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HELLAS VERONA / Flashback

28 Aprile 1985: VERONA - LAZIO 1 a 0


28 Aprile 1985: VERONA - LAZIO 1 a 0


dal nostro inviato Massimo

Giornata strana questa. Tutto sembra predisposto per continuare il suo cammino più logico, mentre invece accadono eventi tali da creare ancora più confusione. Incominciamo, come al solito dagli inseguitori: la Sampdoria perde ad Avellino (2 a 1) con un'autorete di Renica, il Torino non sfonda a Como confermando l'impermeabilità casalinga dei lariani, la Juventus le prende clamorosamente in casa dalla Fiorentina (1 a 2). Solo l'Inter non può esimersi dal battere la derelitta Cremonese e portarsi così al terzo posto in classifica a 34 punti con i doriani. Tutto storto quindi per le inseguitrici. Ma al Verona, è andato tutto proprio come voleva?


LE ALCHIMIE DELLA GARA La Lazio si gioca a Verona le sue ultime possibilità di permanenza in serie A. Chinaglia ha chiamato in panchina l'ex compagno di squadra Oddi in sostituzione di Lorenzo e lui, a sua volta, punta tutto sullo spirito e sull'orgoglio biancoceleste. Fatti fuori il brasiliano Batista, Vianello e D'amico (in polemica con il mondo intero), per tamponare la difesa colabrodo si affida all'esperienza di Manfredonia, chiamato a dare il suo notevole contributo di classe, e dell'ex gialloblu dell'epoca Garonzi, Spinozzi. A centrocampo, un'altra vecchia conoscenza, Storgato, che deve disciplinare la spinta e dettare i tempi di Torrisi (a sinistra) e di Fonte (a destra), mentre davanti i romani giocano con uno spregiudicato tridente Laudrup – Giordano – Garlini. E' importante e triste insieme notare come una formazione che ha giocatori di tale classe, alcuni dei quali del giro della nazionale, si trova in queste condizioni di classifica. Non c'è dubbio che la formazione capitolina è la vera delusione di questo campionato.

Anche se i biancocelesti hanno grosse difficoltà a segnare (solo 13 gol in 27 gare) oggi devono tirare fuori tutto quello che hanno dentro: una eventuale sconfitta al Bentegodi significa retrocessione matematica a 3 giornate dal termine. Nemmeno un successo odierno, peraltro, assicurerebbe la salvezza visto che Ascoli ed Avellino li precedono di 6 punti, a quota 20. Ma la retrocessione nell'anno in cui la società è stata guidata per intero dagli uomini che vinsero lo scudetto nel 1973/74 (Chinaglia, presidente; Pulici direttore generale; Oddi, allenatore) è una strana ironia della sorte. E uno smacco pesante, aggiungerei.

Dall'altra parte, il pareggio di Milano ha dato un po' di fiducia al gruppo gialloblu. Bagnoli recupera Briegel e Fontolan e, di conseguenza, Bruni e Donà riprendono il loro posto in panchina. Se i miracoli di Garella a San Siro hanno tenuto a galla la baracca, oggi ci si aspetta molto dagli attaccanti, un po' deludenti nelle ultime partite. Il Verona deve recuperare la forza di piegare l'avversario.

Bagnoli non ha molto da dire ai suoi giocatori: occorre vincere e basta. I gialloblu tornano al Bentegodi dopo la batosta subita contro il Torino e quindi devono dimostrare di avere superato il colpo. Da questo punto di vista, solo una vittoria è in grado di restituire la giusta serenità e allontanare definitivamente il timore di non farcela.

Arbitra il signor Casarin di Milano. Questa sarebbe la quarta volta e tutte le partite si sono concentrate nel girone di ritorno. Scherzi del sorteggio. Eppure, l'arbitro, sembra portare bene ai gialloblu, anzi, a ben vedere è diventato quasi il nostro portafortuna: con lui infatti abbiamo vinto una memorabile partita ad Udine, abbiamo battuto al Bentegodi una Roma coriacea e abbiamo tenuto molto bene a Genova contro la Sampdoria. Insomma, la presenza di questo quotato direttore di gara, un tantino ingombrante oggi nel ruolo e nel potere, mi fa sentire quasi ottimista.

MINUTO PER MINUTO Parte a razzo la Lazio, in completa tenuta bianca. Dopo pochi secondi dal fischio iniziale, Manfredonia scende sulla corsia di sinistra e lancia Laudrup, il talento danese crossa alla perfezione in area per Giordano che spara al volo ma gli risponde da campione Garella. E' il prolungamento di domenica scorsa o il frutto di una colossale dormita collettiva?

Il Verona si riprende, conquista il centrocampo, ma non punge. Al minuto 21, capolavoro di Giordano che mette Garlini in condizione di fare semplicemente gol, ma l'attaccante biancoceleste spara alle stelle, direzione Porta Nuova.

