nell'atteggiamento tattico - il credito vantato sino a quel momento hanno compensato a sufficienza anche questa carenza.

Spesso tifosi e giornalisti, durante la stagione, hanno confrontato questo Verona con quello di Bagnoli. A parte le scontate differenze tattiche dovute all'evoluzione del calcio negli anni, ritengo che due siano le diversità che rendono difficile un confronto. In primo luogo, il Verona di Bagnoli si affidava ad un numero ristretto di giocatori, molti dei quali sapevano ricoprire con ugual merito più ruoli in campo (Volpati, Briegel, Bruni, Sacchetti, lo stesso Fanna). Basti pensare che l'anno dello scudetto sono stati schierati solo 17 giocatori, secondo portiere compreso, contro i 29 dell'ultima stagione per la misera differenza di 8 partite di calendario. In più, dovendo far fronte ad infortuni lunghi come quello di Ferroni (1/3 del campionato) e recuperi lenti come quello di Sacchetti. Il Verona di Mandorlini, al contrario, ha una rosa enorme composta essenzialmente da specialisti. Eccezion fatta per Romulo, tutti gli altri giocatori faticano ad adattarsi all'emergenza a compiti tattici differenti. E, se costretti, rendono meno. In secondo luogo, conseguenza diretta di quanto sopra, quel Verona ha dato sempre l'impressione di essere un gruppo unico ed inossidabile a differenza di quello attuale che è invece la somma algebrica di pochi grandi talenti (Jorginho, Toni, Romulo e Iturbe)  supportati da buoni combattenti. Ne sono conferma l'indebolimento complessivo della squadra alla cessione al Napoli di Jorginho e la miracolosa tenuta dei nostri 2 attaccanti che non ci ha fatto scoprire il vuoto dietro di loro. Questo è stato il rischio maggiore che abbiamo corso quest'anno: cosa sarebbe stato senza di loro? Ora però, via i fenomeni, va costruito un gruppo in grado di tenere.

Se quindi la rivoluzione estiva che ci aspetta è assolutamente necessaria si apre l'incognita della bontà delle scelte che verranno fatte. Riguardo le capacità di Sogliano, non ho dubbi in merito. Nelle due stagioni ha portato tanta di quella qualità che i risultati si sono visti subito. Ora però, a differenza del recente passato, deve creare valore collettivo. Non ha più obiettivi immediati da raggiungere (la promozione in A e la successiva salvezza), ma di medio/lungo (il Verona stabilmente nella parte sinistra della classifica). Non avrà sempre la bacchetta magica di trovarsi tra le mani un nuovo Iturbe o l'esplosione di un giocatore dimenticato come Romulo o un miracolato dal tempo come Toni. Ma non potrà più permettersi di portare a Verona delusioni come quelle di Donati, Jankovic, Gonzalez, Cirigliano, Bojinov, Bacinovic.

Da qui nascono la curiosità e, inevitabilmente, anche il confronto. Mi aspetto un Hellas meno spettacolare, meno effervescente, ma al quale sarà molto più difficile segnare più di 2 goal nella stessa partita. Magari anche una squadra che non subisca emotivamente le grandi. Che non si lasci condizionare tanto facilmente dalla fatidica quota 40 punti. Che è cresciuto nella testa come nelle gambe, in grado di sopportare situazioni difficili, cali di condizione, possibili infortuni. In poche parole, la via di avvicinamento per rimanere grandi.

Massimo

CHE CALCIO CI ASPETTA?


Il prossimo 20 giugno, Dio volendo, ripartirà il campionato. Sarà un'esperienza completamente nuova, fatta di partite notturne giocate con cadenza bisettimanale, in stadi deserti e con pochi stimoli di classifica. A vederla così la immagino come uno di quegli amabili tornei estivi ai quali tutti noi abbiamo partecipato e in cui in ballo ci sono essenzialmente la birra fresca di fine gara e la voglia di divertirsi. Oltre agli immancabili sfottò reciproci, ai look imbarazzanti e alle patetiche sudate. Ma non credo proprio che i nostri giocatori la prenderanno in questo modo, divisi tra obblighi aziendali di portare a termine la stagione e il timore di nuovi infortuni e nuova positività. Ma che roba è?

[continua]
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