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La Retrocessione 2001/2002

La rosa 2001/02 La squadra gialloblu 2001/02 alla presentazione sotto la Curva Sud.
Fonte www.hellasverona.it

La settima retrocessione della storia gialloblu ha inizio in un'estate, quella del 2001, di rinnovato entusiasmo. La stagione precedente si è infatti chiusa in maniera tanto improbabile quanto trionfale: la squadra abulica, sfilacciata e priva di sostanza vista per lunga parte del campionato, trova un inaspettato colpo di coda quando ormai si aspettava solo di intonare il "de profundis" e grazie ad una combinazione fortunata di episodi (rocambolesco 5 a 4 al Bologna), "amicizie" (2 a 1 a Parma) e calendario (2-0 su un Perugia già salvo) acciuffa all'ultimo respiro lo spareggio salvezza contro la Reggina, destinato a passare alla storia per l'epica rete di Mike Cossato a Reggio Calabria.
E' un tripudio: la squadra contestata di "mercenari" e "senza cogl..." si trasforma in un gruppo di eroi, accolto con il massimo degli onori al ritorno in aereoporto a Verona.
La promessa di un "Verona mai più in serie B" è salva ma per Pastorello i problemi in estate non mancano; il gioco scadente e sparagnino promosso da Perotti ha finito per mettere in ombra i grossi investimenti fatti dal manager vicentino nell'estate precedente per portare a Verona giovani promettenti come Oddo, Mutu, Camoranesi, Gilardino e Giuseppe Colucci.
Pastorello si trova così in estate senza giocatori da piazzare: l'unica plusvalenza viene realizzata con la cessione di Laursen al Milan a cui si aggiunge la partenza per fine prestito di bomber Bonazzoli, una delle poche note positive del Verona di Perotti, che ritorna a Parma. Tanzi dà in cambio, sempre in prestito, l'enfant prodige mai maturato Montano e il promettente Paolo Cannavaro (solo 5 presenze in A in due stagioni a Parma e bisognoso di giocare); arriva poi in prestito dalla Juve il giovane Zanchi, appena retrocesso con il Vicenza, e, in comproprietà, il potente attaccante del Liechtestein Mario Frick esploso in C1 nell'Arezzo di Cabrini, dove ha messo a segno 16 gol in 23 partite.
Di fatto la squadra, privata di Laursen e Bonazzoli, appare addirittura indebolita ma Pastorello sembra non preoccuparsene e anzi è convinto di fare una stagione sorprendente. Il vero investimento infatti è sull'allenatore, il veronesissimo Malesani, mister di prima fascia dopo le prestigiose esperienze a Firenze (qualificazione in Coppa Uefa) e Parma (in tre anni una Coppa Uefa - ancora oggi l'ultima vinta da un'italiana - una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana ma anche un esonero alla 13° della stagione 2000/01) che strappa al vicentino un contratto da favola con la promessa di riuscire nell'ambizioso intento di trasformare nel gioco, nei risultati e in valore economico l'infruttuoso "brutto anatroccolo" di Perotti.

Mutu festeggia Oddo Mutu festeggia Oddo dopo la rete dell'1-1 alla Roma.
Fonte www.hellasverona.it

I tifosi in fondo ci credono e trasportati dall'entusiasmo trasmesso dal nuovo allenatore e dalla prospettiva del primo, storico derby in serie A, segnano il record di abbonamenti nell'era Pastorello (11.568). Le attese, almeno all'inizio, non vengono deluse. Nella partita d'esordio la squadra di Malesani impressiona per la qualità del gioco e l'atletismo messo in campo e riesce a bloccare i campioni in carica della Roma, passati in vantaggio con Samuel ma raggiunti ad un quarto d'ora dalla fine da uno dei proverbiali cross sbagliati di Oddo che questa volta però sorprende il portiere avversario (Pelizzoli) e si infila in rete.
Alla seconda un gol di Salvetti permette di espugnare Venezia prima del pari casalingo contro il Perugia (1-1 gol di Mutu), la sconfitta a Bergamo (1-0) e la vittoria al Bentegodi contro il Lecce (2 a 1 con gol di Gilardino e Gonnella). La squadra comincia ad acquisire una fisionomia ben precisa: l'amatissimo 3-4-3 viene progressivamente inculcato da Malesani ai propri giocatori e se la difesa sembra soffrire con i promettenti ma inesperti Zanchi, Cannavaro e Gonnella lasciati soli davanti al numero uno di vecchia data Ferron, il modulo esalta le qualità della squadra dalla metà campo in su: Oddo e Seric spingono come ossessi sulle fasce, in mezzo al campo Leonardo Colucci ritorna il lottatore dell'era Prandelli e si integra alla perfezione con la qualità e le geometrie di Italiano, perfetto ad innescare con rapidi cambi di campo e lanci in verticale le tre punte che si rivelano interpreti sublimi del 3-4-3 di Malesani. A sinistra il ventiduenne rumeno Mutu esce dall'anonimato e dall'incostanza della stagione precedente trasformandosi in fuoriclasse completo, svaria su tutto il campo ma è soprattutto quando affonda sulla fascia (nove volte su dieci salta l'uomo) che da il meglio di sé. A destra cerca di imitarlo "el picinin" Camoranesi, a volte distratto in fase di copertura ma devastante nel dribbling e nei cross, che trovano spesso puntuale la sorpresa Frick, giocatore non dotatissimo tecnicamente, ma con grinta e generosità da vendere.