Bagnoli si arrabbia, urla e manda tutti al diavolo. Ed ecco la reazione dei suoi giocatori solo 2 minuti dopo: Fanna prende la palla, fa fuori come birilli i difensori ospiti e Orsi, disperatamente, lo stende in area. Casarin sancisce il sacrosanto calcio di rigore. Senza alcuna remora va sul dischetto Galderisi che deve esorcizzare l'episodio analogo di 15 giorni fa contro il Torino. Rincorsa, tiro… ma gli esce un pateracchio molle e sbilenco e Orsi, quasi fermo, abbranca e ringrazia. Cade il cielo sopra il nostro centravanti che abbassa la testa e rimane bloccato all'altezza del dischetto. Solo il rinvio del portiere laziale e l'incitamento dei compagni di squadra lo smuovono dal torpore, altrimenti oggi – 20 anni dopo – Nanu sarebbe ancora lì a scuotere la testa.

Il Verona a questo punto si arrabbia: la Lazio non ha né lo spessore né la il talento del Torino eppure riesce a contrastarlo efficacemente con la sola determinazione. Comincia così l'assedio agli aquilotti. Orsi, gasato dalla parata sul calcio di rigore, si crede Superman e risponde da campione prima ad Elkjaer e poi a Galderisi che cerca disperatamente di farsi perdonare. Ma il primo tempo finisce come era iniziato: Verona frastornato e inconcludente, Lazio assolutamente in partita.

Nella ripresa, gli ospiti se la giocano sempre, ma Garella non corre grandi pericoli mentre il Verona vede frustati tutti i suoi tentativi grazie alla grande prestazione di Orsi, autentico padrone della sua area di rigore. Oddi inserisce il giovane Marini, una mezzala, per Laudrup per far uscire la difesa di Bagnoli, piuttosto bloccata, e lui di rimando toglie Ferroni (70' minuto) facendo entrare Bruni. Volpati arretra di 20 passi in zona Garlini e Bruni si insedia nella corsia di destra per aumentare la spinta. Fanna, il gialloblu più ispirato di oggi, si libera così da ogni responsabilità tattica e gira minaccioso. Quello che viene definita “duttilità tattica”, è l'arma segreta della squadra di Bagnoli e la prigione (o blocco mentale) di gran parte degli allenatori attualmente in circolazione.

Questo è il premio. Al minuto 78 out lungo di Elkjaer, saltano contemporaneamente Briegel e Marangon ma la difesa biancoceleste respinge fuori area. Ci arriva subito Fanna che fa fuori uno, due difensori avversari con uno slalom perfetto e spara un diagonale in mezzo alle numerose gambe che intasano l'area che va ad infilarsi proprio nell'angolo dove Orsi non può arrivarci. Stratosferico! La cosa bella è che, dopo aver segnato il suo primo gol della stagione, il più grande numero 7 della storia del Verona comincia a correre braccia al vento come un forsennato e a una velocità incredibile per tutto il campo: stadio impazzito e Pierino inseguito da tutti i compagni di squadra e dalla panchina. Uno spettacolo! Infatti … è stato molto difficile riuscire a prenderlo e sommergerlo! Queste immagini sono stupende e immutabili nella nostra mente.

Due annotazioni di cronaca, entrambe da brivido: Fanna conserva ancora tra i suoi numerosi cimeli il pallone di questa partita. Questa rete, magnifica, ha una dedica particolare: una ragazza, di nome Francesca, conosciuta durante la settimana e colpita da una grave malattia che ne stava pregiudicando la mobilità delle gambe. Lui ci racconta che “anni dopo l'ho rincontrata uscita molto bene dalla malattia. Un mezzo miracolo”.

E l'altro mezzo, dove lo mettiamo?

La Lazio non riesce a reagire e pochi minuti dopo, il terzino Podavini viene espulso per somma di ammonizioni. La sua uscita dal terreno di gioco, a testa bassa, sacramentando tutti i Santi che sono in Paradiso, è l'emblema di tutta l'assurda stagione agonistica biancoceleste e il mesto saluto alla serie A.

IL SIGNIFICATO DELLA PARTITA E' tornato il Verona. A fatica, camminando e non più correndo, con mille difficoltà e preoccupazioni che ne frenano l'andatura, ma è tornato. Il gol, rabbioso, di Fanna rappresenta la sua liberazione.

Adesso gli uomini di Bagnoli comandano con 4 punti di vantaggio la classifica. 4 punti in 3 gare sono un vantaggio sufficiente per essere sereni. Riuscissimo a battere il Como, domenica prossima sempre al Bentegodi, potremmo addirittura chiudere in anticipo questo campionato. E festeggiare così davanti a 40.000 tifosi.

Ma sapete che vi dico? Che se anche non ci riuscissimo, lo faremo comunque quella successiva a Bergamo o quella dopo ancora con l'Avellino. Non importa. Il Verona è il predestinato, l'eletto per questo meraviglioso successo. Glielo hanno riconosciuto anche gli avversari che fanno corsa tra loro per il secondo posto. Quello del disonore.

[Il tabellino dell'incontro]



Hellastory, 28/04/2005
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