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HELLAS VERONA / Canone Inverso

POCHE IDEE E PASTICCIATE (seconda parte)


POCHE IDEE E PASTICCIATE (seconda parte)

Ultimo giorno di mercato con il botto: sono arrivati il centrocampista islandese Hallfredsson dalla Reggina, il centravanti austriaco Pichlmann dal Grosseto, più l'esotico difensore argentino Vergini (nomen omen), per non farci mancare proprio nulla. Questi tre dovrebbero essere in grado di rimettere in sesto il campionato gialloblu. E, con la coerenza che lo contraddistingue, il Verona si affida ancora una volta a gente che viene dalla categoria superiore. Questo soddisfa sicuramente l'Ego dei tifosi, rasserenati dal potenziale che ostentano; li soddisfa e rassicura dopo le due sconfitte consecutive. Presto però dovremo affrontare la realtà e avremo a che fare con periodi di adattamento alla categoria, problemi di inserimento nei meccanismi della squadra e di motivazione a fine stagione (non ci dimentichiamo che per loro si tratta comunque di un ridimensionamento professionale). A fine stagione poi scopriremo che si è trattato di un investimento economico troppo oneroso per noi. Ancora non abbiamo compreso la lezione: di quanti giocatori di categorie superiori ha avuto bisogno la Paganese per farci fuori? Zero. E il Como? Uno, Cozzolino. E, l'anno scorso, di quanti giocatori di categoria superiore ha avuto bisogno il Porto per vincere il campionato? Zero. E il Pescara per vincere i playoff? La metà di noi. Non parliamo poi del Varese e del Novara nell'altro girone. I dirigenti gialloblu si ostinano a considerare il Verona ancora come in un prolungamento della serie B e vogliono vincere la Guerra della Lega Pro usando tecnologia, artiglieria pesante e aviazione. Tre campionati non sono bastati per capire che i nostri avversari scappano sulle montagne, si mimetizzano e poi, da lì, ci abbattono. Pretendiamo di vincere questo campionato senza conoscere il territorio e le sue abitudini. E se non sono sufficientemente efficaci i calibri delle bombe che abbiamo usato, l'anno successivo cambiamo fornitore con nuove lusinghe e inevitabili delusioni.

La prima regola, quest'estate, è stata quella di far fuori tutti i giocatori che avevano portato Bonato e Ficcadenti, indipendentemente dal loro valore, da quanto avrebbero potuto ancora dare e dalle difficoltà a trovare sostituiti adeguati. In questo modo è stato letteralmente distrutto il lavoro di 18 mesi. Non so se per vendetta oppure a causa di una gestione diventata all'improvviso insostenibile. Ad ogni modo, sono preoccupato: se Martinelli è un capo che si fa comandare dall'emotività, non andremo mai da nessuna parte. Se, al contrario, sono finiti i soldi, non partiremo neppure.

Azzerato il passato, ci si è dovuti affidare ai suggerimenti di Giannini e alle capacità di Gibellini. Il tecnico, non dimentichiamoci, ha preferito Verona a Padova quando era ancora in viva la possibilità di ripescaggio in B (le sue esternazioni pubbliche nei riguardi della Triestina fanno capire quanto ne sia rimasto deluso, quasi più di noi). Indubbiamente, da quel momento non deve essere stato facile gestire l'amarezza, reinventarsi motivazioni, assemblare una squadra con uomini e ruoli vacanti fino all'ultimo o messi in discussione strada facendo.

Tuttavia, anche volendo concentrarci sulle scelte, fatte alcune di loro mi hanno lasciato molto perplesso.

LA DIFESA Gli amici di Hellastory, amanti della statistica e dei confronti storici, sanno che in termini relativi la difesa dello scorso campionato - Rafael, Cangi, Ceccarelli, Comazzi e Pugliese - è stata la migliore che abbia mai avuto il Verona, 20 gol subiti su 34 partite (media 0,588). Ha scalzato persino quella dello scudetto, 19 su 30 (0,633) Anche in termini assoluti, per la verità, visto il confronto con le squadre degli altri campionati europei.

E allora, che senso ha smontarla? Non era una delle poche certezze da cui ripartire? A parte l'assurdità di aver voluto imporre un assetto tattico differente (difesa a 3 anziché a 4, e ancora non siamo certi di quale prevarrà in futuro) mi chiedo se è stato fatto abbastanza per trattenere Comazzi? quanto ci ha arricchito Pugliese al Varese? Scaglia, con i suoi 33 anni, tiene la fascia per un intero campionato? Come è stato gestito il rinnovo contrattuale con Ceccarelli? Cosa è successo a Cangi?

Fatto sta che, a parte il Casarano per evidenti limiti tecnici dei suoi attaccanti, tutti gli avversari che abbiamo incontrato ci hanno fatto gol. Qualcosa vorrà pur dire se gente dell'esperienza di Ceccarelli, Abbate e Maietta non riescono più a rendere efficaci meccanismi che professionisti dovrebbero avere scontati nella loro cultura sportiva.

L'ATTACCO Non ho mai visto, nella storia del Verona, l'azzeramento quasi completo e indiscriminato di un intero reparto. Sono stati loro forse i responsabili della mancata promozione in B?

Farias è ovviamente tornato al Chievo, Rantier è perfettamente guarito ed è tornato a segnare a Taranto, Colombo è diventato straripante a Spezia nel nuovo ruolo dietro la prima punta, Gomez, voluto con fermezza a Gubbio da Gigi Simoni, lo ha ripagato con la doppietta di domenica scorsa, Di Gennaro è a Lanciano. È rimasto solo Selva, dopo che lo abbiamo proposto a Pisa, Pavia, Ravenna e Barletta, un po' per colpa dell'alto ingaggio che ha (e che quindi il Verona gli ha colpevolmente concesso l'anno scorso), un po' per dubbi sull'integrità fisica. Resterà fino a gennaio, poi ricomincia l'offertorio.