E così dopo il passo falso casalingo a sorpresa con il Bologna (0-1) il Verona mette a segno un filotto da urlo: va a vincere facile a Firenze (0-2), domina Parma in trasferta e Juventus (futura campione in carica) in casa facendosi però ingenuamente recuperare due gol di vantaggio (entrambe finiscono 2-2 con gol avversario allo scadere) e infine sconfigge in un derby che passerà alla storia la capolista Chievo, fino a quel momento imbattibile. Al termine della partita Malesani con la sua corsa estasiata sotto la curva è l'ideale manifesto dell'incontenibile gioia del popolo helladino.
E' il settimo posto momentaneo, ad una sola lunghezza dalla zona Uefa, ma non solo ad esaltare la tifoseria: la squadra infatti in campo è uno spettacolo: corre, lotta, si diverte, impone ritmi frenetici alla partita mettendo così in crisi gli avversari. Un gioco entusiasmante come non si vedeva dai tempi di Prandelli e che sorprende tanto più considerando che gli interpreti sono gli stessi dell'anonimo e soffertissimo campionato precedente. I successi inebriano tifosi e giocatori e scatenano le fantasie più incestuose: l'obiettivo iniziale della salvezza sembra già alle spalle e in città si comincia a parlare di Europa ma forse ancora di più l'obiettivo sembra essere quello di superare i cugini del Chievo protagonisti di un inizio stagione memorabile.
Eh si perché, a chi non l'ha vissuta, è giusto ricordare cosa rappresentò in termini mediatici, in Italia ma anche all'estero, quell'irriverente matricola allenata da Gigi Delneri capace di issarsi per 8 giornate consecutive (dalla 8° alla 15°) in testa al campionato che al tempo poteva ancora definirsi il più bello del mondo. In un'epoca infatti in cui la nostra massima serie non era ancora avezza ad essere frequentata da piccole realtà di provincia, come i vari Sassuolo, Carpi, Empoli e Frosinone, già la sola presenza di una squadra di un quartiere di poche migliaia di anime ebbe un grandissimo risalto mediatico. Che si ingigantì vedendo i clivensi in pianta stabile davanti a tutte le big della serie A, dalla Juve di Nedved, Del Piero e Trezeguet, all'Inter di Vieri e Ronaldo, passando per la Roma di Cassano, Montella e Batistuta, ed il Milan di Schevchenko e Inzaghi, tanto da richiamare a Veronello troupe televisive da tutto il mondo e diventare una vera e propria favola televisiva in uno speciale di prima serata pre-natalizio su Rai Uno.

Delneri e Malesani Delneri e Malesani.
Fonte www.hellasverona.it

Con i mussi volanti sulla bocca di tutti, la squadra di Malesani non vuole essere da meno e, almeno per un po', sembra poter mantenere le illusioni infilando la serie record di sei vittorie consecutive in casa (dopo il 3-2 nel derby, 2-0 al Brescia, 3-1 alla Lazio, 1-0 al Piacenza e al Venezia e 3-1 all'Atalanta), mai raggiunta neanche dal Verona di Bagnoli, pur alternate ad altrettante sconfitte in trasferta dove la squadra sembra pagare una mancanza di personalità ed una crescente fragilità difensiva (1-5 contro il Torino, 1-2 a Udine, 0-3 contro l'Inter, 1-2 contro il Milan, 2-3 contro la Roma, dopo essere stati in vantaggio 2-0 a poco più di mezzora dalla fine, e 1-3 a Perugia).
Vista la situazione, Pastorello decide di sacrificare per una volta i suoi istinti imprenditoriali resistendo alle numerose offerte, alcune "indecenti", ricevute per l'astro nascente Adrian Mutu e rinnovando a febbraio il lauto contratto a Malesani. Un sacrificio economico che purtroppo non tarderà a farsi sentire ma che in quel momento sembra suggellare una stagione indimenticabile. Proprio pochi giorni dopo il rinnovo infatti Malesani strappa a Lecce un pareggio (1-1 con gol di super Mario Frick) che lascia un po' di amaro in bocca (il Lecce è terzultimo in classifica) ma che conferma il Verona al settimo posto in classifica (a 32 punti, due in meno del Milansesto) e soprattutto riduce per la prima volta a "soli" 5 punti il distacco dai cugini del Chievo, sconfitti in casa dall'Udinese 2-1 e fermi a 37 punti (4° posto). Con 12 partite ed il derby di ritorno ancora da giocare l'obiettivo sembra possibile tanto che, secondo voci autorevoli nell'ambiente, nello spogliatoio dei gialloblu compaiono tabelle e si programma il sorpasso.

Purtroppo il sogno svanisce nel peggiore dei modi. Già la partita successiva suona un grosso campanello d'allarme. Privo di Camoranesi, Seric, Gonnella e Leonardo Colucci, Malesani è costretto ad inserire nella mischia gli acerbi Cassetti, Tedorani, Dainelli e Giuseppe Colucci; dopo venti minuti in un contrasto di gioco si infortuna anche Ferron dando spazio all'oggetto misterioso Nigmatullin; la perdita di qualità è evidente e l'Inter domina in lungo e in largo chiudendo sul 3 a 0 (Cristiano Zanetti e doppio Vieri). Nella partita successiva Malesani rispolvera tra i titolari Melis, Salvetti e Mazzola (fino a quel momento assoluti comprimari) e lancia in attacco il giovane Gilardino a fianco di Mutu. Il Gila segna il gol del momentaneo vantaggio a un quarto d'ora dal termine, Malesani si copre inserendo Filippini, Teodorani e Cassetti ma il castello, ancora una volta, crolla: Fresi prima e Cruz poi con l'ennesimo gol in pieno recupero regalano la vittoria ai felisnei.
Si inizia a parlare di crisi. Le assenze di Camoranesi e Seric si rivelano pesantissime, la condizione fisica di alcuni dei protagonisti (Oddo su tutti) comincia a calare e l'Hellas così infila la terza sconfitta consecutiva, perdendo 2-1 in casa contro l'ormai retrocessa Fiorentina (penultima a -10 dalla salvezza) senza mai dare l'impressione di lottare pur uscendo tra gli applausi nel clima alla volemose ben del gemellaggio.

Frick e Camoranesi Camoranesi festeggia Frick dopo il momentaneo vantaggio a Roma in Lazio-Verona.
Fonte www.hellasverona.it

Serve come il pane una vittoria che arriva nella partita successiva in casa contro il decaduto Parma di Cannavaro (Fabio), Almeyda e Di Vaio: ci pensa un rigore di Mutu all'83' a regalare 3 punti che riportano il Verona all'8° posto a -3 dalla zona UEFA e +6 dal Brescia di Roberto Baggio, Toni e Guardiola, quart'ultimo.
Tutto risolto? Manco a parlarne; dopo l'onorevole sconfitta a Torino contro la Juventus di Lippi, futura campione d'Italia (0-1 con gol di Nedved), l'Hellas cede nel sentitissimo derby contro il Chievo (1-2 con doppietta di Federico Cossato dopo il vantaggio di Mutu) che, in un assolato pomeriggio primaverile, richiude definitivamente in un cassetto ogni velleità di supremazia cittadina.
La squadra prova a riscattarsi nella gara successiva in casa con il Torino ma mentre va alla ricerca della vittoria che scaccerebbe ogni angoscia, si fa infilare con uno sciagurato contropiede dal carneade Franco che dopo un calcio d'angolo a favore mal calciato dai gialloblu prende palla, si invola per sessanta metri indisturbato e trafigge Ferron.

Zanchi e Muzzi Zanchi e Muzzi guadagnano il cartellino rosso in Verona-Udinese.
Fonte www.hellasverona.it

I punti di vantaggio sulla salvezza ora sono solo 2; abbandonati bruscamente i sogni di gloria, per la prima volta il rischio di cadere in serie B appare concreto. Il pericolo sembra svegliare la squadra che, pur non brillando, riesce a strappare un punto preziosissimo a Brescia (0-0) e a vincere 1-0 la sfida salvezza con l'Udinese (gol di Frick in un tridente Camoranesi-Mutu-Frick finalmente ricostituito). L'Hellas si porta a +5 da Brescia e Udinese a 3 giornate dalla fine; con Venezia, Fiorentina e Lecce già retrocesse e quindi un solo posto da assegnare, sembra veramente fatta.
E invece, forse come contrappasso all'epilogo della stagione precedente, il finale del campionato è disgraziato. L'Hellas crolla a Roma con la Lazio (finisce 5-4 dopo che la Lazio si era portata sul 5-1); alla penultima con il Milan costretto a vincere per andare in Champions, va in vantaggio con un gol strepitoso di Mutu, si fa pareggiare (Inzaghi) e sugli sviluppi di un'azione contestatissima nella quale viene negato al Verona un rigore solare subisce a 8 minuti dalla fine il gol di Pirlo che dà la vittoria ai milanesi.