In compenso, Gibellini ha portato a Verona l'attacco del Pergocrema che l'anno scorso si è salvato all'ultima giornata e Scapini che ha più chance di fare il titolare come bagnino alle Terme di Giunone che in una squadra di Lega Pro.

Per fortuna c'è stato l'affare Pichlmann. Parliamoci chiaro, quest'anno due sono state le operazioni più emozionanti dal punto di vista mediatico: il passaggio di Ibra al Milan e  l' arrivo di Pichlmann al Verona. Il primo, però, è durato di meno. L'austriaco, che è un ottimo giocatore per la C, ha quasi trent'anni ed era la terza punta del Grosseto, società che campa in B con 1.300 abbonati. A luglio Apolloni gli dice chiaro e tondo che lui non rientra nei piani tattici della squadra che ha in mente, si presenta allora Gibellini che quando sente parlare tedesco non capisce più niente e glielo fanno passare per il centravanti del Rapid Vienna (dove peraltro ha iniziato a giocare molti anni fa), capocannoniere di Europa League. Il Verona, a quelle condizioni, anziché cambiare obiettivo (o far finta di farlo) si intestardisce per giorni, settimane. Solo dopo l'ennesimo rilancio in grado di risollevare le finanze della società maremmana per quest'anno e il prossimo (anche perché ultime new davano l'austriaco oramai lanciato a vincere il Pallone d'Oro) radiomercato ha cominciato a portare a Verona Soncin, lo sloveno Lavric, Artistico figlio. I toscani non ci sono cascati, loro si sono presi Soncin e ci hanno mollato l'austriaco, investimento storico in tutti i sensi. Come lo furono Morante e Di Gennaro.

Speriamo proprio di no, butei, non ne posso più!

CENTROCAMPO Se chiedete a un tifoso qualunque cosa sia mancato tecnicamente al Verona dello scorso campionato, anche nel suo periodo migliore, vi risponderà inevitabilmente uno che desse palloni alle punte. Quel Verona era comunque monotono e prevedibile. Nessuno aveva la capacità di cambiare ritmo, piedi buoni e fantasia per aiutare gli attaccanti: né Berrettoni per limiti tecnici, né Ciotola per limiti caratteriali, né alcun altro.

Era proprio necessario cambiare in blocco l'attacco incolpandolo dell'inconcludenza se poi non si sono creati nuovi presupposti per far segnare chi hai davanti? Quanti gol su azione abbiamo fatto finora?

Pichlmann è forte di testa. Abbiamo gente che va giù e crossa? Hallfredsson è un martello tutto muscoli e potenza fisica che si aggiunge ai vari Russo, Garzon, Mancini.  Va a finire che i giocatori più tecnici che abbiamo a metà campo sono i ragazzini del Brescia.

Non lo so, non riesco ad essere sereno. In un'estate abbiamo buttato via le macerie di due squadre che meritavano sicuramente tagli, ringiovanimento e inserimenti oculati, ma non questo trattamento indiscriminato. Sono sempre rischiose le rivoluzioni e ora dobbiamo ricominciare tutto daccapo. Ogni anno arriva un direttore sportivo diverso e si porta con sé 10/12 giocatori nuovi. Il passato è sempre tutto sbagliato. A prescindere.

Magari stavolta c'azzecchiamo. Nel frattempo però non ce la faccio ad unirmi ai complimenti alla società per l'impegno profuso. La montagna è sempre lì davanti a noi e dentro ci sono nascosti almeno 6 o 7  avversari che non hanno assolutamente paura di noi.

Massimo

COLONNA SONORA Senza fine, cantata da Gino Paoli con voce roca e sofferta.

Hellastory, 01/09/2010
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SOGLIANO (PER ORA) RILANCIA, TRA MILLE INCERTEZZE


Da un mese a questa parte si discute spesso intorno al silenzio di Sogliano in merito al suo possibile addio e relativo passaggio ad altre società (pare infatti sia stato avvicinato da Lazio, Roma e Lecce), ma tutto si giustifica con il rispetto del contratto in essere. O si chiudeva un accordo o era inutile parlarne. Altro discorso invece riguarda il suo attuale silenzio in merito al prolungamento contrattuale proposto da Presidio: Sogliano vuole giocarsi ogni opportunità di riscatto quest’anno. Non ha senso allungare il brodo, come è costretta a fare la proprietà per recuperare l’investimento. Anche perché, se il Verona non dovesse farcela a risalire subito in serie A si tratterebbe del secondo fallimento stagionale consecutivo. Questo è chiaro a tutti, al Direttore Sportivo in primis. Tutto ciò premesso, mi sento molto sollevato. Pensare di precipitare in B lasciando (quel che resta della) baracca e burattini in mano a questa proprietà mi metteva i brividi. La serie B è difficile da affrontare, abbiamo tutti davanti agli occhi le frequenti storie di insuccesso post retrocessione dalla Salernitana alla Sampdoria, dall'Empoli allo Spezia, al primo anno del Frosinone. Al contrario, sono poche le storie di un veloce riscatto; Sassuolo, Venezia e Monza hanno potuto contare sulla conferma dei giocatori più rappresentativi (condizione improponibile per il Verona) rilanciati attraverso scelte oculate in panchina. Noi invece siamo costretti a ricostruire tutto. Per l'ennesima volta, aggiungo. Quello che ci aspetta l'anno prossimo sarà dunque un campionato completamente diverso, al quale non siamo più abituati, dove il rango non conta, si lotta su ogni pallone e ogni partita fa storia a se. E poi, ci aspettano tutti quei derby !

[continua]

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