L'ultima giornata, un 5 maggio che diventerà una data storica anche per i calciofili, è da thriller: il Verona ha bisogno di un punto e se lo va a giocare a Piacenza che deve vincere per evitare di essere scavalcato dal Brescia, impegnato in casa con il Bologna ancora in lotta sia per la coppa Campioni che per la Coppa Uefa (la classifica vede Verona e Piacenza a 39, Brescia a 37).
Nei piani alti si consuma la tragedia degli interisti, con i nerazzurri che capitolano 4-2 contro una Lazio senza più obiettivi regalando un incredibile scudetto alla Juventus che ha vita facile a regolare 2-0 un Udinese salva dopo aver battuto Venezia e Lecce già retrocesse alla 32° e alla 33° giornata, nel secondo caso grazie ad un rigore a dir poco dubbio allo scadere. Nei piani bassi invece si consuma la tragedia del popolo gialloblu: 7.000 veronesi riempiono lo stadio di Piacenza ma il dominio sugli spalti poco a serve dato che in campo scendono solo i biancorossi. Finisce con un 3-0 senza storia (doppietta di Hubner che vince così il titolo di capocannoniere con Trezeguet). A Brescia Toni e Baggio sotterrano il Bologna con un altro rotondo 3-0, estromettendolo dalle coppe ma soprattutto sancendo la retrocessione più incredibile della storia: quella del Verona di Malesani, retrocesso dopo aver stazionato una sola giornata, l'ultima, in zona retrocessione.

Le scene che lasciano la trasferta di Piacenza sono quasi strazianti: i settemila tifosi gialloblu che fino all'ultimo minuto hanno incitato con impareggiabile passione i loro colori precipitano in un misto di rabbia ed incredulità, Malesani disperato vaga in mezzo al campo piangendo lacrime amare mentre pure Pastorello appare parecchio provato. La promessa tanto sventolata ("mai più il Verona in B") alla tifoseria è irrimediabilmente compromessa e purtroppo è solo la prima di tante non mantenute.

Tifosi gialloblu a Piacenza L'invasione gialloblu a Piacenza.
Fonte www.hellasverona.it

Una disfatta che ha dell'incredibile,ancora più difficile da comprendere con il "senno di poi", dopo aver visto e apprezzato le parabole calcistiche dei vari Oddo, Camoranesi e Gilardino, futuri campioni del mondo, di Mutu, stella di Parma, Juventus, Inter e Chelsea, senza dimenticare validi interpreti in serie A come Cassetti, Dainelli e Paolo Cannavaro.
Risulta difficile spiegare razionalmente che cosa abbia bloccato sul più bello una squadra talentuosa, apparentemente ben costruita ed affidata all'allenatore giusto, passionale, in cerca di rivincite e perfetto per far crescere calcisticamente e rendere al meglio un gruppo di giovani di belle speranze. Forse decisiva è stata la supponenza di voler superare un avversario cittadino, il Chievo, che nei fatti si è rivelato nettamente superiore (chiudendo il campionato a +15); senza contare che la squadra, ottima dalla cintola in su, si è dimostrata troppo fragile ed inesperta dietro e priva di alternative in panchina. A questo si sono poi aggiunti un mix di fattori negativi (infortuni, episodi arbitrali e calendario sfavorevoli nei momenti decisivi) e il sospetto, che sempre serpeggia in questi casi, che ad incidere siano stati anche fattori difficili da vedere sul campo (stipendi non pagati? Contrasti nello spogliatoio?).

Di certo ci fu che la retrocessione ebbe gli effetti di una bomba. In un'epoca in cui ancora i paracaduti non esistevano, il drastico calo degli introiti conseguente la caduta in serie B, costrinse il presidente Pastorello, privo di fondi propri (e di quelli di Tanzi), dapprima a convincere i giocatori a firmare la liberatoria che scongiurasse il fallimento societario e poi, in estate, a mettere in atto una svendita con pochi precedenti (se ne vanno in un colpo solo capitano Leo Colucci, Gilardino, Mutu, Camoranesi, Salvetti, Seric, Frick, Oddo, Giuseppe Colucci, Ferron, Zanchi, Cannavaro, Dainelli, Nigmatullin, Montano e il ds Foschi) inaugurando la lunga stagione delle "lacrime, sudore e sangue" Una stagione dalla quale l'Hellas sarebbe uscita solo dieci anni dopo.

Francesco






Hellastory, 24/05/2016
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